Lupo di mare
Tossisce il Mare dai bronchi,
“il Capitano”
ha i riccioli lunghi
come la sua cicatrice
e la fronte rugosa sembra
una rete che cattura
spruzzi iodati e sudati
che colano su un viso
scolpito nella speranza
dell’orizzonte ambito.
Zingaro vagabondo
malato del Mare
come una febbre che sale
come le maree.
Sulla rotta dei tonni
solitario con il suo legno,
il sole allo zenith
si rispecchia sull’orecchino.
Scansano la barca
i pesci volanti
e i delfini gli
saltano accanto,
qualche balena
soffia il suo respiro di salmastro
e lo sguardo si incrocia
ad altri albatros.
Che pazienza sopportare
con gli occhi e con il capo
le avverse raffiche salmastre
gelate anche d’estate.
Che tenacia andare controvento
pur di arrivare alla meta prefissata,
che coraggio soli con se stessi
immersi in un deserto turchino.
Meglio morire male al Mare
che bene in terra.