Visto che i curiosi premono

Ricciola 24 kg

 

Visto che i curiosi premono, giustamente, ecco i fatti.

La giornata di pesca è iniziata alle 6 del mattino con i primi agguati e aspetti sottocosta procedendo controcorrente (per quel giorno, verso ponente). Data la buona visilbilità e la calma piatta del mare, ho quasi subito abbandonato il 96 e ho impugnato il 127 triplo circolare col quale ho continuato ad agguatare e aspettare lungo la costa e con cui ho preso un barracudino da 6 hg, un sarago da 5 e un' orata da 7 avendo l'unica accortezza di tirare ai pesci già da lontano e in modo da non colpire nessuna roccia con l'asta. E' stato un buon esercizio di tiro e tecnica.

Percorso il tratto di costa stabilito, mi sono allargato di 2-300m da riva abbandonando sulla plancetta lo schienalino da 3,5 kg per poter fare aspetti nel blu più completo a circa 15-18m di profondità e senza muovere troppo le pinne.

Purtoppo ho solo intravisto una volta un gruppetto di 5-6 palamite sui 2kg che nuotando velocissime sono apparse e scomparse come dei fulmini.

Alla fine di 4,5 ore di pesca non avevo in cintura che i tre pescetti di prima.  

Scornato e deluso mi dirigo all'uscita e raggiungo il furgone dove mi rifocillo brevemente, bevo e prendo la drastica decisione che almeno una cavolo di palamita doveva saltare fuori, percui, mollo lo schienalino al furgone e parto a piedi verso ponente con l'intento di rientrare in acqua ancora più lontano di dove ero arrivato a nuoto e di ritornare a favore di corrente con altri aspetti planati nel blu (Dapiran ha inventato l'aspetto dinamico e io, nel mio piccolo, gli aspetti planati nel blu :-))  ).

Cammino, cammino e metto in pratica il piano, tanti begli aspetti e tanti pesci strani e lontani senza però veder più le palamite o qualche cosa di pregiato da pescare.

Sono oramai le 12,30 quando mi riaccosto a riva e comincio a far aspetti sul fondo tra i 15 e i 20m (a -22 c'era un taglio freezer da staccar la pelle) nel deserto più assoluto e con solo un'insana deformazione mentale verso la pescasub a tener accesa la fiammella della speranza.

Scarni gruppetti di castagnole "in vacanza" (sapete, quando se ne stanno ogniuna per i fatti suoi sparse ben bene in giro)  

rappresentavano tutta la mangianza della zona.

Scornatissimo decido di fare un ultimo aspetto e, arrivato sul fondo, intravedo un velocissimo denticiotto arrivare a 6-7m da me e riscappare via. Rinfrancato da questo primo contatto, procrastino l'uscita e tento un ennesimo tuffo. Questa volta vedo un sarago passare a circa 6-7 m al largo del terrazzo sul quale continuo a far gli aspetti spostandomi sempre un pò più a levante ad ogni tentativo.

Altro aspetto, sono oramai quasi le 14, e un grosso pesce luna mi passa di lato scappando "fulmineo" appena mi vede.

Al tuffo dopo non vedo più nulla e così decido che ne ho davvero le scatole piene e che farò un ultimo aspetto prima di uscire.

Vado sul fondo in un punto dove il terrazzo si allarga fino a misurare una decina di metri e io mi posiziono a circa 5 dal bordo col fucile tenuto basso sul fondo  e di 3/4 in modo da poterlo girare in fretta sia verso il largo che parallelo alla costa.

Sono giù da un minuto circa quando vedo un pescione enorme che piano piano si alza da sotto al gradino puntandomi di muso e avvicinandosi lentissimo come se fosse una salpona ignara.

Il mio primo pensiero è stato: sei morta.

E' oramai a 3 m dall'asta (anche 2,5) quando si gira lentamente verso la mia dx e mi porge il bersaglio che cercavo: la pinna pettorale. SBRANGH!!! parte la tranvata da 6,5 che insagola l'animale per qualche metro di monofilo e io schizzo verso l'alto tenendo d'occhio il bestione che stupito e immobile cerca di rigurgitare quel qualcosa che si trova dentro ma, se io schizzo, lui ha il tasto dell'iperspazio e lo usa a spese del mio mulinello che si apre come non mai sotto il tiro esagerato che la ricciola esercita sul monofilo.

E' esattamente in questi momenti che ti torna in testa come in un velocissimo film, tutto quello che hai fatto per tenere pronta l'attrezzatura, tutti gli accorgimenti adottati per quell'istante che è quello che hai aspettato per anni e che hai pagato con pesci strappati, attrezzatura rovinata e mozziconi di monofilo o sagolino che non ti collegano più alla tua bella asta rubata da un grosso pesce.

Io ero estremamente sicuro e determinato; l'asta è doppia aletta e il monofilo passato nel foro a monte delle tacche, il forellino è liscio come un buco di .... :-), gli sleeves sono ben serrati, doppi e collaudati a mano uno per uno e accettati solo dopo vari tentativi cestinati e rifatti, la girella è da tonni e sicuramente sovradimensionata per la bisogna, il mulinello è un Marc Valentine pieno di monofilo da 140 ed è fissato benissimo al fusto.

Ma non è mia intenzione far forza sul mulinello, infatti da subito comincio a tenere una mano sul monofilo e a contrastare il pesce già durante la risalita.

Per fortuna il fondo è a trenta e passa metri e il pesce non riesce a strofinarsi da nessuna parte neanche nei primi momenti quando mi costringe ad andare sott'acqua 4-5 volte e a faticare per mettermi il boccaglio in bocca.

Si riposa alcuni istanti duranti i quali io recupero sempre un po' di filo che devo cedere malvolentieri quando regolarmente riparte come un treno. Noto anche delle macchie nere sul monofilo recuperato e le ritengo delle tracce di neoprene liquido finite chissàcome sul monofilo, ma mi sbaglio; sono parti di guanto che si fondono sul monofilo durante gli strattoni più forti del pesce. Quelli a cui devo cedere per forza. Quelli che mi segano i guanti. 

Sono passati circa 10-15minuti durante i quali mi sono sempre mosso con decisa determinazione, sicuramente frutto di tutte le esperienze fatte e assorbite attraverso i racconti letti da voi amici p-sub,  e intravedo il pesce sotto di me, lo recupero con un occhio alla sagola del pallone e al monofilo che mi galleggia vicino, attento a non imbrogliarli.

Mi arriva a portata di mano dopo un ultimo vigoroso tentativo di fuga che fa inarcare vistosamente l'asta e che mi vede costretto ancora una volta a cedere qualche m di nylon ma che non è assolutamente più della potenza dei precedenti.

La fine della lotta si sta avvicinando. Recupero il bestio afferrando l'asta sull'altro lato del corpo dell'animale e mi ci metto a cavallo deciso come un cowboy ad un rodeo. Infatti l'animale non è per nulla contento e mi molla un paio di robustae scodate tra le cosce che però, grazie ancora a tutti i racconti a filmati memorizzati, non mi trovano impreparato.

Afferro l'interno delle branchie e estraggo il coltello ponendo subito fine alla vita dell'animale tra le ultime poderose scodate.

Da quì in poi è solo un sorriso esploso da un urlo di gioia e il lento riavvicinarmi a riva dopo aver sbrogliato fili e sagole col pesce attaccato sotto la plancetta.

Uscire dall'acqua senza far vedere il pesce dai bagnanti è stato impossibile. Sono solo riuscito a limitare in parte il pubblico facendo un viaggio fino al furgone con tutto tranne il pesce e il filo della plancetta che ho fatto passare in bocca al pesce abbandonato sott'acqua per poterlo poi recuperare da riva tra lo stupore e la meraviglia dei presenti.

Sinceramente, un bellissimo momento.

       Skillo