Report Isola d' Elba
Report
Isola d’Elba 1-3 novembre 2002
Giovedì
31 ottobre scorso m’ incontro con Giuseppe al “ solito posto ”: lui
arriva da Milano e quindi la moglie lo accompagna al casello di Ovada, dove,
infoiati come due mandrilli afghani carichiamo le attrezzature sulla mia
“capiente” KA.
Arriviamo
a Piombino tranquilli per il traghetto delle 23.30, sotto la pioggia L
La
nave è piena zeppa, manco fossimo a luglio! Incontriamo anche alcuni colleghi
che partecipano alla gara del 3 novembre organizzata come ogni anno dal “
Teseo Tesei ”, i quali ci dicono che, fortunatamente, il campo riguarderà
il sud dell’ isola, da Lacona alla punta di Fetovaia.
Siamo
a Marciana Marina alle 1.30 circa, prepariamo le attrezzature e andiamo a
nanna.
Il
gommone è parcheggiato vicino al Diving di Michele Cocco (listaiolo in questo
momento in vacanza a Capo Verde (Grrrrr…) che gentilmente gli butta un occhio
ogni tanto e me lo tiene sul carrello del suo gommone, quando è in acqua.
Venerdì, però, dobbiamo caricarlo sul furgone del diving; alcuni ragazzi per fortuna ci danno una mano e verso le 2 siamo in acqua
Facciamo
un paio di tuffi sottocosta, ma senza fortuna: Giuseppe acchiappa soltanto un
sarago sui 4 etti, all’ agguato.
Ci
spostiamo allora sul Careno, una secca appena fuori S. Andrea, abbastanza
ampia da pescarci comodamente in 2/3.
L’
acqua è calda, per la stagione, sui 19°, adeguata alla temperatura esterna,
veramente “ estiva ”, il mare è calmo; la visibilità è di circa 20/22mt.
Ciò mi permette di praticare la mia pesca preferita, aspetto ai dentici ed
alle ricciole.
Purtroppo
non gira molto pesce, anche su una parte più fonda e un po’ staccata dal “
corpo ” della secca, che pochi conoscono.
Chiudiamo
la giornata provando a pescare all’ antemurale del porto di Marciana,
in cerca di qualche spigolozza, ma arriviamo tardi, è quasi buio e non
acchiappiamo nulla.
Il
giorno dopo (sabato) la sveglia è alle 6.00.
Ingurgitiamo
100gr. a testa di pasta all’ olio crudo (Il “Matto” docet… e verso le
otto siamo in acqua (lo so, non siamo proprio dei fulmini, quando ci
muoviamo…).
Porto
Peppino nel posto migliore per le spigole della mia zona: lui è un valente
agguatista e so di fargli un regalo quando lo lascio nella zone chiamata “
Le Tombe ”, ottima per i branzini e ancoro 55mt più avanti.
Purtroppo
ai “ porchetti ” (scogli affioranti spigoleschi) c’ è già
qualcuno, quindi la zona di caccia sarà limitata: infatti devo sacrificarmi e
pescare in una zona bruttarella assai e non vedo una coda.
Giuseppe,
invece, quando arriva a recuperarmi è tutto un sorriso e intuisco che non ha
fallito: infatti ha seccato una bella spigola di 2,5 kg con un aspetto in 80cm
d’ acqua, sparandole con il suo Omer 90 senza mulinello e lasciando del
tutto il fucile una volta accortosi che il tiro preciso, proprio dietro alle
branchie, non le lasciava scampo.
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Io
dico: va bene tutto, va bene il sorriso ebete, il pesce avvicinato
all’obiettivo, ma sto cappellino giallo è da processo per crimini contro
l’umanità…
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Torniamo
verso Marciana e facciamo un tuffo alla franata della sedia di
Napoleone e a Mortigliano, una secca raggiungibile da riva che mi ha
regalato non poche soddisfazioni.
Anche
qui non gira un pinnuto nemmeno a pagarlo oro. Tento diversi aspetti ( la
secca muore su grotto, sabbia e posidonia a circa 18/20 mt ), ma intravedo
solo un barra che non mi considera più di tanto, sto screanzato...
A
questo punto decidiamo di battere la zona delle formiche della Zanca.
Peppino si fa la parte di sassi e posidonia fra gli scogli affioranti e terra,
sperando di fregare qualche corvo che pascola fuori tana incautamente, ma trova
solo un collega rompiballe che gli s’ incolla alle pinne (e sì che la zona è
vasta in quel punto!) cercando pure d’ intavolare una conversazione… ma
vaffff!
Io
invece provo a vedere se mi riesce di incontrare qualche amichetto sulla punta
est di Cala Cotaccia. Dentici neanche l’ ombra. Vedo solo due belle
orate ma proprio al termine di un lungo aspetto a –20m (ma decido di non
rischiare) e qualche corvina, ma nervosissima.
Recupero
Giuseppe che aveva parcheggiato il gommone e vedendo la mia faccia sconsolata
per l’ incombente cappottone, mi fa “Di’ la verità… te vuoi fa’ ‘n
tuffo sul Careno!”. E io: “Caro amico, ad un tuffo sul Careno non ho mai
detto di no in vita mia….”.
C’e’
un bel sole e fa caldo: Peppino si sdraia sul tubolare e si rilassa lasciandomi
sulla zona meno conosciuta della secca: cappello a –18 e base a –25. Qui i
dentici sono spesso di casa. Suono allora il campanello e mi pulisco le pinne
sullo zerbino, ma pare che la magione sia deserta… Non demordo, che
diamine, le provo tutto, a corrente, contro corrente, dall’altro verso il
basso, balletti tribali, richiami voodoo, ma nulla: la tundra degli Urali il 3
dicembre alle 6 di mattina è più affollata (peraltro non di dentici…
Ogni
tanto guardo Giuseppe che sta lentamente andando alla deriva: sicuramente
l’”amico”, invece di vegliare su di me, se la sta dormendo sul tubolare…
ah! Mala
tempora currunt!
Dovrei
trovare il modo di svegliarlo…
Sto
quasi per destarlo e dirmi di venirmi a recuperare, infilandomi definitivamente
il mio “astrakan” della festa, quando percepisco un odorino
inconfondibile…. “sento
puzza di dentici”, direbbe qualcuno!!!!
In
realtà tento il tuffo della disperazione: mi sposto verso una zona in cui non
vedo il fondo, ma calcolando la distanza dal riferimento costituito da una
spacca ben visibile, m’ immergo in una zona stimata a –25. Quando comincio a
scorgere il fondo mi avvedo con disappunto che sto cadendo su un sasso dove mi
sono già appostato alla prima immersione sulla secca e dove non si muoveva
assolutamente nulla! D’altro canto, ormai sono qui e se proprio devo ballare,
ballo…
E
visto che siamo a un ballo, chi invitiamo? Cenerentola con le due sorellastre!
Certo che i lunghi capelli invece che biondi hanno piuttosto riflessi bluastri,
non indossano scarpette di cristallo ma pinnette scattanti e lo sguardo è più
quello del pesce lesso che della bella gnokka…
Insomma:
tre bei dentici, che stimo sui 3/4 chili vengono a farmi visita: non appena mi
nascondo dietro al sassone uno mi punta deciso… che si sia innamorato di me?
Beh, fatto sta che devo essermi nascosto proprio bene, perché manco mi da’ il tempo di realizzare quant’è bello e grosso (ops… detto così sembro Cicciolina.. : arriva come un missile di Goldrake, di muso, veloce veloce. Mi nascondo ancora un po’ perché rallenta, e lui allora riparte verso di me Non mi ricordo cosa facessero gli altri due, non ricordo se ho socchiuso gli occhi, se ho arretrato il fucile, se sono indietreggiato io. Solo un suono ancora echeggia nella memoria: VANDAMMMM!!!!!!!!!!
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Sono un coniglio schìfido: non ho avuto le palle di sparargli di muso. Ho aspettato che si girasse e l’ho dato a centro schiena.
E Lui s’ incazza. Ah, se s’ incazza. Mica. |
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Per liberarsi dell’ asta che non sopporta più
di tanto nel groppone comincia a tirare delle capate tremende sugli scogli: che
faccio, mi fermo e Gli offro un “Moment” ? J
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Sennonché, criticatemi, ma proprio non ce la
faccio a lasciare tutto e permettere che s’ intani. Lascio un po’ di sagola
e pinno come una motrice verso la superficie (notisi la rima baciata… J,
contrastando come riesco la Sua reazione.
E’ preso bene, ma non perfettamente e quindi quando riemergo mi Tarzanifico e urlo: “GIUSEPPEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!”.
Dovevate vedere il balzo che ha fatto: stava
dormendo della grossa alla deriva sul tubolare gommone, direzione “ Capraia
”. Ma in 3 secondi netti – come un vero Giamburrasca – arriva, mi
passa un novanta e doppio il Dentice.
Lo salpo e mi faccio ritrarre immantinente
Fra l’ altro mi accorgo di averlo stimato
erroneamente più piccolo: infatti credevo fosse di tre chili e gli ho sparato
quand’era ancora abbastanza lontano.
Beh non era tre chili, ma quasi 5 (non ho una
bilancia molto precisa, credo che fosse fra i 4.7 e i 5)
IL commento di Giuseppe mi fa gongolare: “ Ma
guarda che sei proprio stronzo, sai!?!? Una volta che piglio un bel capacchione
di spigola, mi devi rovinare la giornata con un dentice di 5 chili? Che amico di
merda…”
La giornata si conlude con qualche tuffo di
Giuseppe sulla punta e poi sulla franata “ della Madonna ”, ma senza
fortuna.
Io, stremato, mi godo il calduccio del sole
sdraiato sul tubolare, rimirando ogni tanto Sua Maestà che giace con l’amico
branzino sul pagliolato del mio fido Bat.
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L’ ultimo gionro, domenica, ci si alza verso le 5.30, perché nel pomeriggio dobbiamo partire presto:
siamo riusciti all’ ultimo a cambiare i biglietti, ma la giornata è comunque
molto corta e peschiamo solo tre orette scarse. |
Non vediamo un pesce in tre ore né su
Mortigliano, né sulla parte sud della Cotaccia (frequenti dovrebbero essere le
orate, invece…), né sul Careno.
Sconsolati ci apprestiamo a ripartire, contenti
delle belle – tutto sommato – pescate, del mare ancora abbastanza caldo e,
soprattutto, calmo e del tempo clemente che ci ha risparmiato la pioggia
incombente.
E meno male che lo Scirocco era debole, se no ci
saremmo trovati proprio nel mezzo del campo di gara del Trofeo dell’ Elba di
domenica!!!
Francesco “Braccio” Bracciani