LA PESCA DELLA TANUTA 

NELLE VARIE REGIONI ITALIANE

La primavera è appena iniziata da qualche giorno e il sole accompagna le uscite in mare scaldando piacevolmente la muta durante i trasferimenti. Nei week end di aprile e di maggio, infatti, iniziano a comparire con maggior frequenza i gruppetti di pescatori che escono con l’imbarcazione e dalle sacche dell’attrezzatura compaiono i primi fucili di una certa lunghezza. La temperatura dell’acqua nel Tirreno non è ancora mite come l’aria ma la mangianza in netto aumento fa presagire che sta salendo di qualche grado assestandosi superficialmente sui 14/15 gradi centigradi. Gli apneisti cercano le loro prede sondando varie batimetriche e qualcuno azzarda qualche tuffetto in profondità nella speranza di sorprendere un pesce pelagico o addirittura la sagoma dei primi dentici che assommano nei punti in cui il termoclino inizia a stratificarsi. E’ una forma di allenamento eccellente: nonostante le mute spesse la quota operativa è discreta e il fiato, le gambe, lo spirito sono messi a dura prova. Il cappello della secca si nota appena, la sospensione fa intravedere il sommo di granito ma lo scalino sottostante è avvolto in una nebbia imperscrutabile. Le castagnole sono disposte in ordine sparso, le pinne fendono la massa liquida con leggerezza poi, di colpo, ecco che un manipolo di ombre scure si materializza sulla verticale della rimonta. Che pesci sono? Man mano che si sprofonda le sagome appaiono sempre più evidenti: sono tanute! C’è ne sono molte, di varie dimensioni e di diverso aspetto, è il periodo della riproduzione, qualche esemplare supera abbondantemente il chilo di peso. Il loro comportamento è particolarissimo: alla vista del pescatore in caduta mantengono le distanze con eleganza, con distacco, cercano di restare costantemente fuori tiro; il lato buffo si evidenzia quando si girano all’unisono puntano anche loro verso il fondo! Neanche all’aspetto sembrano molto sensibili alle attenzioni del cacciatore appostato. Tanute a colorazione più chiara si alternano a pesci di un blu che sconfina nel nero in un carosello emozionante: devono essere in frega, la primavera è il loro momento per accoppiarsi. All’improvviso una grossa tanuta sfila di lato, il centodieci è in mira, uno schiocco rompe le file e la lunga asta raggiunge velocissima il bersaglio. Colpita!

In questo breve episodio sono condensati i presupposti per incontrare un pesce misterioso, un pinnuto che abita preferibilmente le secche più profonde, che colonizza i cappelli, le cadute, i cigli, per nulla facile da porre in carniere. Le dimensioni non eccezionali (il peso medio è generalmente sotto il chilo ma il sottoscritto ne ha presa una di due chili e quattrocento grammi e so che a bolentino ne sono state salpate anche di peso superiore), la qualità delle carni (in Liguria si usa dire la “tanüa non è buona ne cotta ne crüa ” ma più che altro è un modo di dire popolare perché la tanuta non è assolutamente disprezzabile, assomiglia come gusto al sarago pizzuto) non la classificano come obiettivo preferito dei pescatori in apnea ma chi scende abitualmente a profondità elevate l’incontra sovente e nel caso non ci siano in giro dentici e ricciole un pensierino glielo rivolge volentieri. La pesca della tanuta è divertente, rivela un buon livello sportivo, e diversi campioni mi hanno illustrato la loro esperienza in materia, naturalmente diversa da regione a regione. Roberto Praiola, atleta laziale del team Omer è il più esperto in materia anche perché la sua regione gli consente di vederne abbastanza sui sommi a diverse miglia dalla costa, suo territorio di pesca abituale. Giuseppe Lezzi, pugliese e valido profondista ha preso occasionalmente tanute sui banchi davanti a S.Maria di Leuca, un luogo dove sorgono dagli abissi cadute spettacolari. Sergio Caccamo, portacolori del team Seatec pesca in Calabria e nello stretto di Sicilia trova le tanute in amore in base alla situazione marina, al gioco di correnti tipiche di quella zona.

Note di biologia sulla tanuta. Il periodo primaverile coincide con il momento della riproduzione di diverse specie ittiche e la tanuta è una di queste. La prima caratteristica di questi pesci appartenenti alla famiglia degli sparidi è quella di riunirsi in folti gruppi proprio nel montone della frega: a volte il cappello di qualche secca è interamente coperto dall’assembramento di questi strani pesci. E’ una specie ittica ermafrodita proteroginica cioè con caratteri sessuali femminili in età giovanile e maschile in quella adulta. La femmina non si sviluppa oltre i 300 grammi di peso, conserva dimensioni minute, una colorazione poco appariscente; il maschio, invece, durante gli approcci amorosi assume toni più vistosi, assume una colorazione quasi nera sopra il capo ed esibisce vistose bande violacee/blu sul corpo, livrea che gli permette di cercare la compagna e, inizialmente, di difendere la prole. Le uova, infatti, vengono deposte in piccole buche scavate sul fondo sabbioso dal maschio che però abbandona presto il tetto coniugale. Può raggiungere e superare, eccezionalmente, i tre chili di peso.

Nomi dialettali. Il nome greco etimologico: Spondyliosoma cantharus (spondylos = pietra arrotondata; soma = corpo) indica che la tanuta era già conosciuta e pescata in antichità e questi riferimenti letterali classici raffigurano il pesce con la classica forma ovale, tipica di molti sparidi. Esiste anche una specie simile, il cantaro (Spondyliosoma orbicularis): si differenzia dalla classica tanuta per il corpo quasi tondo (orbicolare per l’appunto) e per la colorazione grigio argento con bande longitudinali giallastre. Anche ai giorni nostri la tanuta è catturata in modo intensivo dalle reti e dagli ami, soprattutto con i ciancioli e a bolentino. Nella mia ricerca bibliografica ho raccolto alcuni nomi dialettali che appartengono, di norma, al mondo dei vecchi pescatori. In genovese: tanüa; in toscano: scorzone; in napoletano: schianterino; in veneto: tanùa; in siciliano: scantaru; in sardo: tanuddu. E poi… tanatu, tanda, tanna, tannutu, tanuda, tanuga, tanutu.

 

Quali sono i siti, nella tua regione, dove è probabile l’incontro con la tanuta?

Sergio Caccamo. In Calabria gli itinerari più interessanti per vedere le tanute si trovano nella zona tirrenica, nei paraggi di Scilla, la Costa Viola. Ce ne sono moltissime nel periodo primaverile nello stretto, a Torre Faro, Punta Pezzo. Io esco sempre in gommone e di solito esploro prima la Costa Viola poi mi sposto verso lo stretto di Sicilia. In questi tratti si trovano delle risalite profonde, delle veri montagne sottomarine che poi sono i territori ideali anche per incontrare le tanute. A Punta Faro, ad esempio, è tutto un degradare di sbalzi rocciosi, di balconate che da una ventina di metri scendono fino a settanta, ottanta metri. C’è acqua limpidissima, cristallina e quando trovi la corrente giusta scopri le tanute che mangiano in parete. Un altro posto buono per le tanute sono i sommi dei relitti ma sul versante tirrenico i rottami sono troppo profondi. Nel versante ionico, a Palizzi, ci sono dei residui di lamiere sulla batimetrica dei trenta metri e anche qui si trovano le tanute ma l’itinerario migliore resta il Tirreno soprattutto per un discorso di correnti.

Roberto Praiola. Devo fare una premessa. La tanuta sente moltissimo la pressione della pesca intensiva professionale e qui nel Lazio, come in altre regioni italiane, si sono compiute delle vere e proprie stragi. I ciancioli le catturano quando assommano per la frega, in primavera, ma le tanute si catturano pure con grandi nasse. Il risultato è che sono rari gli esemplari di peso cospicuo, ce ne sono molte piccole, tra il mezzo chilo e i sette, otto etti. Non è un pesce che rientra normalmente nel carniere di un pescatore subacqueo ma in aprile, visto che ci sono poche prede “nobili” in giro capita di effettuare qualche pescata di tanute. D’estate capita d’incontrarle mentre si tenta la cattura di qualche dentice o di qualche ricciola. Sottocosta non se ne trovano anche perché il tipo di fondale non è congeniale a questo sparide. Non è un pesce che vive nel grotto, preferisce il granito, rocce di tipo compatto, le rimonte poste al largo. La zona di Ponza, le secche di Palmarola, in particolare, sono siti in cui si possono pescare le tanute. Qui a partire dai venti metri di quota capita di osservarle raggruppate in numero congruo. Io pesco soprattutto davanti ad Anzio, a Foce Verde, batto le secche fonde con cappelli che si ergono a 30, 32 metri dalla superficie. Sono sommi di tufo ricoperti di calcare che poggiano su alti fondi: qui passano grandi pelagici, ci sono voli di dentici enormi e anche gruppi di grosse tanute. Credo la tanuta sia attirata specialmente gli sbalzi rocciosi, dai posti a ridosso delle forti correnti.

Giuseppe Lezzi. Dalle mie parti uno degli itinerari più validi per trovare le tanute è la zona di Santa Maria di Leuca, e nello specifico i banchi davanti al capo come quello La Scala. Ci sono anche altri sommi, ad esempio a Ugento, ma non sono ricchi come i banchi fuori da Leuca. Le tanute amano le risalite profonde, le correnti e le trovi negli stessi luoghi in cui nuotano i pesci più nobili come ricciole, tonni, dentici, palamite. Anche i relitti ospitano di frequente pallonate di tanute. Io ne conoscono uno situato nelle vicinanze di casa mia, un paesino a breve distanza da Porto Cesareo. Hanno istituito un parco marino ma il relitto è libero, appena fuori dalle linee di divieto. Davanti a Torre  Inserraglio c’è questo scafo o meglio cosa rimane di un vecchio piroscafo affondato nell’ultima guerra. E’ poggiato su un fondo di 34 metri ma le bancate, il ponte superiore è in 27 metri d’acqua. Lì mi è capitato più volte di vedere e prendere le tanute. Premetto che io frequento secche e relitti per altri tipi di prede, non m’interessa prendere le tanute, ma quando se ne presenta l’occasione anche una grossa tanuta offre un bel divertimento.

 

Quale comportamento rivela la tanuta?

Sergio Caccamo. E’ un pesce misterioso, strano, molto curioso, e viste le profondità in cui ama vivere non appare neppure troppo spaventato all’incontro con il sub. In planata si riesce ad avvicinare, e anche facendo l’aspetto capita di portarla a tiro. Non le ho mai viste intanarsi ma sempre dileguarsi in acqua libera. Dalle mie parti la concentrazione maggiore di tanute la scopro da giugno in poi: questo è il periodo in cui effettuo i tuffi fondi e quindi le incrocio negli stessi posti dove passano i grandi pelagici. Credo che siano presenti anche qualche mese prima durante il montone di frega, lo so dai pescatori professionisti, ma la differenza sta nel fatto che la possibilità di pescarle aumenta quando l’acqua si riscalda. La tanuta si sposta prevalentemente in verticale: ne intercetto dei branchi di una quindicina di esemplari mentre mangiano sui balconcini di roccia, in parete, ma con acqua e corrente fredda, oppure quando le disturbo sprofondano nel blu. La quota di pesca inizia sui cappelli intorno ai venti metri ma se dovessi fare una media direi che le mie catture sono state fatte tutte intorno ai ventisei, ventisette metri.

Roberto Praiola. Non è facile decifrare il comportamento della tanuta. Nel Lazio ma la mia esperienza in Sardegna è identica, si notano con maggiore frequenza a partire dalla primavera, da aprile in avanti, quando si radunano in folti branchi per riprodursi. Ci sono centinaia e a talvolta migliaia di individui raggruppati. Ho parlato con gente che pesca a bolentino e mi hanno detto che quando le trovi in branco ne catturi moltissime ma poi la traccia dell’ecoscandaglio ne ripropone di continuo, come se si fosse arrivati sul posto a inizio pescata, segno che l’ammasso di tanute è impressionante come numero. 

Non è un pesce che si trova in poca acqua, al massimo frequenta i cappelli delle secche più superficiali all’inizio della stagione ma poi scende di quota. Io non frequento abitualmente in questo periodo le secche più profonde, non sono ancora perfettamente allenato, l’acqua è fredda, il<pesce che mi interessa maggiormente non è ancora entrato. Le poche volte che mi sono immerso a fondo le ho viste e credo che fossero in amore visto che c’era un alternanza di pesci scuri e altri a bande.  

Giuseppe Lezzi. In primavera non si è propensi ad andare molto fondo perché l’acqua è ancora molto fredda, almeno qui in Puglia. Questa situazione fa si che l’incontro con la tanuta sia abbastanza raro. Nelle pescate in poca acqua si possono vedere piccoli esemplari, quelli un po più grossi frequentano i banchi. Man mano che la stagione avanza che l’acqua si riscalda c’è la possibilità di scendere più a fondo e quindi di vedere e pescare le tanute. Sono pesci molto diffidenti, misteriosi. Assomiglia come comportamento un po al sarago fasciato però la tanuta e assai più astuta e difficile da insidiare. Come il fasciato si raggruppa in branco e ama girovagare pure tra individui di altre specie. Non è un caso che alcune catture si effettuano in luogo dei dentici che magari non vengono a tiro. Dalla mia esperienza non mi risulta che si possa pescare in tana, salvo circostanza eccezionali. Capita invece di trovarla nei buchi passanti, nei passaggi sotto lastroni appoggiati alle rocce, eccetera.

Le condizioni meteo marine più favorevoli?

Sergio Caccamo. Dalle mia parti è un discorso di corrente: quando c’è quella buona se ne pescano parecchie. La migliore è quella che chiamiamo discendente, la corrente temperata. Nello Stretto esistono due tipi di corrente, l’ascendente e la discendente.  La prima va da Reggio Calabria verso Scilla, da sud  a nord; la seconda spira in senso contrario. Questo gioco di correnti favorisce l’ingresso dei pesci, naturalmente non solo delle tanute. L’unica eccezione a questa regola si instaura quando c’è luna piena perché non c’è più regolarità dei flussi e la pesca è un azzardo. In base alle tabelle delle correnti che io consulto prima di programmare ogni pescata, che fanno riferimento a Punta Pezzo (Villa San Giovanni), so quali specie ittiche posso trovare, e naturalmente se vale la pena mettere il gommone in acqua. Poniamo il caso che debba uscire a Palmi: calcolo una mezz’ora in aggiunta alla “stanca”, così riesco a pescare nelle fasi iniziali della corrente o meglio quando sta terminando l’ascendente. Si ha un margine di tempo che corrisponde a circa tre quarti d’ora di relativa calma: si può pescare fondo senza trovare corrente e il termoclino stratificato ancora giù. La tanuta è sensibile al taglio freddo: se c’è sta a mezz’acqua e diventa quasi imprendibile. Io esco per i dentici, per le ricciole, per le cernie ma se non trovo i predatori mi diverto a insidiare le tanute.

Roberto Praiola. Innanzi tutto ci vuole l’acqua limpida. E’ impensabile cercare d’individuare in anticipo dei pesci scuri, a grande profondità, con il mare torbido. Dalle mie parti queste condizioni sono ben note e nei confronti delle tanute il discorso valido è quello della visibilità. Poi ci sono altre variabili da considerare ma in genere le valutazioni si fanno per tutti i pesci che si possono cacciare intorno al cappello di una secca. C’è da valutare il taglio freddo anche se la tanuta non è particolarmente sensibile al problema visto che in primavera non c’è ancora una stratificazione netta (la temperatura del mare è fredda da cima a fondo). In profondità è altresì fondamentale accertarsi dell’intensità della corrente: se è forte bisogna calcolare bene i tempi e la direzione di discesa perché si rischia di sprecare molte energie e se il sommo non ha angoli a ridosso di non trovare neppure una tanuta.

Giuseppe Lezzi. Io ho catturato tanute quasi sempre con tempo variabile, con condizioni marine che cambiavano repentinamente, che mettevano al brutto infatti ricordo che subito dopo le prime catture siamo dovuti rientrare di corsa allo scivolo. I banchi, e comunque tutte le secche poste al largo sono luoghi in cui le condizioni marine cambiano all’improvviso. Leuca è una zona di forti correnti, ed è questa che permette gli incontri più interessanti. Una prerogativa favorevole è la pulizia dell’acqua, elemento che sui banchi di Leuca non è quasi mai in discussione. Dai dieci metri in giù si apre il fondo e si vede chiaramente sino a una trentina di metri. L’accesso alla profondità è molto più agevole se l’ambiente marino si visualizza nitidamente inoltre la tanuta ha un corpo schiacciato, sta di profilo, nell’ombra, quindi è veramente difficile scontornarla dal fondale.

Qual è la tecnica più adatta per insidiarla?

Sergio Caccamo. L’aspetto è una tecnica micidiale per le tanute. Io solitamente le prendo così: scendo a foglia morta, mi apposto e loro si avvicinano. In presenza di pallonate di pesce, e in effetti questi si verificano già a maggio, si può tentare la cattura scendendo in caduta. Il primo tiro conviene indirizzarlo sull’esemplare più grosso o quello più interessante perché poi diventa molto difficile ripetere il colpo. Ho preso tanute anche all’agguato, in prossimità di sbalzi rocciosi: le sorprendo mentre stanno in parete a mangiare. Una considerazione generale è comunque quella che la tanuta non è quasi mai un pesce facilissimo da prendere. Rivela un comportamento di base distaccato e in presenza di taglio freddo diviene più sospettosa, si stacca dal fondo e catturarla al libero è un’operazione assai più impegnativa.

Roberto Praiola. Pesco tanute prevalentemente in caduta: la difficoltà sta nel loro curioso comportamento. Le vedi riparate dietro una guglia e mentre gli cadi sopra queste guadagnano il fondo come se capissero che così sono sicure; le insegui e loro scendono sempre più in profondità. Se riesci a sparare subito in caduta hai delle chances di successo altrimenti è molto difficile ridurre le distanze. La tanuta non rientra nei carnieri abituali dei subacquei anche per questo atteggiamento di diffidenza che unito alla profondità in cui ama stazionare la rende poco appetibile alla maggioranza dei pescatori in apnea. Il profilo di un pesce scuro, non di grandi dimensioni, messo di taglio non è per nulla un tiro scontato. In effetti all’inizio di stagione, durante la frega appare più vulnerabile e abbassa le sue difese. Un’altra possibilità di cattura occasionale, almeno qui nel Lazio, è l’attesa sul fondo: le tanute si mischiano ad altri pesci e capita di trovarle nel raggio di tiro mentre sei impegnato sui dentici o sui barracuda, ad esempio. Non è un pesce da tana anche se gli esemplari più grossi amano passare nei canaloni, sotto tettoie ampie riparate dalla corrente.

Giuseppe Lezzi. Ho preso tanute quasi sempre in caduta, qualche pezzo al limite della gittata. Sono pesci diffidenti, ti danno l’idea di nuotare placide a mezz’acqua, a qualche metro dai gradoni della secca poi quando ti trovi a cinque, sei metri di distanza fanno finta di niente e scendono di batimetrica. Siccome non sei mai in dieci metri d’acqua l’avventura si complica e le possibilità di pescarle non è per nulla scontata. Si potrebbe impostare l’agguato se la rimonta è tormentata ma c’è sempre il problema della profondità operativa. La tecnica migliore, a mio avviso, è un misto di queste due strategie. L’aspetto è meno fruttuoso nei confronti della tanuta e compierlo magari a trenta metri non so se ne vale la pena.  

L’attrezzatura indicata per la tanuta?

Sergio Caccamo. Sempre fucili lunghi. Io uso il Gabbiano della Seatec 110 e ultimamente il Tornado, il nuovissimo arbalete elaborato da Valerio Grassi con tre elastici, un arma potentissima. Non è certamente il mezzo d’offesa specifico per le tanute ma facendo l’aspetto ai dentici, e non vedendone in giro, mi è capitato di sparare a tanute a cinque metri di distanza dalla testata! Con due passate di filo, a fine corsa il mulinello si apre sempre. Per la tanuta sarebbe l’ideale un’asta da 6.5 mm, da 6 mm, perché le carni non sono spesse e compatte, anzi tendono a lacerarsi con facilità, ma ho notato che con la tahitiana da 7 mm finiscono sempre in sagola. Come muta indosso un completo Seatec da 5 mm in foderato spaccato a inizio stagione poi passo a pantalone da 3 mm. In cintura colloco meno pesi possibile considerato che ci si immerge in profondità: 3 chili, 3.5 chili al massimo. Nei posti più impegnativi sgancio la cintura ma non è il caso dei sommi perché il pesce si spaventa più facilmente. Come pinne adopero la pala in carbonio delle Forza Cinque, nella durezza 40.  

Roberto Praiola. In primavera indosso un completo Omer da 6.5 mm, in liscio spaccato, perché l’acqua è ancora molto fredda e negli spostamenti in gommone, come sott’acqua, desidero stare al caldo. Riguardo alla piombatura io sono uno che quando pesca a oltre 30 metri sgancia quasi sempre un sistema di zavorra mobile; in primavera, a maggior ragione, visto il grado di allenamento non ancora ottimale, la muta spessa, e l’acqua gelida, sgancio con maggior frequenza rispetto all’estate. Alterno pale Bat con quelle in carbonio, le Rekord 3: in profondità il composito di quest’ultimo paio ha una reattività che aiuta a risalire da batimetriche impegnative. Adopero la serie di fucili Excalibur 3000, mi piace l’impugnatura, l’assetto, la linea di mira e adotto le misure lunghe ma non lunghissime, diciamo al massimo il 110. Nello specifico della tanuta non serve una potenza esuberante, l’asta pesante ma i requisiti che maggiormente contano sono la gittata e la precisione. La tahitiana che monto è una 6.3, una 6.5 mm mono aletta e l’elastico un singolo da 18 mm.

Giuseppe Lezzi. Io sono un tipo molto freddoloso. Ad aprile, a maggio indosso ancora un completo con giacca da 6.5 mm, sottomuta finissimo, pantalone da 5.5 mm, tutto della Elios. Così equipaggiato mi sento a mio agio anche in profondità. Come pinne calzo le C4: i miei amici sono sorpresi perché amo pale molto dure, le 40. Sono abituato a nuotare con attrezzi che mi fanno sentire una spinta potente, che rispondono subito quando effettuo la spinta. Il comparto più interessante è quello dei fucili. Da qualche tempo ho eliminato tutti quelli vecchi è ho acquistato quelli in legno prodotti da un mio amico di Nardò, Ivan Manca, titolare della Gimansub. La prima volta che ho testato un Dentex 100 sono rimasto di stucco, e quando ho avuto il 110 ho deciso di non cambiare più. Ho sparato con fucili di tutti i generi ma provando questo arbalete in legno con doppia gomma, maneggevole, precisissimo, con rinculo ben assorbito ho rivisto radicalmente le mie convinzioni in merito. Per la tanuta è forse un fucile “sprecato” ma per le sue caratteristiche balistiche offre dei servigi straordinari. In profondità il doppio elastico da 16 mm, in questo caso, garantisce un tiro teso, una gittata a oltre 4 metri dalla testata, una prestazione esuberante per la massa della tanuta ma ottimale sul testone di un cernione o di un dentice.

Ricordi qualche episodio particolare sulla pesca della tanuta?

Sergio Caccamo. Ero sulla secca di Pellaro, un posto bellissimo solcato sempre dalle correnti. Io ero impegnato a fare l’aspetto al dentice in un lato che combinazione è anche quello preferito dalle tanute. Ne vedevo spesso ma naturalmente il mio interesse era rivolto ai predatori di grande dimensioni che qui sono di transito abitualmente. Dopo una serie di tuffi identifico il branco di dentici ma non ne volevano sapere di giungere a tiro. In una delle ultime poste noto un dentice che finalmente mi punta però non mi avvicina più di tanto, si gira lunghissimo, e scompare. Non ho ancora abbandonato il nascondiglio quando, sulla linea di mira, compare la silhouette misteriosa di una grossa tanuta, un pesce superiore al chilo di peso. Arriva di muso, dapprima resto di sasso poi ritorno a fare il pescatore: non devo far altro che allinearla bene e scoccare il tiro. L’ho insagolata, era una tanuta di un chilo e mezzo.

Roberto Praiola. Qualche tempo fa stavo pescando nei pressi di Palmarola. Un amico mi ha portato su una tana di cernia, un sasso isolato tra le alghe. Il massone era situato in 25/26 metri d’acqua e c’era una crepa che solitamente ospitava un’esemplare di serranide. Mentre scendevo in direzione della tana scorgo una tettoia, mi immagino di vedere il muso della cernia in candela e invece spuntano le sagome di tre tanute giganti. Saranno stati pesci di un paio di chili l’uno; li avevo davanti all’arpione, facili facili, forse facevo addirittura coppiola ma nella speranza di scovare il cernione non ho sparato. Sono sceso ancora mentre le tanute si sono dileguate e nel buco ho visto sì una cernia ma a malapena superava il chilo! Risultato: in quel tuffo non ho preso nulla! Un altro episodio strano mi è successo in Sardegna. Ho trovato una lastrone zeppo di grossi saraghi, ho atteso che s’incrociassero più esemplari sperando di trafiggerne più d’uno con un sol colpo. Così avvenne: sull’asta del Excalibur 90 fini un bel sarago maggiore, un sarago fasciato e per ultima… una tanuta!

Giuseppe Lezzi. Nella mia attività di pescatore subacqueo non ho catturato mole tanute ma ricordo con piacere un episodio accaduto sul banco La Scala. Era una giornata bellissima, sole alto, mare tranquillo, assenza di corrente poi, in breve tempo, le condizioni sono peggiorate. La corrente è aumentata, c’era un incrocio tra quelle provenienti da levante e da grecale/tramontana. Avevo in carniere una cernia quando sorvolando uno sbalzo ho notato una pallonata di saraghi sopra un piccolo ciglio tutto fessurato. I pesci entravano e uscivano dai buchi che però erano profondi, comunicanti e difficilmente esplorabili. Ero sui 25 metri di quota quando in mezzo a tutti questi pesci vedo un sarago faraone. Sto per sparargli in caduta quando entra in una fessura. Mi faccio passare un arma corta e esploro la tana. Al fondo passa un’ombra scura e siccome tenevo tanto a quel sarago faraone (ne ho presi pochissimi nella mia carriera) ho sparato subito. Estraggo il pesce e con stupore mi accorgo che è una grossa tanuta! Per fortuna il faraone non è uscito e al tuffo successivo lo catturo. Due pesci rari, almeno per queste zone, presi nello stesso punto!

 

Testo di Emanuele Zara.