ARCHETTI I  

sistemi di collegamento

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 Per trasferire l’energia accumulata dall’elastico in trazione sull’asta serve necessariamente un sistema di collegamento.

 

Il metodo tradizionale più in voga è ancora affidato alle terminazioni filettate, i supporti plastici o metallici saldamente vincolati alle estremità delle gomme su cui si avvitano le ogive munite di archetti. Di boccole ne esistono di due tipi: metalliche o in tecnopolimero caricato: le prime possono essere in acciaio inossidabile o molto più comunemente in lega di alluminio anodizzato.

La robustezza non è messa in discussione perché il materiale resiste a qualsiasi trazione e stress meccanico ma ci possono essere dei problemi di compatibilità con le ogive di ricambio: alluminio con alluminio, e alluminio con acciaio sono due situazioni da non lasciare molto tempo a stretto contatto perché le correnti galvaniche unite all’azione del sale rovinano presto le boccole e se non si provvede spesso a svitare gli accessori i filetti tenderanno a “inchiodarsi”.

Con i materiali plastici, invece, non ci sono fenomeni corrosivi ma per garantire anche una tranquillità meccanica deve trattarsi di tecnopolimeri caricati di indubbia qualità.

Gli elastici circolari possono essere terminati con un paio di boccole, e il che li rende facilmente intercambiabili, ma esiste anche una scuola di pensiero molto semplice che prevede una spartana legatura con sagolini multifibra speciali.

 Per quanto riguarda l’elemento che di fatto accoppia l’elastico con la freccia troviamo l’archetto, un filo in acciaio inox o un sottile lamierino piegato a U. 

Questo elemento che negli ultimi anni è stato rivisto in varianti articolate assume un ruolo fondamentale nella trasmissione del moto propulsivo: dall’esatto “innesto” con le fresature dell’asta, o con gli ardiglioni di alcune frecce speciali, dipende sia il passaggio dell’energia dalla gomma al tondino metallico sia la direzione corretta che l’asta assume appena si sgancia dal dente di ritegno. 

Un discorso a parte si deve fare per tutti gli elastici che non presentano boccole filettate ma solo legature tessili anche per “l’archetto”: questo metodo è probabilmente quello che crea meno attriti di tutti poiché l’elastico stirato non vede freni idrodinamici (il cosiddetto effetto paracadute causato dalla boccola rigida: una volta che la gomma è al massimo del suo allungamento lascia uno spazio vuoto che esercita una minima azione di rallentamento quando la gomma si contrae allo sparo).  

 

 

 

Testo di Emauele Zara