BENTORNATO INVERNO  

 

 

 

C'è una categoria di "pescatori" che giunta la fine delle vacanze,  ripone l'attrezzatura nel ripostiglio e si orienta verso gli  sport tipicamente invernali. Nella peggiore delle ipotesi  (attenti all'adipe sempre in agguato) sospende ogni forma di attività fisica e attende l'estate che verrà nel calduccio della propria abitazione. D'altro canto esiste anche la schiera dei perseveranti che,  affrontando ogni sorta di avversità atmosf eriche, di malanni vari ed i commenti di chi esalta il coraggio o cerca una prova di possibili patologie psichiatriche latenti, sfida il mare d'inverno. Nonostante tuttonon si tratta di un atto di pazzia ma, per certi versi, di un vero piacere; analizziamo insieme perché. Le torme di turisti festanti  che  invadevano  spiagge  e  occupavano  le  cittadine costiere, lasciano il posto alla quiete e a una certa, sottile sensazione di deserto che pervade tutto. Le uniche imbarcazioni che si osservano sono i lenti e rumorosi gozzi dei pescatori e qualche raro surfista sfegatato. Non esiste quindi, il pericolo di vedersi sfrecciare a destra e a manca, a qualsiasi distanza dalla riva, decine di natanti incuranti, il più delle volte, della nostra misera boetta.  In   fine     ci riprendiamo anche le porzioni di costa che ordinanze balneari coniate ad hoc ci avevano sottratto.  Cessa il ventilato pericolo di fiocinare bagnanti e il mare ritorna all'uomo nella dimensione naturale.  

Molteplici  sono  i  cambiamenti  che  interessano  la  fine dell'estate dal punto di vista ambientale. Il sole sorge tardi al mattino e tramonta presto: le ore di luce sono ridotte e le giornate  sembrano  molto  corte.  La  temperatura  dell'aria diminuisce sensibilmente: si possono raggiungere valori prossimi o inferiori agli O c°. Da considerare comunque che lungo le coste il clima è più mite rispetto all'entroterra: grazie alla benefica  azione  dell'elemento liquido che funge da immenso scambiatore  di  calore.  I  venti,  sospinti  dalle  numerose perturbazioni che scorazzano sulla nostra penisola, determinando instabilità  atmosferica,   accrescono  il  moto  ondoso  con particolare frequenza e intensità. La temperatura del mare si raffredda di conseguenza e nell'Adriatico si assesta sugli 8-10 c° mentre nel Tirreno non scende al di sotto dei 10-12 c° (fanno eccezione ad esempio, le zone situate nelle immediate vicinanze delle foci dei fiumi che scaricano acqua più fredda).

Ed i  nostri  amici  pesci? Molte specie abbandonano le coste migrando verso acque più calde o sparendo misteriosamente negli abissi;   altre   cambiano   le   loro   abitudini   diventando particolarmente attivi nel solo periodo invernale avventurandosi tra i marosi che frangono in pochi metri d'acqua.

 Per affrontare con successo il nuovo ordine delle cose si pianifica in modo diverso l'approccio con il mare e di conseguenza anche la nostra attrezzatura subirà adeguamenti sostanziali. E' bene conoscere i molteplici elementi che possono interagire, durante l'azione di pesca; essi potenzialmente condizionano le nostre prestazioni sia dal punto di vista psicologico che di quello fisiologico.

La mancanza di tranquillità e concentrazione possono verificarsi a causa di:

- la scarsa visibilità: a volte si pesca nel torbido (dopo una mareggiata oppure in presenza di fondali con grande prevalenza di:  fango,  sabbia,  alghe  e  detriti  in  sospensione),  in situazioni  in cui è difficile visualizzare distintamente la punta dell'arma e identificare il luogo in cui appostarsi per l'aspetto;

- il mare molto mosso o agitato: in balia delle onde e della risacca è arduo ventilarsi adeguatamente e sommozzare; inoltre, durante l'azione sul fondo, non è da scartare a priori l'ipotesi di sentirsi a disagio a causa dei rumori prodotti dal rotolio dei ciotoli, dal fragore delle onde che si infrangono contro gli scogli (a volte un vero e proprio boato) e dal sordo assestarsi dei massi;

- la quantità di pesce visibile durante l'immersione è scarsa; può scoraggiare anche il più tenace e motivato pescatore (ci

sono situazioni in cui si battono chilometri di costa senzvedere l'ombra di una pinna) ma la costanza viene più volte ricompensata con la preda da sogno. Solo frequentando assiduamente il mare d'inverno ed effettuando numerose immersioni si acquisiscono quell'acquaticità e quella determinazione necessario per vincere le resistenze mentali, migliorando, di volta in volta, la qualità e la "quantità" delle catture.  

Per quanto riguarda il lato fisico il principale inconveniente è, senza ombra di dubbio, il freddo. Il nostro organismo lavoraad una temperatura di circa 37 c°. L'ossigeno e le calorie immagazzinate  concorrono,  mediante  i  processi  cellulari,  a mantenere costante tale valore. E' facilmente intuibile come una qualsiasi  richiesta  maggiore  incida  sulle  due  variabili, aumentandone a dismisura il consumo. L'azione di pesca, di per se,  comporta già un buon dispendio energetico;  se a questa aggiungiamo il debito calorico, per non incorrere verso uno stato ipotermico (estremamente pericoloso), si capisce come i tempi d'apnea diminuiscano sensibilmente. Un corretto apporto calorico e un'adeguata protezione termica sono fondamentali. Si entra  in  acqua  dopo  una  colazione  o  un  pasto  leggero  e facilmente digeribile ma energetico. Ci accorgeremo che durante l'immersione la lucidità e la resistenza al freddo saranno migliori (se si optasse per un digiuno completo l'insorgenza di precoci brividi può compromettere la permanenza in mare ). Un altro aspetto egualmente importante è l'abbigliamento utilizzato sia  in  acqua  che  fuori.  Per  l'esterno  (ci  riserviamo di affrontare  il  discorso  muta  in  seguito)  è  consigliabile proteggersi  con  capi che isolino sufficientemente: il vento freddo,   l'umidità   che   ci   raggiungono   precedentemente all'immersione sono estremamente deleteri. Sia che si decida di partire  con  un'imbarcazione  o  da  terra  è  essenziale  nonraffreddarsi prima di toccare l'acqua; il passaggio graduale dal tepore degli indumenti alla muta assicura un minor dispendio di calore  e  incentiva  1'"ingresso"  senza  traumi.  Le  stesse precauzioni si adottano nel procedimento inverso: al momento di sfilarsi la muta bagnata si dovrà ricercare un luogo riparato.  

Se non si ha l'immensa fortuna di abitare al mare a pochi passi dalla battigia, di possedere un'idonea imbarcazione, un camper o un furgone attrezzato si deve aguzzare l'ingegno. Personalmente dopo una trafila di esperienze nei posti più disparati come: cabine  telefoniche,   androni  di  condomini,   sottoscala  o elemosinando  altri  ripari  occasionali,  ho  pensato  a  delle soluzioni più "dignitose". - La prima, più semplice soluzione, è la realizzazione di un accappatoio prodigioso. Per cambiarsi senza un riparo opportuno si potrà impiegare questo capo con risultati lusinghieri,sia si adoperi il gorranone o la propria automobile. L'unica conoscenza inevitabile, per l'esecuzione dell'indumento, è affidarsi ad una compagna o a un'amica che abbia una valida dimestichezza con ago e filo.  Si utilizza un "vecchio" accappatoio di spugna con cappuccio come base. Preso a campione, si ricopia il modello ricavandone i pezzi che lo costituiscono, disegnandone i profili su della carta da taglio per sartoria. In un negozio di telerie, ben fornito, acquisteremo dello spesso telo di spugna in cotone e di buona qualità, in misura opportuna. Il lavoro procederà con il taglio e la cucitura meticolosa delle parti di spugna sul vecchio    accappatoio    rendendolo    più    consistente    e conscguentemente caldissimo e isolante. E' meglio se risulterà un    abbondante:  la  protezione  sarà  garantita  anche  in condizioni climatiche pessime. Il costo del materiale si aggira intorno alle 60-70 mila lire. -Tantissime pescate invernali si effettuano partendo da terra.  

Facendo  uso  di  un  mezzo  automobilistico  si  risparmia l'insorgenza di molte malattie da raffreddamento, potenzialmente sempre in agguato se si impiega un mezzo nautico. Vediamo, nei dettagli, l'elaborazione dell'autovettura per la categoria di alcuni pescatori particolarmente incalliti che battono lunghi tratti di costa spostandosi, di volta in volta, in auto con la muta sempre indossata. Sui sedili si stendono dei rettangoli di nylon (vanno benissimo i sacchetti della spazzatura tagliati a metà). Sopra il nylon si pone un telo da mare in spugna, che ha la funzione di assorbire l'acqua, in eccesso che fuoriesce dalla muta,  evitando sgocciolamenti all'interno della vettura.  Sui tappetini di gomma riponiamo dei fogli di giornale vecchi. Si indosseranno dei guanti monouso di plas-bca (tipo quelli presenti sui banconi di frutta e verdura dei supermercati) sopra quelli subacquei, per non "salare" il volante e il pomello del cambio.

Per vestirsi e cambiarsi all'inizio  o, ancor meglio, al termine dell ' immersione^ ho escogitato, con la mia ragazza, un sistema  che  ritengo valido,  facilmente realizzabile e poco costoso. Sul portellone posteriore (di una station wagon o di un'utilitaria a due volumi si ottiene il medesimo risultato) fisso con un elastico da bagagli un telo da campeggio a "mò" di veranda.  Con il riscaldamento della vettura acceso, il vano supplementare, così ricavato, è confortevole; permette un'ampia libertà di movimenti  nella fase di vestizione; è insensibile a correnti d'aria insidiose e "sguardi" indiscreti. Per evitare nocive inalazioni dei fumi di scarico, si posiziona uno spezzone di corrugato flessibile d'alluminio, di diametro adeguato, sul terminale della marmitta;  si deviano così i gas all'esternodella "struttura". A perfetto compimento dell'opera, un discreto contenitore termico con acqua calda (se si prevede una lunga giornata si avrà l'accortezza di riempirlo con acqua bollente perché risulti tiepida anche dopo diverse ore) consentirà una gradevole micro doccia.

Se si possiede una folta chioma di capelli si apprezzerà anche l'uso  di  un  phon  artigianale.  Una manichetta  di  plastica morbida, da 10 cm di diametro, posizionata su una bocchetta del riscaldamento dell'auto (con l'accortezza di chiudere tutte le altre) garantirà un ottimo,direzionabile flusso di aria calda.  

 

Testi  e foto di Emanuele Zara & Lucia Notarangelo