Imperia
Torre Prino
| A sinistra la zona va al largo per 200/300 metri con roccia, sabbia, posidonia oltre il tubo dell’acquedotto e a sinistra zona rocciosa e posidonia per Km.1. |
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Profondità 6 metri e al largo 12 metri.
L’ingresso in mare si effettua dal moletto o dall’alveo del fiume tenendo presente che la profondità dell’acqua è di pochi decimetri.
La battuta di caccia ha inizio sin da qui, tra i sassetti della piccola insenatura. La torbidità dell’acqua, il differente gradiente d salinità, la profondità “ridicola” impegnano non poco.
Eppure, ancorati con forza e aiutati da un’abbondante piombatura, potremo cogliere generosi frutti: i primi saraghetti arriveranno all’aspetto quasi subito seguiti da torme di onnipresenti salponi e cefali.
Sul finire dell’estate si catturano discrete orate soprattutto dove la sabbia si interseca con i blocchi della massicciata.
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L’aspetto va eseguito sforzandosi di stare perfettamente immobili, nonostante la curiosità di girare la testa per scorgere preventivamente la preda di passaggio. In inverno si può sparare a un bel branzino anche se qui, stranamente, non ne girano tantissimi. Le probabilità aumentano (e anche le dimensioni dei pesci) se il flusso del fiume diviene significativo, così come crescono le possibilità di imbattersi in branchi di piccole ricciole e di lecce. Appena superato l’apice del molo inizia una striscia di sabbia. Noteremo una vecchia tubatura di scarico con il terminale a forma di T che sovrasta il fondo: proprio qui sotto l’attesa, con l’arma orientata verso il largo, deve essere paziente perché sicura una porzione di fondale assai buona. |
Qualche stagione passata arpionai un grosso barracuda venuto a mangiare in questa zona le centinaia di acciughette che si erano fermate, curiose, attorno alla mia figura. La profondità è di circa un metro e mezzo. Pinneggiamo attraverso il largo, zigzagando.
L’acqua dolce si mischia a quella salata e dalla superficie non si vede un gran ché: è allora opportuno compiere frequenti discese ed effettuare numerose poste.
A settembre si noteranno grandi branchi di cefali dell’oro e il divertimento e la cena sono assicurati.
Gli assemblamenti di muggini in frega richiamano sempre grossi predatori come le ricciole e le voracissime lecce. Se per caso durante l’attesa iniziasse un fuggi fuggi generale, state all’erta e con la frizione del mulinello leggermente libera: un bel pelagico potrebbe farvi visita.
Nuotando verso Porto Maurizio si può cacciare per un breve spazio davanti alle rocce riportate e a una distanza di trenta, quaranta metri dalle stesse, perché poi la sabbia diventa l’unica costante.
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Attenzione alle lenze dei pescatori con le canne che qui abbondano. Il pesce maggiormente presente è la mormora, dalle carni delicatissime. L’aspetto si porta al limite tra gli ultimi sassetti e i ciuffi di posidonia: arrivano in parecchi esemplari e qualcuno può rasentare il chilo di peso. Dopo un tiro di diradano e l’insidia del cacciatore si posta nuovamente verso Ponente. |
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Davanti alla foce del fiume Prino e fuori di cento metri circa cambia la morfologia del fondale: ampi fazzoletti di posidonia si alternano a concrezioni e raggruppamenti di grotto. Siccome a questa latitudine incrociano diverse barche non separatevi dalla boa segna sub per non incorrere in rischio di incidenti. Incerti punti il terreno crea degli spacchi e delle buche interessanti; con un fucile corto si arpionano gronchi, tordi e qualche murena.
Scrutando tra i disegni della roccia si osservano piccole cicale di mare e gamberetti. I numerosi polpi della zona ci osservano stando semi nascosti nelle loro tane adorne di conchigliette e suppellettili varie.
Nel periodo riproduttivo si trovano anche molte seppie e nelle ultime ore di luce anche calamari, soprattutto a marzo e ad aprile.
La pesca in tana è limitata a queste zone e chi è fortunato può trovarci anche qualche bel sarago.
Le corvine sono presenti in rari e minuscoli esemplari.
La batimetrica d’azione può estendersi fino a otto, dieci metri di profondità, e a mano a mano che ci si allontana dalla costa e si scende le grosse chiazze di posidonia diventano le grandi protagoniste.
Nuotando ancora più al largo ogni tanto si ergono dal fondo panettoni di queste alghe e compiendo aspetti un po’ più fondi, sui 15/16 metri, potrebbero materializzarsi dentici sul chilo, orate e saraghi di mole.
Questa è una zona battuta spessissimo dalla corrente, la quale determina gli spostamenti della fauna a seconda dell’intensità e del verso da cui spira.
Ci sono giorni in cui grossi assemblamenti di pesce sono visibili appena incominciato l’aspetto e altri che sembra di essere finiti in un deserto.
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Torniamo verso costa e in direzione del moletto osserviamo una strana formazione: è una grossa tubatura che taglia la strada; spunta dalla sabbia, sarà del diametri di un metro e ogni tanto una struttura di cemento la incornicia, sorreggendola. È la condotta idrica che porta l’acqua verso Sanremo. Viene naturale seguirla; si insinua tra montagnette tufacee ricoperte dalle alghe e spiazzi sabbiosi mantenendosi quasi parallela alla costa. |
Il riparo è da sfruttarsi a dovere perché nascondendosi nel cono d’ombra sia i saraghi sia i cefali si avvicineranno con maggiore facilità permettendo un tiro a distanza ravvicinata.
Percorso qualche centinaio di metri, in un’alternanza di piazzole interessanti e non, il tubo devia verso fuori e si inabissa definitivamente lasciandoci in una mare di sabbia. Ritorniamo a riva e, abbandonando l’amena torre sulla sinistra, facciamo rotta verso la vettura. Il fondale appare nuovamente roccioso. Sono pietroni anche di grosse dimensioni e si può applicare per un breve tratti la tecnica dell’agguato.
Con questa metodica, un paio di anni fa, riuscii a centrare uno stranissimo pesce argenteo: era una serra.
Fu un episodio isolato perché non ne vidi mai più uno da allora, ma mi indicò che la potenzialità del tratto in questione era buona.
Pinneggiando nel sottocosta, in due metri d’acqua, vedremo partire velocemente dalla schiuma saraghi e tantissimi cefali: l’aspetto con un’arma molto maneggevole sarà l’elemento vincente. In inverno questa zona è valida per i branzini che cacciano i cefaletti in una spanna di mare; tante volte, per non dire sempre, è consigliabile non premere il grilletto su qualche “pescetto” per non trovarsi dopo a piagnucolare per lo spigolone da cinque chili venuto per ultimo a curiosare.
Il
tratto di litorale finale è un disordinato accavallassi di sassi e massetti
ricoperti dalla fanghiglia che ci conducono sulla spianta di pietre dinanzi alla
casa rosa. Fate attenzione ai movimenti e a dove effettuare la posta perché
basta uno spostamento o una movenza brusca per sollevare una nuvola di torbidume.
Una pescata tranquilla e ordinata di circa quattro ore ci consente di visitare
l’intero itinerario.
Alcune
tane pesce presenti. Cefali, Tordi, Salpe, Serra, Dentici, Saraghi, Branzini,
Orate, Gronghi, Murene, Gattucci e altri.