I LUNGHI PNEUMATICI PER L’ESTATE  

PRIMA PARTE

Le armi subacquee di questi ultimi decenni sono divise in due grandi settori, quelle a propulsione elastica, gli arbaléte, e quelle che sfruttano come “carica” di lancio l’aria compressa, i fucili pneumatici. Il pubblico ha indubbiamente scelto il primo tipo di arma per tutti i tipi di pesca praticati in Mediterraneo come dimostrano chiaramente, e senza ombra di dubbio, le quote di mercato che ha definitivamente conquistato. I pareri più ascoltati su questa notevole affermazione commerciale sostengono che l’arbaléte, nome di derivazione francese, sia il fucile perfetto per il tipo di pesce che si incontra lungo le nostre coste, e che questi sia precisissimo, che  offra una mira “diretta”, che sia maneggevole, che risulti facile da caricare, che non abbia bisogno di molta manutenzione, che sia costituito di pochi particolari, che non si guasta quasi mai, eccetera. L’industria della subacquea si è rivolta in massa verso questa tipologia di fucili e ha progettato arbalete sempre più curati, ha studiato nuove forme, creato nuove linee, ricercato nuovi materiali per un prodotto che serba nella sua essenza funzionale, non dimentichiamolo, la semplicità di costruzione e funzionamento. Il pneumatico, soprattutto quello di “lunghe” dimensioni, invece, è stato relegato in un cantuccio da alcuni lustri, le grandi ditte non hanno investito più nell’innovazione, è stato dichiarato un oggetto valido, al massimo per…i buchetti nel grotto! Ma il sistema pneumatico non è morto e sepolto come molti vogliono far credere. Il sottoscritto, come molti pescatori in apnea di media e vecchia generazione, (tra i giovani la curva statistica tende a precipitare verso una quota molto bassa, purtroppo) continuo a effettuare le catture di prede, piccole e grosse, con la mia schiera di fucili ad aria, più o meno lunghi, più o meno “preparati”. L’uso di un fucile pneumatico non è da considerarsi una pratica da “matusa”, un retaggio del passato, un attaccamento morboso all’attrezzatura condivisa in avventure di ogni genere. Il fucile ad aria possiede delle doti balistiche sì differenti dall’arbalete ma per nulla deficitarie: per questo non deve essere regalato ad un ruolo di comparsa occasionale. L’estate è all’inizio e proprio nel periodo estivo ci sono le condizioni ideali per spolverare il pneumatico, o meglio per scoprirne finalmente i pregi, visto che magari è rimasto chiuso in una sacca e abbandonato su uno scaffale della cantina perché ritenuto inadatto a svolgere un ruolo da protagonista. Attualmente l’offerta di fucili pneumatici lunghi non è come quella degli arbaretes ,ma cercando con cura nei cataloghi della Cressi Sub, , della Tigullio, della Seac Sub,Omer o Mares  o Sporasub  oppure al mercatino dell’usato, è ancora possibile recuperare delle armi eccellenti per catturare ricciole, cernie, lecce, palamite, dentici, saragoni, orate, corvine, eccetera.  

Capacità d’offesa.

Molti definiscono i lunghi fucili ad aria come “cannoni” ma questo termine, certe volte usato come dispregiativo da chi li denigra a priori, sta ad identificare soltanto la prestanza balistica. Un cannone ha dimensioni imponenti, scaglia proiettili di peso enorme con velocità non eccelsa, il fucile subacqueo ad aria è costituito da un serbatoio d’alluminio che al massimo misura 40 mm di diametro spara un’asta che a parità di diametro è, ad esempio, sempre più leggera rispetto alla tahitiana lanciata da un arbalete della stessa lunghezza nominale, e la velocità con cui parte e giunge sul bersaglio è comunque molto elevata. Se vi munite di una bilancia di precisione e di un metro fate pure il confronto scientifico: un’asta di un 100 ad aria (la misura operativa che potremmo già definire “lunga”), nella versione da 7 mm tahitiana, non misura più di 120 centimetri e un peso di 360 grammi circa; se la paragonate a un arbalete 90 verificherete che questa, sempre in versione tahitiana è almeno 20 centimetri più lunga quindi più pesante. Non è quindi corretto dire che il pneumatico scaglia “dei pali della luce”, semmai è in grado di accettare (di serie qualche modello vecchio o tramite delle modifiche della boccola d’ammortizzo nei modelli più recenti) delle frecce da 8 mm e anche da 9 mm che si adoperano ancora oggi per perforare tranquillamente, da parte a parte, grossi pelagici o per fulminare serranidi sia in tana sia in caduta. Se volessimo fare un paragone con la caccia terrestre potremmo dire che nessun cacciatore di cinghiali esce nel bosco con una carabina di piccolo calibro perché l’animale richiede una grammatura di piombo elevata, un proiettile in grado di “fermare” il massiccio suino. 

Quando si fa l’aspetto su una secca profonda o in un posto meta di pellegrinaggio probabile di grosse ricciole è preferibile farsi trovare preparati al grande incontro con una arma dalla lunga gittata letale, e per gittata letale intendo un fucile che consenta di colpire, passare da parte a parte un pesce del peso di trenta o quaranta chili, ad almeno tre o quattro metri di distanza dalla volata dell’arma. Un pneumatico superiore ai 100 centimetri risponde a questa esigenza.

Sergio Pacenti è un fortissimo agonista di qualche anno, un atleta che nonostante abbia passato la cinquantina, si destreggia con classe sublime a pescare dentici e ricciole a quote profonde esclusivamente con un 110 ad aria dotato di una tahitiana da 8 mm. Ho avuto l’occasione di uscire a pesca con lui e di provare a sparare con questa fantastica “carabina” subacquea: due passate di sagola complete, circa quattro metri, stirati a una velocità paurosa, quattro metri di nylon con una “botta” a fine corsa altrettanto micidiale. Sergio mi ha confidato che prima pescava con una 7 mm con cui si trovava benissimo nel senso che quasi tutti i dentici sparati li trovava direttamente nel filo e tra le ricciole qualcuna faceva la stessa fine mentre altre, al limite del tiro, restavano “francobollate” cioè con il solo codolo dell’asta che si notava fuoriuscire dalla parte in cui la preda era stata centrata. Poi un giorno gli è capitata un’avventura di quelle che ti rimangono impresse per tutta la vita cioè l’incontro con un dentice di proporzioni mastodontiche, un pesce di oltre 12/13 chili. Bene, l’asta da 7 mm lo colpì, lunghissimo, fondo, senza però la forza necessaria per poterlo trapassare. Questi, ferito comunque a morte, precipitò nell’abisso e Pacenti non riuscì più a recuperarlo. Dopo quell’episodio lo Spark ricevette le cure del caso per poter montare una 8 mm, un’asta di massa maggiore quindi ancora più efficace sulla lunga distanza. Come vedete è possibile variare le prestazioni balistiche senza impegnarsi in strade che non si sa dove conducano. Per chi intende fare una pesca più generica sul pneumatico con canna da 11 mm, ma non illudetevi di declassarlo, è possibile montare tutti i diametri di asta compreso il 6 mm. Naturalmente in base al diametro e conseguentemente al peso della freccia occorrerà il giusto compromesso con la precarica di esercizio che peraltro è preferibile contenere a valori discreti ma non troppo elevati (da 22/23 atmosfere sino a 34/35). Chi non ha mai sparato con un lungo pneumatico allestito con un’asta da 6.5 mm, per esempio, resta allibito dalla velocità del dardo tanto che le due classiche passate vengono stirate in un tempo davvero fulmineo: al cospetto di dentici, di orate, di grossi saraghi, di barracuda è micidiale. Per capire che cosa si ha tra le mani, la potenzialità dell’oggetto, basta che l’asta sia controllata dopo un tiro lungo finito malamente contro una roccia: anche con precariche non esagerate in termini di atmosfere la punta della freccia è sempre danneggiata, non appena spuntata, ma seriamente lesionata segno che la potenza in gioco, e la capacità d’offesa, è sempre esuberante.

I vantaggi di una lunghezza operativa sempre gestibile.

Su questo tema il pneumatico lungo spezza un’altra lancia a suo favore semplicemente perché la misura nominale corrisponde alla misura operativa. In tana i pescatori obiettivi riconoscono che un corto pneumatico s’inserisce dentro uno spacco senza fare contorsionismi, senza dover adeguare troppo la posizione del corpo all’arma che s’impugna disponendo comunque di un tiro teso e proporzionato alla lunghezza del fucile. La maneggevolezza e il brandeggio sono qualità indiscutibili. Nelle misure più lunghe disponibili, il centoquindici o il centotrentacinque ad aria, si hanno identici valori perché il primo è lungo effettivamente, centimetro più centimetro meno, circa centoquindici centimetri, la misura dichiarata dalla casa costruttrice.

Il centotrentacinque Seac, la misura operativa più lunga del mercato, è lungo solo centotrentacinque centimetri fuori tutto, un’arma dotata di una gittata reale di almeno cinque metri dalla volata! L’arbalete invece viene denominato solo con la lunghezza del fusto cioè un centoquindici non è lungo esattamente un metro e quindici bensì trentacinque, quaranta centimetri in più! Cosa significa?   Significa che io mi nascondo dietro un bassissimo gradino di roccia e riesco a nascondere il mio 110 dappertutto, riesco ad effettuare degli spostamenti di aggiustamento mira comodamente, sapendo bene che ho a disposizione una gittata di almeno quattro volte la lunghezza dell’arma e con questa non devo avvicinare per forza la preda e rischio meno di spaventarla. In pratica svolgo un appostamento senza curarmi dell’arma condizione che invece noto quando impugno un lungo arbalete perché mi trovo a gestire necessariamente 140, 150 centimetri di fucile che non sono uno scherzo.  

La sicurezza del collegamento sagola/asta.

Parlando di fucili ad aria per l’estate non posso che sottolineare la fiducia e la tranquillità che si prova sapendo che l’asta del nostro lungo pneumatico è collegata in modo sicuro all’asta. Nella bella stagione ci sono maggiori probabilità di catturare pesci di stazza considerevole quindi non fatevi trovare impreparati. Lo scorrisagola è l’elemento cui si fa riferimento, il punto in cui si lega il tramite di unione con il fucile. In tanti anni di pesca non ricordo che un episodio, anzi due, in cui perdetti l’asta, e solo perché si ruppe uno scorrisagola sperimentale che stavo collaudando. La prima sparai ad un dentice e con immenso stupore vidi letteralmente una voluta di filo sospesa nel blu, l’asta infilzata nel testone del pesce che dopo una frazione di secondo partì verso il fondo dopo lo sbalzo netto e scomparve dalla mia visuale. Ritornai a cercarlo, lo trovai tramortito alla base del gradino e lo doppiai con un centoquindici ad aria a più di trenta metri di quota. Il secondo episodio, sempre con uno scorrisagola tornito con una plastica di bassa qualità, capitò pochi mesi dopo: la sfortuna volle che incrociassi una ricciola di una decina di chili e dopo averla colpita sempre sulla lunga distanza restai di sasso quando l’accessorio si spezzò di netto. Anche qui ebbi poi la possibilità di recuperare il pesce perché il pelagico stordito dalla “botta” restò un attimo inebetito e così riuscii ad afferrare il minuscolo tratto di asta che fuoriusciva dal corpo dell’animale e a finirlo in una bailamme di schiuma e scodate furibonde! Con gli scorrisagola di serie si possono dormire sonni tranquillissimi perché la sagola non si abrade neppure dopo una moltitudine di tiri e l’oggettino è in grado di supportare trazioni di centinaia di chili. Io per consuetudine controllo spesso il filo che lo abbraccia ma di fatto sostituisco la legatura effettuata con uno sleeve metallico una volta o due l’anno. Sul mercato si possono scegliere accessori idrodinamici, particolari filanti che riducono nettamente gli attriti così che il tiro acquista ancor di più velocità e precisione. Un altro interessante aspetto, sempre collegato a questo importante settore, è dato dal fatto che l’asta di un pneumatico, oltre ad essere guidata nella sua corsa all’interno della canna ed essere quindi molto più stabile in fase di uscita, non si spezza sul più bello di un combattimento o dopo il guizzo repentino di qualche grosso pesce: non sono presenti tacche, non c’è bisogno di inserire delle pinnette, il tondino è integro quindi, al massimo, e augurabile, solo piegabile.

 

Preparare un lungo pneumatico per l’estate.

Presupponendo di aver conservato per benino il nostro pneumatico lungo sarà sufficiente effettuare un normale check-up estetico per non avere sorprese durante la prima uscita stagionale. Solitamente i fucili ad aria non hanno bisogno assolutamente di cure a patto di non averli trascurati gettandoli nella sabbia dalla parte della testata o tenuti iper carichi allo spasimo per tutto l’anno. 

 I miei modelli, due centodieci, un centoventi e un centotrenta godono di ottima salute e sinceramente sono almeno due anni che non cambio olio e guarnizioni e suppongo di continuare su questa strada ancora un po. Me li ritrovo sempre disponibili ad ogni cambio stagionale. I più lunghi della serie li uso esclusivamente d’estate e l’anno scorso, a novembre, dopo averli lasciati a bagno in acqua dolce per una notte li ho scaricati di una quindicina di atmosfere al fine di non schiacciare troppo gli O-ring.

 

  Ora li trovo come nuovi e procedo a ri pomparli per riportarli a una pressione d’esercizio ottimale recandomi dal mio amico Domenico che dispone di una bombola da 10 litri e manometro dedicato alla tipologia di valvola che i miei fucili posseggono. Dopodiché ne provo la tenuta ermetica immergendone prima la testata e poi l’impugnatura dentro un secchio: se non escono bollicine a livello della volata e neppure quando schiaccio il grilletto significa che sono a posto. Per i due centodieci che alterno anche d’inverno non c’è bisogno di fare nulla perché funzionano benissimo quindi vige la regola silente che meno si toccano meglio è. Una buona norma universale prima di partire per le vacanze riguarda la verifica del mulinello vincolato al fusto ricordandosi sempre che se il rocchetto di filo si avvale di un telaio in acciaio inox prima bisogna fasciare il serbatoio con del nastro isolante altrimenti può capitare di trovarsi il tubo bucato a causa delle correnti galvaniche e dalla conseguente corrosione data da qualche residuo di sale interposto tra i due metalli.

  NELLA SECONDA PARTE PARLEREMO DELLE ULTIME EVOLUZIONI CHE POSSIAMO FARE SUI PNEUMATICI PER MIGLIORARLI ULTERIORMENTE COME  IL FUCILE AIRBARETE CON IL SISTEMA AGGIUNTO STC .

ARTICOLO DI EMANUELE ZARA E WILLY