BALZI ROSSI e Capo MORTOLA  

a)     Autostrada TORINO SAVONA (Km.154) - SAVONA VENTIMIGLIA uscire a Ventimiglia (Km.245 da Torino). Statale TORINO COLLE di TENDA VENTIMIGLIA (Km.170)

b)      (Dall’autostrada alla zona proseguire per circa Km.6). Seguire per Latte e poi per Capo Mortola, si lascia l’auto prima dell’ultima galleria, dopo c’è il confine francese. Il mare è a 100 metri. Tra i Balzi Rossi e Capo Mortola non ci sono zone comode per scendere. La distanza tra le due zone di pesca è di circa Km.1.

c)     Le tecniche di pesca più vantaggiose sono l’aspetto e l’agguato, ma anche il tanista ha ottime chance di cattura. Dopo la baia di Latte si incontrano, a una cinquantina di metri da riva, due scogli emergenti attorno ai quali è possibile catturare i saraghi che mangiano in parete. Dalla costa continue franate e massi isolati, compresi in cinque metri d’acqua, sono teatro d’incontro con folti branchi di cefali e di salpe. Le grosse spigole frequentano la zona con il mare mosso e l’acqua torbida. A circa mezzo chilometro di distanza si distingue la splendida dorsale che taglia il mare allungandosi per decine di metri verso il ago: è Capo Mortola. Una boa visibile a tre, quattrocento metri segnala la Secca delle Mose. La parte più profonda raggiunge i diciotto metri e sale a pochi metri dalla superficie. Verso terra la caduta è caratterizzata da rocce tufacee: nei moltissimi spacchetti si individuano saraghi e corvine diffidenti. Verso il largo degrada con grossi massoni: l’agguato, partendo dal fondo e osservando la superficie, è la tecnica d’elezione per saragi, orate e cefali. Non sono rari i gronchi e le murene alla base delle tane o nelle fenditure verticali. L’aspetto, comunque, è il sistema migliore per catturare la maggior parte dei pesci su questa secca. La pesca è più fruttuosa con la corrente da levante che sospinge le sostanze nutritive trasportate dal fiume Rova di Ventimiglia. Il fondale della secca aumenta progressivamente fino a 40 metri, dopo c’è fango. Questa secca è famosa sia per la sua bellezza che per la varietà di pesce che vi si trova: saraghi, cefali, corvine e branzini. Se vi capitasse d’immergervi a primavera potreste imbattervi nel massiccio raduno di totani che vengono qui a riprodursi attratti dalla “fioritura” di fitoplancton che sarà il nutrimento delle loro larve. Il versante più bello della secca è quello che guarda terra e presenta anche il maggior numero di spacchi. Un canale di fango divide la dorsale da un’altra secca: lo Scoglio del Monaco, del diametro di 500 metri. Il cappello ricoperto di posidonie si trova sui 12 metri mentre le pareti scendono fino a 18; scendono ripide sul versante che guarda terra, dall’altra degradano senza presentare interessi particolari. Tra le gorgonie fanno tana saraghi, aragoste, murene e gronchi. In un particolare momento della primavera si può avvistare una raccolta enorme di saraghi che dura per un paio di giorni e poi si disperde. È su questa secca che fanno ancora capolino alcuni esemplari di cernia. Sempre sulla stessa linea verso il largo, a 1 Km da terra, si trova la secca più misteriosa e difficile da individuare: lo Scoglio di Pignattun. S’inoltra verso il largo come una dorsale sottomarina di 150 metri. Il cappello si trova a una profondità di 34 metri, a 42 la base. Dopo aver effettuato un accurato giro attorno alle dorsali della secca ci spostiamo verso la distesa di posidonia che predomina nella baia dopo il Capo. Nella tarda primavera si osservano grosse corvine nascoste tra i grovigli di vegetazione al confine con la sabbia. Giunti a poche decine di metri dalla riva ritroviamo grande abbondanza di cefali e salpe. L’estremità dell’insenatura termina con una punta in cui c’è il relitto di una grossa chiatta arrugginita, incagliato fra gli scogli. Polpi e grosse triglie abitano nelle lamiere contorte. Da questo punto la morfologia del fondo cambia: lunghi canaloni perpendicolari alla costa, con il fondo di ghiaia, si alternano a buche nella posidonia. Il pesce bianco è onnipresente; soprattutto sfruttando i momenti dell’alba e del tramonto in un misto di agguato e aspetto si potranno sorprendere le prede prima che fuggano verso il largo. Dopo la conca del relitto un’altra grossa baia, denominata Baia Benjamin, si apre in tutta la sua bellezza. La sabbia finissima in prossimità della riva non deve scoraggiare: a poche centinaia di metri le rocce e le posidonie presenti costituiscono un habitat idoneo per i branchi di mormore e orate. Tra P.ta Hanbury e P.ta Garavan, davanti alla Baia Beniamino s’incontrano a circa 600 m. dalla riva la secca di S. Giuseppe. Di forma rettangolare, piuttosto estesa, ha il suo cappello sui 12 metri. La parete più lunga, parallela alla costa, degrada fino a 20 metri perdendosi nel fondale di scogli. L’altra parete, quella più interessante, che guarda il largo, raggiunge i 27 metri. Su questa parte si apre una grotta alta 2 metri, ampia quanto una stanza. Particolarmente emozionante per il fotografo sono altre aperture, nella stanza stessa, che danno visibilità all’esterno creando la sensazione di guardare attraverso il vetro di un acquario. Oltre la secca di S. Giuseppe, 300 metri più a largo, c’è la Fontana. È uno scoglio sottomarino dal quale nasce una sorgente di acqua dolce attorno alla quale vivono colonie di parazoanthus. Ancora a breve distanza da spiagge costituite da sassetti grossi come uova e franate di roccia calcarea rossastra, si giunge  sotto il famoso ristorante denominato Balzi Rossi. Si termina la pescata facendo gli ultimi tuffi sulla franata che protegge l’area del confine italo-francese. Questo tratto di costa è ottimo per i branzini: allontanandosi verso la batimetrica dei dieci, quindici metri si trovano rimonte di roccia attorno alle quali transitano molte specie ittiche.

d)   Pesce vario, praticamente un po’ di tutto, comprese le Corvine, Murene, Gronghi, Saraghi cioè fa tana, inoltre Salponi, Branzini e pesce di stagione.

Willy the Kidd