Resoconto

Grecia agosto 2002

Poulithra-Kimolos


Adoro la Grecia. Ci sono stato una ventina di volte: lì ho diviso in due le prime perchie sparate con il fucile a molla che mio padre mi ha messo incautamente in mano all’età di sei anni (!). La passione per la Grecia mi ha anche portato ad iscrivermi ad un corso greco moderno (difficilissimo, peraltro…).

Quest’anno la destinazione era duplice: Poulithra ("dito" più a est del Peloponneso), cittadina situata a sud di Leonidio dal 4 all’11, poi Kimolos (vicino a Milos, Cicladi sud-occidentali), fino al 25.

Che sia ormai quasi impossibile trovare dei paradisi in Grecia, lo sanno praticamente tutti, e infatti i posti visitati non sono stati esaltanti né come presenza pinnesca, né come fondali (a parte alcune zone, ovviamente), ma senza dubbio è stata la mia annata migliore da quando metto la testa sott’acqua: non tanto per le zone di pesca in sé, quanto per le catture, 3 o 4 delle quali per me veramente eccezionali.

Dopo questa pomposa introduzione, veniamo ai:

 

Protagonisti

Facevano parte della spedizione, oltre al sottoscritto:     

 

L’avvocato (il collega torinese Federico Zanardi Landi, abbastanza neofita, ma cattivello soprattutto con i serranidi, nonché grande insidiatori di polpi) ed

il Marchese Giuseppe «Peppino» «Mc Gyver» de Liguori, valente agguataspettista, detto anche «Grosso Corvo» in quanto indefesso castigatore di corvine, tanto che pare che la famosa battuta dapiraniana «coi corvi sono tremendo» sia stata bellamente copiata da quella utilizzata spesso dal nostro Marchese e rivisitata dal Dapiran perché da quest'ultimo ritenuta valida.

Il mezzo propulsore: ci scarrozzava il mio mitico «Bat 5 Cormoran», ormai alla sua 23° estate e ridotto ad un colabrodo da mio padre che, all’epoca aitante cinquantenne, jettava serranidi a bordo dello stesso alla «ndo’ cojo cojo» senza minimamente curarsi del fatto che ‘ste cernie -  che giustamente non avevano preso niente bene il fatto di essere state arpionate – si vendicavano sbucazzando allegramente i tubolari del mezzo nautico, che si lamentava emettendo il classico «fsssssss»1. E uso il passato perché esso, avendo deciso di aver solcato abbastanza mari, pensava bene di lasciarmi a pinne nel bel mezzo della vacanza. E – quale onta! – non durante una pugna venatoria, bensì al termine di una gitarella bagnereccia, allorquando lo avevo caricato di procaci fanciulle con destinazione «bagnetto nei pressi di isolotto appartato» ;-))!! Beh, quel giorno notavo con orrore che i tubolari non si trovavano più acchittati allo specchio di poppa, ma orrendamente divaricati, onde il motore basculava pericolosamente, semisommerso. Costretto a rientrare alla base mi apprestavo a chiamare il prete per l'estrema unzione, quando il pronto intervento del nostro Marchese Mc Gyver (unico rappresentante della razza homo sapiens sapiens a viaggiare sempre e comunque accompagnato da trielina e collona Bostik superbastarda) metteva fine all’impasse applicando con perizia una pezza (e bella grossa!). Completava l’intervento una serie di tiranti (vedi foto) che tenevano insieme il gommone «con il filo di spago». Molto, ma mooooolto Muppet!

 

E veniamo al dunque

I primi giorni trascorrono senza catture particolarmente entusiasmanti.

La costa del Peloponneso, in quella zona come in altre, è piuttosto monotona: degrada senza spacchi né tane con un'inclinazione di circa 45° gradi rispetto alla superficie e muore nella sabbia. Niente posidonia, acqua abbastanza torbida (per la Grecia, ovvio) e molto calda (28/29°), tendenzialmente senza taglio (almeno nei primi 25 metri). Non soffiava il Meltemi, ma termiche «pazze»: molto incostanti sia come direzione che come intensità, rendendo difficile la programmazione della battuta, dato che il mio gommone (BAT 4.10mt del 1981, chiglia semirigida, ormai alla frutta come raccontavo sopra…) non è la corazzata Potemkin…

Alcune zone interessanti, però, c’erano: punte che degradavano molto lentamente, una secchetta2 (scoperta sbirciando la carta nautica della Capitaneria mentre rinnovavamo il permesso di pesca :-), un basso fondo con costoni di roccia fino a 500mt da riva, qualche calatella di massi… Sennonché, a dispetto sia della potenzialità dei posti, sia dell’impressionante quantità di mangianza che ti faceva stare costantemente all’erta, pescioloni di qualità non ne ho visti molti. Ho scrutato moltissime volte il blu in attesa del capacchione (leggi: ricciolone/denticione/tonno) della vita, ma ogni volta che la mangianza si apriva era soltanto per il passaggio di qualche leccia stella, peraltro di piccole dimensioni (ma carne davvero eccellente da mangiare).

Quindi: qualche bel sarago, corvina, dotto, leccia stella, ma niente di eccezionale, tanto che non riuscivo a sfamare gli amici (5 oltre a me), che cominciavano a lamentarsi (sti rompiballe viziatoni!).

Aspettavo solo l’arrivo dell’ammmmmore di tuta mia vvvita3 (il Marchese Peppino) per spingermi più in là sulla costa.

Che dire? Giuseppe mi porta bene….

Cominciamo con le risate sottacquee…

Arriviamo allora alla prima cattura degna di essere raccontata (se non altro per prendere per il culo Peppino.. :-))).

Lascio Giuseppe su un tratto di costa che pare non male e ancoro il gommone. Dovevamo incontrarci sulla punta che separava le due zone di caccia.

Faccio un aspetto sui 20 e vedo che più a fondo bazzicano dei dotti non male, ma è fondo e da solo non mi fido.

Arrivato alla punta, vedo dei pinzutoni che mangiucchiano in poca acqua, ne agguato uno e lo pizzico. Sennonché si sboccola l’elastico (nuovo!) del mio Monoscocca 115 e sono costretto a tornare indietro.

Lo cambio.

Arriva Giuseppe e gli chiedo se mi guarda mentre mi butto: sono deciso a tentare una caduta sui 30.

Arrivato a circa 18/20 mi passano davanti tre palamite. E’ la seconda volte che ne vedo: due anni fa il loro nuoto veloce era troppo per il mio Omer 110, ma il Monoscocca ha un altro brandeggio… Freno la caduta, sono quasi immobile, tipo Uomo Ragno appeso al classico pennone da bandiera (solo in America, ce li hanno, va’!).Mi sfilano davanti velocissime, ma una ha un attimo di esitazione e mi passa più vicina delle altre: zac! Centro corpo, nella schiena, forse un po’ troppo alta… s’incazza manco l’avessi offesa a morte, eccheddiamine! Non si trova più la creanza di una volta….

Giuseppe (scusa se ti metto un po’ alla gogna, eh… :-)))) intuisce che potrebbe stracciarsi e si tuffa generosamente per doppiarla quando è a circa dieci metri di profondità, ma questa dà un guizzo e lui la manca!!! :-)) (che bastardo che sono…), dandomi l’occasione di prenderlo per il culo per i tre giorni successivi4….Fortunatamente non era presa così male e quando la recupero l’amico riesce ad agguantarla. Com'è ovvio lei s'incazza come un tapiro e quando faccio per infilare le mani nelle branchie mi morde!!! Niente di serio, però ho provato cosa vuol dire essere addentato da una belva... la forza bruta della natura :-) Beh, alla fine la spuntiamo noi e Peppino, dopo averle passato il filo interdentale la finisce col coltello. Passiamo poi i 10 minuti successivi a ridere e a sbrogliare il casino delle sagole dei due fucili che si sono intorcinate a tradimento…

Beh, se il pesce non è eccezionale, eccezionale è la soddisfazione di acchiapparlo proprio sotto al naso del compagno di pesca, che per giunta invece di doppiarla la cicca clamorosamente! E’ come se avessi fatto coppiola di palamite!!!

La pinnetta della cernia

Dopo qualche giorno ci allontaniamo una 10 di miglia dal porticciolo (sempre lungo la costa) e proviamo dei posti nuovi, sperando in fondali migliori.

Beh, non ce ne sono.

Ma la giornata non è male: prima su un fondale di circa 15/18mt secco una riccioletta di 2Kg, poi una leccia di 1kg che si trovava incautamente in caccia (spettacolo!) davanti a me.

E’ tardi e decidiamo di tornare a casa. Prima però Giuseppe propone di fare un tuffo su una puntarella dove prima aveva sentito «puzza di orate»5.

Lascio il gommone (peschiamo «a staffetta») e mi tuffo. Il fondale degrada dolcemente con grotto misto a sabbia. Provo degli aspetti sui 18/20, ma niente. Al terzo tuffo però, noto poco sotto di me (una decina di metri in diagonale), adagiata  su uno spiazzetto di sabbia a circa 25mt di profondità una bella cernia che se la dorme. O forse stava pensando al suo cernio o guardando la TV, che ne so. Fatto sta che era immota. Mi dico: agguato a –25 non è poco, ma provare si prova, no? In realtà le faccio una caduta in diagonale, cercando per quanto possibile di non offrirle una visione completa della mia sagoma. Sono zavorrato bene, perché la planata è lenta al punto giusto. Lei infatti non si muove e così facendo si becca ‘na fucilata dritta in testa. Sparata col 115 a circa 2 metri non si muove molto: il recupero è facile e l'attacco al pallone.

Ogni colpo di pinna pregusto la faccia che farà il Marchese alla vista del pesciozzo. Peccato però che la cernia attaccata al pallone rimanga con la pinnetta caudale un po’ fuori dall’acqua e mi tolga così la soddisfa di sfoderarla a sorpresa all’amico quando arriva a recuperarla…  La prossima volta devo portarmi un piombino per tenerla giù… J

 

Le cernie saltano da sole sui gommoni?

 

Dopo qualche giorno ci spostiamo a Kimolos, ma arriviamo di notte e non sappiamo quello che ci aspetta. Dalla carta nautica il posto pareva bello, ma come sarà dal vivo?

Bello.

Il primo giorno sbaviamo come tre (ci ha raggiunti Federico) Golosastri davanti a una pila di Girelle Motta: il posto è tutto un susseguirsi di isolotti, bassi fondi, faraglioni, costa alta/costa bassa, secche… E’ con arrapamento piscatorio che prendiamo il mare il primo giorno.

Effettivamente dove ci buttiamo non è affatto male. Lascio Peppino e Fede in una zona che presenta della invitanti risalite, massoni e costoni (e infatti Giuseppe vedrà un mare di pesce, acchiappando un paio di corvi6 e ‘n sarago) e, parcheggiato il gommone un km più in la’, mi butto.

Trovo una bella franata che finisce sui 15 metri su sabbia e posidonia, e anch’io sento puzza di corvi..  Infatti, al termine del primo agguato ne infilzo uno di 4 etti che «svolazza» sulle alghe, tentando una maldestra coppiola, muppettescamente non riuscita. Percorro altri venti metri e vedo delle altre corvine che, paciose, si affacciano da un bel massone. Visto che pesco col Mono 115, decido che sarà meglio preservare la mia Seatec nuova e scarico sulla prima tacca. Sto per immergermi quando scorgo una cernia di circa 9/10kg ferma in candela 10 mt più fuori dal massone. Che fo? Ricarico sulla II tacca. Lei che fa? S’intana coi corvi! Vuoi vedere che hanno organizzato un party senza di me, ste svergognate? Acchiappo una bottiglia di Martini e… riscarico sulla I tacca! Molto Muppet! Indietreggio di una decina di metri per avere un approccio più laterale al sasso (oltre ad essere totalmente incapace, in tana, il fuciletto non si addice più di tanto…) e m’immergo. Mi affaccio molto molto lentamente e la cernia mi sfreccia davanti… SBRANG la prendo (credo) in testa, ma da dietro, così lei s’intana ancor di più portandosi dietro l’arpione. Provo a tirarla subito, ma il sasso è a gomito e non arrivo nemmeno all’asta, cazzarola! Vista la mia incapacità, immagino già di dover tagliare tutto e lasciarla lì, o PEGGIO dover chiedere l’aiuto del Marchese… Però prima, ovviamente, provo a entrare dall’altra parte e – gran colpo di CCC…lasse  - la trovo lì, a panza all’aria, con l’asta nel testone, ma facilmente raggiungibile. E’ ancora incastrata, ma presa bene (non «sottopelle»  e dopo circa una ventina di minuti la isso. Fra l’altro ho apprezzato la comodità del pernetto rotante da trainisti che uso come giunzione fra monofilo e sagolino nero: ho staccato comodamente l’asta senza dover tagliare nulla. Ora il dilemma: «come fare incazzare maggiormente Giuseppe?». Vorrei evitare un’altra scena della pinnetta, onde decido di lasciare il pesce direttamente sul gommone, in modo che se lo trovi al termine della pescata, ed abbia tempo di meditare per tutto il tragitto per venirmi a prendere. Certo c’è la possibilità che mi molli in mare e torni alla base senza di me, ma decido di correre il rischio. Beh, ragazzi, il suo commento - da vero Marchese, peraltro... - è stato: "Immagino che la cernia non ci sia saltata da sola, sul gommone...": a me veniva tanto da ridere che mi entrava l'acqua dalla maschera!!! Fra l'altro la cernia, al pari di quelle abbandonate dal babbo (e molto "politically correct"...) si vendicava anche con me, piantandomi la sua spinona dorsale nel tubolare sinistro. A ripararlo provvedeva, ça va sans dire, Mc Gyver de Liguori, utilizzando un'orrenda pezza da materassino (schifosamente blu su tubolare arancione) dato che io, ovviamente, non avevo più nemmeno un pezzo di gomma originale...

 

 

 

The Big One

 

Dopo qualche pescata non degna di particolare nota, ci accorgiamo tristemente che il posto, contrariamente a quanto sembrava da fuori o leggendo la carta nautica, non è molto vario e le zone pescabili sono molto limitate. Esploriamo allora una zona più lontana, ma che pare invitante, per dentici e pelagici, costituita da un doppio scoglio che risale da -40 circa, situato a poche miglia da Milos. Georgo, il padrone di casa, gran pescatore di frodo (!), me lo sconsiglia: "Come fai a pescarci? E' un dente di roccia che vien su dal nulla: la zona di caccia è troppo limitata!". A me invece viene l'acquolina in bocca, pensando al capoccione della ricciola.... :-) Dopo 40 minuti siamo sul posto. Sennonché Giuseppe non si sente bene, così m'immergo con Federico. Ci vestiamo a 200mt dallo scoglio, per non disturbare gli eventuali inquilini. Quando entro in acqua il Monoscoccone ovviamente è scarico. Beh, come mi butto vedo un branco di una trentina di ricciole, tutte fra i 15 e i 20 kg, che nuotano in superficie: per poco non mi viene un infarto!!! Qui prorompe la mia vera natura Muppet: con il cuore che batte a mille cerco di caricare sto pizza di fucile. Ovviamente m'incasino, m'ingarbuglio come un totano nella sagola (sta pizza di doppia volata...), mi scappano gl'elastici su un dito... risultato: le ricciole se na vanno, ma senza spaventarsi (anzi mi sembra che se la ridano..:-) Sono però convinto che siano rimaste in zona; comincio allora ad effettuare una serie di aspetti  su alcuni scalini sulle pareti di roccia  del primo scoglio, a profondità fra i 18 e i 22 mt. La visibilità è eccezionale, circa 20/25 metri, Scruto il blu, ma nulla, nonostante la mangianza fittissima. Arrivo al braccio di mare fra i due scogli e vedo un invitante pianoro  che si affaccia a sud, a circa -20, perfetto per l'aspetto. Mi concentro, sono rilassato, penso a Heidi che corre sui prati con le caprette che le fanno "Ciao!", sto per immergermi... CAZZAROLA!!! Un SOMMERGIBILE!!!  La più grossa ricciola mai vista in vita mia, che nuota paciosa e tranquilla a -25, sotto di me, poco più al largo.. Sono quasi sicura che non mi abbia visto. Sta per passare sotto ad uno sperone di roccia largo circa 5mt, quindi aspetto di essere nascosto alla sua vista/udito/olfatto/chipiùnehapiùnemetta e mi immergo, silenzioso come un'iguana... Plana che ti plana, quella mi sente, mette la freccia e fa inversione a "U", ma sempre tranquilla e prende lentamente il largo. Continuo la caduta cercando di dominare l'emozione e soprattutto tentando da un lato di non farmi sentire, dall'altro di non farle intuire le mie reali dimensioni (anche se pure lei a dimensioni non scherza... :-) dall'altro ancora di non caderle in testa troppo velocemente... potessi, fischietterei disinvolto :-) Il tempo si ferma... sono a -10... -15... - 18... è quasi a tiro! La vedo bene, mi sto quasi innamorando... è bellissima! Decido di tirarle una trona sul groppone...ma non vorrei fosse troppo spessa per le mie gomme, non durissime, vabbè sto per tirare... quand'ecco che Lei (il maiuscolo è d'obbligo), molto gentilmente, decide di venire a vedere chi osa cotanto, chi è quel pazzo che crede di avvicinarglisi impunemente: sterza leggermente e mi passa davanti. In una frazione di secondo mi sfilano davanti agli occhi tutte le pagine di Pescasub lette negli anni: "io alle ricciole, quando sono grosse, sparo verso la coda, per domarne la reazione veemente" (Riccardo Molteni Pescasub, n° 4, marzo 1995); "io alle ricciole, quando sono grosse, sparo in testa, perché sentano il colpo" (Renzo Mazzarri, Pescasub, n° 8, agosto 1998); "io alle ricciole, quando sono grosse, sparo appena dietro le branchie, per diminuire le possibilità di perderle" (Pierfrancesco Salvatori, Pescasub, n° 7, luglio 2000) e poi VANDAMMMMM!!! una pizza a centro corpo, per non scontentare nessuno! :-))) Lei non si rende bene conto cos'è successo e mi lascia risalire a palla i primi 7/8 metri verso la superficie. Filo il mulinello, soddisfatto del terminale in monofilo di nylon da 160, che sarà anche scomodo, ma oggi son contento così.... E penso: adesso mi porta a fare un giro per l'Egeo... fortuna che Fede è sopra di me e Peppino in gommone! Risalgo, stringo il mulinello, ovviamente la sagola mi s'incasina nelle dita, mentre il pescione tira della capate terribili sulla roccia. Riesco un po' a domarla e ad urlare: PEPPINOOOOOO!!!! Lui sgomma prontamente e arriva in soccorso con la cavalleria, mentre Fede, esterrefatto, si gode la scena.

Per un po' la riccia mi porta sott'acqua, ma non tanto: mi sa che le ho toccato la spina dorsale.... sono in affannissimo, ma riesco a passare lo schioppo al Marchese: meno male che anche lui è ferratissimmo di Pescasub e sa cosa fare... :-) Guardo la bestia mentre cerco di salparla e .... SPETTACOLO!!! Il branco delle ricciole di prima è lì, che nuota in tondo al sommergibile ferito a morte: mannaggia, fossi un po' più esperto dovrei farmi passare il fucile e andare a bazookarne un'altra, ma l'emozione e l'inesperienza (insieme alla paura di perdere quella più grossa), m'impediscono di tentare il colpo gobbo. Mi faccio passare il 90 di Fede e mi preparo a darle il colpo di grazia. Certo che rilassarsi non è facile: Heidi ha già salutato le caprette e non corre più spensierata nei prati, quindi vado di iperventilazione "a mantice"... scendo, riesco ad avvicinarla, e le tiro un secondo VANDAMMMM in testa, la secco e la porto su! UAGGGGGGGHHHHH!!! non ci posso credere!!! 1.60mt di ricciola sul mio gommone!!! Enorme!! L'asta (Seatec 1.60 x 6.5 doppia aletta a scomparsa, da tener come cimelio) è una fisarmonica, ma intera: solo una delle alette è piegata dall'altra.

 

La pescata prosegue su una secca poco distante: cappello a 7 metri, piuttosto estesa, tipo quelle che si vedono nell'"Agguato profondo" di Dapiran. Non è difficile da trovare, anche senza GPS e scandaglio. Ancoriamo e ci buttiamo; la corrente è appena accennata. Qui Peppino si scatena: non ho ancora fatto in tempo a caricare il Mono che lo vedo risalire con una cernia di circa 4kg, fulminata in caduta. Faccio qualche aspetto alla base della secca, ma senza fortuna: pochi dentici e nervosi. Il Marchese, invece, al secondo tuffo fulmina un'altra cernia, leggermente più piccola della prima, e - appena prima di spostarci - un dentice di 2kg con un aspetto a -27!

A sto punto manca solo Fede. Lo portiamo su un bassofondo sull'isolotto fra Kimolos e Poliegos. Comincia ad esplorare ogni sasso della zona e quando si affaccia all'ennesimo spacchetto il fido Apache non lascia scampo ad una cerniotta di circa 2kg, la preda migliore che abbia mai preso nella sua carriera.

Beh, decidiamo che la per quel giorno può bastare e rientriamo alla base. Difficile descrivere l'entusiasmo fra gli amici ed il clamore fra i bagnanti destati dal nostro arrivo (meno male che non era un posto che esigeva discrezione assoluta sul pescato...); decine di foto (anche di gente che manco sapeva chi fossimo... ma che se ne faranno? Boh!), canti, balli, ricchi premi e cotillons, trenini con musiche brasiliane, sacrifici di vitelli grassi... :-)) Il pescato (circa 40kg) viene portato via con una carriola.... MOLTO MUPPET!!!

 

Il giorno dopo la splendida pescata il gommone prende la tragica decisione di cui scrivevo sopra e ci lascia col culo per terra. Fortunatamente, però, riusciamo a rattopparlo e dopo un paio di giorni in cui rimaniamo in zona-spiaggia, con pescate discrete, ma niente di che, decidiamo di tornare a far visita allo scoglio della ricciola. Hai visto mai... :-)

Il ritorno sul luogo del misfatto

 

Fede decide di non sfidare Poseidone con il nostro natante rattoppato e ci lascia andare da soli.

Arriviamo con condizioni di mare simili all'altra volta, poca corrente, solito muro di mangianza. Cominciamo con gli aspetti sui vari gradoni posti a -20/-25, ma 'n gira 'na pinna. Mestamente ci accingiamo ad andarcene, Peppino risale in gommone, mentre io decido di provare un ultimo aspetto, verso l'estremo sud-ovest del dente di roccia più esterno. Mi apposto su uno sperone a -20 circa, sperando che la sorella della ricciolona della settimana prima venisse a cantarmene quattro per quello che avevo combinato... :-)), ma nulla. Mi guardo tutt'intorno: nulla. Do un'occhiata in basso: c'è un altro sperone di roccia a -25, ma null...CAZZAROLA!!! Quelli sono dentici!!! tanti dentici!!! Un mucchio di dentici!!! Una ventina, fermi tranquilli e paciosi in corrente, talmente tranquilli che ho addirittura l'impressione che qualcuno si stia fumando una sigaretta fra le alghe... :-) La maggior parte sono fra i 2/3kg, ma ce ne sono di più grossi. Sono a fine apnea e devo risalire. Lo faccio scivolando a ritroso, spalmandomi il più possibile sugli speroni di roccia, sperando che i pesci non mi vedano e non spengano le Marlboro che se stavano a fuma'... :-)

Chiamo il Marchese e gli dico di buttarmi un occhio dal gommone, perché devo tentare un agguato profondo; lui mi da' la sua benedizione, comincio a rilassarmi (oggi vado di "La casa nella prateria", lasciando Heidi a far merenda col nonno... :-) e m'immergo silenziosamente, strisciando fino alla sperone dove mi ero appostato per l'aspetto. Incrocio le dita e guardo in basso... SONO ANCORA LI'!!! Scapolo lo sperone a scendo, protetto da quello più in basso. Arrivo a -25 (praticamente senza soluzione di continuità) e mi affaccio. Davanti a me c'è una specie di canale "a V" lungo circa 10mt, alto 1 e largo 2mt circa, che da -25 finisce a -30. SONO ANCORA LI'!!! Ne vedo una dozzina: uno, grosso, passa da destra a sinistra e scompare dalla mia vista, mannaggia! La maggior parte è immobile, che se la dorme. Arriva la parte più difficile: la caduta nel canale, quando sarò esposto alla loro vista. VADO! Scapolo lo sperone e loro fermi, tranquilli. Comincio a strisciare verso di loro. qualcuno comincia a dare segni di nervosismo: chi si alza impercettibilmente di qualche cm dal fondo, chi spegne la sigaretta, chi alza le pinnette. Ma credo che non riescano a focalizzarmi: la caduta è lenta la punto giusto (facilitato dal fatto che non è "al libero" e posso strisciare con la pancia sulla roccia), il canale in parte mi protegge dalla luce e loro non riescono a sentirmi bene. Beh, sono a tiro, ma sono nervosetti, sempre più nervosetti... uno piglia e se ne va, indispettito. Mi blocco, perché ne voglio uno grosso grosso (come diceva Moana Pozzi... :-), ma più di 3kg non ce ne sono... peccato per quello visto prima, che se ne è andato.... NO!!! Sente nostalgia di me e decide di tornare indietro! Lo vedo riapparire tomo tomo dalla sinistra della "V": è iper-tranquillo, perché, essendo nascosto, non mi ha né visto né sentito. Anzi, si stupisce del nervosismo degli altri... gli lascio appena il tempo di chiedere agli altri: "Toni, Paolino, ma che pizza c'avete tutti da essere così tes..." VANDAMMMMM!!!! Una matraccata a centro corpo! Preso bene, (non) sottopelle! S'inquieta abbastanza, per la verità: ho il mio bel da fare, tornando a galla da -30, a non lasciarlo sfogare troppo, giocando di frizione, ma riesco a tenerlo sollevato dal fondo, dove cerca di rifugiarsi. PEPPINOOOOOOOOOOO!!! Il colpo di grazia!!! Il Marchese s'immerge lesto come un furetto e lo doppia senza problemi. Saliamo sul gommone: veramente un bel pesce: 6,3kg!, preso al termine di un'apnea di 2,05, a -30. Dovessi dire che non sono soddisfatto... ;-)

Beh, non resta che rifare la doppietta della settimana prima; ci dirigiamo quindi verso la secca verso terra.

Decidiamo di pescare in sicurezza e di immergerci a turno, visto che si scende fondi. Il primo aspetto è per Giuseppe, che è ancora all'asciutto; nulla. Scendo io e mi si fa incontro un bel branchetto di denticiotti: a fine apnea provo un tiro lungo e lo cicco! Obiettivamente mi sento un po' in colpa: non sono stato né altruista né furbo, per il fatto che avevo già il denticione a paiolo e perché il tiro era troppo lungo: meglio non tirare e lasciare il branco per l'immersione successiva di Peppino. Fortunatamente il Marchese scende e con nonchalance arpiona un bel dentice di un paio di chili. Sennonché vedo che Giuseppe lascia un po' troppo filo ed il pesce sbatte con l'asta sul fondo un po' troppo a lungo e quando risale con il dentice ancora sull'asta a -15 gli faccio cenno se l'abbia preso bene. Lui mi dice che è tutto ok, ma io, che mi sento ancora responsabile per il tuffo di prima, decido di non rischiare e m'immergo per doppiarlo. Sono in caduta, gli arrivo sopra e vedo con orrore che si sta staccando: è tenuto soltanto dall'aletta dell'asta (tipo tonno nell'"agguato profondo" per intenderci). Vedendomi il pesce s'inquieta e sbatte ancora di più... sento il peso della responsabilità, non posso sbagliare il tiro, proprio no! E ripenso alla palamita di Poulithra... aspetto che l'indemoniato si cheti un pochetto e je do ner groppone! Incredibile: appena la mia asta lo raggiunge vedo che il solo contraccolpo per l'impatto con essa lo libera da quella del Pelagos di Giuseppe, il quale ancora un po' sviene per la paura di averlo perso. Ma io risalgo facendogli ampi gesti per tranquillizzarlo e quando risalgo gli do un bacino in fronte :-)

Facciamo ancora un paio di tuffi. Giuseppe vede tre esemplari veramente grossi, sui 9/10kg, ma non sono così cortesi da farsi fucilare.

Scendo io e mi apposto bene dentro un avvallamento della roccia. Subito da destra, risalendo la corrente, si appropinqua un giovane e curiosetto esemplare di dentex dentex, che prontamente si becca 'na fucilata mentre ancora si avvicina di muso.... è di 1,2 kg.

Ormai di casino ne abbiamo fatto anche troppo: decidiamo ci cambiare posto e di tornare sulla secca un paio d'ore dopo. Ci spostiamo su una massicciata poco distante, dove però non gira 'na pinna.

Dopo un'oretta e mezza siamo di ritorno sulla secca, per vedere se ci riesce di esagerare con i dentici. Ancoriamo. Mi butto per primo, comincio la mia mezz'ora di armeggiamento muppettesco con il Mono e con la coda dell'occhio percepisco "qualcosa" che sguazza in superficie; butto l'occhio e scorgo un codone che si allontana tranquillo verso il mare aperto. "Un ricciolone!", penso e faccio cenno a Peppiniello di tentare un aspetto verso la direzione di fuga del pelagico: lui s'immerge a -25, ma non si muove una coda. Perlustriamo allora il resto del fondale alla ricerca di qualche dentex; io non ne vedo, mentre Giuseppe ne inquadra un paio veramente grossi. "Hanno un comportamento strano", mi dice, "non mi considerano nemmeno, addirittura uno se ne stava in candela, manco fosse 'na cernia!". Provo una posta io, allora. M'appiattizzo sul fondo, ma nulla, il deserto denticesco più totale. Dopo qualche secondo, capisco la ragione. Anzi: la vedo. La vedo sotto forma di squalo (!) che si aggira tomo tomo rasente al fondo. Beh, premetto che di squali ne ho visti parecchi (sempre facendomela addosso, peraltro), anni fa, quando con mio padre pescavo nelle acque delle Laccadive (arcipelago corallino a nord delle Maldive, facente parte della Repubblica Indiana), ma erano incontri preventivati e costanti, che, se generavano inquietudine nel giovane pescatore quindicenne, non erano inaspettati e quindi risultavano, se non proprio "graditi", quantomeno normali. Vederselo lì, a meno di quindici metri da me, un vero "squalo a ciel sereno", cazziderbolina! mica la stessa cosa, eccheddiamine! O che ci fai, tu, lì? E lassame 'nsidia' 'sti dentici tranquillo, mannagg'atte'! Beh, lui non mi considera neanche fosse la Naomi e io un avvocatucolo sconosciuto ai più (e ai meno.... :-) e se ne va, sempre snuffiando il fondale alla ricerca di chissacché... 'Nsomma, dire che ero contento dell'incontro non renderebbe l'idea, ma non posso nemmeno dire di essermi spaventato più di tanto: non m'aveva neanche degnato d'uno sguardo! Quasi volevo tornare giù a dirglielo! "Uehi, pescetto delle mie pinne! Guarda che c'ho 'n Monoscoccannone e ti tiro 'na trona nei dentazzi, eh!!!", ma poi opto per la conservazione della specie (umana, ovvio) e faccio al Marchese, ancora ignaro dell'incontro e che mi interrogavo con l'occhio mascherato sulla presenza dei denticiozzi, "Peppi', 'ndovina 'n po' che ho visto? 'N'era 'n dentice, 'n'era nemmeno 'na riccia, anzi, 'n'era nemmanco 'n pesce... UNO SQUAL...." Beh, sulla "l" di "squalo" lui era già sul gommone (seguito a razzo da me)... VIAVIAVIAVIAVIAVIA!!!! Accendiamo il motore e decidiamo all'unanimità che per la gioranta si era pescato abbastanza e che in fondo in fondo altri dentici non volevamo pescarne e che sempre più in fondo le passeggiate in montagna non sono poi così male... :-)))

E qui le catture valide sono finite, ma lasciatemi il piacere di raccontare un altro paio di avventure bizzarre e degne di essere raccontate.

Gli attacchi anfibi e volanti

 

Davanti a Kimolos c'è una piccola isoletta di circa 500 x 100mt, di proprietà dell'armatore Ventouris, che ci ha costruito un'orrenda casa, non ancora ultimata, custodita e protetta da due cagnacci rabbiosi, un pastore maremmano ed un pitbull, veramente incazzusi. Sono odiati da tutto il circondario, perché fiutano un possibile intruso sin da quando si trova ancora a diverse miglia di distanza e sono veramente pericolosi: non appena un'imbarcazione qualsiasi si avvicina cominciano a ringhiare ed abbaiare furiosamente schiumando paurosamente, pronti a sbranare chiunque si arrischi a sbarcare sull'isolotto, quand’anche dovesse naufragare.

Li avevamo notati andando a fare il bagno quando il gommone aveva deciso di lasciarci le penne, perché udivamo i latrati che sovrastavano il rumore del mio Johnson 25 cv a diverse centinaia di metri di distanza.

Se si girava intorno all'isola loro ti seguivano sempre abbaiando e schiumando, se ti avvicinavi troppo scendevano fino alla spiaggia od alle rocce, fino ad entrare quasi nell'acqua.

Beh, a sud ovest dell'isolotto ce n'erano altri due, molto più piccoli, e fra questi e l'isolotto uno scoglio posto a circa 100mt dalla riva. Un giorno decidiamo di pescare proprio lì. C'era un bel meltemino teso, onda formata, anche se non altissima. Arriviamo; loro sono sopravvento, ma ci sentono comunque e si piazzano sulla riva, con le zampacce mezze immerse, abbaiando infoiatissimi contro di noi. Nemmanco li consideriamo di pezza. M'immergo, decidendo di circumpescare i due isolotti minori. Pesca che ti pesca, ogni tanto alzavo la testa e loro "uahga uorff!!! Gragr!!! Bau bau!!! Uorff!!". Beh, non tanto da spaventarmi il poco pesce che c'erano, ma le palle le rompevano... Sennonché scapolo il secondo degli isolotti e esco dalla loro visuale/snuffiale: torna la pace (al di là del meltemi...). Dopo una mezz'oretta ricompaio alla loro vista e loro, immarcescibili: "uahga uorff!!! Gragr!!! Bau bau!!! Uorff!!". Du' palle!!! Anche se devo ammettere che sono ammirato: se i nostri politici facessero così bene il loro lavoro, il nostro deficit verrebbe azzerato in un paio d'anni... :-)  Dato che ci separano almeno 200mt di mare abbastanza incazzato, nemmanco li considero e decido di tentare qualche agguato sullo scoglietto a metà strada fra l'isolotto maggiore e i due più piccoli. Son lì bel bello che mi ventilo e sento un tocco felpato ma deciso sulla spalla sinistra: mi giro di scatto - non troppo spaventato, per la verità, visto che sono in due metri d'acqua fra scogli affioranti, quindi né squali né barche... - ed è lì, il pitbull!!! St'impunito!!! E' lì che annaspa fra le onde, poraccio! Io un po' m'inquieto e comincio a puntargli il fucile addosso (a parte gli scherzi, sti cagnacci facevano veramente paura) urlando a squarciagola per mostrare aggressività... inutile dire che non sapevo come comportarmi contro un cane anfibio che mi attaccava in acqua. Se non è Muppet quest'avventura...

 

E non è tutto…

E’ uno degli ultimi giorni della vacanza quando mi aggiro furtivo su una cigliata sperando in qualche cernia o corvinona. C’è una bella franata e mi accorgo che in corrispondenza di una punta che incoccerò fra una decina di metri c’è una bella risalita: un massone che da –20 risale fin quasi alla superficie… ghiotta occasione per un bell’agguato, no? Studio la situazione e m’immergo. Non c’è nulla di particolarmente interessante e così mi “accontento” di un saragozzo di circa 4 etti che bruca in parete. Fin qui, nulla di strano o degno di nota. Sennonché, attaccati al cavetto avevo altri due saraghi, che (anche se io non potevo saperlo) luccichettavano bel belli, colpiti dal potente sole delle Cilcadi. Dicevo che io nemmeno me li ricordavo, ma un gabbianazzo che passava di lì, evidentemente ci aveva fatto un pensierino… infatti sono lì che bello tranquillo e rilassato sto togliendo il pinzuto dall’asta quando con la coda della maschera scorgo un movimento dall’alto… eccheddiamine, non bastano i cani anfibi? Pure l’attacco aereo da parte del gabbiano greco decisamente interessato ai miei pesciozzi in cintura? E che spaghetto che mi sono preso… sei lì tranquillo nel placido mare greco e scorgi all’improvviso qualcosa che si avvicina in picchiata alla tua testa… mavafffffffff!

 

E con questo splendido episodio di vita vissuta e pescata concludo qui questo resocontino sperando di essere riuscito a fare sorridere chi ha avuto la pazienza di sorbirselo tutto…

 

Francesco Bracciani

Torino