Migliorie sulle fodere

 

 

 La fodera è stata applicata originariamente al foglio di neoprene per vari motivi, per svolgere diverse funzioni, per ovviare a taluni inconvenienti.

Un tempo i fogli di neoprene erano molto rigidi, durissimi quindi anche robusti, credo non si ponesse il problema di proteggerli in qualche maniera con uno strato tessile supplementare!

 Probabilmente i primi tentativi sono stati fatti solo per agevolare la vestizione della muta, tema sentito dai nostri antenati subacquei, al pari, quindi, delle fodere usate negli abiti civili.

 Il neoprene, infatti, è costituito da un materiale spugnoso, la sua superficie non scivola sulla cute asciutta.

Gli appassionati infatti sanno che la vestizione a secco è più agevole umidificando il neoprene, o meglio lubrificandolo con miscele saponose o oleose, ma se la serie di cellette aperte o la “pelle neoprenica” che talvolta le ricopre risulta sempre poco scivolosa e comporta normalmente un forte attrito di scorrimento.

Applicando un foglio di tessuto ecco che il capo in gomma espansa è reso più “docile”, finalmente la muta si poteva indossare al pari di un vestito aderente.

 L’industria americana e asiatica continuò a elaborare il neoprene, col trascorrere degli anni le mescole spugnose migliorarono le caratteristiche fisico/meccaniche per cui le fodere sono state chiamate a seguire questo sviluppo e a migliorarsi di continuo.

 Con mescole sempre più delicate, soffici, morbide, la sfida è stata proprio quella di evolvere le fodere in maniera che la differenza di elasticità tra la gomma e il filato non fosse più marcata.

 Attualmente il divario tra mescola e fodera mi pare non ci sia più, ci sono fogli di materiale monofoderato, e anche bifoderato, che cedono alla trazione multi assiale (ordito 0-90°) al pari di un foglio di espanso privo di rivestimento supplementare.

Oggi si può affermare che il gap tra i due materiali è colmato.

 Qualsiasi pescatore si può accorgere del livello raggiunto da una recente muta foderata semplicemente indossandola, andando a pescare, a nuotare.

Dai tempi rapidissimi di vestizione ci si accorge che la fodera si dilata, fa passare comodamente gli arti, il collo all’interno del cappuccio.

 In esterno una fodera scarsamente o del tutto igroscopica si asciuga in fretta, non assorbe acqua.

 Anche spostandosi con l’imbarcazione una fodera che non si imbeve eccessivamente d’acqua farà la felicità di chi desidera conservare una buona coibentazione termica in ogni frangente.

 Nel contatto con varie asperità ci sono fodere intere e parti applicate come opzione che non patiscono le abrasioni, i tagli, i maltrattamento più duri. Insomma, il miglioramento delle fodere apre una nuova dimensione, se la crescita continua di questo passo potrebbe esserci la convenienza ad acquistare solo più mute foderate che oltre ad assicurare ottime performance hanno dalla loro parte una durata nel tempo superiore a un capo privo di copertura tessile. 

Le nuove fodere mimetiche.

 E’ sotto gli occhi di tutti il nuovo corso intrapreso dai produttori di neoprene mondiali riguardo le fodere mimetiche.

 Rispetto al passato in cui il neoprene era commercializzato con un mimetismo derivato da disegno più che altro riferito ad ambiti militari, e con una scelta di colorazione povera, si è passati a geometrie assai più consone a ciò che si vede sott’acqua, a tavolozze di colori che spaziano dal blu al rosso, dal verde al marrone, dal beige all’indaco, a miscellanee di tinte che riproducono i dettagli del fondo marino.

Ci sono colori più vivi altri più opachi, ognuno può reperire la tonalità e la gradazione di luminosità che preferisce. Da fodere che privilegiavano un solo lato di deformazione, e a volte neanche quello, si è transitati in un campo dove i tessuti di ultima generazione si possono stirare da tutti i lati in maniera eccezionale, fibre che presentano un “elongation” straordinaria.

 Alcune aziende hanno certamente aiutato a sviluppare tonalità, accostamenti, disegni innovativi: grazie all’esperienza via via accumulata dai loro atleti o dai collaboratori hanno richiesto alle case produttrici, ormai localizzate per la gran parte in Asia, fodere su specifica e così sono nate mute foderate mimetiche che assorbono poco la luce, tagli di colore che spezzano l’immagine del subacqueo, fodere adatte a pescare nel blu a mezz’acqua, su fondali a predominanza di alga o roccia, in ambienti con luce radente o in pieno sole.

 Un tempo c’era il classico tessuto di nylon reso mimetico dal colore applicato superficialmente alle fibre oggi si parla di sublimazione, un transfer di inchiostri speciali che penetrano intimamente nella fodera, una tecnica di colorazione che oltre a riprodurre il disegno voluto è praticamente impossibile da rimuovere.

Tutte le ditte, tutti gli artigiani hanno modelli di neoprene con fodera mimetica: basta avere le idee chiare sull’itinerario di pesca abituale per ottenere un mimetismo quasi “su misura”.

 Intervistando numerosi produttori ho saputo, poi, che ci attendono per l’immediato futuro grandi novità: compariranno nuovi capi con fodera mimetica che qualcuno ha già definito rivoluzionari,

tra i primi abbiamo sempre grazie alla paziente ricerca della POLOSUB di un capo mimetico a scomposizione fato con fibre elastiche con il risultato di essere elastico come un liscio –spaccato ma robusto alle abrasioni e ai tagli come un foderato , ormai siamo nel futuro !!!

 E cosa c’è di meglio di una fodera ultra elastica mimetica? Anche la tecnica pittorica è cambiata rispetto al passato.

La robustezza in fase di pesca: vantaggi con una muta monofoderata di concezione recente.

La robustezza di una recente muta foderata anche in questo caso spezza numerose frecce al suo arco.

 Ci sono poi mute che presentano speciali fodere rinforzate: queste non temono davvero nulla ma al contempo sono costituite da tessuti morbidissimi.

 A partire dall’ingresso in mare effettuato da terra, al bordo di uno scogliera, non ci si cura molto se il posteriore è appoggiato a una roccia irta di asperità, la fodera è tenace, non si sfibra l’ordito, si entra in acqua senza il timore di aver “sbocconcellato” il fondo di un pantalone liscio.

Anche l’altra settimana siamo usciti in gommone e ho apprezzato una tenuta ottima seduto sul tubolare, non mai rischiato di scivolare e ricadere in acqua nonostante abbiamo visitato una decina di posti e il saliscendi dall’imbarcazione è stato continuo.

 Per assurdo l’attrito di una fodera sul materiale liscio e bagnato del gommone è l’ideale, non si scivola.

Ho indossato lo schienalino, le cinghie si poggiano sulle spalle, possiamo tranquillamente pescare certi che al termine non rileveremo il benché minimo segno di usura o abrasione sulla muta.

Mentre mi accingo a caricare l’arbalete con le mani ricoperte da pesanti guanti apprezzo il fatto che il rinforzo sternale è cucito saldamente sul petto ma soprattutto, anche se non fosse presente la toppa imbottita e antisdrucciolo in Melcotape, non c’è il rischio temibile che il calcio del fucile scivoli sull’addome, s’impunti e apra uno squarcio nel neoprene.

 Evenienza che purtroppo si verifica su mute in liscio spaccato quando si arma il fucile con un po di approssimazione.

 Con una muta monofoderata di concezione recente ci sentiamo davvero a nostro agio, il petto si dilata senza impedimenti nella respirazione, il diaframma lavora senza costrizioni, il corpo è abbracciato in un morbido cuscinetto di espanso.

 Verrebbe da pensare a un confortevolissimo completo in neoprene sfoderato invece stiamo sfoggiando una muta su misura in monofoderato mimetico di ultima generazione, una muta di qualità eccezionale.

 L’artigiano che l’ha preparata ha orientato in maniera sapiente le pezze compositive, non c’è nessun tessuto che offra lo stesso gradiente di elasticità sia sul verso orizzontale sia su quello verticale, bisogna scegliere un senso di elasticità marcato per ogni zona anatomica, la strada prioritaria per ottenere il massimo.

 In poca acqua il tessuto mimetico non rifrange la luce, le occhiellature che spezzano l’immagine, i tratti più scuri alternati alle chiazze più tenui rendono quasi parte integrante dell’ambiente sottomarino.

 Sfrutto questa prerogativa in modo intelligente, i movimenti sono lenti, quando serve immobilità dietro a un sasso la esibisco da manuale, mi sento a mio agio.

 E’ indiscutibile che riesco a puntellarmi meglio tra gli scogli: la mente è rivolta alla tecnica di prelievo non alla paura che un capo delicato e costoso possa rovinarsi, danneggiarsi.

Sul pantalone c’è un rinforzo sulle ginocchia in nuovo materiale antitaglio, la muta monofoderata si lavora bene in questo senso, esternamente si possono cucire rinforzi, toppe composte da tessuti termoadesivi di ultima generazione e il capo diventa davvero indistruttibile. Inizio a esplorare un paio di passaggi tra i blocchi di base, solitamente qui possono rintanarsi i cefali.

 Il capo struscia contro il soffitto, l’avambraccio si poggia su una distesa di mitili taglienti.

Procedo senza intoppi, rilassato.

 Continuo l’azione e approfittando di un bel mare in scaduta mi proietto quasi appiccicato a riva dove un invitante schiumetta mi fa subito pensare alla presenza della spigola.

 Mentre sto pensando come procedere un onda frange a poca distanza dal capo, non me ne sono accorto, le braccia urtano uno scoglio affiorante, la risacca mi sballottola come se fossi inseriti nel cestello della lavatrice, struscio con il petto, con una spalla ma dopo un attimo di smarrimento le pale delle pinne prendono l’acqua e posso ritornare fuori dal flusso di corrente.

 Guardo la nuova muta e a parte un po di fanghiglia penetrata tra le fibre tessili, qualche frammento di alga rossiccia non c’è segno di tagli e abrasioni. Una meraviglia, non c’è che dire!

 

I riguardi nei confronti di un recente capo foderato.

Una muta in neoprene foderato, parliamo della versione con il tessuto rivolto verso l’esterno ma non dimentichiamo che esiste anche una produzione che prevede il posizionamento della fodera all’interno o su entrambi le superfici, deve essere trattata bene al termine dell’impiego perché una buona manutenzione assicura grande longevità e caratteristiche tecniche invariate.

Non mi stancherò mai di ribadire che l’attrezzatura subacquea non va risciacquata a spruzzo con una doccetta ma, se si ha la possibilità, si deve immergere completamente in un recipiente e lavata per immersione.

 Processo che con la muta munita di fodera è indispensabile.

 Anche se si tratta di una fodera di ultima generazione, cosiddetta idrorepellente perché ordita con un filato che non assorbe acqua, o trattata successivamente con un prodotto chimico idrofugo, tra i micro spazi delle fibre tessili si soffermano impurità, residui di acqua di mare, sporcizia.

 Se non si lascia il capo ben immerso in maniera sufficiente (magari sovrapponendogli la cintura di zavorra o lo schienalino piombato per evitare che galleggi e non venga risciacquata per bene), qualche decina di minuti in genere sono sufficienti, non si da il tempo ai residui salini di sciogliersi e così dopo qualche mese di trascuratezza la muta tende a irrigidirsi o meglio la fodera si indurisce.

 Un poco di cura assicura la stessa morbidezza per anni e anni di uso intenso.

 Io ho un capo in monofoderato a cui sono molto affezionato: ha la veneranda età di oltre dieci anni e a parte la riduzione marcata di spessore dell’espanso dimostra sempre una buona elasticità della fodera.

C’è chi al termine della stagione fa un ammollo con l’ammorbidente: se la manutenzione ordinaria è fatta scrupolosamente non si avverte la necessità di questa operazione. 

La fodera racchiusa tra due strati di neoprene.

 La fodera può essere applicata alla muta in diversi modi. Il procedimento è a caldo, la fodera si incolla o all’interno del foglio neoprenico o all’esterno, o da entrambi le parti.

 Anche in questo settore l’evoluzione è presente, oggigiorno è sempre più difficile che un foglio di tessuto si stacci dal supporto dopo qualche periodo d’uso mentre in passato capitava più frequentemente che una muta con la fodera presentasse delle “bolle” di scollamento in alcune parti della muta.

Ci sono colle e procedimenti di applicazione meno difettosi.

 Oltre quindi alla tipologia di muta con fodera interna o esterna intorno agli anni 80 fu proposta una novità proveniente dal mercato greco, il neoprene intramezzato da un foglio di tessuto, la fodera annegata tra due strati di neoprene, il cosiddetto “sandwich”.

Diciamo che in quel periodo ci fu interesse da parte di varie aziende e utenti perché, sulla carta, l’espanso speciale formato da uno strato di neoprene liscio esterno, fodera intermedia, spaccato interno coniugava le qualità di una muta in liscio/spaccato con la resistenza alle lacerazioni offerte dalla fodera di rinforzo interna. Il modello sandwich non ebbe molto fortuna perché si evidenziò presto una non completa affidabilità del materiale, ogni tanto si scollava la fodera e si formavano bolle.

 Attualmente il materiale è stato riproposto dalla Polo Sub ma si tratta di un espanso stratificato diverso dal passato, un neoprene che ha risolto i problemi che lo affliggevano e il merito di ciò è da imputare alla nuova fodera tessile ultra stretch incollata all’interno, un tessuto che non assorbe acqua e che aderisce intimamente ai supporti in espanso, IL FORZA TRE

 

Testo di Emanuele Zara