Santa
Marinella
L'itinerario
di cui vogliamo parlare si trova a due passi da Roma ed e' luogo di importanza
turistica ed archeologica in quanto vi sorge il castello di S.Severa, situato
nei pressi della frazione omonima.
Meta di molti sub e turisti, della capitale e non, è raggiungibile con facilità,
sia da nord che da sud di Roma, percorrendo la strada statale Aurelia, oppure la
comoda e panoramica autostrada A12 Roma-Civitavecchia.
Questo tratto di costa è caratterizzato da lunghe spiagge di sabbia scura (
l'accesso di una parte è interdetta dal poligono e dall'aeroporto militare di
Furbara ), frequentate da molti pescatori appassionati di Surf Casting.
Partiamo con il nostro itinerario dal vicino e comodo scivolo comunale del porto
di Santa Marinella, ottimo per varare il gommone o qualsiasi altra imbarcazione.
Unica raccomandazione è quella di arrivare di buon mattino per non incappare in
lunghe e noiose attese, poiché nella zona è l'unico accesso al mare con
carrello ed ampio parcheggio per la macchina.
Appena usciti dal porto, a circa duecento metri dalla costa, in direzione sud,
troviamo delle piccole secche formate da massi accatastati e da grotto .
Conviene dare uno sguardo solo nei periodi invernali, dove si possono catturare
in pochi metri d'acqua, con la tecnica dell'aspetto, saraghi, cefali e spigole.
Proseguendo avanti, il fondale non è molto interessante, con zone di piccoli
massi misti a posidonia e la profondità non supera quasi mai i sei, sette
metri. Si possono provare soltanto degli aspetti a spigole e cefali (quest'ultimi
in ottobre sono di notevoli dimensioni), con fucili da settanta, novanta
centimetri di lunghezza, ai lati delle scogliere frangi flutti messe a
protezione delle spiagge.
Più avanti, finalmente troviamo una zona molto interessante, in località i
Grottini, appena prima della marina di Santa Severa. Partendo da terra il
fondale, dai tre ai sette metri, è ottimo per praticare la pesca all'aspetto,
poiché è formato da massi accatastati misti a sabbia e distese di posidonia,
dove trova ospitalità molto pesce bianco, tra cui spigole di notevoli
dimensioni, cefali, saraghi e qualche corvina, oltre agli onnipresenti gronghi.
Il periodo migliore è quello che va' dalla primavera agli inizi dell'estate,
mentre per le spigole il tardo autunno da buoni risultati. I fucili consigliati
sono arbaleti con elastici da sedici, per un migliore brandeggio laterale, che
non devono superare i novanta centimetri, poiché l'acqua non è mai limpida
specialmente se tira vento di scirocco.
Più a largo, in corrispondenza della torretta dei "GROTTINI", una
vecchia costruzione ben visibile da mare, parte una lingua di scogli di roccia
bianca mista a posidonia, ad una profondità di tre metri, fino ad arrivare a
trecento metri ad arco verso il castello di Santa Severa, con una profondità di
otto, dieci metri. E' un posto adatto ai principianti che vogliono fare un paio
d'ore di pesca in tranquillità, dove si rifugiano saraghi, cefali e grossi
tordi. Sempre davanti la torretta, a circa un miglio, allineata con l'unico
palazzo che si scorge in mezzo alle ville, troviamo una piccola secca che ha il
cappello a circa sette metri di profondità. Il fondale è formato in prevalenza
da grotto e roccia porosa, con piccole cadute di alcuni metri, formando anfratti
e buche abitate da saraghi, corvine, gronghi e puo' capitare qualche cerniotta.
La pesca in tana è quella che da i risultati migliori, anche se in Maggio sono
stati catturati dentici di tre, quattro chili, all'aspetto. I fucili consigliati
in questo caso sono pneumatici da cinquanta, settanta centimetri per insidiare i
saraghi negli spacchi piu' stretti, mentre per chi è piu' esperto, è ottimo un
fucile arbalete da settanta centimetri.
Alla stessa distanza, questa volta davanti all'albergo
" Pino a mare ", troviamo un banco di roccia formato da dedali e
fessure ad una profondità di circa dieci metri. Anche qui il pesce bianco non
manca con saraghi e corvine di buone dimensioni, mentre nei periodi invernali si
trovano grossi esemplari di spigola.
L'attrezzatura e' la stessa indicata prima vista la stessa conformita' del
fondo.
Da questo punto in poi e' tutta una distesa di sabbia, con soltanto stabilimenti
balneari e rimessaggi privati per barche, fino ad arrivare nei pressi
dell'antico castello di Santa Severa. Questo posto una volta era ricco di pesce
bianco, ora purtroppo è soltanto meta di ragazzini che vanno in cerca di polpi
e seppie.
Qualche tentativo si può fare, quando la visibilità lo permette, alla sinistra
del castello, portando aspetti, alternati ad agguati in pochi metri
d'acqua, a cefali, saraghi ed orate di media dimensione, nelle ore meno battute.
Veniamo ora alla parte più interessante e più bella del nostro itinerario: le
secche di Macchia Tonda. Queste secche sono suddivise in due zone ad una
distanza di circa due miglia dalla costa. La prima zona e' situata davanti il
castello di Santa Severa e non e' molto difficile da trovare, basta avere un
buon ecoscandaglio e quando la profondita' risale da quindici ad otto, nove
metri siamo arrivati sul posto. Il fondale e' formato da panettoni di grotto e
roccia bianca, intervallati da sabbia e posidonia; quest'ultima nasconde molte
tane. Una volta questa secca era un paradiso marino ricco di pesce e crostacei
(aragoste ecc.); purtroppo il degrado ambientale e le tante reti hanno
contribuito alla diminuzione dei pinnuti. Nonostante cio', per chi pesca in
tana, è possibile fare buoni carnieri scovando saraghi e cefali nelle strette
fenditure, oppure grosse corvine ben mimetizzate nelle tane ricoperte da
posidonia. Per chi pesca all'aspetto c'e',invece, la possibilita' di insidiare,
nel periodo di maggio-giugno, con la complicita' dell'acqua, quasi sempre
torbida, dentici ed orate di buone dimensioni.
La seconda secca e' spostata, piu' a sud, non di molto, con una
profondita' che va dai sette ai nove metri ed il fondale e' molto simile al
precedente.
Per trovare questa secca basta allineare sulla nostra destra la punta del bosco
di Macchia Tonda, con la casa bianca piu' grande posta in mezzo ad altre
costruzioni. Il secondo punto e' situato alla nostra sinistra allineando
l'estrema sinistra del castello di Santa Severa con lo spigolo della colonia,
ben visibile per il suo colore giallo. Anche qui il fondale e' formato in
prevalenza da grotto, intervallate da sabbia ed alghe, dove dimorano colonie di
grossi saraghi, corvine, cefali ed enormi gronghi a guardia della loro tana.
Proseguendo sempre verso sud, nei pressi di Ladispoli, troviamo due zone
adiacenti ricche di pesce bianco, denominate " Secche di Torre Flavia
" e " Secche di Palo Laziale". Le prime iniziano da riva e
precisamente davanti i resti della torre di Flavia fino ad arrivare a circa due
miglia dalla costa. Le seconde secche invece, partono da trecento metri davanti
il castello degli Odescalchi di Palo Laziale, fino ad arrivare ad un miglio e
mezzo di distanza dalla costa. La batimetrica migliore è quella che va dagli
otto ai diciotto metri di profondità anche se i margini della secca si
estendono fino a venticinque metri.
Il fondale è caratterizzato dalla presenza di grossi agglomerati di grotto e
roccia, ricchi di buchi e fenditure, che ospitano bellissimi saraghi, cefali ,
spigole ed eleganti corvine.
Per insidiare le prede in tana, in questi tipi di fondali, e' consigliato usare
fucili pneumatici da cinquanta, settanta centimetri di lunghezza, muniti di
fiocina a cinque denti (Mustad), poiche' si è costretti, durante le nostre
ricerche, ad effettuare tiri non mirati. Da anche ottimi risultati, portare
aspetti di venti, trenta secondi fuori le tane verticali, dove è possibile
sorprendere i pinnuti, incuriositi dalla nostra presenza, che passano da una
tana all'altra.
Si puo' praticare anche la pesca all'aspetto a saraghi, orate e qualche spigola
che girano a libero, ma i risultati migliori si hanno indubbiamente in tana.
Un problema di queste zone, purtroppo, e' la vicinanza del fiume Tevere, il
quale condiziona la visibilita' dell'acqua. Se per un motivo ci crea seri
problemi, per un'altro fa si che ci sia ancora abbondanza di pesce vista la
scarsa visibilita' che perdura per molti giorni, creando una specie di riserva
naturale. Pertanto bisogna fare molta attenzione alle perturbazioni, in
particolare ai venti ed alle correnti meridionali che spingono i detriti del
fiume verso nord, rendendo l'acqua talmente torbida che è impossibile praticare
la pesca subacquea.
Ultima cosa, se andate in questi posti nei giorni feriali e vedete in mare un
ragazzo biondo con un gommone in vetroresina BWA 470 di colore rosso, non vi
sbagliate davvero, è proprio lui, il pluricampione Fabio Antonini, ottimo
conoscitore di questi fondali, residente nella vicina cittadina di Civitavecchia,
che si sta' sicuramente allenando per tenersi in forma per le prossime gare.