IL MIMETISMO ALLE VARIE PROFONDITÀ

PRIMA PARTE

 

L’argomento riguardante il mimetismo dell’attrezzatura subacquea è un tema assai dibattuto tra i pescatori subacquei.

 C’è chi afferma che i pesci si prendono anche con un equipaggiamento tradizionale chi, invece, ritiene vincente la tecnica dell’occultamento mimetico di ogni componente sia in pochissima acqua sia in profondità.

 Qual è la realtà? Il mimetismo è una pratica che funziona sul serio?

 A tutte le quote o solo a determinate batimetrie?

Io ritengo che una tenuta mimetica bilanciata sia di aiuto nell’esecuzione di alcune tecniche di pesca naturalmente adattata alle varie quote abituali d’esercizio. D’altronde osservando il comportamento di quasi tutti gli animali predatori, o le vittime privilegiate, si rileva che la livrea, l’atteggiamento di avvicinamento all’obiettivo, o di fuga, sfrutta in maniera inequivocabile l’effetto sorpresa indotto per l’appunto da un integrazione con l’ambiente incredibilmente reale.

Sott’acqua la strategia dei cefalopodi come seppie e polpi che cacciano prevalentemente in pochi metri d’acqua stupisce qualsiasi ricercatore perché gli animali quando sono vicini al fondale prendono le stesse sembianze delle pietre, dei sassi, della sabbia, delle alghe.

La pelle muta colore, cambia addirittura aspetto e consistenza divenendo ora in rilievo, ora piatta cosicché il pesciolino non si accorge che la distanza con l’apparato prensile dei molluschi si è ridotta drammaticamente.

 Un mimetismo simile è poi una garanzia per la sopravvivenza…

Altrettanto sofisticata la tecnica mimetica posta in atto dai pelagici.

 In acqua libera, al cospetto di gradini stagliati nell’abisso, dorso scuro e ventre chiaro si adattano perfettamente ai colori del mare, dalla superficie i pesci sfuggono alla vista, dal fondo il bianco del profilo assottigliato inferiore non fa stimare bene l’effettiva dimensione, la certa localizzazione spaziale.

 Specialisti di questo campo sono i barracuda, le palamite, i piccoli tonni: le striature trasversali nette posizionate sulla cute argentea si rendono visibili solo quando si avvicinano parecchio all’osservatore traendolo in inganno.

Si potrebbe continuare con decine di altri esempi, ciò dimostra che chi pratica l’aspetto o l’agguato può sfruttare il mimetismo della propria attrezzatura per inserirsi al meglio nella battuta di pesca fermo restando che non si deve trascurare la bontà della tecnica di prelievo.

 Il passaggio dalla pellicola al sensore digitale anche in campo subacqueo mi ha permesso di scattare diverse fotografie senza l’ausilio di luce artificiale, a tutte le quote, e i risultati osservati al monitor del computer mi sono serviti per analizzare meglio questo fenomeno.

 E’ davvero incredibile come certi completi “scompaiono nel fondo marino” mentre altri si notano assai di più.

 Possibile che un pescatore incastonato perfettamente tra due sassi con una muta mimetica che ne copia fedelmente i tratti cromatici salienti non tragga dei vantaggi dinanzi alla preda?

Adattare il mimetismo alla profondità.

Tutti noi subacquei abbiamo avuto l’occasione di vedere direttamente come si comporta la luce sott’acqua sia con acqua limpida sia con acqua torbida.

 Il fenomeno dell’assorbimento selettivo dei colori comporta che, per esempio, il fucile completamente ricoperto da una pellicola adesiva rossa sotto i 6/7 metri appaia come un tubo di colore marroncino e man mano che si scende la tinta virerà ancora sino a copiare l’identico aspetto di alcune incrostazioni presenti sulle rocce, ad assomigliare ai rami di gorgonie.

 Il colore rosso possiede un alta lunghezza d’onda, progressivamente anche l’arancio e il giallo oltre i 25 metri non sono più percepibili visivamente, è come si “spegnessero” della loro tinta originale e conosciuta in superficie.

Sotto i 30 metri la natura sottomarina appare tutta omogenea dal punto di vista umano, un colore uniforme che non saprei neppure se definire bluastro o.

 Il pescatore subacqueo in questi ultimi anni è sempre più fedele al mimetismo inteso come abbigliamento adattato all’ambiente in cui opera.

Da 0 a 5 metri.

Chi soprattutto si immerge in poca acqua è forse lo sportivo più attento di tutti alla scelta dei colori e alla tipologia del suo equipaggiamento.

 In questa fascia batimetrica, e direi fino a 7/8 metri, la luce solare illumina bene e chiaramente il fondo, le incrostazioni vegetali, gli animali appaiono come se si osservassero in superficie, con ala loro livrea più o meno cangiante.

 Tutte le tinte che si conoscono appaiono  nel loro splendore, una tavolozza di colori che anche coloro che svolgono il cosiddetto snorkeling adorano.

 Solo la sospensione torbida annulla l’incantesimo dei colori, la fanghiglia stende un velo di copertura che a seconda dei casi annulla la maggior parte dei raggi solari: questa situazione favorisce indubbiamente l’apneista a prescindere da tipo di attrezzatura usata.

Altrimenti il sub resta altamente visibile, deve mettere in gioco tutta la sua esperienza per non farsi individuare troppo facilmente da pesci abituati a cibarsi o predare in basso fondale.

 E’ un arte cacciare nella schiuma, compiere percorsi all’agguato, stare acquattati tra piccoli sassetti come dei polpi e moltissimi specialisti acquistano mute e accessori di colorazione simile al fondale battuto.

 Ma perché lo fanno? Da un lato c’è un sicuramente un vantaggio psicologico perché in 4/5 metri d’acqua i sensi sono allertati, si è vigili e attenti a ogni piccolo indizio percepito, a ogni dettaglio da interpretare, quindi il sapere che l’attrezzatura in uso si adatta all’ambiente sottomarino fornisce maggiore sicurezza, si agisce con più determinazione.

 Ma effettivamente una muta mimetica dello stesso colore della scogliera, dell’alternanza tra sabbia e pietra o tra massi e alga fornisce uno strumento potenzialmente valido ad applicare la tecnica di predazione con la massima efficacia. Da poco è stata commercializzata una muta che copia fedelmente parti di rocce con tanto di ricci e vegetazione, un transfer fotografico sublimato su una fodera tessile! Inserita in un contesto roccioso simile da l’idea di cosa si può ottenere in questo settore.

Nella fascia batimetrica citata i colori come il rosso e l’arancio nelle variazioni cromatiche più ampie andrebbero limitati a semplici chiazzette minimaliste perché a ben vedere questa tinta è presente solamente nella livrea delle triglie e sulle incrostazioni che si apprezzano ai lati degli scogli.

 Io ad esempio che amo particolarmente il rosso per il mio equipaggiamento sostituisco il tubo aeratore di questo colore usato abitualmente in profondità perché ho constatato che in alcuni casi mette in allarme le prede del bassofondo. In commercio ci sono mute e gamme di accessori di tutti in genere specificatamente studiati per le profondità ridotte.

 Capi in neoprene a mescola molto morbida che rivelano una fodera o una pigmentazione sul neoprene liscio tenuto all’esterno creata in tonalità con base marrone e occhiellature sabbia, miscellanee di chiazze verde alga alternata a lamellature color ocra, aree più o meno grandi sfumate e giocate su tinte verde marcio, marrone scuro e marrone chiaro, grigio e schizzi neri.

 Una tavolozza di colori opaca e scarsamente appariscente come vivacità cromatica che già in esterno assomiglia in maniera paurosa alla massicciata o al litorale che ci aggiungiamo a battere ma è in acqua, una volta immersi e bagnati che la muta, i guanti, il telaio della maschera, il colore dello snorkel, l’aspetto dell’affusto e il colore dell’asta e delle gomme, la tinta delle pinne che formeranno un insieme più o meno consono all’ambiente battuto.

Più o meno efficace. A quel punto ci accorgeremo della bontà di scelta perché mettendoci a pescare come normalmente abituati verificheremo di trarre un vantaggio davanti al branco di muggini in avvicinamento che sembra di non averci neppure visti immobili e marmorei dietro un ciuffo basso e di scarso riparo offerto dalla posidonia.

Oppure saremo avvolti nel nostro equipaggiamento mimetico dietro la parete di un grosso massone che cade verticale e seppur un po scoperti osserveremo l’orata che sembra “calamitata” incedere quasi stupita verso la punta dell’arbalete. Magia del mimetismo?

Da 5 a 15 metri.

  Pescando un po più profondi non c’è bisogno di cambiare radicalmente l’attrezzatura mimetica per adattarla alla nuova fascia di caccia.

 Si notano progressivamente notevoli cambiamenti nella visione dei colori, della texture della fodera, diciamo che è meno arduo trovare una buona integrazione con il fondale.

 Il rosso e le variazioni cromatiche su questa tinta intorno agli 8/10 metri virano sul marrone più o meno intenso, non risultano più come tali, come apparivano in superficie e nei primi metri d’acqua.

 Man mano che si scende spiccano i disegni, le macchie di contrasto che la muta e gli accessori possiedono. Osservando il sub che sta sorvolando un fondale a mezz’acqua colpiscono i raggi solari che riescono a raggiungere la figura dell’apneista illuminando le aree di colore più chiare.

 Ci sono in commercio capi studiati per la pesca ai pelagici cosiddetta nel blu. Il sub scende a mezz’acqua e attende le palamite, le ricciole, le lampughe.

 Il suo completo è giocato su chiazze blu e bianche, seppia chiaro, è piazzato sui 13/14 metri sospeso sopra la dorsale che attira pallonate immense di mangianza e da sopra il compagno scorge un profilo ben integrato, i raggi solari che penetrano come lame sotto la superficie del mare non riescono a stagliare nettamente il subacqueo, la figura è qualcosa che sfugge alla vista, che si omogeneizza nei giochi di luci e riflessioni.

 Sul fondo di roccia, tra le concrezioni di grotto, tra le lame di granito coperte dai ricci il subacqueo che indossa una completo mimetico ha la facoltà di nascondersi così bene da rendersi praticamente invisibile.

 La luce ha perso intensità anche in giornate con sole a picco, mare trasparente e assenza di sospensione superficiale.

 Non riesce a penetrare in profondità, i suoi effetti di schiarita permengono intensi sino a una decina di metri ma poi la monocromia caratterizza tutto.

Scattando foto ambiente con la mia reflex digitale, senza fa intervenire il flash, si nota che non ci sono più colori “reali”, c’è pochissimo rosso, tutto appare come una distesa grigio/blu e anonima.

 I migliori equipaggiamenti studiati per fondali a prevalenza rocciosi rivelano un associazione di vari colori, tinte comunque tenui, viraggi sul marrone e sul verde, sul grigio e su sabbia, chiazze di colore che simulano le zone d’ombre, le macchie di arenaria, l’alternanza tra banchi di posidonia, sabbia, tratti rocciosi.

 Soprattutto la tipologia di macchie crea le basi per una potenzialità di occultamento realmente efficace. Progredendo verso i 14/15 metri rendono bene quelle mute che rivelano pezze più o meno estese di tinteggiatura, fasce o tratti uniformi che “spezzano” l’immagine del pescatore.

 Con luce flebile il fondale manifesta aree di contrasto rappresentata da nicchie, buche, orli, pareti in ombra che si alternano a creste, sommetti, sommità rocciose che riescono a riflettere e non assorbire nello scuro gli scampoli di radiazione luminosa solare.

Dai 15 ai 30 metri.

 Sotto la quota batimetrica dei 15/16 metri è preferibile indossare un equipaggiamento mimetico diverso dai due precedenti.

 Se dalla superficie ai 10/15 metri è possibile utilizzare una attrezzatura sostanzialmente identica come finitura estetica, e anche come densità del neoprene visto che se si schiaccia troppo l’espanso si perde in coibenza termica e controllo dell’assetto idrostatico, quando si decide di impostare una battuta a quote profonde sarebbe preferibile preparare un’attrezzatura dedicata.

 Dal punto di vista del corredo mimetico anche il colore nero opaco classico potrebbe andare bene. La luce naturale è debole, la profondità uniforma le tinte e l’abisso le livella tutte.

 Il nero è l’assenza di colore per eccellenza. Però, grazie sempre all’esperienza maturata osservando e fotografando i miei compagni di immersione vi posso assicurare che pescando fondo ci sono mute che si comportano meglio di un completo semplicemente nero, appaiono ancora più performanti dal punto di vista delle possibilità di nascondersi e scomparire agli occhi dei pesci.

 Il fondale non ha un aspetto uniforme, ogni tanto, più o meno sovente, si interrompe con macchie scure di alghe e chiazze di sabbia, con profili rocciosi più o meno netti, con sommi che catturano luce, con depressioni che l’assorbono completamente.

 Un alternanza che qualche produttore attento al fenomeno ottico ha interpretato con soluzioni cromatiche assai interessanti.

 Chi pratica l’aspetto o l’agguato oltre i 18/20 metri si può avvalere di un’attrezzatura che comporta la visione di parti contrastate.

 Personalmente adopero spesso una muta strutturata con parti nere sfumate, senza troppo colore, e fasce multicolori nate sui temi del rosso e sue declinazioni scure: a pochi metri di distanza, mi hanno rivelato i miei amici, osservando immobilità e incastonandomi lungo delle crepe rocciose, si fa difficoltà a individuare la posizione!

La parte in ombra è zeppa di rami di gorgonie: le guardo a filo del taglio freddo e mi appaiono di un blu meraviglioso ma se ne prendo un rametto e la porto verso la superficie inizia mirabilmente a colorarsi di arancio incredibile.

 E se il rosso scompare prima dell’arancio virando in una tonalità quasi indefinibile…

Non è che questo abbigliamento mi faccia prendere sempre pesce ma in numerose occasioni mi ha aiutato a concludere una cattura difficile.

 Ne ricordo qualcuna con delle belle orate, con i dentici, con delle corvine giganti. Prede che si sono fatte prendere in situazioni anomale, l’unica spiegazione è stata quella di un tentativo di avvicinamento senza comprendere bene il pericolo…

Fotografando l’apneista a queste quote spiccano per l’appunto i contrasti tra lo scuro delle buche e il chiaro del substrato roccioso a decorso regolare.

 Anche la serie di sovrapposizioni di lamelle colorate e occhiellature a leopardo ingannano l’occhio perché in profondità si fonde con la vegetazione bassa che riveste gli scogli e le nuance chiaro/scure dei tagli e delle crepe.

 Rispetto alla muta completamente nera si ha il vantaggio di spaccare l’immagine dell’intera figura umana, i contorni sono meno netti, la percezione di una grossa massa in avvicinamento è meno visibile e individuabile.

Per quanto riguarda i fucili molti non danno importanza al mimetismo in quanto non ragionano in  che cosa vede il pesce .

Infatti, il pesce cosa veda arrivando da sinistra o da destra ?


Vede una cosa molto lunga che magari si muove nella sua direzione ,negli anni ho visto che se il fucile assomiglia con i colori ad una murena si avvicina per curiosità per poi fermarsi a distanza di sicurezza  in quanto la murena di predatori non ne ha nessuno anzi è lei che può attaccare .

Per questo che il colore murenoide non va bene , se il pesce viene perfettamente dritto il fucile lo vede solo dall'angolazione dall'alto  comunque 90 -100 o 110 cm di fusto vanno indubbiamente mimetizzati .

Negli anni ho provato più che vernici fai da te vari schoch o adesivi mimetici militari ,americani ecc . il problema è che durano un paio di anni per poi staccarsi scolorirsi contro le rocce .poi a toglierli per rifare il lavoro non ne parliamo solventi a grattare si riga la canna ecc .

Molto meglio se la tecnologia e in questo caso la ditta  che ci mette a disposizione la possibilità per i fucili oleo-pneumatici e non solo ma anche mimetizzazione di fusti in carbonio, VTR e Kevlar.

 Propongono sui fusti in alluminio rivestito e trattato superficialmente prima dell'applicazione del mimetismo particolare  e definitivo oltre che  accurato a un prezzo accessibile .

A tutto questo uniamo le particolari mimetizzazioni sui fusti dei fucili, uniche nel loro genere, ottenute dopo svariati processi di lavorazione.

 Ore di paziente studio sulle varianti cromatiche gli hanno consentito di ottenere delle tonalità e delle combinazioni di colore che si sposano perfettamente con le più disparate tipologie di fondale. Dalla sabbia al granito, dalla poseidonia al blu del mare più profondo.

 Il risultato finale è un prodotto dalle caratteristiche uniche nel proprio genere, versatile, maneggevole e bello da vedere.

Possiamo scegliere oltre le quattro mimetizzazioni le varianti : Lucido / Opaco / Gradiente,con un trattamento  di resinatura e colorazione multiframe sulle canne da 55 cm a 130 cm per le  marche Cressi, Mares, Omer, Tigullio, Seac.

Oltre ad avere addirittura delle serigrafie (firme loghi ) personalizzate.  

 

Testo di Emanuele Zara E Willy the Kidd