LA PALAMITA 

LUNGO LE COSTE ITALIANE  

L’autunno con i suoi tenui contrasti ambientali, con un mare che ritorna ad essere l’ambiente tranquillo e ricco di sorprese può riservare in molte regioni italiane l’incontro con un pesce elegante, uno sgomberoide divertente da insidiare, la palamita. La livrea argentea, tigrata sui fianchi, il ventre chiaro e il dorso scurissimo la fanno assomigliare quasi a un tonnetto e come il nobile pelagico possiede un nuoto veloce e soprattutto una notevole potenza muscolare il che la rende un ottimo combattente particolarmente divertente se colpita in un punto del corpo tenace che ne permetta una tenuta sicura sino al termine della lotta. La profondità in cui si può reperire non è mai troppo elevata e ciò rende possibile la cattura a tutti i pescatori in apnea, basta esibire una tecnica di base corretta. I tre giovani atleti intervistati, Daniele Petrollini, Gaio Trambusti, Alessio Gallinucci ci spiegano come le trovano, come le catturano in Liguria, in Toscana, nel Lazio dimostrando che seguendo un facile percorso è possibile togliersi grandi soddisfazioni venatorie.  

Nella tua regione dove si pescano le palamite?

Petrollini. In Liguria, per la mia esperienza, si prendono le palamite nel periodo di passaggio, è un pesce stagionale, settembre e ottobre principalmente, si distribuisce uniformemente lungo tutta la costa ligure. Le puoi trovare un po' dovunque, parallelamente alla costa e ciò permette di fare più incontri nella giornata. La batimetrica ideale è la fascia costiera che inizia intorno ai 13/14 metri. Uno dei posti migliori, a mio avviso, è la diga Charlie, a Genova, io le ho insidiate quasi sempre lì. Qui si reperisce un tipo di fondale che sprofonda subito vicino alla scogliera e questa peculiarità, unita alla tipologia di frana attira una minutaglia eccezionale, di ogni tipo: occhiate, menole, zerri, acciughe, aguglie, castagnole, eccetera. Questa concentrazione di mangianza fa si che sul posto arrivino molti predatori e la palamita è uno tra i più famelici.

Trambusti. L’Isola D’Elba è un posto dove l’incontro con le palamite è possibile un po' dappertutto. Il fondale degrada velocemente quindi si osservano promontori a picco, dorsali, cadute che favoriscono correnti e assembramenti di mangianza. A me è capitato di trovarmele davanti mentre facevo l’aspetto ai dentici ma forse il luogo dove si concentrano maggiormente è rappresentato dal sommo fondo: la palamita sta a mezz’acqua, intorno ai 15 metri. Ci sono punti dove è quasi matematico trovarle come ad esempio fuori dalla secca delle Forbici, a Ripe Alte; i Corbelli, nella parte sud ci sono picchi profondi, risalite abbastanza nette e sulla verticale passano i pelagici.

Gallinucci. Io pesco prevalentemente davanti a S.Marinella, Civitavecchia, Ladispoli, S. Severa. Nel particolare la zona di capo Dinaro e di Ladispoli sono abbastanza buoni per le palamite. Da metà maggio entrano dietro i branchi di sardine e sino a settembre se ne trovano. Da metà ottobre si riscontra una diminuzione perché la mangianza azzurra ritorna al largo e loro la seguono.  

 

Che comportamento rivela in questo periodo autunnale?

Petrollini. In Liguria la palamita s’incontra sia in branco sia solitaria, logicamente la prevalenza e di gruppetti di tre o quattro pesci ma a me capita spesso di sparare a un esemplare singolo che passa in acqua libera. Fanno una sorta di “corridoio” di passaggio e sta al pescatore intuire presto la zona. La palamita svela un comportamento differente a secondo dell’attività principale che svolge. Quando mangia si trovano facilmente le bollate di mangianza segnalate dai gabbiani: la palamita ha la capacità di terrorizzare i pascetti e di spingerli verso la superficie dove li predano a loro volta gli uccelli. Io ho avuto la fortuna, più di una volta, di assistere a questo spettacolo e di capire come è la strategia di attacco di questi famelici tunnidi. La palamita esibisce una colorazione del dorso tipicamente scura, tra il blu e il nero, e se la osservi da sopra è praticamente invisibile. Il suo modo di attaccare la preda sfrutta questo mimetismo: parte da mezz’acqua, dal fondo quasi in verticale ed essendo affusolata chi scruta il mare da una posizione superiore non vede nulla compresi l’ignara minutaglia. I pascetti si compattano in bolle pulsanti ma arrivate a galla incontrano i gabbiani. Sono stretti tra due fuochi. Le palamite sono velocissime e attaccano a ondate, ad ogni sortita si abbuffano. Quando in mare si trovano situazioni simili io ci trovo o piscioni tipo ricciole e tonni ho molto più facilmente tombarelli e palamite.

Trambusti. In autunno si creano le situazioni più favorevoli per la caccia alla palamita. Il periodo buono si protrae sino a novembre, prime settimane di dicembre. L’assenza di disturbo turistico fa si che il pesce ricompaia anche sottocosta, la mangianza è copiosa, la palamita compie scorribande attorno alle secche. A volte si raggruppa in una decina di esemplari altre volte mi è capitato di vederle riunite in folti branchi. Una volta con un mio amico, siamo usciti a pinne fuori da S.Andrea sulle secche del Careno e abbiamo visto il mare improvvisamente bollire. I gabbiani erano concentrati sulla zona e buttandoci subito in acqua abbiamo capito che stavano banchettando con i pesciolini che un branco smisurato di palamite aveva spinto verso la superficie. Nella foga di mangiare non si sono neppure accorte della nostra presenza e siamo riusciti a selezionare e a prendere due grossi esemplari.

Gallinucci. All’inizio dell’estate puoi incontrare esemplari grandi e solitari però la norma che si protrae sino al termine dell’estate è quella di incrociare a mezz’acqua interi branchi. Un segnale inequivocabile e che personalmente mi fa capire se  possono esserci in zona le palamite o altri pelagici è la bolla di sardine. Dove c’è la concentrazione di mangianza è matematico che ci siano anche le palamite. La batimetrica buona è quella intorno ai dieci metri e solitamente la fascia di passaggio è parallela al litorale, la batimetrica del secondo ciglio, dai 9 ai 14 metri. Solitamente i branchi stanno in corrispondenza della caduta.  

Ci sono condizioni meteo marine che agevolano la pesca della palamita?

Petrollini. Non ho delle grosse informazioni relative alle condizioni meteo più favorevoli invece le ho riguardo la limpidezza dell’acqua. Secondo me è vantaggiosa sia una condizione di mare abbastanza torbida, almeno 7/8 metri di visibilità, sia la situazione di mare cristallo. Non è un granché, invece la situazione di mezzo cioè acqua ne sporca ne pulita. Con il torbido la palamita è quasi costretta a ridurre le distanze per vederti, ha comunque percepito la tua presenza al momento di scendere e  si avvicina passandoti a tiro. Nell’acqua chiarissima le puoi vedere da sopra e con una caduta si converge sul pesce cercando di anticipare la traiettoria. Sempre con queste condizioni mi è successo che s’interessino, non so per quale motivo, al pescatore subacqueo iniziando a giragli intorno. Compiono dei giri concentrici e più d’una volta stringono il cerchio finché non s’effettua una cattura.

Trambusti. Intorno all’Elba direi che si pesca con tutti i tipi di mare mentre se si esce verso l’Africhella la situazione si fa più complessa perché così lontano dalla costa ci sono correnti più forti e particolari. In autunno si concentrano parecchi pelagici attorno a queste secche e le condizioni migliori si riscontrano con correnti da ponente, entra più pesce. Come orario non ci sono momenti migliori di altri: durante tutto il giorno si possono pescare.

Gallinucci. Io di solito incrocio le palamite con luna scura: probabilmente ciò è legato al movimento delle sardine. La palamita è legata al suo alimento principale e ne segue ogni azione, non ti sbagli. Da noi s’incontra l’acqua torbida e la difficoltà sta nel vederle con anticipo perché i pesci ti sbucano all’improvviso. Essendo pesci velocissimi ti costringono a fare tiri d’imbracciata dall’esito non sempre positivo.  

Qual è la tecnica migliore per insidiare la palamita?

Petrollini. Le tecniche che ho trovato più fruttuose nei confronti di questo pelagico sono l’aspetto a mezz’acqua, l’aspetto sul fondo, e la caduta. In situazioni di acqua molto limpida vedendo prevalentemente le palamite dalla superficie mi è capitato più volte di scendere silenziosamente e di sorprenderle al libero come mi è anche successo che prima di arrivare sul branco alcuni esemplari abbiano iniziato a fare carosello intorno alla mia figura. L’aspetto, invece, non presenta molte difficoltà tecniche, la palamita non è certamente un dentice, ma comunque bisogna effettuare una posta ben fatta. Io le cerco con una serie di aspetti condotti sia sul fondo che a mezz’acqua, bisogna fare una serie di tentativi, di attese di studio sino a che s’intercetta la quota di transito. Nei confronti del subacqueo non mostrano un forte interesse, i pesci passano e sei tu che devi intuire il loro corridoio di passaggio. Sono solo leggermente incuriosite, deviano la loro rotta per vedere cosa c’è ma non più di tanto. Gli avvistamenti non corrispondono matematicamente ad una cattura. A volte transitano a 5/6 metri dalla punta del fucile e non c’è verso di farle avvicinare, di incuriosirle: passano e se ne vanno. Il lato più divertente è riservato subito dopo il tiro: è un pesce combattivo che regala delle belle emozioni durante il combattimento. Prende subito il largo srotolando un po' di filo dal mulinello e a volta nella fuga rabbiosa salta fuori dall’acqua. Da tutto subito e poi, come un tonno, si fiacca. Inoltre essendo un pesce veloce nel nuoto è difficile portare un tiro mirato e preciso però bisogna cercare di colpire il centro corpo altrimenti è facile che si strappi.

Trambusti. La tecnica privilegiata se si intende fare questa pesca specifica è l’aspetto a mezz’acqua. La palamita s’intercetta in 10, 15 metri di fondo ma non è detto che  passi subito a tiro, anzi.  Si comporta come un tunnide quindi non è molto attirata da pescatore, dipende da condizioni che non si conoscono. Bisogna trovare la quota corretta e poi sperare che passando decida di affiancarsi, ridurre le distanze così da poterle sparare al volo. A volte scorrono rapidissime a volte rivelano un incedere più tranquillo, sono imprevedibili. Appoggiato sul fondo e occupato a fare l’aspetto a dentici o ricciole mi è capitato più volte di incontrarle. Una volta stavo pescando su una cigliata nei pressi dello scoglio d’Africa, ad una quota di 22/23 metri; ad un certo punto ho girato appena la testa e sopra di me ho visto due sagome che dall’alto mi puntavano. A quel punto mi sono ribaltato di schiena, sono rimasto supino tra le pietre e le due palamite hanno continuato la loro discesa permettendomi di sparare alla più grossa, circa 5 chili, comodamente sdraiato! Appena colpita non ho dovuto neppure faticare perché, come sua abitudine, la palamita ha puntato la superficie e siamo risaliti insieme.

Gallinucci. Appena entrate a inizio stagione le puoi pescare sul fondo all’aspetto ma progredendo nei mesi estivi le catture si effettuano praticamente tutte a mezz’acqua o addirittura a galla. Se poi trovi la bolla di sardine ti butti in acqua e le palamite non si accorgono neppure della presenza del subacqueo, soprattutto a inizio stagione con i branchi nuovi. Dovendo propendere per una tecnica direi l’aspetto a mezz’acqua, in orizzontale, nei pressi dei branchi d’acciughe. Si scende, si danno cinque o sei pinneggiate e poi ci si immobilizza con il fucile pronto al tiro. Una volta che si colpisce la palamita si verifica una partenza tipo missile, a meno che, fortunatamente, il tiro la immobilizzi subito.  

Che attrezzatura utilizzi?

Petrollini. In autunno il mare è caldo è il completo che vesto conta una giacca da 5 mm spacca liscia e un pantalone foderato spaccato da 3 mm. In relazione al tipo di pesca che s’intende fare, ad esempio la caduta, è preferibile piombarsi un pelino di più tanto il pesce non si spara sul fondo ma s’intercetta a mezz’acqua o poco oltre. Il componente principale di un equipaggiamento rivolto alla cattura dei pelagici presuppone l’impiego di armi dalla lunga gittata come un arbalete 110, per esempio, obbligatoriamente con un mulinello montato sotto l’affusto. Nei riguardi dell’asta sia la 6 mm tahitiana che la 6.5 mm sono ottime visto che la palamita non è difficile da passare da parte a parte, e non raggiunge pesi eccezionali. Oppone una reazione assai tenace quindi io preferisco montare un doppia aletta contrapposta che mi fornisce maggiore sicurezza di tenuta. Quando pesco sulle secche, su qualche bella rimonta utilizzo frequentemente un Narvalo 105 con doppio circolare da 16 mm e asta da 7mm: non è un arma specifica per palamite, d'altronde io non esco appositamente per questi pesci, ma ho sfruttato l’incredibile precisione e gittata (l’asta da 7 è molto stabile e precisa anche a fine corsa) per catturane qualcuna: le ho passate quasi tutte in sagola.

Trambusti. Adopero arbalete a fusto lungo, un 100, un 110: non sempre infatti riesci a spararle da vicino, anzi. Mi trovo bene sia con l’Excalibur 3000 sia con il Master America. Un’altra questione è che tendono a strapparsi facilmente, le carni sono morbide e la reazione di fuga contribuisce a ciò. Personalmente ne ho perse parecchie: bisogna cercare di prenderle nel mezzo e non forzare subito il recupero se non si è sicuri di un tiro preciso. Riguardo a ciò il mulinello è un accessorio indispensabile anche perché si sono prese palamite di sette o otto chili che dispongono di parecchia forza e conviene sempre mollare filo e poi recuperarle con delicatezza. Come asta è sufficiente anche una tahitiana da 6 mm. Riguardo la muta è fantastica l’Ocean Mimetic appositamente progettata per l’aspetto e la caduta a mezz’acqua.

Gallinucci. E’ importante scegliere una zavorra che consente di risultare neutri alla quota d’esercizio, nel mio caso la batimetrica dei dieci, dodici metri. La mia pesata ideale è un chilo per ogni millimetro della muta: con la Competition 2 da 3.5 mm indosso 3.5 chili, con la 5 mm metto in cintura 5 chili di piombo. Come fucile è preferibile usare misure lunghe, tipo il Comanche 100 o il 110, e relativo mulinello. La palamita ha carni così morbide che a volte di divide in due per fuggire. Cerco di colpirla a metà corpo ma se la prendi nella parte superiore, dalla spina in su, è facile che si strappi. Per assurdo l’aletta tiene di più se colpita nella pancia.

La palamita fa vivere delle belle avventure?

Petrollini. Un po' di tempo fa, sopra a una schiena di rocca che da 28 metri sommava a 23 trovai uno spettacolo meraviglioso costituito da una moltitudine di palamite, un branco enorme. L’acqua era limpidissima e le vedevo sorvolare il cappello in un incessante andirivieni. Sono riuscito a sparare ad un paio di pesci di buona stazza (la taglia media sui tre chili) direttamente in caduta e poi ne ho presa un’altra poggiato sul fondo. Devo confessare che mi sono trovato quasi spiazzato dinanzi a un fiume di pesci che continuavano a girare intorno alla rimonta, poco allarmati dalla mia presenza.

Trambusti. In autunno capita assai frequentemente di osservare palamite che saltano fuori dall’acqua e se si ha la fortuna di trovarsi sulla mangianza appallata si vivono momenti spettacolari. C’è il banco di acciughe, per esempio, compatto a tal punto che sembra una palla grigia. Da tutte le parti è attaccata: i gabbiani lo segnalano dall’alto ma poi i veri protagonisti compaiono a bordate dal blu. Di solito sono bonniti e palamite ma non è detto che possano comparire dagli abissi anche i grandi tonni.

Gallinucci. Le catture relative alle palamite sono sempre molto divertenti, è un pesce veloce, innesca una fuga veemente, all’inizio è un buon combattente capace di srotolare dalla bobina del mulinello anche una ventina di metri di filo. Ma il momento più bello è quando il branco di pesci ti scorre davanti in un carosello mozzafiato. In una di queste sfilate ho mirato due pesci appaiati e sparando me ne sono trovati tre sull’asta: una si è strappata ma le altre due sono finite sul paiolo del gommone.

 

Testo di Emanuele Zara.