LA TANUTA

Articoli Pesca Sub

scritti da Emanuele Zara

La pesca della Tanuta nelle varie Regioni Italiane

 

Nei mesi di aprile, maggio molti apneisti iniziano a sognare, a fare progetti a lungo termine e alcune festività concomitanti costituiscono la prima occasione buona per organizzare una breve vacanza di pesca insieme agli amici. L’acqua è ancora freddina ma in certe zone del Mediterraneo la primavera si fa già sentire e molte specie animali sembrano uscire dal “letargo” invernale.

Uno dei pesci che fa percepire in anticipo il profumo dell’estate è la tanuta, uno sparide presente in buon numero nei luoghi più interessanti per fare incontri di alto livello sportivo. E’ appena terminato il clima freddo e sotto la superficie marina enormi masse liquide combattono una battaglia termodinamica grandiosa, le falde più calde e leggere iniziano timidamente ad affiorare e lambire secche, cigli, franate. Pallonate di mangianza segnalano che il mare è ricchissimo di nutrienti e i giochi di corrente si accompagnano alle prime scorribande ittiche feroci. In questo ambiente da brivido, stanno per migrare i grandi tonni, talvolta in grado di eccitarci e svegliarci definitivamente dal torpore invernale, fa la comparsa stabile un gruppo di pinnuti dall’aspetto indolente e sornione ma al contempo assai prudente e distaccato, le tanute. A prima vista potrebbero sembrare grossi saraghi ma il comportamento e la differente livrea eliminano presto l’ipotesi azzardata.

Aguzzando bene la vista, infatti, si nota che possiedono un corpo piatto, ovale, con il musetto appuntito; la colorazione “spenta”, tendente al grigio scuro e riflessi bluastri, con cinque o sei bande verticali, si accoppia a squame piccole e scarsamente riflettenti: quei bei bagliori argentei che talvolta appaiono al cospetto di saragoni da chilo colpiti da un raggio di luce, nel caso della tanuta sono molto attenuati. 

  Capita raramente d’impostare una battuta di pesca esclusiva alla tanuta e quando ci si immerge su un bel cappello o su un sommo la speranza di catturare un pelagico di grosse dimensioni ha la priorità assoluta ma non sempre ciò, purtroppo, è la regola. In caso di assenza di pesci “nobili” potremo tentare l’approccio con le tanute che sembrano pesci facili ma quando è il momento di chiudere il cerchio le cose si complicano.  

La piattaforma che si erge dal fondo è lambita appena dal termoclino tiepido e durante le prime discese la concentrazione è al massimo. Prima di toccare il fondo si effettua una lieve flessione del capo e lo sguardo evidenzia appena quelle grosse silhouette nerastre: sono staccate dal fondo e volteggiano come fantasmi tra i banchi di pesciolini. Attuo la strategia di posta senza curare interesse per i pinnuti che mi girano intorno, voglio esemplari mitici, ma dopo vari tentativi infruttuosi mi rendo conto che forse è il caso di mostrare qualche riguardo per la popolazione ittica stanziale. Ho visto tanute attorno al chilo di peso e il pensiero corre immediatamente a un tegame di coccio fumante!

Una ventilazione accurata e calma, un ultima inspirazione e giù, convintissimo di portare a casa il pesce. 

 Scendo nel punto in cui le ho notate girare in precedenza, e prima di toccare la base le rivedo: sono una decina. Punto un esemplare che mi sembra bello grosso, tento di sorprenderlo senza troppa fatica ma l’elegante pinnuto si allontana di qualche metro e aumenta l’andatura, restando costantemente alla stessa distanza di avvistamento. Provo una seconda volta all’aspetto, una terza con una sorta di agguato, gli altri pesci del gruppo sembrano avvicinarsi ma si tratta di rapide tornate e successive giravolte: sono sempre fuori portata del mio fucile. L’avventura si conclude con un bruciante cappotto.  

In questa breve sintesi ho cercato di condensare la difficoltà della pesca alla tanuta che apparentemente può dare l’idea di una preda facile ma non lo è affatto. Innanzitutto l’habitat in cui vive è uno dei più difficili da battere sia per un discorso di profondità (nel periodo primaverile la si trova anche nei cappelli a una decina di metri dalla superficie, nell’acqua più calda, ma in estate, con termoclino stabilizzato, preferisce senza ombra di dubbio le rimonte fonde) sia per lo scarso grado di allenamento in mare che la maggioranza degli apneisti ha in questo periodo dell’anno. La colorazione della tanuta, che definirei quasi “opaca” è fatta apposta per mimetizzarsi negli ambienti dove arriva poca luce quali il blu intenso delle franate più profonde, i cappelli scuri delle secche, i cigli tappezzati di alghe basse, eccetera. Non sta quasi mai a mezz’acqua, ad esclusione di tagli freddi decisi, ma la si incontra frequentemente a poca distanza dal fondo forse perché sfrutta la copertura mimetica dello stesso.Può addirittura capitare di non vederle da sopra poi appena toccato il fondo e cambiato angolo di visione ecco che le tanute si “materializzano” all’improvviso. Viaggia in compagnia di altri individui anche se non si può parlare di assembramento compatto perché le tanute stanno in branco ma ogni individuo è ben staccato dagli altri, nuota in solitudine. 

Lo spettacolo che appare osservando un gruppo di grosse tanute sospese nei pressi di un cappello o delle guglie stagliate nel blu è molto affascinante. Con colpi di coda e movimenti delle pinne laterali sorvolano l’ambiente circostante cullate lievemente dalla corrente e migliaia di pescetti fanno da contorno. La difficoltà di cattura inizia con la fase di avvicinamento visto che i pesci in questione non sono molto curiosi e con la tecnica dell’aspetto i risultati sono spesso deludenti. La tecnica principe e quella che assicura le maggiori chance di cattura è la pesca in caduta. 

Occorre possedere un buon fiato e gambe allenate poi si può effettuare una discesa controllata, con una zavorra calibrata per bene, cercando di planare silenziosamente su qualche esemplare e sparare prima che si dilegui a distanza di sicurezza. Bisogna avvicinarsi lentamente cercando di non creare panico tra la mangianza e senza perdere di vista l’obiettivo primario. Rammentate che sparando dall’alto verso il basso su una schiena larga pochi centimetri dovrete sfoderare per forza di cose una mira da cecchini. 

Il compito risulterà facilitato se l’ambiente di caccia è strutturato con enormi massi o canyon: immergendosi al riparo di queste formazioni è possibile ingannare all’agguato qualche tanuta magari scivolando sotto una tettoia e comparendo da un punto localizzato nei pressi del gruppo di pesci. Un altro ambiente simile, dove si localizzano spesso i branchi e c’è la speranza di fiocinare tanute di buon peso, è il relitto. Tra le lamiere contorte è sferzate dalla corrente è possibile condurre un’identica strategia di avvicinamento contando sulla protezione offerta dai pezzi di metallo. Se la fase di avvicinamento ha rispettato un occultamento efficace ci troveremo a tiro utile dei pinnuti per pochissimo tempo. Qualche volta la tanuta mostra il fianco ma in altre occasioni premeremo il grilletto su bersagli che ci offriranno solo la coda. La perfetta conoscenza delle potenzialità dell’arma impugnata consentiranno di colpire felicemente il bersaglio altrimenti il tiro, o i tiri a vuoto, costituiranno lo stimolo per rimediare in futuro.

 

Box. Armi e recupero.  Come descritto nel testo la pesca specifica alla tanuta non viene quasi mai programmata ma lo sparide, secondo il mio giudizio, è un bersaglio assai sportivo, tutt’altro che facile e immediato da mettere a paiolo: difficile da avvicinare, da porre in mira, da centrare,  richiede quasi sempre fucili lunghi dotati di ottima gittata e facilità di puntamento. L’arbalete con un fusto rigido, preferibilmente nelle misure oltre il metro di lunghezza, è per certi versi l’arma ideale. La tanuta presenta spesso la sagoma del corpo di taglio, di profilo e il fucile ad elastici avvantaggia il tiratore quando c’è da mirare di fino. Si può optare per testate tradizionali o per fusti che ne sono privi: l’importante è che abbiate un feeling eccezionale con l’arma in modo da permettere tiri precisissimi ed efficaci sino al limite di gittata utile. I pneumatici di ultima generazione sono fantastici, soprattutto accoppiati a leggere aste da 6,5 mm, ma di fronte alla qualità di mira dei fucili ad elastici ci sono, per il momento, pochi paragoni di raffronto. Per la tanuta non occorrono aste troppo pesanti (oltre i 6,5 mm) ed elastici cattivissimi perché l’animale  non raggiunge pesi cospicui (normalmente si parla già di bei pesci dai sette, otto etti al chilo e mezzo di peso). Una coppia di gomme molto progressive e poco legnose risulta offrire un tiro teso e lungo pur conservando buone capacità offensive. Le carni non esageratamente sode e le squame morbide non creano troppa opposizione al transito del puntale dell’asta ma al contempo resistono poco e si lacerano con facilità quando il pesce è colpito troppo alto, sulla schiena, o basso, sotto la linea della pinnetta ventrale. L’uso del mulinello è indicato sempre sommozzando sui cappelli delle secche ma nel caso della tanuta si usa esclusivamente quando il pinnuto si dibatte e non si è sicuri di averlo trapassato in una parte centrale del corpo: a questo punto gli date un po di filo e lo recuperate delicatamente per non strapparlo.  

Box. Riproduzione. La tanuta s’incontra in grossi raggruppamenti proprio nel periodo primaverile che coincide infatti con il momento della riproduzione. E’ una specie ittica ermafrodita proteroginica cioè con caratteri sessuali femminili in età giovanile e maschile in quella adulta. La femmina non si sviluppa oltre i 300 grammi di peso, conserva dimensioni minute mentre il maschio può raggiungere e superare eccezionalmente i due chili di peso (il sottoscritto ne ha catturata una di 2 chili e quattrocento grammi). Le uova vengono deposte in piccole buche scavate sul fondo sabbioso dal maschio che però abbandona presto il tetto coniugale. In questo periodo il maschio presenta una colorazione quasi nera sopra il capo ed esibisce vistose bande violacee/blu sul corpo, livrea che gli permette di cercare la compagna e, inizialmente, di difendere la prole.

Box. A tavola. L’idea del coccio fumante descritta nel racconto è una rappresentazione culinaria che ben si addice alla tanuta. Un tempo la ritenevo una preda dallo scarsissimo valore gastronomico forse per delle informazioni superficiali e una certa nomea negativa appresa in gioventù. 

Qualche vecchio pescatore ligure dice ancora che :- La tanüa non è buona né cotta né crüa -. Forse c’è della verità per dei pezzi pescati in ambienti poco puliti o durante il clou del periodo riproduttivo ma per sfatare il detto è sufficiente constatare che sul banco frigo di certi esercizi commerciali, nonché carrelli di ristoranti, capita di scorgere esemplari di tanute scambiate per nobili paraghi o addirittura dentici! La tanuta possiede carni bianche, un po meno sode e delicate rispetto a qualche altro sparide, ma per nulla disprezzabili. E’ sufficiente che dopo la cattura si conservino al fresco, magari già sventrate, poiché tende a deperire rapidamente. Una volta giunti a casa si possono preparare in tanti modi: alla griglia, ai ferri, al forno con un trito delicato di erbette aromatiche inserito nel ventre, con un letto di verdure a cubetti, annaffiate con un bicchiere di vernaccia extra vecchia, eccetera. Il gusto della polpa bianca senza troppe spine è delicato e si presta anche per condire un bel piatto di pasta o di riso: dopo averla spellata e sfilettata si taglia a striscioline e si fa rosolare in padella con scalogno, una manciata di pinoli e un filo di olio extravergine d’oliva. Dopo qualche minuto di cottura a fuoco moderato si aggiunge del vino bianco e si fa evaporare. In seguito si introduce della passata di pomodoro fatta in casa, si fa insaporire con il sughetto del pesce poi, non appena la pasta (eccellente se casalinga e di formato corto) raggiunge la cottura al dente si scola e si fa saltare ancora un minuto con il sugo alla tanuta. Il piatto si può guarnire con un trito di erba cipollina e pinoli sminuzzati. Come vinello da abbinare osate con un bicchiere di giovane rosato.

 

 

 

Testo di Emanuele Zara & Lucia Notarangelo.