FODERE
NELLE MUTE SUBACQUEE
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In inverno si nota che molti pescatori in apnea entrano in acqua con capi in neoprene monofoderato cioè con mute in neoprene che su un lato riportano l’applicazione di una fodera tessile. Agli inizi della nostra storia subacquea non succedeva proprio così. I primi subacquei non disponevano di neoprene foderato ma solo di fogli di espanso piuttosto rigidi e protetti sul lato esterno solo da una sorta di zigrinatura in rilievo più o meno marcata. La prima muta con fodera di cui ho reperito notizie risale agli anni 60. Si trattava di una fodera interna color arancio, un tessuto misto cotone/nylon, che equipaggiava una muta apparsa sul mercato e commercializzata dalla geniale intuizione della Technisub. La ricerca delle aziende produttrici di neoprene nel campo delle fodere ha conosciuto un costante sviluppo. Da quella muta rivoluzionaria per l’epoca l’evoluzione è stata costante sino ai giorni nostri dove si sono fatti davvero passi da gigante in questo campo. In cinquant’anni di storia il tessuto applicato a caldo sul foglio di espanso è divenuto più sottile, leggero, robusto; il sintetico imputrescibile è stato elasticizzato, reso impermeabile all’acqua, studiato per non inficiare sul grado di deformazione presentato dalla mescola espansa di base. |
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E poi i fabbricanti mondiali sospinti dalle richieste delle ditte di attrezzatura subacquea hanno dato il via all’applicazione di fodere colorate, poi mimetiche, in un panorama vastissimo e in grado di accontentare davvero tutti gli sportivi. Di
che cosa si tratta quando si parla di evoluzione di fodera. Se
prendiamo un qualsiasi vocabolario e cerchiamo la voce “fodera” leggiamo che
essa è: ”…un rivestimento in seta, lana, pelliccia
o altro materiale, applicato all’interno di cappotti, giacche, gonne, pantaloni e altri indumenti sia maschili che
femminili. Le
fodere sono generalmente una parte funzionale del vestito, usate per mantenere la
vestibilità e il comfort permettendo lo scorrimento all’interno del capo,
oppure per aggiungere un isolamento termico o ancora per nascondere la struttura
complessa di un abito.
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Le
fodere sono disponibili come tessuti a ordito e sono realizzate in poliestere,
poliamminide, acetato e viscosa, se per l’uso è necessario del materiale
scivoloso, oppure in cotone, poliestere/cotone e lana o mischie di lana in
ersione liscia o pettinata per avere un effetto decorativo o una sensazione di
calore” Questa
è l’accezione corrente del termine tra i sarti, la gente comune; in campo
subacqueo si è trasferito il concetto a un rivestimento di tessuto
rigorosamente sintetico che è incollato sopra un delicato foglio di neoprene
espanso tramite un procedimento termico. All’origine
del nostro sport, infatti, non si conosceva certamente la fodera come è intesa
al giorno d’oggi: era più che altro una trasposizione dal mondo dei sarti,
degli atelier, non un prodotto altamente tecnico e performante. L’avvento dei
capi neoprenici non andò a pari passo con l’introduzione delle fodere
tessili, questa fu applicata solo dagli anni 60. Mi
tornano in mente gli articoli di Marò che non parlava di fodere tessili bensì
di semplicissimi e spartani fogli di gomma! Ben presto, credo, sopraggiunge il
bisogno di ricercare nuovi ruoli per la fodera come d’altronde si verificò in
altri campi merceologici. La
svolta crebbe a pari passo con la ricerca sui filati sintetici da parte delle
multinazionali del settore che misero sul mercato tessuti orditi con fibre
ideali per l’impiego in acqua, fili che non pativano l’azione del salmastro,
della macerazione, dell’accorciamento, dello scolorimento. Dal nylon si passò al poliestere, alla Lycra, a filati super elastici, a tessuti in Kevlar antitaglio, a speciali orditi anti abrasione, a nylon antiallergico, ecc. Carlo Morosini, il primo artigiano di mute, negli anni '70 iniziò l’attività Elios e mi ha raccontato che allora c'erano ben poche fodere da abbinare al neoprene per le mute, solo fodere che privilegiavano la robustezza ma poco elastiche
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Il nylon standard iniziale era una classica fodera, robusta, con poche soluzioni di colore e non troppo dilatabile, cosa che unita al neoprene con mescola altrettanto dura e densa rendeva la muta difficile molto scomoda da indossare Le prime mute erano bifoderate, agli inizi degli anni ottanta sono comparse le prime mute monofoderate. Da qualche hanno invece,
l’evoluzione delle fodere si è orientata decisamente verso la maggiore
compatibilità del tessuto con il materiale di supporto, l’espanso,
probabilmente, e per assurdo, è cresciuta di più la qualità di certe fodere
tessili che di certe mescole neopreniche. Le fodere esibiscono nuove trame di nylon, con una composizione di fili differente ed una intrecciatura molto più allungabile che ha migliorato l'elasticità, la vestibilità e la disponibilità di colorazioni. Parallelamente a questo fondamentale discorso che ha fatto nuovi adepti tra gli amanti dei capi mono e bifoderati è cresciuta l’offerta di fodere mimetiche.
Il mimetismo è un ambito particolare, le varie scuole di pensiero, le
esperienze dei pescatori in apnea hanno prodotto una forte richiesta alle case
produttrici e attualmente c’è davvero l’imbarazzo della scelta ,tra cui
emerge Giuliano Tagliacozzo della POLOSUB ,per la
scelta dei migliori materiali in commercio ,e per la lavorazione sui tagli e
incollaggi . Testo di Emanuele Zara
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