IL DENTICE LUNGO LE COSTE ITALIANE
Tra le prede insidiabili in Mediterraneo il dentice rappresenta uno dei bersagli più ambiti da tutte le categorie di pescatori. L’aurea di prestigio che ne sublima la fama è una dote che questo stupefacente predatore si porta appresso da moltissimi decenni. La bontà delle carni bianche e saporite non si discute, la stazza considerevole che può raggiungere in età adulta neppure (sono stati presi pesci superiori a 16/17 chili, mostri più lunghi di un metro e spessi una ventina di centimetri!) ma per essere l’oggetto di desiderio per migliaia di sportivi, e di professionisti, c’è sicuramente dell’altro. Chi lo insidia con la traina, con i palamiti è attirato quasi unicamente dalla bellezza e dal fascino intrinseco del pesce (se parliamo dal punto di vista meramente ludico) perché il dentice non risulta poi così impegnativo da prendere, ad esempio, tramite un amo o una serie di ami innescati con il vivo, e non si rivela un gran combattente una volta allamato. Certo, bisogna procurarsi l’aguglia o la seppia viva (funzionano egregiamente anche le imitazioni artificiali, le sardine morte, i calamari decongelati, eccetera) sapere a che quota esatta trainare, disporre di attrezzatura buona, conoscere i posti buoni dove calare e far lavorare la lenza, ma se si sono appresi i passaggi corretti i dentici abboccheranno frequentemente. E purtroppo questa dimestichezza con tecniche di prelievo sempre più micidiali ha condotto certi equipaggi a perpetuare pesanti carnieri, a tutte le quote, estate e inverno, e ciò sta determinando una rarefazione di dentici in vari hot spot della nostra penisola. Noi pescatori in apnea, più di qualsiasi altra categoria, amiamo il dentice soprattutto per la difficoltà della cattura. E’ sempre stato così, e i racconti del Marò ce lo confermano sin dal periodo dopo la seconda guerra mondiale. Prendere dentici con una certa regolarità non è certamente cosa da tutti e anche tra chi si considera uno specialista il dentice sa dosare emozioni incredibili per via della profondità in cui si caccia, per la sua imprevedibilità comportamentale, per l’impegno del tiro. Imparare a pescare dentici è definita un’arte, un’arte di cui godere a fondo. Per rappresentare questa categoria ho ascoltato due atleti dotati di carisma assoluto. Il tre volte campione mondiale Renzo Mazzarri si può considerare uno di questi personaggi unici, uomini capaci d’interpretare la pesca al dentice come pochi. L’Elbano ha un’esperienza lunghissima in merito (chi l’ha visto in opera è rimasto allibito per l’efficacia della prestazione) e durante il colloquio mi ha raccontato episodi in grado di farmi sussultare dalla sedia! Un grande! Il secondo apneista, un signore di 63 anni, un mito in fatto di dentici e di pesca subacquea in generale, un uomo che tutti hanno apprezzato durante la lunga e prestigiosa carriera agonistica risponde al nome di Antonio Toschi. A dispetto dell’età, degli inevitabili acciacchi il fuoriclasse savonese, trasferitosi da decenni in Sardegna, dedica parte della stagione estiva alla cattura di dentici, la preda a cui è più affezionato. A testimonianza della sua eccelsa bravura basta dire che seleziona sempre i pesci, cerca di catturare sparidi sopra i due chili di peso e che nella sua attività predatoria di dentici ne ha persi pochi grazie ad un fucile, ed ad un’asta, davvero speciali. Inutile dire che durante l’agognata e ricercatissima intervista mi tremavano le gambe…
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Dove
cercare dentici nella propria realtà regionale? Renzo Mazzarri. L’isola in cui vivo, l’Elba, è sempre stata una delle zone mediterranee ideali per i dentici. La morfologia del fondale costituita da promontori, secche, sommi battuti dalla corrente e da tanta mangianza rappresenta un ambiente perfetto per i branchi di dentici. Le secche di Mezzo Canale, l’Africhella erano i miei posti mitici, luoghi in cui ad ogni battuta tornavo a casa sempre con qualche bel pescione. All’apice della mia carriera, ti parlo di circa dieci, quindici anni fa, prendevo il mio Calafuria e uscivo per allenarmi quasi tutti i giorni. Raggiungevo i Banchi di Mezzo Canale e immergendomi assistevo, immancabilmente, a degli spettacoli unici. L’anno scorso, dopo un periodo abbastanza triste in fatto di abbondanza di pesci, ho rivisto con soddisfazione parecchi dentici. Non siamo a livelli di un tempo perché ricordandomi di ciò che ho fatto in tempo a osservare… Non sono stato mai in vita mia a Gorgonia, a Giannutri, al Giglio. Conosco molto bene tutta l’Elba, parzialmente Pianosa, Capraia, Montecristo che ora sono divenuti dei polmoni ancora interessanti. C’è da aprire una parentesi sulla riduzione del numero di pesci avvistabili di anno in anno perché ormai tutti pescano dentici. Ci sono dilettanti e professionisti che li cercano con il tremaglio, la cianciola, i palamiti, la traina. Questo prelievo incessante ha causato una diminuzione drastica di pesce, e non solo di dentici. Se parliamo invece del momento migliore per prendere un dentice all’Elba direi che è compreso tra gli inizi, metà di maggio sino ai primi di luglio. Il pesce si riunisce in branco per l’accoppiamento, non ha ancora tutta la pressione del turismo nautico, i pesci sono più abbordabili. Durante l’estate si vedono esemplari di taglia maggiore, dentici che risalgono ma sono pesci difficili e a fine stagione praticamente imprendibili. Antonio Toschi. La Sardegna è ricca di dentici un po' dappertutto anche se si constata che rispetto al passato il numero dei pesci si è ridotto moltissimo. C’è una pesca intensiva fatta un po' da tutti e con i palamiti, la traina le reti si passano al setaccio miglia e miglia di mare. |
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Anche i locali prendono dentici, li prendono addirittura d’inverno, a quote profonde, e fanno stragi innescando a calamaro. Io ho pescato sempre a nord dell’isola e questi sono i punti che conosco meglio perché per conoscere a fondo un itinerario lo devi frequentare a lungo. Le zone che io reputo come migliori sono sicuramente quelle dell’arcipelago della Maddalena. Ora la pesca in apnea non è più praticabile a meno di pagare un obolo. A me non va il principio che per pescare bisogna pagare quindi non le frequento più. In quest’area ci sono moltissimi sommi, secche, un’acqua limpidissima e piena di mangianza, di conseguenza ci vivono molti dentici. Quando c’erano stati i Campionati Italiani, ora non ricordo in che anno, esplorando attorno alle varie isole avevo trovato molti rialzi non segnati sulla carta nautica, degli scogli piccoli, non estesi, e sopra alcuni di questi c’erano concentrazioni di dentici particolarmente abbondanti e di grosse dimensioni. Anche nella parte nord occidentale, come Santa Teresa di Gallura, capo Testa la presenza di dentici è una costante. C’è solo il problema dei villeggianti che sin dai primi caldi iniziano una specie di processione nautica con inevitabili ripercussioni sulle popolazioni di pesci. Prendendo in analisi il periodo migliore direi che diversi anni fa era la prima decade di luglio ora è anticipata, almeno per ciò che ho notato personalmente in queste aree da alcuni stagioni a questa parte. Credo si tratti di un aumento della temperatura marina, l’acqua si scalda prima, quindi i dentici compaiono in massa anzitempo.
Qual
è il fondale ideale per i dentici nelle tue zone?
Renzo
Mazzarri. Il dentice ha bisogno di grandi spazi per riunirsi, per cacciare e le
zone migliori sono quelle battute da corrente impetuosa. La corrente convoglia
tutto il nutrimento che necessita quindi i grossi branchi si concentrano in
questi punti. Inevitabilmente ci troviamo al cospetto di secche, di punte, di
sommi e di cigli. Il dentice cerca da mangiare con bramosia quindi si raduna
dove trova castagnole, occhiate, eccetera. La mangianza sta a monte della
corrente, la rimonta, nuota controcorrente quindi i dentici li trovi quasi
sempre lì però a volte, non si sa per quale motivo, stanno fuori dalla secca,
a volte sull’apice. Io non ho trovato una regola precisa. L’aspetto
fondamentale è che sono situati sempre dal lato in cui arriva la corrente.
Antonio
Toschi.
Se
prendiamo ad esempio l’arcipelago della Maddalena si trovano molte risalite di
granito. Attorno a un picco che si rialza dal fondo si ferma tanta mangianza e
dietro a questa ci troviamo i branchi di dentici. In zone granitiche si trovano
nascondigli che io chiamo “unidirezionali” cioè dei tagli in cui ti apposti
ma maneggi con difficoltà l’arma, hai uno spazio limitato davanti ai tuoi
occhi per valutare ad esempio l’arrivo dei pesci, la composizione dei branchi,
scegliere l’esemplare da catturare, ti devi un po' accontentare di cosa riesci
a vedere, non hai il controllo completo del gruppo di dentici. Nella zona di
Isola Rossa verso Santa Teresa si reperisce un altro tipo di fondale con granito
vivo sino a una quindicina di metri poi si prosegue con il grotto. Negli spacchi
del grotto del fondo hai un vantaggio strategico durante la posta perché riesci
ad occultarti bene e contemporaneamente ad avere sottocchio ampie porzioni di
territorio. Nell’alga c’è il problema del fastidio che ti arrecano gli
steli della posidonia, si tende a smarrire il senso di un fuoco corretto davanti
a se ma si ha comunque una visione buona e ampia dei pesci in avvicinamento.
Le
quote batimetriche medie in cui si fanno le catture?
Renzo Mazzarri. Nel periodo di fine primavera, inizio estate i dentici si trovano a profondità relativamente bassa. Agli inizi di stagione c’è sempre un termoclino molto forte, accentuato in tutto l’arcipelago Toscano e in particolare all’Elba. Le quote possono essere di dieci, dodici, quindici metri, dove l’acqua è più calda. Man mano che la temperatura del mare si uniforma, si scalda e il taglio freddo si avverte sempre meno i branchi di dentici tendono a stabilizzarsi progressivamente più a fondo. Con la complicità della pressione turistica si pescano dentici anche oltre i trenta metri di quota. La temperatura dell’acqua, quindi, gioca un ruolo cruciale. Senti a pelle la stratificazione dell’acqua che da temperata passa a fredda. Devi cercare un nascondiglio sopra il taglio, sotto è quasi imprendibile, è rarissimo che un dentice arrivi nell’acqua fredda.
Antonio Toschi. A Stintino mi è capitato di prendere dentici a quote non elevate poiché ne sorprendevo diversi all’interno delle calette, alla sera li trovavo anche lì. Nel nord Sardegna, dalle mie parti, ho marcato quasi tutti branchi molto profondi, oltre i venti metri. Ora per non affaticarmi eccessivamente e per le apnee che non sono più quelle di un tempo impiego un sistema di zavorra mobile. Pesco con il piombo in mano, lo lascio di fianco a me e siccome è legato con un sagolino fine da 2 millimetri non da fastidio ai pesci. Poi mi apposto nei miei soliti spacchi, a un paio di metri di distanza, e faccio la posta. Una volta lasciavo il peso appeso a mezz’acqua e nei posti molto profondi in luogo della mattonella di piombo mi procuravo una serie di pietre, le legavo, facevo una specie di maniglia, poi le abbandonavo terminato il tuffo. Mi preme dire che io non ho mai avuto apnee straordinarie ma nonostante ciò non ho mai rischiato davanti a un pesce, assolutamente. Se i dentici hanno intenzione di avvicinarsi bene altrimenti ritorno in un altro momento, in un'altra serata, o mi sposto sul secondo segnale.
Che
comportamento rivelano i dentici in questo periodo?
Renzo
Mazzarri. I branchi si riuniscono a maggio, la prima luna di maggio per
riprodursi. Qui lo chiamano il montone. E’ il momento in cui sono più
vulnerabili pescando con le reti. Durante l’anno è difficile che il dentice
si immagli ma in questo periodo i maschi corrono dietro alle femmine e non si
accorgono delle reti: ci entrano tutti dentro! Se si parla con i vecchi
pescatori elbani ci si sentirà confermare la situazione. Il pescatore
subacqueo difficilmente assiste a tale fenomeno anche perché avviene
generalmente a quote molto impegnative, oltre i 35/40 metri, dove le
modificazioni termiche sono meno elevate e più stabili nell’arco della
stagione. Terminato il periodo riproduttivo il branco di dentici rimonta le
secche e presenta una voracità proverbiale. A tal proposito ho assistito ad un
episodio, tanti anni fa, incredibile. Mi trovavo sui Banchi di Mezzo Canale
quando il mio marinaio, inavvertitamente, stappò una lattina di Coca Cola e la
linguetta metallica finì in mare. Io vidi il pezzetto di alluminio precipitare
ondeggiando verso il fondo e, all’improvviso, dal branco di dentici che
stazionava a mezz’acqua scattarono come un fulmine decine di
esemplari tra cui un pescione più lesto degli altri che spalancò la
bocca e inghiottì l’oggetto prima che toccasse il fondo!
Antonio
Toschi. D’inverno stanno fondi e poi risalgono verso fine primavera quando si
forma il termoclino. Se possono stanno nell’acqua calda. Io
ho selezionato vari punti e qui ci trovo i soliti branchi a partire dal periodo
di fine primavera, inizio estate. Chi fa l’aspetto senza un riferimento può
trovare anche i dentici solitari ma non è il mio caso. Non ho più voglia di
studiare grandi aree di fondale compiendo aspetti un po' dappertutto: ora sono
pigro e sfrutto i miei posti a rotazione.
Quali
sono le condizioni meteo marine più favorevoli dalle tue parti?
Renzo
Mazzarri. Sulla costa dell’Elba, e in particolare nella parte sud, dove abito,
se tira vento di Scirocco leggero, ma in fase montante, è il momento migliore
in assoluto per prendere dentici. Le secche, le rimonte al largo rappresentano
un mondo a se stante in quanto quando c’è mare non si possono raggiungere
quindi è difficile raccogliere dati statistici attendibili. Sull’Africhella
ho pescato molti dentici e le condizioni migliori si presentano con corrente da
maestrale, nord, nord ovest. Con corrente inversa, da Scirocco, l’acqua si
rinfresca, diventa più fredda rendendo meno probabile l’incontro con i
branchi di dentici e soprattutto molto più difficili da insidiare: pesci
nervosissimi, lontani, inavvicinabili neanche dopo apnee di due minuti e mezzo.
Antonio
Toschi. Non si riescono a capire bene. Ti fai delle regole poi un giorno ti
viene ribaltato tutto. Ti fai delle teorie poi vai in acqua convinto ma
i dentici hanno il magico potere di scombussolare ogni previsione. Nella
parte nord ovest della Sardegna, da Stintino a Santa Teresa quando c’è
scirocco l’acqua si raffredda moltissimo e c’è il deserto. Il ponente è
forse il vento che crea i presupposti più favorevoli per la pesca ai dentici.
L’orario
migliore?
Renzo
Mazzarri. Tra maggio e la metà di giugno non fa differenza, nel senso che
l’alba e il tramonto si equivalgono in termini di avvistamenti e di catture.
Forse un leggero vantaggio lo conserva la sera, il calasole. Dopo la metà del
mese sicuramente propenderei per il mattino prestissimo perché il disturbo
creato dai turisti dal via vai di barche e barchette li infastidisce troppo
durante il giorno.
Antonio
Toschi. Io al mattino presto non esco
mai, non sono mai andato a pescare all’alba in vita mia quindi non so come
sia. Sono lento a carburare, dopo la sveglia devo attendere almeno due o tre ore
prima di mettermi la muta. Quando ero giovane pescavo di norma tutto il giorno a
pesce bianco poi la sera impugnavo il fucile lungo e mi facevo tutti i sommi per
dentici. Tuffi brevi, non perdevo troppo tempo, se venivano a tiro bene se no
cambiavo zona. La pesca al dentice rende bene sino a quando c’è poca luce, al
tramonto.
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La
tecnica d’elezione per la cattura di un dentice è l’aspetto classico. Ci
sono varianti sul tema? Renzo Mazzarri. Mi sono capitate catture eccezionali al di fuori del contesto “aspetto” ma non fanno testo. Per fare un esempio un giorno sono uscito con mio fratello Nilo e sulla verticale di una rimonta situata a trenta metri abbiamo trovato un branco di dentici grossi a mezz’acqua. Appena ho fatto la capovolta, probabilmente non si erano immerse neanche tutte le pale, il branco si è accorto della mia presenza, mi ha puntato e uno dei più belli mi è giunto a breve distanza dalla punta dell’asta. Gli ho tirato sul testone, pesava quasi sette chili. E’ stata una cattura così imprevista che Nilo mi ha domandato: “ma cosa hai sparato in superficie?” E io: “ad un dentice!”. Non ci voleva credere…! Altre volte ne ho sorpreso qualcuno in caduta ma si tratta di episodi davvero saltuari. Il dentice si prende praticamente sempre e solo con l’aspetto. Dal mio punto di vista anche nell’esecuzione di questa tecnica non ci sono segreti quali i rumori gutturali o altri sotterfugi. Devi essere comunque molto bravo nell’applicazione della strategia corretta. La pesca al dentice è un arte, ma un arte di quelle sopraffine. |
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Devi comportarti in seguito a tutto il bagaglio d’esperienza che hai maturato in mare: e’ la somma di tutte le tue capacità. Devi mettere sul piatto della bilancia tutto il tuo potenziale: fare una capovolta perfetta, effettuare una discesa che non li allarmi, una risalita altrettanto accorta se non spari, sul fondo mimetizzarti ma al contempo stimolare la loro attenzione, tirare nell’attimo giusto ne anticipando ne posticipando la contrazione del dito sul grilletto, eccetera. Tutta una sfera di componenti che chiudono il cerchio per un attesa perfetta.
Antonio Toschi. Il dentice è una preda che mi è sempre piaciuta molto e la passione non è venuta meno neppure con l’incedere dell’età. Ho parlato di passione non di supporto del fisico! Ora a 63 anni non me la sento più di stare in acqua per ore e ore, d’inverno mollo, riprendo a maggio sino all’autunno, poi passo alla traina del tonno. Io non ho mai sparato a pesci piccoli e ancora adesso non mi interessano. Su dentici sotto i due chili difficilmente scocco il tiro. A volte succede addirittura che evitando quelli piccoli si perda l’occasione con quello grosso ma pazienza; se non si rispettano i pesci che possono diventare grandi è finita. Ultimamente ho visto portare in ristorante delle cerniotte microscopiche, pescate da un gruppo di agonisti venuti qui in “vacanza”, così piccole che anche il personale della cucina si è meravigliato! L’aspetto è sicuramente la tecnica elettiva, i dentici si prendono facendo aspetti curati nei minimi particolari. E’innanzitutto indispensabile reperire un buon nascondiglio perché magari all’inizio della stagione riesci a sparare qualche colpo sui dentici non ancora smaliziati ma dopo se sei un po' scoperto non ne prendi più uno. Io mi cerco, se posso, nascondigli che mi lascino l’orizzonte libero in modo da poter vagliare attentamente la situazione che si presenta davanti. In caduta ne ho pescato qualcuno ma in questo campo metterei anche i dentici fondi che si avvicinano e si lasciano sparare prima che ti sia appoggiato. In tana mi è successo di vedere dentici solo in Yugoslavia, a Lussino: lì i dentici s’intanano, in Sardegna non mi è mai capitato di vederne uno. Si è verificato invece di aver sparato ad un dentice e che questo si sia imbucato sbattendo sul fondo facendo una nuvola di polverino. Gli altri pesci del branco sono accorsi in zona, sembravano pazzi tanta era la frenesia e mi hanno consentito di effettuare altre catture perché tornavano sempre davanti alla tana del compagno ferito. Pazzesco!
Nella scelta dell’attrezzatura qual è il componente
più importante per prendere dentici?
Renzo Mazzarri. Riguardo la muta nel periodo estivo indosso un capo leggero, in liscio spaccato, da 3 mm o se posso anche da 2 mm. Non sono assolutamente freddoloso e con questo spessore esiguo mi piombo con pochissima zavorra. Calcolando che le quote operative sono diventate assai impegnative direi che anche le pinne rivestono un ruolo prioritario e a tale proposito adopero delle pale in fibra di carbonio, eccezionali quando si tratta di tornare su da una posta magari portata a oltre trenta metri. Ma l’elemento che indubbiamente risulta fondamentale è dato dal fucile. Sino a quando ho vinto il mio primo titolo mondiale avevo sempre e solo usato fucili pneumatici, e per i dentici, nel dettaglio, un Cressi SL 110. Ironizzavo su chi usava “le fionde”, gli arbalete, come i colleghi francesi e spagnoli, forse denigrandoli anche un po’. Poi proseguendo nella carriera agonistica mi sono reso conto che usando sempre più spesso i fucili ad elastici provavo grande piacere nel tiro, una grande soddisfazione. Non hai più quella cannonata, quel fusto così imponente, ingombrante: è veramente un'altra cosa. Sotto il profilo delle pure prestazioni con gli ultimi modelli di arbalete apparsi sul mercato si è guadagnato ulteriormente in precisione, in gittata, in brandeggio: a mio avviso non lasciano dubbio. Come allestimento monto delle tahitiane da 6.5 mm molto più lunghe di quelle tradizionalmente consigliate per un determinato tipo di fucile. Sul mio 115 ho un’asta da 170 centimetri. Questo perché non sparo mai da una posizione canonica bensì mi trovo in contorsione, cerco di copiare il fondale, di nascondermi e stringo l’impugnatura come mi capita, talvolta con una angolazione strana, e sparo anche se sono fuori asse di vento o trenta centimetri rispetto ad un allineamento ideale. Mi serve quindi molto la parte sporgente di asta che in questi casi sfrutto come guida, come “mirino”. Come gomme ho sempre usato il diametro 16 mm ma ora sto provando dei diametri leggermente superiori, il 17.5 mm, ad esempio, con cui mi trovo molto bene. C’è stato un periodo che ho montato la doppia coppia di elastici, soprattutto nell’eventualità di sorprendere ricciole, ma è un sistema che non ho gradito più di tanto. Con la coppia di singoli ho sempre bucato tutti i dentici, anche bestioni molto grossi. L’unica prerogativa è quella di curare molto le aste, la punta, lo scalino causato da un’aletta troppo sporgente, eccetera.
Antonio Toschi. Ho indossato per prova una muta mimetica ma non ho riscontrato progressi e incremento di catture nei riguardi del dentice. Funziona con i saraghi pizzuti ma non sono pesci che mi interessano. Il fucile è l’attrezzo che può fare la differenza con i dentici. Ci vuole un’arma che spari veloce e una sagola di collegamento con l’asta sottilissima perché se si mette in sagola il pesce si ha una grande sicurezza nel recupero della preda. Per i dentici, e le ricciole, pesco con un pneumatico, uno Stealth speciale con canna da 11 mm lucidata internamente, meccanica di sgancio modificata, grilletto sensibilissimo e una lunghezza complessiva di 115 centimetri. Quando collaboravo con la Mares ho contribuito a sviluppare il progetto della canna interna da 11 mm e ora dispongo di un arma dalle peculiarità straordinarie. Per divertirmi con il pesce bianco esco con un arbalete, ne ho provati tanti, ma con i dentici adopero solo il pneumatico, non c’è paragone che regga il confronto. Monto un monofilo di nylon da 0.80 mm, do due passate sul fucile, e i risultati sono fenomenali, la velocità è stupefacente sino all’attraversamento del bersaglio. Ho testato un po’ tutti i diametri di aste, dal 6 mm in poi ma l’equilibrio l’ho raggiunto con una tahitiana da 7 mm. Le aste leggere perdono velocità subito e con pesci di massa che talvolta si sparano lunghi occorre che questo valore rimanga alto anche a tre metri dalla volata. Il compromesso ideale è il 7 mm, una freccia mono aletta, tanto i dentici finiscono tutti in sagola, di qualsiasi dimensione siano. Con l’arbalete ne ho anche presi ma era raro passarli sempre in sagola, restavano sull’asta e spesso si dilaniavano le carni rovinandosi. A me non è mai piaciuto un pesce rovinato: con il pneumatico e la mia stata tahitiana collegata al nylon da 0.80 mm faccio spesso dei buchetti piccolissimi, e il dentice non riesce più a liberarsi. Lo scorrisagola è di diametro appena superiore perché non adopero più il sistema con le due alucce laterali passa filo bensì un cilindretto di resina acetalica su cui fermo il nylon tramite un avvolgimento in multifibre. Riducendo gli attriti si migliorano le performance balistiche. I pregi del mio 115 sono un assetto neutro in acqua, perfettamente bilanciato con asta da 7 mm inserita, una lunghezza fuori tutto contenuta, un tiro micidiale che in tutti questi anni mi ha permesso di perdere pochissimi dentici.
Nel tiro al dentice come si fa a determinare
l’attimo giusto in cui premere il grilletto?
Renzo Mazzarri. E’ difficile da quantificare. Io ho sempre affermato che quando ti arriva un pesce di fronte devi essere così “sgamato” da capire e anticipare l’istante in cui si volta. Probabilmente oggi non sono più così rapido perché gli anni pesano, ma è fondamentale sparare nell’attimo prima che si decida a voltarsi altrimenti si rischia di colpirlo male e magari vanificare tutta l’azione. Comunque quando il dentice ti punta dritto di muso conviene sparare frontalmente perché sia che svolti sulla destra sia che viri a sinistra si colpisce quasi sempre dopo la branchia o nel piastrone branchiale. A volte si posiziona di tre quarti, ti porge il mascone, offrendoti un bersaglio tutto sommato facile da colpire.
Antonio Toschi. Io, potendo, sparo di muso quando sono sicuro di prenderli bene, quando entrano nel campo di gittata del mio fucile e li ho abbastanza allineati in asse. A due, tre metri dalla testata spari e prima che l’asta abbia raggiunto il dentice questo ha gia compiuto una virata quindi il colpo finisce a metà corpo o dietro la branchia. Se è vicino lo prendi sul muso sempre che spari con un’arma velocissima. Il pneumatico 115 mi permette di cucire i pesci anche se l’asta tocca l’osso del testone o la lisca centrale.
Come lo recuperi?
Renzo Mazzarri. Si valuta la situazione di volta in volta perché bisogna vedere come l’hai colpito, il tipo di fondale, la quota d’esercizio, analizzare la situazione oggettiva. Se sei nella posidonia puoi anche aprire il mulinello che il dentice si butta in mezzo e non si muove più. Se gli hai sparato sopra una distesa di grotto e ci sono tanti tagli in cui potrebbe infilarsi e complicare la cattura conviene tentare di recuperalo prima che si intani. Quasi sempre quando ho un pesce ben colpito cerco di evitare che tocchi il fondo perché un punto di contatto può sempre rompere il filo, l’aletta, determinare la lacerazione delle carni. A volte, invece, il tiro risulta un po basso o un po alto, non hai la sicurezza di trattenuta sufficiente quindi devi cercare un po' di filarlo, di lavorarlo, di frizionarlo con le mani per non rischiare che si disarpioni.
Antonio Toschi. I dentici li metto al 99 per cento tutti in sagola, anche quelli che suppongo siano fuori tiro! Io di norma non forzo mai il recupero e aspetto che il pesce ferito s’intani: se sono in poco fondo lascio andare il fucile altrimenti libero la frizione del mulinello, un accessorio che monto sempre sotto il 115. Il monofilo di nylon non taglia la carne anche se il dentice è passato sottopelle naturalmente funziona in questo senso se il corpo del dentice è passato da parte a parte e l’asta è fuoriuscita completamente.
Rammenti un episodio particolare sulla pesca al
dentice?
Renzo Mazzarri. Chi mi ha insegnato a pescare dentici si chiama Luciano Galli. Luciano è detentore di un titolo italiano individuale conquistato alle isole Tremiti (ai tempi di Santoro, Gasparri, Toschi, eccetera) vinto con un carniere di dentici bellissimo. E’ di Lucca ma ha una casa qui a Lacuna ed è un pescatore subacqueo che ha sempre e solo pescato all’aspetto. Tutti i pesci che ha preso e che continua a prendere, soprattutto dentici, li insidia unicamente all’aspetto, la tana non gli interessa, ha un’esperienza mitica in merito. A 17/18 anni quando ho iniziato a pescare sott’acqua fui invitato da questo signore che una sera mi disse: “vieni a vedere come si prendono i dentici?” Io gli replicai: “dentici con il fucile?” A quell’epoca l’Elba era ricchissima di dentici, ad ogni punta s’incontravano ma non c’era nessuno che li catturava in apnea. Mi sembrava una dichiarazione incredibile. Mi portò con lui e prima che tramontasse il sole aveva catturato due bellissimi predoni, pesci di oltre sei chili l’uno. Restai ammaliato da questi animali e da quel giorno cercai di ascoltare tutti i suggerimenti che mi dava, i primi rudimenti sulla tecnica dell’aspetto. Avevo grandi capacita apneistiche ma non sapevo come sfruttarle in questo senso. Mi regalò un Mirage, il pneumatico rivoluzionario della Mares. Andai a collaudarlo all’isola di Montecristo che allora non era ancora parco. Su un fondale di ciottoli, di ghiaia, nell’acqua tersa come cristallo vidi sfilare un branco di dentici enormi e fiducioso degli insegnamenti avuti da Luciano provai a scendere per vedere se anch’io riuscivo a farli avvicinare. Come mi sono appoggiato mi è arrivato un muro di dentici immenso ed io confidando forse troppo nelle qualità balistiche del nuovo fucile tirai ad un esemplare dal muso così imponente che ancora oggi ricordo benissimo. Era ancora troppo lontano, fuori tiro, e l’asta si arrestò almeno un metro e mezzo prima del bersaglio. Fu un’esperienza che non ho mai più scordato. Emozioni incredibili, ne ho vissute a centinaia e non saprei quale raccontare di maggiormente eclatante, si sono verificate attorno al “birillo” un monolite che si erge nei pressi dell’Africhella. Attorno a questa specie di obelisco nuotava il branco di dentici più impressionante che io conoscessi, uno scenario argenteo e blu che ti stregava ad ogni tuffo. Su un fondale di roccette e grotto a 38/40 metri si ergevano una serie di massoni che culminavano con questo pinnacolo sino alla quota di 30/31 metri. C’erano sempre ricciole ferme in corrente e un branco di dentici “mostri” che però erano difficilissimi da prendere. Qui ho effettuato catture meravigliose, naturalmente parlo di quando ero in perfetta forma fisica, con una serie di pesci fantastici. Se invece sei curioso riguardo le dimensioni che possono raggiungere ti posso dire che non ricordo il dentice più grosso che ho preso, penso di averne catturati attorno agli undici, dodici chili ma rammento molto bene una colossale pescata effettuata con le reti che ho visto personalmente. Fuori punta Libeccio di Pianosa c’era un tipo che si chiama Robertino, intento a salpare i tremaglioni. Mi avvicinai alla sua imbarcazione e il pescatore aveva disteso sul pagliolo tre dentici che in totale pesavano 49 chili! Una femmina tozza, enorme, con il ventre gonfio, di almeno quindici, sedici chili di peso, una cosa meravigliosa. Due maschi lunghissimi, con il profilo incavato, un muso aggressivo, una livrea azzurrognola e rosa spettacolare, di peso e dimensioni ancora maggiori!
Antonio Toschi. Stranamente ho preso pochi esemplari di dentice sopra i dieci chili, ne ricordo solo qualcuno. Ne ho catturati molti di più “piccoli”, sempre sopra i due chili di peso, e non ho storie speciali da raccontare. Mi vengono in mente solo delle doppiette, due dentici presi con un tiro solo. Ad essere sincero mi è successo più volte di fare coppiola ma si tratta di catture effettuate quando ero più giovane. E non sempre pesci di dimensioni molto ridotte. Una volta ho trapassato il primo dentice mettendolo in sagola e ho trattenuto sull’asta il secondo che sfilava subito dietro: uno pesava sei chili e mezzo, l’altro otto.
Testo raccolto da Emanuele Zara.