CAPO FIGARI

Quando partecipo a uno stage di pesca subacquea con qualche ditta del settore apprendo sempre qualcosa di nuovo ammirando in azione atleti di grande bravura. L’appuntamento con la Effesub svoltosi in Sardegna, a Puntaldia, località nei pressi di Olbia, mi ha consentito di andare in mare con Pedro Carbonell, Giuseppe Tortorella, Aldo Calcagno, Daniel Gospic, Guido Castorina campioni che non hanno certo bisogno di presentazioni. Nelle varie uscite abbiamo visitato parecchi itinerari e uno di questi, sia l’anno scorso che in quello odierno, ha suscitato il mio interesse: le pareti bianche di capo Figari. La costa nord orientale della Sardegna è uno dei luoghi più spettacolari del Mediterraneo con una successione incredibile di golfi, insenature, capi, secche e isolette di indubbio fascino. Il granito struttura la maggior parte dei fondali e le correnti costanti che li lambiscono fanno si che la vita marina prolifichi  abbondantemente un po dappertutto. Capo Figari è probabilmente il promontorio più esterno della costa nord orientale sarda e la sua altezza (mt 340) è seconda solo al picco dell’isola Tavolara (mt 565), immenso bastione roccioso situato qualche miglio più a sud e sottoposto a stretto vincolo ambientale. 

La propaggine di capo Figari, dove si può pescare in apnea liberamente a differenza di molti altri siti sardi posti immediatamente a nord e per un ampio fazzoletto di mare a sud, costituisce un riparo naturale eccezionale per il Golfo Aranci, l’ampio golfo che si apre a sud, in quanto lo protegge dai venti che soffiano dai quadranti superiori. Dal punto di vista del pescatore Capo Figari si rivela un posto obbligato di passaggio per numerose specie ittiche in special modo pelagiche ma anche la fauna stanziale è ben rappresentata. Da Punta Aldia abbiamo raggiunto sempre e comodamente il capo con il gommone, il mezzo migliore per battere per intero la zona ma la distanza in miglia nautiche è elevata. E’ assai più consigliabile alare l’imbarcazione nel porto di Golfo Aranci dove la distanza dal promontorio si riduce notevolmente: circa un paio di miglia. 

Lo scivolo situato dopo il porto dei pescatori, poco prima di una spiaggia, è logisticamente la base più adatta da cui partire per coprire l’itinerario presentato. In verità c’è anche un tragitto terrestre che conduce in prossimità del capo e permette di entrare in acqua da terra ma, come spiegatomi da Massimo Quattrone, pescatore in apnea professionista che frequenta tutto il perimetro costiero del nord Sardegna, bisogna percorrere a piedi, con l’attrezzatura nella borsa zaino, un lungo sentiero che dalla località Cala Moresca conduce ad una piccola ma suggestiva insenatura denominata Cala Greca; poi, dall’ansa, ci aspetta circa un chilometro prima di doppiare il capo, e altrettanti per batterne un’altra porzione. A pinne c’è l’opportunità di esplorare l’itinerario nei minimi dettagli ma tenendo conto che c’è anche l’obbligo del ritorno si è costretti a vagliarne forzatamente solo un piccolo tratto altrimenti il tragitto risulta eccessivamente esteso. Il vantaggio di una partenza da riva si apprezza più che altro nei mesi invernali quando una mareggiata impedisce la navigazione, comunque attuabile solo dopo aver preventivato attentamente il viaggio, e avendo cura di assicurarsi sempre un ridosso sicuro per uscire. Partendo da cala Greca si può battere la zona limitrofa dinanzi alla baia e poi ripiegare a sud verso capo Filasca e verso Cala Moresca: sono zone che offrono un ridosso tranquillo nel caso provenga mare da nord o da nord est. L’imbarcazione offre il grande vantaggio di spostarsi liberamente lungo tutto il perimetro del capo e una certa sicurezza nel “proteggere” la figura del pescatore. Capo Figari è infatti situato sulla rotta di numerosissime imbarcazioni che fanno la spola tra i vari porticcioli del golfo di Congianus (e della costa Smeralda), a nord, e il golfo di Olbia, a sud. Il problema più grosso è relativo ai mesi estivi centrali, luglio e agosto, mentre d’inverno bisogna prestare molta meno cautela alle barche, in pratica solo quelle dei pescatori, perché capo Figari con le sue alte pareti rocciosi e la linearità del profilo costiero “invoglia” proprio a tenersi attaccati alla riva forse per guardare da vicino l’immanenza della natura…. Una boa segna sub dovrebbe costituire un elemento di avviso da cui tenersi a debita distanza però ciò non è sempre considerato dai molti “capitani”. Da Cala Greca verso Nord, per circa mezzo miglio prima di doppiare la punta, si dipana un itinerario di grande fascino ambientale perché pescare sotto le altissime falesie di pietra chiara che precipitano ripide nel blu è assai intrigante. Diciamo subito che Capo Figari mostra, a primo acchito, fondali impegnativi sia per la profondità che raggiunge a qualche centinaio di metri da riva (le batimetriche dei 40 e poi dei 50 metri) sia per la struttura rocciosa conformata prima con pareti lisce a picco seguite poi con una serie di gradini che franando finiscono nel blu. Ma in realtà questo itinerario è adatto a una larga fascia di apneisti perché ogni sub trova una dimensione adatta alle proprie capacità psico fisiche. Ci sarà colui che preferisce affrontare all’agguato le pareti dalla superficie schiumosa fino a una decina di metri, chi pescherà all’aspetto tra i massi situati alla base oppure chi proverà ad insidiare serranidi e corvine a quote molto impegnative. Il problema del traffico nautico estivo è stato parzialmente risolto, nel nostro caso, dal barcaiolo che affiancando il gommone a qualche decina di metri dalla parete ha costretto tutti i naviganti a passare all’esterno dei sub immersi; in autunno e in inverno questo pericolo è quasi annullato a parte qualche rara imbarcazione da pesca che però si annuncia solitamente col sordo borbottio degli entrobordo diesel. Secondo la mia esperienza una battuta a capo Figari potrebbe essere impostata innanzi tutto all’agguato in parete e poi, magari nella fase di ritorno, sondata esternamente in modo da esplorare le batimetriche più profonde. In un tardo pomeriggio ho lasciato per qualche ora la macchina fotografica in barca e mi sono dedicato a scorrere la parete cercando d’individuare quali pesci la frequentassero e ho scoperto che la specie più numerosa è composta dagli sparidi, saraghi e orate. Ci sono ritornato la mattina seguente ritrovando una percentuale maggiore di orate e a quel punto ho intuito che nel periodo adatto si potevano fare delle ottime pescate di questi gustosissimi e pregiati pinnuti, dato confermato da Massimo Quattrone. Da cala Greca diparte una costa che all’inizio presenta massi accavallati sparsi e degradanti da riva, e che poi muoiono per lo più in diciassette, diciotto metri di fondo, tra sabbia e ciuffi di posidonia, ma man mano che si avanza verso nord i grossi pietroni si rarefanno, sprofondano sino a 26/27, e la parete si verticalizza. L’alta roccia per lunghi tratti sembra liscia, le onde si frangono rumorosamente sulla superficie piatta, ma stando attenti a seguirne l’andamento subacqueo in ogni sfumatura si scoprono pieghe e rientranze dove banchetta il pesce. Perlo più sono saraghetti, salpe ma nel corso di una pescata di fine luglio ho visto numerose orate intorno ai seicento, settecento grammi di peso medio che s’intravedevano all’ultimo momento, o meglio se ne notava per un attimo la coda argentea poi, messe in allarme da un colpo di pinna o da un rumore maldestro del sottoscritto si dileguavano verso il fondo. Capo Figari mostra acque limpide ma quando il mare è mosso o le correnti provenienti da  sud o da nord/est ne flagellano le basi un leggero velo di torbido può caratterizzare ampi settori del promontorio. In queste condizioni di scarsa o precaria visibilità sono riuscito a risalire dal basso uno di questi paretoni e sorprendere una bella orata che stava staccando dalla pietra il cibo. Non è assolutamente facile pescare lungo pareti calcaree quasi lisce ma con pazienza e circospezione si può anticipare la preda. Anche la tecnica dell’aspetto porta frutta nei primi metri di fondo, al massimo una decina, perché sui gradini che ogni tanto si originano dalla parete si forma un bel giro di pesce: orate, saraghi, grossi cefali. In compagnia di Daniel Gospic ci siamo alternati a fare qualche posta entro i quindici metri e le sorprese non sono mancate: prima di scapolare il capo, su una terrazza che si affacciava nel blu, abbiamo notato una pallonata di mangianza gigante, stagliata quasi a mezz’acqua. C’erano boghe e castagnole quando ad un tratto la bolla di pesciolini è implosa di colpo e sono comparsi velocissimi due bei tonnetti, pesci di una decina di chili l’uno. I pelagici a capo Figari sono di casa e dopo una “passata” in parete, magari alle primissime luci dell’alba, dove mi hanno riferito che sono state arpionate anche orate giganti, conviene tentare la sorte con aspetti rivolti verso il largo e nei punti, molteplici, dove il flusso della corrente è interrotto da un improvviso sbalzo roccioso. Ci sono ricciole, palamite, tonnetti, lampughe che seguono il profilo del promontorio assalendo i numerosi capannelli di pesciolini riuniti sulla verticale dei primi massoni. A me è capitato di sbagliare clamorosamente un bel tonnetto che mi è spuntato così rapidamente dalla nuvola di mangianza spaccata in due che quando ho alzato il pneumatico per porlo in mira era già passato oltre la mia posizione! Gli amanti della pesca profonda, che qui in Sardegna si pratica anche d’inverno, possono immergersi ad una quota superiore a venti metri dove pescando al razzolo o all’agguato fondo  hanno la possibilità di catturare cernie, grosse corvine, mostelle. I massi più promettenti, alcuni di origine calcarea altri granitici, sono quelli appoggiati su sabbia e posidonia oltre quota 25 metri. Proprio scapolata la punta di Capo Figari si noterà che la parete scende ripida verso il basso ma poi lascia intravedere il chiarore della sabbia bianca e di alcune rocce isolate. I metri sono tanti ma quando il pescatore è allenato può tentare la cattura di qualche grosso serranide che vi trova rifugio. Sempre in profondità la roccia si fessura, spacca e insieme alle cernie sono spesso presenti corvine e saraghi. Progredendo ancora la costa offre sempre delle zone che fanno pesce e altre meno ricche di vita sino ad entrare in un’insenatura, a circa mezzo miglio dall’apice del capo, che mostra una franata e qualche scoglio affiorante: è il luogo di pascolo di cefali, salponi e di qualche spigola soprattutto quando c’è mare mosso. Dopo aver pescato sottocosta si può ritornare indietro provando a staccarsi un po dalla parete a picco: ci troveremo al cospetto di una frana che rotola caoticamente verso il fondo: anche qui vale la pena tentare dei voli di planata alternati ad aspetti perché orate e saraghi potranno presentarsi dinanzi al fucile. Cambiando l’orario di frequentazione è possibile che la corrente abbia invertito o cambiato il flusso: usate cautela nella nuova situazione perché i pelagici che magari alla prima “passata” non si erano visti potrebbero venire all’aspetto. A Capo Figari si può passare un’intera giornata di pesca calcolando che il percorso totale copre circa un paio di miglia. Prestate unicamente attenzione alle condizioni meteo marine perché se spirano venti da libeccio o da scirocco nonché di grecale potreste essere messi in difficoltà nel ritorno alla base di partenza.

Come arrivarci. La zona di Golfo Aranci si raggiunge comodamente dalla città di Olbia: nei mesi estivi c’è molto traffico turistico ma passata l’estate la strada di collegamento diviene molto più scorrevole. Olbia è il punto di arrivo di molte compagnie di navigazione e basta andare in un agenzia di viaggio per prenotare un passaggio ma anche lo stesso porto di golfo Aranci ha un terminal per traghetti, quindi la segnaletica stradale vi guiderà tranquillamente in zona! L’unico scivolo accessibile per alare il gommone nel punto più vicino a capo Figari è situato all’interno del porto di Golfo Aranci e si trova al fondo del settore riservato ai pescatori. Per partire da terra basta seguire i cartelli che indicano la località di Cala Moresca, dinanzi all’isolotto di Figarolo, poi, se si vuole entrare in acqua da Cala Greca si dovrà prendere il sentiero segnalato.

Come equipaggiarsi. Va da se che in un itinerario che prevede diverse strategie di pesca e soprattutto variazioni di batimetrica elevate dovrà essere affrontato con le “armi” giuste. Sul gommone terremo a disposizione uno schienalino piombato per i tratti da percorrere all’agguato o nelle poste a bassa profondità mentre se decideremo di pescare a fondo terremo in cintura solo i pesi necessari. Anche il fucile potrà essere cambiato: in parete un 90 molto maneggevole, all’aspetto e in caduta un 100 o un 110 con un bel mulinello capiente. A breve distanza da riva, sul promontorio di capo Figari, i pescatori professionisti insidiano i pesci spada…

 

Testo di Emanuele Zara