COSTRUZIONE 

PLANCETTA 

PER LA CACCIA IN APNEA


 

Tutto inizio quando nel lontano 1985 scoprii i fondali francesi, bellissimi in confronto alla Liguria martoriata da decenni di inquinamento e reti a strascico  dove una leggera maretta intorbida l’ acqua, specie a ponente e chi come me partiva da Torino quando poteva, non si poteva certo aspettare un mare a misura e richiesta .

Pertanto la costa francese ricca di posidonie estese molto al largo permette di entrare sempre in acqua anche con il mare mosso in quanto la visibilità è sempre discreta.

A quei tempi praticavo il razzolo e la tana  e tra polpi e gronghi prevalentemente e anche altro, la boa  a siluro gonfiabile già stracarica di attrezzature mulinello, raffio, retino, portapesci torcia (si usava la supervega che era enorme) e fucile da tana diventava col anche il pescato estenuante ritornare a riva.

 

Da qui visto l’esempio dei pochi pescatori di allora, che già in due avevano una sola plancetta stracarica di attrezzatura in quanto pescavano insieme, ho iniziato il pellegrinaggio anch’ io nella costruzione delle plancette di tutte la misure e esigenze. 

Vediamone alcune.

 

Ho Iniziato 

come i francesi a costruirle di vetroresina esternamente e rivestendo di polipan l’interno, ma è un lavoro tossico e la resina mangia corrodendo parti del polipan

 

Le dimensioni vanno prese sulla larghezza delle spalle in quanto ci appoggeremo ad esempio nella fase di ritorno di una pescata e quando siamo stanchi.

Il materiale si usa il polipan o chiamato anche  materiale estruso (quello che si mette da intercapedine sotto i tetti o nella costruzione di frigoriferi per coibentare ).

 

 

Questa plancetta 

l’ho studiata smontabile tra i vari pezzi, ma tutti legati fra di loro per mezzo di corde elastiche, molto utile  per i viaggi in aereo .

 

La larghezza media è sui 50 –60 cm e la lunghezza invece bisogna stare attenti in quanto se la facciamo troppo corta abbiamo i fucili che ad ogni onda sbattono sull’acqua e se troppo lunga in confronto alla larghezza è facile il ribaltamento .

Per lo spessore 

invece usiamo due fogli da 4-5 cm ( in commercio li troviamo presso i prodotti edili a costi molto bassi con spessori da 2-3-4-5-6- cm e larg.60 x120.

Costo dai 3 ai 10 € seconda lo spessore).

Procederemo 

tagliando il polipan con un cutter,

o un seghetto a mano o uno strumento a caldo per modellismo, che è meglio in quanto ci lascia la superficie liscia senza dover più passare la carta vetrata.

Possiamo poi rivestirlo come preferiamo in genere con fogli adesivi sotto marmorizzati chiari per creare una immagine al pesce non troppo grossa e scura, e sopra di colori ben visibili o giallo o rosso fosforescente, sulla boa sopra ad esempio ho incollato con la colla bicomponente una retina per zanzare e poi colorata a spruzzo, in quanto la superficie resta in attrito con parte dell’attrezzatura e bisogna proteggere la boa il più possibile in quanto il polipan è molto delicato agli urti e sfregamenti.

 

Poi abbiamo provato una sera delle innumerevoli con il grande  con Emanuele  quando abitava ancora a TORINO a costruire una boa piccola che anche con il mare mosso non pesava tirarla e portarla, ma perdendo di stabilità ovvero molto leggera  avendo poca superficie appoggiata in acqua abbiamo optato per l’ aggiunta di derive.

Un problema 

che si è posto è che i pesci specie al ritorno dalla pescata lasciati nel portapesci offrivano una resistenza notevole, ma appoggiandoli sopra scivolavano in continuazione, allora viene l’ idea di mettere ai fianchi dei bordi (come nelle foto sopra )più o meno alti

Le parti 

tipo rondelle che fermano i nodi e varie viti di fissaggio dei mulinelli naturalmente in inox.

 

A chi piace il fai da te, investirà il suo tempo di tre quattro serate nella costruzione economica di una plancetta polifunzionale specie che come ma non ha il gommone e gli piace che in acqua non gli manchi niente per le varie situazioni che si presentano.

 

Mettendo 

un foglio di pvc nella parte superiore il problema è che sembra che non pesi invece bisogna trovare un materiale in fogli già colorati è meglio molto leggero , in quanto il peso anche per il trasporto dall’auto fino in acqua può essere lungo per cui consiglio di non superare i 2,5 –3 kg .

a boa finita .

Ho poi adottato un sistema che mi permetteva due cose una di tenere più fermo possibile il pesce con due propaggini laterali alte nella misura in cui chiudendole non si sovrappongono,ma inoltre di essere più visibile dalle barche, incollando ad esempio quei fogli di alluminio che si mettono dietro i termosifoni.

susseguentemente è venuta l’ idea di riposarsi sopra si ma intanto vedere sott’acqua ,ed ecco la boa con il plessigas trasparente (sopra e sotto).

Però o attuiamo due lastre della larghezza che uno vuole con in mezzo l’aria dove incorriamo nel problema della condensa tra caldo fuori e l’acqua fredda  per cui si appanna oppure in misura più piccola ma pesante di un blocco unico  dove però se lasciamo uno spessore vuoto in basso non riusciremo a far uscire la bolla d’aria che ci ostruirà la vista e al contrario da sopra l’acqua si incastrerà dentro  con lo stesso problema.

Con il passare degli anni anche il mercato offriva altre scelte già fatte come questo body surf, purtroppo solo di polistirolo espanso per cui molto fragile (sbriciolabile ) e troppo lungo ma molto stretto, in acqua spesso si ribaltava, unico pregio molto leggero.

 

Generalmente per gli accessori di complemento si inizia nella parte più facile ovvero quella posteriore per mettere sia a sinistra che a destra due moschettoni (sempre meglio piccoli o di plastica per il peso) che ci serviranno per agganciare il portapesci .

Io non voglio che mi corra lungo ,ma lo spillone lo infilo in una sede davanti alla  propaggine laterale .

Tutti i buchi passanti nel polipan dobbiamo rinforzarli incollando con della colla bicomponente (quella con le pistole a caldo sciolgono il materiale) parti di tubi di gomma , questo perché a lungo andare preserviamo notevolmente la nostra plancetta.

 

Sempre pensando ad un materiale estremamente galleggiante, ho preso delle tavolette da piscina facili da lavorare e non troppo care .

assemblandole in modo comunque da smontare il tutto ,tenute ferma da due profilati di alluminio, e dalla solita corda elastica.

Un mio amico ha fatto la stessa cosa ma incastrando dentro un profilato di alluminio molto largo che accoglieva il polipan proteggendolo dagli urti laterali.

  Per una migliore stabilizzazione della plancetta si è poi sempre cercato di creare una canalizzazione sotto la boa utilizzando altro materiale delle tavolette applicate su una struttura rigida deI prime body surf decenti in commercio.

Le pareti verticali 

sono incernierate (inox ) ognuna in due punti  già di colore più visibile con l’ aggiunta della scritta quasi internazionale SUB.

Un problema grosso è la scelta del mulinello da aggiungerci e come fissarlo.

preferisco questa soluzione invece del filo avvolto in quanto nei casi di pesca col gommone che ci si sposta parecchie volte ,in questo modo riavvolgo il filo molto velocemente senza imparruccarlo.

Il mulinello migliore sarà quello che dotato di slitta mi permetterà di metterlo e toglierlo in fretta, ricordiamo che gli spazi in automobile  sono ristretti .

Il filo uso un nylon da 180 nero o 2mm verde chiaro che in acqua si vedono poco ed essendo rigidi non si imparruccano .

Poi il filo viene passato dentro un moschettone fissato al perno passante che blocca già  il supporto del  mulinello.

Mi sono fatto tentare da un body surf piccolo per avere più spazio in automobile e  molto leggero per trasportarlo meglio   ma con il risultato che finito e messo in acqua si ribaltava in continuazione avendo poca massa .

Sembra facile  costruire una plancetta  ma le giuste proporzioni sono alla base per una buona riuscita.

Trovato in commercio ad un prezzo di fine stagione un body surf incredibilmente con le misure giuste non troppo largo e non troppo corto(e già colorato di un bel giallo) gli ho applicato di sotto il piccolo body surf precedentemente acquistato , con il risultato di avere tutta l’attrezzatura posta sopra asciutta

(alcuni sono molto bassi che con un po’ di peso imbarcano acqua e ci fanno rallentare per lo

 sforzo )  e aumentando sia la galleggiabilità che la fluidità sull’acqua nel tirarcela appresso.

 

In questa foto 

si vede bene il supporto di plessigas fatto a triangolo che posto sotto la base del

mulinello termina a L dove ho praticato dei fori per agganciarci l’attrezzatura (retino con le ciabatte e la bottiglia di acqua, il raffio, la torcia uno o due fucili di riserva  ecc).

 

Il giusto compromesso è di avere una plancetta che non imbrogli troppo in auto, che ci stia tutta l’attrezzatura che uno ha bisogno, a trainarla che non ci stanchi ma essendo più idrodinamica possibile e specialmente che non si ribalti comunque equilibrando i pesi .

Qualcuno ha inserito una deriva o d’ alluminio o quelle da wind surf  ma il fissaggio non è semplice specie sul polipan dove è facile che vada a raschiare sugli scogli violentemente rovinandosi.

Per la bandiera è necessario ritagliare un quadrato di materiale da tavoletta rigido di 10 x10 cm incollarlo dove preferiamo e pratichiamo un foro in grado di accogliere un tubo da 1cm di diametro tipo elettrico alto anche 80 cm con la nostra bandiera da sub.

La bandiera per essere ben visibile prendo quelle usate sulle barche dai bombolari che sono 30 x 40 cm e la tengo spiegata che si veda bene con un semplice fili in ottone o altro

Funzione importante della plancetta è che sia ben visibile da lontano per cui è meglio metterci una bella bandiera visibile.

Comunque in acqua la soluzione che preferisco è la plancetta in polipan purtroppo con un usura maggiore, non è eterna ma comunque dura alcuni anni ,come la foto sopra che ho messo su un foglio di polipan da 5mm due longheroni sempre dello stesso materiale (tipo catamarano ) larghi 10 cm e alti altrettanto  e lunghi quanto la boa.

La stabilità è parecchia anche se galleggia un po’ troppo (alta sull’acqua ) abbasserò l’altezza dei longheroni a 6cm .

 

Bisogna ricordarsi di collegare con un moschettone la plancetta o ad un piombo a sgancio, o a degli ancorotti che si trovano in commercio o se ne costruisce uno ad esempio con i terminali delle aste taithiane dove le alette funzioneranno come grappini,in quanto se lasciamo la plancetta e peschiamo nelle vicinanze la corrente o il moto ondoso possono spostarcela dal punto .

 

ECCO 

ALTRE SOLUZIONI LA FANTASIA NON HA LIMITI

 

 

O ANCHE ELETTRICA …

 

      Willy the Kid

 

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