INDICAZIONI
SUGLI SQUALI TROPICALI PIU’ PERICOLOSI
Le
specie che si nutrono di pesce sono dotati di più file di denti per ogni
mascella. Gli squali possiedono uno straordinario olfatto: infatti possono
avvertire l’odore del sangue e del cibo a notevole distanza. Possiedono
inoltre un organo sensitivo che permette loro di percepire le vibrazioni, a
bassa frequenza, prodotte da pesci feriti o da nuotatori in affanno.
Sia
lo stimolo olfattivo che queste onde provocano negli squali un forte senso di
eccitazione e poiché la maggior parte delle aggressioni si è verificata nelle
ore notturne, si ritiene che lo squalo si cibi prevalentemente in quella fascia
oraria. Spesso le vittime non si accorgono della presenza dell’animale.
Talvolta gli attacchi vengono preceduti da un rituale aggressivo: mentre nuotano
gli squali compiono cerchi concentrici attorno alla preda, che puntano, cercando
dei contatti preliminari. Si irrigidiscono incurvando il dorso ed arricciando il
naso fino a mostrare le fauci.
Tutti
gli squali dotati di denti, che superano il metro di lunghezza, se eccitati,
sono potenzialmente pericolosi. Le sostanze repellenti antisqualo utilizzate
durante la fase di eccitazione non sono risultate sempre efficaci. Talvolta è
stato risolutivo colpire l’animale sul muso.
Gli attacchi vengono oggi raccolti in un apposito schedario, la International Shark Attack File (ISAF). L’ISAF contiene oggi più di 2700 casi, dal XVI secolo ai gioni nostri. Dai dati raccolti risulta che, se da un lato è indubbio che alcune specie di squali attacchino le persone, dall’altro è evidente che gli attacchi sono di grande rarità (meno di cento all’anno nell’intero pianeta, di cui meno di trenta fatali).
Secondo il parere degli esperti le motivazioni che spingono uno squalo ad attaccare una persona sono molteplici, e possono comprendere:
1) la predazione (comportamento alimentare),
2) la percezione dell’uomo come elemento di minaccia (paura),
3) la percezione della presenza umana come un’intrusione territoriale, e
4) l’interferenza con una fase del comportamento riproduttivo.
Inoltre, molti attacchi di tipo predatorio (nei quali lo squalo morde e poi scompare) sono assai verosimilmente dovuti ad un errore da parte dell’aggressore, che ha scambiato l’essere umano per un’altra preda più appetibile. La grande maggioranza delle specie di squali esistenti è innocua per l’uomo.
Solo una ventina di specie sono state implicate in attacchi a persone, e di queste soltanto quattro sono state ripetutamente identificate come responsabili di simili eventi: lo Squalo bianco, lo Squalo tigre, e due Carcarinidi: C. longimanus e C. leucas. Emerge quindi con chiarezza l’irrilevanza del fenomeno in questa regione marina: 35 attacchi certi non provocati, e 21 fatali, cioè in media 0,2 attacchi fatali all’anno in un mare dove nello stesso periodo si contano oggi in circa trecento milioni le potenziali vittime.
Anche
raddoppiando tale cifra per tener conto di eventi che potrebbero essere sfuggiti
alla catalogazione, le probabilità per un qualsiasi bagnante di essere
aggredito e ucciso da uno squalo nel Mediterraneo può considerarsi
insignificante.
Sono
circa 350 le specie di squali: di 27 sono documentati attacchi all’uomo, 12
quelle altamente “sospette, 28 potenzialmente in grado di far danni. Le altre
non sono ritenute pericolose.
Talvolta,
sulle secche in alto mare, è utile osservare il comportamento dei pesci, come
le occhiate, gli zerri e le castagnole, che, se cominciano a muoversi a scatti o
a riunirsi in branchi insolitamente numerosi e compatti, possono indicare la
presenza di un grosso predatore nei dintorni, e anche se nei nostri mari è più
facile che si tratti di qualche dentice o di qualche ricciola, ma non è nemmeno
da escludersi che possa trattarsi di uno squalo. Perciò state attenti.
Se
però doveste vedere uno squalo che sfila tranquillamente vicino a un branco di
pesci, o di calamari, senza che questi evidenzino alcuna forma di nervosismo,
allora potete stare più tranquilli, perché vuol dire che lo squalo non è in
caccia e che quindi le possibilità di un suo atteggiamento aggressivo nei
riguardi dell’uomo sono più remote. Infatti, non è vero, come spesso
erroneamente si crede, che lo squalo mangi in continuazione e che divori tutto
quello che gli si presenta davanti.
Come
molti animali notturni, lo squalo ha uno specchio nel fondo dell’occhio, uno
strato di cellule chiamato tappeto che riflettono la luce che sfugge alla
retina. Nella maggior parte degli animali la retina raccoglie solo una porzione
della luce che la colpisce; ma se è presente un tappeto la luce che è sfuggita
rimbalza indietro dando alla retina una seconda possibilità di assorbirla. Le
creature dotate di un tappeto sono in grado perciò di sfruttare al massimo la
più piccola luce, quindi è necessaria una particolare attenzione alle
immersioni al tramonto e di notte.
La
condotta di alcune persone nell’acqua aumenta indiscutibilmente la possibilità
di provocare un attacco degli squali, ovviamente più uno agisce come un pesce
ferito, più rappresenta un invito per gli squali, nuotando disordinatamente si
possono diffondere vibrazioni che comunicano agli organi riceventi dello squalo
che nei pressi c’è da fare una facile razzia.
I
cacciatori subacquei non devono mettere il pesce legato in vita (in zone dove
possono esserci squali), ma subito sul gommone o lontano sulla boa in quanto,
eccitato dall’odore del sangue e degli altri liquidi corporei del pesce
arpionato, uno squalo seguirà il profumo e attaccherà il primo oggetto che
incontra. Un subacqueo che porta del pesce catturato col fucile dovrebbe tenerlo
su una lunga lenza da trascinarsi dietro. In questo modo uno squalo troverà il
pesce prima di arrivare sul subacqueo.
Se in acqua c’è molto cibo e vengono attirati molti squali, ne può risultare una frenesia di alimentazione.
L’attività
più pericolosa che un subacqueo può compiere è arpionare gli squali
sott’acqua. Squali feriti ed arrabbiati si rivolteranno per attaccare i loro
aggressori, spesso con risultati disastrosi.
Le
secrezioni sanguinolente di un pesce trafitto con la fiocina o semplicemente i
bagliori dei fianchi dei pesci rimorchiati nell’acqua con una cordicella,
possono attirare lo squalo.
I subacquei che s’immergono in apnea o con le bombole corrono i rischi maggiori di venire attaccati. Ciò dipende dal fatto che la loro attività aumenta le possibilità di incontro con gli squali. Sono state prodotte parecchie armi anti-squalo per i subacquei. La maggior parte dei subacquei porta il coltello, ma gli squali hanno un cuoio estremamente spesso, che può essere trafitto solo dai coltelli più affilati e comunque con notevole sforzo.
Anche i fucili subacquei che hanno abbastanza forza da penetrare nella pelle degli squali non hanno alcuna efficacia a meno che il colpo non raggiunga il cervello. Un fucile subacqueo può essere trasformato in un’arma molto efficace se all’apice del puntale si aggiunge una “testa di potenza”.
Queste, chiamate a volte anche “bangsticks”, in realtà non sono nient’altro che fucili da caccia a un solo colpo con proiettili corti, fatti in modo da scaricarsi a contatto con gli squali. Si possono fare quasi con qualunque calibro dal 22 al 12. Una versione molto potente della testa di potenza è una piccola carica esplosiva sulla canna al posto del proiettile.
Con
quest’arma sono state uccise bestie di grossa mole come un grande squalo
bianco lungo circa 4,5 metri e del peso di oltre 6 quintali. Esiste tuttavia
l’inconveniente che, una volta adoperata la carica esplosiva, il subacqueo
rimane completamente disarmato.
Da
un po’ di anni i ricercatori valutano con molto interesse le prestazioni di
una specie di lancia ipodermica che inietta nello squalo massive dosi di veleni
simili alla stricnina.
La
pressione dello squalo fa indietreggiare la cartuccia finché incontra un
percussore.
Probabilmente la miglior arma anti-squalo usata fino ad oggi è il dardo anti-squalo della Marina Militare USA assegnato in dotazione agli uomini-rana sin dal 1971 nella zona degli ammaraggi delle capsule Apollo. Il dardo anti-squalo è una sorta di lancia di acciaio cava, caricata con una cartuccia al biossido di carbonio fortemente compresso .
Al
momento che il dardo, generalmente montato all’estremità di un’asta o di un
giavellotto, viene a immergersi nel corpo dello squalo, la cartuccia esplode e
fa fuoriuscire il diossido di carbonio che si espande nelle cavità del corpo
dello squalo. Il gas rigonfia lo squalo e lo spinge in superficie, lasciandolo
alla deriva senza scampo con i visceri scoppiati. Una limitazione dei dardi in
CO2 è che si possono usare solo dai fianchi o dal basso; queste sono
le sole direzioni dalle quali l’asta può penetrare efficacemente nella cavità
del corpo dello squalo. Tutti questi attrezzi sono armi pericolose sia dentro
sia fuori dall’acqua e vanno trattati con cura e cautela. La Marina USA ha
anche messo a punto un dardo elettrico che si presenta come una lancia munita
all’estremità di una batteria che, quando la lancia penetra nella carne,
viene liberata e investe lo squalo con una corrente di 30 volt.
Uno degli elettrodi aveva una punta affilata e robusta e, quando veniva infilata nel corpo del pesce, immetteva una corrente tra la parte interna e quella esterna dello squalo. Finché la corrente passava, l’animale rimaneva paralizzato e incapace di muoversi o di respirare.
Dato
l’elevato costo di costruzione, quest’arma non è mai stata prodotta
commercialmente. Tuttavia, dato che uccide lo squalo solo se viene lasciata
inserita nel pesce abbastanza a lungo da farlo soffocare - di solito più di
trenta minuti - può essere di valido aiuto ai ricercatori che vogliono
catturare degli squali.
Il
dardo elettrico è stato realizzato dopo che vari esperimenti preliminari
eseguiti al Mote Marine Laboratory avevano dimostrato che gli squali rimanevano
tramortiti dalla corrente elettrica.
A
seconda delle dimensioni dello squalo, il dardo lo uccide o lo paralizza per
parecchi minuti. Nel corso di un esperimento, il dardo ridusse all’immobilità
uno squalo-tigre di oltre 3,5 metri e del peso di quasi 2 quintali.
Sfortunatamente la paralisi ha fine quando la batteria che alimenta il dardo
finisce la carica.
Le
armi, indipendentemente da quanto siano efficaci e da quanto abilmente vengano
usate, non servono a nulla se non si riesce a vedere lo squalo. Questo limita il
loro impiego ad acque relativamente trasparenti e le segnalazioni indicano che
solo la metà dei subacquei attaccati avevano visto prima lo squalo.
Si
sono fatti parecchi sforzi per proteggere i sommozzatori dagli squali che non si
vedono. Uno di questi è un repellente elettrico che emette impulsi elettrici in
acqua intorno al subacqueo circa ogni secondo. Alcuni subacquei lamentano che i
forti impulsi elettrici generati causino mal di denti. Se l’apparecchio è
acceso e si toccano gli elettrodi mentre si è fuori dall’acqua, la persona
sbadata riceve una scarica molto fastidiosa anche se non mortale.
Terapia: in casi di morsicature, oltre a disinfettare e a fermare l’emorragia, si andrà all’ospedale e si diventerà famosi.È opportuno estrarre il ferito immediatamente dall’acqua per impedire che possa di nuovo essere aggredito dallo stesso squalo o da altri suoi compagni. Di solito, in questi casi, gli squali trascurano i soccorritori. Poiché la causa più frequente di morte è lo shock emorragico, occorre tamponare la ferita con un bendaggio compressivo e stringere alla radice l’arto colpito con un legaccio. Per aumentare la stretta basta introdurre un bastone sotto il legaccio e torcerlo fino al blocco del flusso ematico. Per evitare che i tessuti non irrorati muoiano, bisogna allentare la legatura ogni 10 minuti. È consigliabile bere abbondantemente acqua per sopperire alla perdita di liquido plasmatici. La vittima deve restare sdraiata, con gli arti inferiori sollevati (posizione antishock), fino al pronto soccorso più vicino, ove deve essere sottoposta alla emostasi chirurgica ed alla terapia emotrasfusionale.
E
poi si diventerà famosi.
Nel
Mediterraneo comunque riscontriamo
questi squali potenzialmente pericolosi:
Squalo
bianco; Squalo mako; Smeriglio; Cagnaccio; Squalo toro; Squalo volpe; Pesce
martello; Pesce martello maggiore; Squalo grigio; Squalo bronzeo; Squalo pinna
nera; Carcarino minore; Longimano; Squalo pinna nera; Squalo grigio; Verdesca;
Squalo manzo; Squalo capopiatto.