I FONDALI DI TORRE DEI CORSARI
Cercavamo
una meta interessante e distensiva per la vacanza di fine inverno e dietro il
consiglio di Eros, decidemmo di raggiungere la Sardegna sud - occidentale.
L’amico milanese ci aveva parlato di un posticino non proprio agevole da
raggiungere, sottoposto di continuo ai capricci dei fenomeni meteo marini (alias
Maestrale), difficile da frequentare ma, recepiti i suoi appetitosi resoconti
estivi, molto bello come tipo di fondale e assai ricco di pesce. Il fatto poi di
sondarlo in un periodo turisticamente “morto” ci dava la sicurezza ulteriore
di vivere dei giorni di pesca incantati, lontano dai turbamenti di folle
chiassose e vacanzieri aitanti, in un’atmosfera a dir poco surreale. Dopo la
traversata e il percorso automobilistico di circa 150 chilometri dallo scalo di
Porto Torres giungemmo finalmente alla meta: il territorio marino dislocato
intorno al villaggio di Torre dei Corsari, nel territorio di Arbus (CA).
L’isola visitata alle soglie della primavera è bellissima, incantevole, incredibilmente diversa dall’immagine ricavata durante i soggiorni estivi. Le strade sono totalmente libere: il parco di vetture circolanti locali risulta estremamente ridotto. Ci sono distese verdi e fiori dappertutto e i profumi che si levano dalla rigogliosa macchia mediterranea vi ossigenano, vi inebriano, vi ritemprano prima di entrare in acqua e subito dopo. Il clima è delizioso, di parecchi gradi superiore rispetto alle latitudini nord continentali: la temperatura mite vi coccola dal sorgere del sole agli ultimi raggi di tramonti infuocati. Il mare, attore indiscusso degli scenari sardi, dopo l’ampio e sabbioso golfo di Oristano, riprende le vesti di un formidabile padrone spesso imbizzarrito, capriccioso e violento.
| Non ci sono praticamente ridossi sicuri per decine di miglia e le raffiche inattese possono innescare repentini cambi di tempo. Alte e immani ondate screziate di bianco dai soffi di Eolo si frangono sulle scogliere, sconvolgono calette, arenili, propaggini; le correnti incrociano temibili in vari punti, la risacca è terribile. Il lato occidentale della Sardegna è sferzato praticamente lungo tutto il corso dell’anno dal Maestrale e questo regola le vicissitudini umane costiere in modo forzatamente restrittivo. Ma la sequenza di note negative possiede un risvolto eccellente, una caratteristica speciale: il moto ondoso incessante non permette alle barche di uscire con regolarità, e quindi di calare reti e palamiti; altri tipi di prelievo ittico sono altrettanto sospesi e quindi i pesci hanno il tempo di riprodursi e colonizzare abbondantemente le rive. Disponendo di un paio di settimane libere si è quasi certi di centrare un periodo buono e di cacciare lungo l’itinerario senza impedimenti ambientali; comunque è sempre meglio raccomandarsi alla dea bendata e portarsi appresso qualche porta fortuna! | ![]() |
Con l’ausilio di un gommone si può battere comodamente un ampio fazzoletto di mare, spostarsi in lungo e in largo ma considerate che l’unico scivolo presente in zona è situato a Porto Palma e non è il massimo della comodità e della sicurezza: è ricavato al termine di una corta strada sterrata e in caso di rafforzamento del mare non è facilissimo da raggiungere poiché è posto al centro di una spiaggia piuttosto bassa. Il “mare di fuori”, così definiscono il mar di Sardegna i residenti, non perdona leggerezze e approssimazione; se non siete sicuri della giornata è preferibile aspettare l’indomani. Qui alcune società subacquee isolane indicono delle gare sociali o dei trofei ed è nota la lista di rinvii accaduti nel corso degli anni a causa dell’instabilità atmosferica. Conviene telefonare preventivamente alle autorità portuali oristanesi in modo da recepire i bollettini nautici e programmare in sicurezza l’uscita. Noi abbiamo pescato in modo soddisfacente spostandoci in macchina e partendo da terra: ci sono numerose stradine, asfaltate e non, che conducono in prossimità del mare. Con il supporto di una fedele plancetta su cui riporre bevande energetiche, un paio di fucili alternativi, e il cavetto porta pesci si possono battere tutti i punti descritti nell’itinerario. Approfittando delle scadute di mare e del periodo stagionale si battono fruttuosamente molti angoli litoranei senza timore di perdere l’imbarcazione e svolgendo parecchie ore di salubre attività fisica.
| L’intero itinerario, che si snoda da Porto Palma a punta di s’Achivoni si snoda per una lunghezza di cinque, sei chilometri complessivi e senza esagerare con performance esagerate ci si può divertire. Il capo si s’Achivoni è il limite nord oltre il quale non si può andare: c’è una base militare aeronautica Nato che svolge periodiche esercitazioni di tiro. L’intera area di Capo Frasca è off limits, a prescindere da saltuarie aperture turistiche (informarsi presso le autorità preposte): normalmente è severamente vietato oltrepassare la fascia costiera che parte da terra e si spinge per un miglio e mezzo circa al largo, per tutto il perimetro della propaggine. Una serie di casette abbarbicate sui verdi declivi della collina ci avvisa che siamo giunti all’agglomerato di Pistis, il primo sito da cui entreremo in acqua. Il mare è freddo e la 6 millimetri è appena sufficiente a proteggerci: meno male che il calore del sole riscalda il tessuto nero ad ogni riemersione e rende piacevoli le brevi pinneggiate in superficie. In estate, invece, ci hanno detto che il mare si scalda molto, probabilmente per un gioco di correnti che trasportano acqua di stagno o di golfo, e per questo i pesci migrano verso quote batimetriche maggiori. I fondali precedenti la punta di s’Achivoni iniziano con una serie di lastre e massi frammisti a sabbia e ciottoli fino ad una batimetrica di una decina di metri: ci sono spacchi e tane che offrono di tanto in tanto la visione di saraghi corpulenti, di corvine scaltre, di gronghi, murene, di cerniotte, di polpi. | ![]() |
Il labirinto roccioso offre buone potenzialità di cattura al tanista a patto che sia rapido nello sparare e accorto nell’esplorazione visiva dei numerosi passaggi passanti. Ci inoltriamo aggirando degli scogli affioranti e dei lastroni semi sommersi dislocati un po dappertutto e riusciamo a fiocinare una bella spigola che cacciava nella schiuma di un frangente. Si pesca in poca acqua e la zavorra leggermente negativa ci aiuta nelle manovre strategiche. Caricati d’entusiasmo alterniamo una lunga serie d’aspetti e d’agguati rivolti verso la costa e riusciamo a vedere parecchi sparidi tra cui un’orata di notevoli dimensioni che mangia dietro ad una sporgenza: peccato che non riusciamo ad arpionarla al volo! Il luogo è ricco di pietre, di sporgenze, di scogli che spezzano continuamente le onde: le correnti che giostrano tra le creste dei massi e che alzano dal fondo un po di sospensione attirano tra i canaloni numeroso pesce. Bisogna solo sfoderare un filo di tecnica e acquaticità perché i flussi non permettono un autocontrollo perfetto. L’acqua non è troppo limpida a causa di rena e detriti in sospensione e questa è una peculiarità che palesa spesso anche in altri periodi dell’anno a causa dell’esposizione diretta ai fenomeni meteo marini, alla tipologia morfologica del fondale e dei litorali limitrofi. Senza accorgercene traguardiamo un’insenatura, poco prima di girovagare tra le pendici della penisola di s’Achivoni: il fondale si assesta intorno agli otto, dieci metri e si snoda in una serie di massetti accompagnati da qualche precoce macchia di grotto: c’è un flusso costante che arriva dal largo e che movimenta rigogliosamente la vita del fondale. All’aspetto giungono saraghi e cefali in branco e l’arbalete colleziona altri due bersagli. Attorno all’alto promontorio a forma di testuggine c’è un anello di schiuma che attira muggini, salponi e qualche spigoletta: lo battiamo passo a passo sperando di veder apparire contro corrente uno spigolone da infarto… ma per questa volta non siamo stati fortunati. Il fondo declina dapprima dolcemente e poi scende sui dodici, tredici metri: giunti in prossimità della punta e discostati di alcune decine di metri in fuori notiamo uno scenario davvero notevole: bellissime geometrie di coralligeno si esibiscono in archi, volte e antri. Le tane in questo grotto altissimo sono tanto stuzzicanti e appariscenti da osservare quanto inestricabili e numerose, e i pesci che si nascondono in gran numero non sono facilmente cacciabili. La corrente è notevole e un piccolo branco di barracuda ci ricorda che il regno dei pelagici rispetta in tutto il mediterraneo regole canoniche. Tra qualche mese si potrebbero trovare le ricciole di passo e altri pescioni mentre ora scorgiamo solo delle meduse e dei branchi di mangianza tranquilla. Non possiamo continuare oltre perché siamo al limite della zona militare e quindi dopo aver spaziato tra i meandri madreporici ritorniamo a riva nell’attesa di esaminare alcuni segnali forniti da Eros, al termine di lunghe rilevazioni estive.
Il giorno dopo decidiamo di spostarci poco più a sud: il tratto roccioso di costa a ridosso di Pistis si trasforma in un lunghissimo e spettacolare arenile coronato da alte dune di sabbia, is Arenas. I cannisti si piazzano con i loro attrezzi da surf casting a pochi metri dal bagnasciuga e soprattutto nelle ore notturne collezionano saraghi, mormore, orate, spigole, rombi, razze, eccetera. A circa mezzo miglio di distanza esistono delle formazioni rocciose strane, denominate volgarmente “strade”, parallele alla battigia: esse sono formate da blocchi di due tre metri di lunghezza alti qualche decina di centimetri. Sono oasi di pietra situate in distese di sabbia, immaginatevi che potenzialità offrono. La profondità varia dai 14/15 metri sino ai 18/20: è un posto da visitare quando il fiato e gli attrezzi sono più idonei magari tra qualche mese. Tutt’intorno e nelle fessure è possibile vedere sparidi di tutti i generi e anche qualche spigola. Alla fine della spiaggia troviamo una serie di punte, altro ambiente roccioso assai interessante. Sotto riva continua la presenza di massi, rocce, lastroni dove trovano rifugio principalmente saraghi ma procedendo verso il largo, allineati pressappoco alla torre di Flumentorgiu, una cinquantina di metri in fuori, si noterà una dorsale granitica che prima sfiora la superficie poi scende, spaccandosi in più parti, nel grotto oltre i 20 metri di fondo: scorgiamo una famigliola di corvine che si eclissa furtivamente in una buia fenditura ma l’osservazione di un posto così bello e promettente ci rende ugualmente soddisfatti. In estate si fanno dentici e non è raro l’incontro con palamite e barracuda su alcuni sbalzi mentre nelle crepe più fonde s’intanano i serranidi. Il villaggio di Torre dei Corsari è abbarbicato sulla scogliera e alle sue pendici si aprono un paio di golfi e altrettanti capi: le falesie che scendono dalla montagna e penetrano tra i flutti riservano un buon habitat per numerosa fauna. Prestate attenzione ai rivoli d’acqua che si fanno strada nelle gole e in un paio di spiaggette perché l’acqua dolce convoglia orate e spigole; durante un aspetto condotto alla “foce” di uno di questi abbiamo sorpreso finalmente una bella orata. I fondali si eclissano velocemente intorno ai 17/18 metri e per non spolmonarci a dismisura preferiamo battere esclusivamente batimetriche minori. Nel periodo estivo sono zone che nascondono tanto pesce mobile e che vale la pena setacciare attentamente: fanno la loro comparsa cernie di peso considerevole. Oltrepassiamo punta de sa Rosa che si apre in un’altra ansa irta di angoli deliziosi: tra la spuma dei marosi rotti dai massi e dalle schiene basaltiche girano dei bei pesci. Si pesca principalmente all’aspetto e all’agguato ma ricordatevi di dare un’occhiata alle tane meno appariscenti perché qualche sub della zona preleva ancora dei grossi saragoni intanati in poca acqua. Si continua così fino allo scivolo in cemento della cittadina di Porto Palma tra bassifondi di ciottolato, sabbione e scogli sparpagliati, lingue di pietra. La miscellanea di questi ambienti è un forte richiamo per gli aspettisti che nascosti da un velo di torbido e pescando al tramonto o all’alba possono fiocinare ogni sorta di pinnuto. Se avete la passione e la voglia di coccolarvi in un tuffo ardito uscite di circa un chilometro circa dinanzi a Punta Galera: c’è l’omonima secca che ha il cappello sui 13 metri poi discende tutt’intorno tra dorsali, canaloni e cigli di grotto. E’ un rialzo del fondale coralligeno che domina le batimetriche della zona oltre i dieci, dodici metri: ci sono correnti impetuose, è frequentata da alcuni forti campioni ma potrà riservare sempre momenti e carnieri magici.
Come
arrivarci.
La Sardegna è facilmente raggiungibile in qualsiasi periodo dell’anno (fatta eccezione per i mesi estivi quando conviene prenotare con diverso anticipo): dal nord al sud della costa tirrenica le compagnie navali garantiscono spostamenti giornalieri da un minimo di 6 ore con le navi veloci a un massimo di 12 ore per gli spostamenti notturni. Sia che arriviate a Porto Torres, a Cagliari o a Olbia il primo riferimento sarà la S.S. n°131 (Carlo Felice). Giungendo da nord dopo aver superato l’uscita per Oristano si può optare per due possibilità: seguire la verdeggiante strada per Arborea deviando poi per Marceddì, oltrepassato il lungo e stretto ponte che separa lo stagno dal mare (in realtà appartenente alla cooperativa di pescatori locali ma su cui transitano liberamente coloro che vanno al mare…) vi spettano solo pochi chilometri prima di giungere alla meta; oppure, continuare lungo la S.S. sino a Uras (dove consigliamo di uscire se si proviene da sud) e quindi per S. Nicolò d’Arcidano e in fine S.Antonio di Santadi. Arrivando da Cagliari la strada statale più breve è quella che collega Decimomannu a Guspini, dopo vi spettano un quarantina di chilometri di curve che fiancheggiano i pendii di diversi monti prima di raggiungere Porto Palma.
…cosa
vedere fuori dall’acqua
Questa porzione di Sardegna è di una bellezza naturalistica straordinariamente essenziale! Ignorando le villette e i residence di dubbio gusto, sparsi qua e là, e concentrandosi soltanto sul resto, si noterà che i colori sono gli assoluti protagonisti. Il verde con tutte le sue sfumature fa da padrone e riveste ogni monte, ogni colle, ogni piana e sembra voler rubare addirittura tratti di spiaggia. Il giallo e le sue tonalità che si accendono soprattutto al tramonto, spezzano con alte dune eoliche di sabbia l’egemonia della flora. Il blu del sesto continente è scuro là dove raggiunge gli abissi, più chiaro e limpido lungo i litorali. Dai racconti dei pochi indigeni presenti in primavera questa zona si arricchisce di ogni tinta, proprio come la tavolozza di un pittore. E’ una frazione di terra che appare estranea ad una visione improvvisa poiché così simile ad altri territori lontani: la Scozia dalle verdeggianti colline che si gettano sul mare e il Sahara dalle maestose e impalpabili montagne di sabbia. I diversi sentieri presenti accompagnano dolcemente il visitatore caricandolo di suggestioni e di forti emozioni, il viaggio intrapreso non ha spazio e tempo ed in breve ci si trova sommersi dal profumo del rosmarino, dal mirto, dalle ginestre, dal lentisco, dall’erica, e poi dal volo di stridenti gabbiani, dal sibilo del vento che si inerpica sibilando sulle sommità e sui dirupi delle scogliere. Gli unici ridotti agglomerati urbani, deserti nel periodo invernale, riportano alla realtà, alla “civiltà” del cittadino che spesso guarda l’ora: almeno per questa volta non si tratta del solito movimento condizionato ma del “campanello” che annuncia il tramonto. Per concludere in bellezza non si può perdere l’appuntamento con fenicotteri rosa, aironi cenerini, garzette, fratini e altri uccelli palustri: quindi muniti di binocolo, pazienza e tranquillità basterà raggiungere, sul far della sera, le rive dello stagno di Marceddì; basterà avvicinarsi in auto con cautela, questi animali diffidano dell’uomo, non dei mezzi motorizzati, per avvicinarli a tiro di tele obiettivo. Per gli irriducibili pescatori segnaliamo che Porto Palma, adagiato lungo un‘insenatura, tempo addietro era sede delle attività legate ad una tonnara genovese di cui oggi restano alcune romantiche memorie. Per informazioni dettagliate rivolgersi all’Ufficio inf. Turistiche presso Ostello della Torre, a Torre dei Corsari, Tel. 070 977155; alla Pro Loco di Marina di Arbus Tel. 070 9759998; capitaneria di porto (OR) 0783 72262.
Testi di Emanuele Zara & Lucia Notarangelo