Moby ‘97
Piccolo uomo di grande lucida pazzia
lucida come la tua gamba bianca
d’orso di balena
bianca come la cicatrice che
attraversa il tuo corpo
il tuo corpo affogato nella sete di
vendetta,
vendetta alla balena bianca, un
capodoglio;
un capodoglio terrore degli oceani:
Moby Dick.
La foschia nell’alba oceanica
risveglia
la giovinezza ardimentosa del vecchio
capitano Ahab
soprannominato Vecchio Tuono dove nei
suoi occhi
scorreva la Vita che era una lotta tra
uomo e mostro
una lotta implacabile micidiale
definitiva annientatrice
mentre la brezza marina portava mille
atomi di mille isole.
Quegli occhi magnetici col loro
fascino trascinavano
la selvaggia ciurma dei figli dei
Pirati a crudeli Balenieri
di ogni razza e nazione, condottieri
sanguinari
una gloria alla forza indomita contro
mostri giganteschi
sfidando cento volte al giorno la
morte con barche e ramponi
il nero dell’abisso con gorghi e
batticuore sudore e paura.
Forgiate marinai i ferri dei cavalli
il rampone d’acciaio per Moby Dick
e tempratelo sul vostro stesso sangue
per la vendetta del vostro Capitano
dove la tempesta è sulla sua anima
questo eterno sogno di uccidere la
Balena Bianca.
La balena era un capodoglio dagli
spruzzi rapidi
dalla fronte rugosa e la mandibola
storta
che agita la coda in modo strano come
uno spasmo convulso
e molti ferri di ramponi contorti
infilati nel suo corpo
divinità malefica mostro infernale,
sfidarlo era temerietà
inseguirlo stoltezza lottare contro la
sua mascella la Morte.
La balena marmorea agitata e braccata
stanca e ferita
affronta il destino suo e di Ahab dove
il suo rampone
nemico di un odio incalcolabile
sfreccia
sul capodoglio che però fugge
portandosi con se il suo nemico
legato dal fato alla stessa corda
giù negli abissi insieme, fino alla
Morte.