IL BARRACUDA  

LUNGO LE COSTE ITALIANE

La primavera sta volgendo al termine e in mare cominciano a comparire sempre più spesso le specie ittiche tipicamente estive. Il barracuda è un pesce che in questi ultimi anni capita di trovare occasionalmente durante l’inverno ma si tratta di casi sporadici mentre dai mesi di maggio, giugno i branchi di questi affusolati predatori iniziano a colonizzare i posti che costuiscono l’habitat tipico: secche, orlate, promontori, frane in corrente, eccetera. Il comportamento dei barracuda e abbastanza simile un po' dappertutto ma tra una regione e l’altra della nostra penisola esistono, come per tutte le prede, dei modi di approccio differenti. I campioni che ho contattato sono tutti dei valenti pescatori che abitano in regioni dove è frequente incrociare questi pesci. In Toscana risiede Maurizio Ramacciotti e l’arcipelago omonimo, la vicina Corsica sono siti in cui è facile individuare branchi nutriti di barracuda. La Sicilia è probabilmente la regione dove il mare riserva incontri particolari ed è anche il territorio dove il barracuda è conosciuto da moltissimi anni: Nicola Riolo ci svelerà i siti migliori. Infine l’esperienza di Guido Castorina l’atleta cagliaritano che vive in una regione dove il barracuda è una presenza assidua e lo si trova un po' dappertutto.

Precauzioni nel recupero. Le specie di barracuda che vivono nel Mediterraneo non sono temibili come quelle presenti negli oceani. Da noi gli esemplari più massicci raramente oltrepassano i dieci chili di peso mentre i pesci tropicali superano i trenta e in certe situazioni possono costituire una seria minaccia per l’uomo. Comunque anche i barracuda che vivono attorno alla nostra penisola hanno un aspetto decisamente aggressivo donato soprattutto dalla bocca irta di acuminatissimi denti. Quando se ne cattura e non si fulmina spezzandogli la spina dorsale o raggiungendo qualche organo vitale inizia la fase del recupero che a mio avviso è molto appassionante. Il predone longilineo ha una fuga veemente e una discreta resistenza alla trazione della sagola per poi arrendersi stremato. In questa fase il pesce non sempre si dirige verso il fondo portandosi appresso una decina di metri di filo del mulinello: può verificarsi, come racconta il simpatico Guido Castorina, che punti il subacqueo fermo in superficie e si contorca come un ossesso menando il lungo corpo in un girotondo caotico ricco di sbuffi di schiuma. Non cerca di mordere anche se tiene la bocca semiaperta ma bisogna fare molta attenzione a fermarlo con decisione; bisogna stare attenti che una mano non capiti per disgrazia in prossimità delle fauci: ha denti affilati e uncinati perfino sul palato e un morso potrebbe causare serie lesioni.

Quali sono le zone migliori per trovare i barracuda nella tua regione?

M. Ramacciotti. Negli ultimi anni ci sono stati sempre più avvistamenti di questo pesce mentre in passato incontrare qui in Toscana i barracuda era del tutto casuale. Nel sottocosta livornese, il posto dove pesco gran parte dell’anno li incrocio di rado ma è sufficiente spostarsi alle secche della Meloria o ancor meglio attorno alle isole dell’arcipelago toscano (Elba, Giglio) per capovolgere la situazione. Il barracuda ha un grande range di caccia nel senso che può predare nel sottocosta oppure attorno ai sassi che si ergono dall’abisso. Quando vado a trovare Bellani a Capraia usciamo nell’unico settore in cui si può ancora pescare e la secca che c’è in questo spicchio di mare è sempre piena di barracuda. Discorso ancora più favorevole spostandosi sui sommi di Mezzo Canale o addirittura in Corsica: qui si esce principalmente per dentici e ricciole ma l’incontro con i branchi di barracuda è una costante.

La zona di Capo Corso, della Giraglia poi, è particolarmente adatta come morfologia subacquea perché ricca di corrente, di sommi e soprattutto di mangianza. Sono ottimi anche tutti i capi, le propaggini che si spingono giù sino a St. Florente. Come regola generale il barracuda si trova negli stessi siti dove ci sono dentici, entrambe le specie amano lo stesso habitat ma è risaputo che non vanno d’accordo: dove ci sono branchi di barracuda in caccia è quasi impossibile vedere anche dentici, al massimo li si scopre in un angolo della rimonta, in un pianoro vicino.  

N. Riolo. Per assistere ad una serie di spettacoli incredibili, ma senza fucile, basta recarsi allo Scoglio del Medico, nel parco Marino di Ustica: questa zona è famosa per l’avvistamento stanziale di branchi di barracuda foltissimi, con esemplari oltre i 7/8 chili, e vale la pena farci una visita perché sembra di essere ai Tropici tanti ce ne sono! Un posto dove ne girano molti e si possono pescare è intorno allo scoglio dei Porcelli, al largo di Trapani. Ci sono varie secche limitrofe e qui si trovano branchi di barracuda abbastanza stazionari. Le zone dove ce ne sono in gran numero e che conosco di più sono i Banchi del canale di Sicilia, il banco Talbot, Secca Murena, Skerchi, eccetera. Ne ho presi anche attorno a Palermo, su delle secche che ci sono a venti, trenta chilometri dal capoluogo, verso est.

G. Castorina. Il posto dove ho visto il numero più incredibile di barracuda in vita mia è la zona di Villasimius dove ora vige la tutela dell’Area Marina Protetta omonima. Sull’isola dei Cavoli, a Serpentara, la secca di S.Caterina ci sono branchi stanziali di proporzioni giganti. Dove si può pescare direi senza ombra di dubbio Carloforte, e precisamente l’isola del Toro. Qui l’incontro con i barracuda da maggio in poi è una costante. In generale la Sardegna è un buon sito perché i barracuda trovino il loro ambiente ideale; è ricca di secche, di punte, di isolette dove la corrente e la mangianza sono costanti. Mi è capitato pure di sparare a dei barracuda isolati nell’onda, mentre aspettavo a terra spigole e muggini: so che è successo anche a molti altri pescatori isolani sia d’estate che in inverno. Nella stagione fredda è addirittura più facile prendere barracuda di grosse dimensioni.

Qual è il fondale più idoneo per il loro habitah ideale?

M. Ramacciotti. Gli stessi che frequentano i dentici: orlate, secche, zone in corrente. Ama cacciare dove trova tanta mangianza. Rispetto al dentice si muove molto di più in verticale e infatti capita anche nel bassofondo, sempre roccioso.

N. Riolo. Dove pesci ricciole e dentici puoi vedere i branchi di barracuda. Tutte le secche con quelle belle cadute, le orlate nette dove si raggruppano le castagnole o le occhiate. Cacciano in branchi più o meno numerosi ma man mano che le dimensioni si accrescono tendono a scorporarsi e a vagare in solitario o in due o tre individui.

Che comportamento rivela il barracuda a fine primavera inizio, estate?

M. Ramacciotti. Il barracuda è sostanzialmente un pesce guardingo, sospettoso. All’inizio dell’estate, il periodo in cui si inizia a pescare con una certa frequenza il barracuda compare in nutriti branchi formati da decine di individui. Questa prerogativa lo rende più facile da far avvicinare, e infatti più numerosi sono i pesci abbrancati meno impegnativo risulta insidiarli. I mesi di maggio, giugno e in autunno, secondo me, sono i migliori: il barracuda segue i ritmi di un predatore classico come il dentice che quando il termoclino si abbassa e l’acqua si riscalda compare sui sommi più alti e man mano sprofonda. Io ne ho presi anche a 30 metri. La differenza che lo ha reso sempre più diffuso è che il barracuda caccia anche sotto il termoclino. Ma se è solitario, quasi sempre di grosse dimensioni, è ancora più diffidente del solito e non è per nulla scontata la possibilità di incuriosirlo e portarlo a tiro.

N. Riolo. Qui in Sicilia i primi barracuda iniziano a comparire a maggio. E’ un periodo in cui i pesci di passo hanno le uova al pari delle ricciole, dei dentici. E’ più facile osservare grossi branchi ed è anche più facile pescarli perché sono meno smaliziati.

G. Castorina. Normalmente è un pesce molto curioso e difficilmente non è tentato dal pescatore appostato. Dalla mia esperienza ho verificato che è più facile farli avvicinare quando li vedi prima di fermarti a fondo. Arrivi in caduta sul branco, i pesci si dividono poi ti avvolgono da tutte le direzioni. Se invece li vedi dopo allora sono più scaltri e magari non si avvicinano neppure se fai lunghe apnee. L’inizio dell’estate è il periodo in cui i branchi sono più tranquilli forse perché non è ancora scoppiata la stagione turistica. Ultimamente mi è sembrato che questi pesci stiano diminuendo di numero rispetto a cinque, sei anni fa dove praticamente li vedevi dappertutto, e soprattutto che siano scesi mediamente più in profondità.  

Ci sono condizioni meteo marine favorevoli per il barracuda?

M. Ramacciotti. Con il mare calmo si è portati a pescare meglio sulle secche e questo stato di alta pressione, di temperatura elevata sono l’ideale per pescare. In questa occasione si esce per cercare di prendere un dentice e spesso al loro posto si trova il branco di barracuda. Con il mosso accade che i pesci più intraprendenti si spostino sotto riva, attorno ai massi battuti dai frangenti e il barracuda non disdegna cacciare qui. Magari è più facile sorprenderlo nei mesi autunnali ma se ad esempio il cappello di una secca è a pochi metri dalla superficie e subisce l’azione del moto ondoso c’è sempre la possibilità che qualche barracuda si spinga lì per predare la mangianza.

N. Riolo. Più che parlare di clima esterno io ho riscontrato che il barracuda è molto legato alle correnti sottomarine. Spesso nei posti in cui stazionano e restano spira molta corrente, corrente forte. Ho notato anche che negli orari in cui questa è impetuosa c’è la conferma di un maggior numero di pesci nei punti più alti dei sommi o nei margini delle orlate. Stanno fermi e poi aggrediscono i pesciolini sfruttando da opportunisti gregari la situazione. Quando la corrente scompare si spostano dalle secche e migrano verso il mare aperto.  

G. Castorina. Con mare formato io frequento posti molto vicino a terra, tipo parete che cade e poi risale con una guglia poco distante: in queste circostanze si prendono anche barracuda. Sui sommi fuori, staccati dalla riva li puoi trovare sempre. Riguardo ai mesi di maggio, giugno si sente il problema del taglio di acqua fredda ma non sembra limitarne troppo l’attività predatoria perché capita di scendere e vedere i barracuda che “bucano” il termoclino per venire a osservarti più da vicino. Forse questa caratteristica è quella che qui in Sardegna, ma so che in altre regioni hanno lo stesso problema, ha comportato un confitto con i predatori classici delle secche, i dentici, che mal tollerano il taglio freddo.

Qual è la tecnica di elezione per riuscire a catturare qualche bell’esemplare?

M. Ramacciotti. E’ un pesce che secondo la mia esperienza lo puoi insidiare quasi sempre all’aspetto; in movimento è difficile e tra le due possibilità scelgo sempre di fermarmi e attenderlo. Con altre tecniche di pesca è molto più raro anche se non mancano casi in cui all’agguato o in caduta scappa un tiro soddisfacente. Talvolta caccia attorno a scogli affioranti, tra massi in corrente situati in poco fondo e capita di trovartelo improvvisamente dinanzi sotto forma di un “cilindro” argenteo di grosse dimensioni. In questo caso si tratta di esemplari solitari, isolati che bazzicano nella schiuma al pari delle spigole. Quando si scende e s’intravede il branco compatto magari attorno a una rimonta fonda può succedere, ma raramente almeno per ciò che mi riguarda, che sfilino via lentamente e quindi che ci sia la possibilità di arpionarne uno prima che si allontani il gruppo.

N. Riolo. Quando stai aspettando i dentici o le ricciole capita di essere circondati da un branco di barracuda. Direi che l’aspetto classico è il metodo che adopero nella maggioranza delle catture. Un altro sistema lo metto in pratica quando individuo a mezz’acqua i barracuda compatti: mi è capitato di andarci incontro e loro forti del gruppo non si scompongono più di tanto offrendoti l’opportunità di scoccare il tiro e infilzarne due o tre. In acqua più bassa, magari al termine di una mareggiata capita di pescarne qualcuno, ma sono esemplari di taglia piccola. Ne ho visti anche tra i pali dei pontili mentre danno la caccia ai cefaletti.

G. Castorina. Normalmente li prendi all’aspetto mentre ti stati occupando di qualche altra preda più nobile. Nel caso non ci sia nulla in giro oppure ti transita davanti un branco con pezzi superiori ai cinque, sei chili puoi dedicarti alla cattura dei barracuda. Un’altra tecnica è la caduta: se non si riesce a sparare in discesa è quasi scontato che i pesci arrivano tutt’intorno non appena l’apneista tocca il fondo.

L’attrezzatura più adatta al contesto stagionale e alla tipologia di pesce?

M. Ramacciotti. Indosso un completo da 5 mm, una Rofos che io stesso testo come materiali e mimetismo a scomposizione d’immagine. Il mare è ancora freddo se parliamo di fine primavera soprattutto se si deve pescare a fondo. Gli sbalzi di termoclino non ancora stabile e assestato devono essere affrontati con un capo perfetto e caldo. Come fucile se sono in zone tipo Corsica o secche di Mezzo Canale dove la visibilità è sempre garantita impugno un Monoscocca C4 di misura 115 se invece pesco in zone miste con visibilità non sempre cristallina preferisco immergermi con un fucile versatile, un 90, sempre Monoscocca. E’ fondamentale sparare con un arma precisissima perché la silouette del barracuda soprattutto se è di un paio di chili di peso è bassa e allungata, difficile da colpire bene a metà. Il barracuda esibisce una reazione di fuga rabbiosa e se non è preso bene si strappa. Tutti i miei fucili sono equipaggiati con gomme da 17 mm, asta da 6.3 e mulinello.

N. Riolo. Mi equipaggio con la stessa attrezzatura che adopero normalmente per dentici o ricciole, l’obiettivo primario delle mie uscite sulle secche. Il fucile è un’arbalete 130 con fusto in carbonio, doppio elastico, mulinello e asta da 7 mm a doppia aletta. Come muta indosso ormai da tre, quattro anni una Sdive Mimetica Dinamica, il capo con le alghe riportate sull’esterno. Ho verificato anche per i barracuda che il pesce è maggiormente incuriosito, perde quell’attimo di tempo in più a riconoscere l’entità appostata sul fondo, e io ne approfitto.

G. Castorina. Quando pesco in caduta curo in maniera speciale l’assetto quindi scelgo accuratamente la pesata e mi piombo un po' meno di quando decido di effettuare l’aspetto: 4 chili, 4 chili e mezzo. La mia muta è di spessore 5 mm, un completo Effesub tutto da cinque mm perché amo stare al caldo anche in profondità. Riguardo al fucile non scendo mai sotto il 100 e adopero spesso un 115 in legno o in carbonio con asta da 6.5 mm: mi sono trovato benissimo con la serie Black Blade e con i Narvalo. Normalmente monto gomme da 16 mm abbastanza corte rispetto alla lunghezza standard: non amo troppo le doppie coppie di elastici perché l’azione di carica è più complessa rispetto alla monogomma. Il barracuda è un pesce che talvolta si spara lungo soprattutto se hai intenzione di prendere i più grossi del branco. Sino a un certo peso, sino al paio di chili sono riuniti in branchi uniformi; oltre i due, tre chili è facile individuare all’interno del gruppo pesci di stazza superiore quindi preferisco impugnare un arbalete che mi consenta di scegliere senza problemi il bersaglio. Le pinne sono con pala in carbonio, le X-Carbon Blue della Effesub, perché a me piacciono pale piuttosto rigide.  

Hai un ricordo speciale sulla pesca del barracuda?

M. Ramacciotti. Un episodio bellissimo che vivo ogni volta che pesco su una rimonta frequentata da barracuda è lo spettacolo del branco che ti sfila davanti! Osservare decine di grossi barracuda che con la loro livrea tigrata e argentea ti transitano nella luce dell’alba o del tramonto è sempre una grande emozione. Su una secca fuori dalla Giraglia facevo l’aspetto al dentice quando la mangianza si è aperta. Invece dei dentici mi sono arrivati, da dietro, una trentina di barracuda, tutti grossi. Ne ho lasciati sfilare un po' finche ne ho individuato uno più corpulento degli altri: erano vicinissimi e ho sparato fulminandolo. Pesava otto chili.

N. Riolo. Il giorno prima di un campionato Euro Africano disputatosi in Senegal, che vinsi nel 91, se non ricordo male, andammo a provare le attrezzature con capitan Giannini, Mazzarri e Bellani. Io arpionai un bellissimo barracuda di circa 22, 23 chili che sembrava enorme. Dopo 5 minuti la mia preda passò immediatamente in secondo piano perché Mazzarri usci dall’acqua con un barracuda di ben 30 chili, almeno mezzo metro più lungo, un esemplare che faceva paura, un vero mostro!

Un altro episodio che ricordo avvenne sulla secca della Scala, davanti a S. Maria di Leuca, durante lo svolgimento del Campionato Italiano vinto da Aldo Calcagno. Stavo riemergendo con una cernia di 12 chili tra le mani, in una corrente bestiale, quando sotto mi me comparve un branco immenso di grossi barracuda. La cosa incredibile è che stavano appiccicati l’un l’altro tanto che se avessi avuto il fucile carico ne avrei potuti prendere quattro o cinque con un tiro!  

G. Castorina. Ti parlo dell’episodio che mi ricordo di più anche perché il bestione che ho salpato pesava circa 9 chili. A me piace molto pescare in caduta fondo. Stavo scorrendo un tratto di mare vicino a Cagliari quando ho scorto una grossa sagoma ferma sulla sabbia. Lì per lì credevo fosse un grongo ma non ero troppo convinto. Il successivo pensiero mi fece propendere per un pesce in corrente invece si trattava del barracuda. Mentre lo raggiungevo ha abbozzato la partenza ma sono stato veloce e l’ho trapassato. Ancora stupito dal comportamento strano l’ho gettato sul pagliolo e il barcaiolo mi ha subito detto avevo preso un pesce di rapina: era fermo perché dalla bocca spuntava uno spezzone di filo da palamiti e relativo amo da dentici che probabilmente lo aveva tormentato sino a sfinirlo!

Un’altra storia simpatica è accaduta in compagnia di una ragazza che avevo da poco conosciuto, in località Torre delle Stelle. Gli stavo raccontando la storia dei pesci pericolosi, che in Mediterraneo si può stare tranquilli perché non ce ne sono, eccetera, quando dopo pochi minuti è accaduto il fattaccio. Ho sparato ad un barracuda e una volta in superficie ho visto la mia compagna atterrita, appollaia sulla prua del gommone: il pesce ferito sbatteva come un ossesso e con la bocca irta di denti aguzzi sembrava volesse assalirmi! La poveretta ha versato lacrime…

 

Testo raccolto da Emanuele Zara.