CRITERI DI SCELTA 

TECNICI DELLE ASTE PER I FUCILI SUBACQUEI 

DA USARE IN VISTA DELLA STAGIONE ESTIVA

 

Durante le prove in mare dei prodotti mi capita di fare i test di fucili subacquei con aste di diversa lunghezza, finitura, diametro. Chi mi conosce da qualche anno sa che la passione per l’attrezzatura è sempre stata un’attività che mi ha coinvolto parecchio. L’asta è un elemento importantissimo nelle dinamiche del tiro; da giovane mi ero allestito un bersaglio fisso con cui provare di volta in volta la resa delle modifiche attuate su arbalete e pneumatici in modo da scegliere l’asta che si comportava meglio in mare. Tecnica di collaudo che continuo a praticare tutt’oggi, a distanza di venticinque anni, forse in maniera meno agguerrita rispetto all’esuberanza di un tempo, e che riserva continuamente dei piacevoli riscontri. Per esempio nell’ultima prova in mare di un fucile subacqueo a propulsione pneumatica, l’AirBalete della Omer, ho fatto decine e decine di tiri con aste relativamente corte, circa 110 cm di lunghezza totale, di due calibri, il nuovo diametro 6.75 mm e il classico 7 mm. Sia io sia i miei compagni di avventure Gianni e Roberto siamo rimasti sorpresi dalla resa balistica osservata! Ancora più sconvolgente la prova eseguita dal mio amico Filippo Anglani sugli arbalete Urukaj della C4, il 105 e il 120. Dotati di aste da 7 mm, doppi elastici da 17.5 mm, i due massicci fucili provati hanno esibito prestazioni esuberanti piantando i rispettivi lunghi dardi in una tavola di abete per oltre 8 e 10 cm di profondità posta a 4 metri dal terminale!  La freccia che si monta sul proprio fucile, è chiaro, condiziona pesantemente le prestazioni balistiche delle armi subacquee. E’ sempre stato così ma attualmente i fucili si sono perfezionati, sono state ricercate nuove gomme dalla spinta eccellente e progressiva, si sono ridotti gli attriti per quello che riguarda le armi a propulsione pneumatica, e le prestazioni balistiche sono nettamente migliorate. I pescatori subacquei possono allestire le loro armi con diverse tipologie di aste, di diametro, di lunghezza, di finitura differente. Ogni intervento di sostituzione dall’asta fornita in origine comporterà delle variazioni significative in termini di resa di tiro. In questo articolo cercherò di proporre degli argomenti chiarificativi, l’argomento è comunque di vastissime proporzioni, affinché gli appassionati possano sviluppare autonomamente il tema.

Diametro e lunghezza dell’asta. Ci stiamo avvicinando alla primavera, la stagione invernale è stata “reale” quest’anno, molte giornate sono state così piovose o nevose che è stato impossibile effettuare immersioni soddisfacenti a causa di mareggiate di forte intensità e un colore dell’acqua improponibile. Con questo tempo ho passato diverse serate nel mio garage-officina a controllare armi e aste. Quando si tratta di allestire un dardo metallico in vista dei mesi primaverili prima, estivi poi, si cerca di prepararlo al meglio, di curarlo in modo maniacale. E’ lui il mezzo d’offesa principale, l’elemento che premia l’azione di caccia. Solitamente con la fine dell’inverno si allargano gli orizzonti di battuta, sempre meno spigole sottocosta sempre più vita, mangianza pulsante e frenetica attorno ai sommi. E’ un’occasione per allenare il fisico progressivamente, per togliersi di dosso le tossine accumulate nella brutta stagione e ossigenare i polmoni per bene.  

Personalmente qui in Sardegna pesco con i fucili medi e lunghi spesso anche in inverno ma adotto delle aste di diametro minore. Una tahitiana da 6.25 mm, 6.5 mm accontenta tutte le mie esigenze. Monto il diametro più esile sugli arbalete compresi tra i 79 e i 100 centimetri di fusto, come sistema di propulsione adotto gomme da 16 mm e da 17.5 mm; per i pneumatici mi mantengo sul diametro 6.5 mm, solo sui corti adotto la 7 mm. Le prestazioni risultano equilibrate, ottime nel raggio d’azione richiesto dall’acqua (con questi allestimenti è un ottimo risultato colpire un bersaglio a non più di 3.5 metri di distanza e piantare l’asta profondamente nel bersaglio) non esageratamente pulita e dalle specie ittiche tipiche del periodo. 

Ma ora in avanti, quando si desidera maggiore gittata, maggiore penetrazione a fine corsa, maggiore energia cinetica da trasferire sul bersaglio quale freccia adottare? Il mio consiglio spassionato, e i test in acqua suffragati dalla consulenza del mio amico Filippo lo confermano, in vista dell’estate equipaggiate la vostra arma “letale” con aste di peso adeguato e di diametro mai inferiore ai 6.5 mm. 

Riguardo la lunghezza c’è chi ama che la sua tahitiana sporga di 20/30 centimetri dall’arma, altri che la fanno uscire al limite, pochi millimetri oltre la testata: è una questione sia di gusti soggettivi nell’abitudine al puntamento sia una scelta dettata dall’esigenza di trovare un buon compromesso tra massa e diminuzione di attriti. L’asta con diametro esile non ha un comportamento in acqua molto apprezzabile. Sembra velocissima ma in realtà in uscita dall’arma è soggetta a oscillazioni per la sua flessibilità, fa attrito, non riesce a viaggiare stabilmente sino a fine corsa e anche se colpisce il bersaglio non conserva abbastanza energia cinetica residua da perforarlo, la smarrisce strada facendo. Il pescatore la usa in inverno perché i tiri percentualmente sono effettuati a breve distanza dalla volata dell’arma, se sbatte contro uno scoglio non si danneggia molto, il fucile trasmette meno rinculo ed è più preciso, ma quando si tratta di colpire una preda a oltre tre metri dal fucile…Chiunque provi a sparare per prova in piscina o in mare con un arma sotto i 100 cm di lunghezza corredata da un’asta da 6 mm, da 6.3 mm non riuscirà a conseguire risultati soddisfacenti analizzando il riscontro sul bersaglio. Passando a diametri superiori, dal 6.5 mm al 7 mm, è lunghezze del dardo di oltre 100 centimetri, cambia radicalmente la musica. Innanzitutto la tahitiana con massa e diametro superiore è proiettata sulla preda in maniera assai più stabile. Possiede una sezione frontale più sviluppata rispetto alla tahitiana fine precedentemente analizzata ma in virtù di maggiore rigidità strutturale viaggerà nel fluido con meno oscillazioni, con minor attrito di scorrimento. E nella scelta privilegiate tahitiane costruite con acciaio il più rigido possibile perché con un tondino metallico poco flessibile migliorerà ulteriormente la qualità del tiro. Dalle mie osservazioni pratiche condotte in ambiente marino tra un’asta di 110 cm, diametro 6.75 mm, che pesa circa 310 grammi e un’asta di pari lunghezza ma con diametro di 7 mm e un peso maggiore di circa 25 grammi, ho ottenuto, a parità di energia propulsiva una gittata utile di oltre 130 centimetri, una percentuale sbalorditiva. L’asta con massa maggiore (direi di non scendere sotto il valore di 350 grammi) rivela una minore velocità nei primi metri di corsa rispetto a una freccia di diametro e peso inferiore ma la conserva a livelli assai più stabili al termine della gittata. Questo fenomeno si osserva già a parità di forza propulsiva. Naturalmente con fucili progettati in meccanica e conformazione speciali per aumentare la spinta sul dardo (anche le armi devono presentare una massa giusta ed equilibrata) si raggiungeranno valori di energia cinetica residua spaventosamente elevati, garanzia di passare da parte a parte qualsiasi preda.

Balistica & Formule. La Balistica Terminale è una scienza che studia il comportamento del proiettile sul bersaglio (sviluppata soprattutto in ambienti militari, in aziende produttrici di armi e munizioni e verificata sul campo dagli appassionati di caccia grossa terrestre). Leggendo alcune riviste di caccia al cinghiale e di armi generiche, infatti, ho trovato dei dati, delle stime approssimative di quanta energia cinetica è necessaria per trapassare un tessuto animale. Dati empirici, non c’è dubbio, le variabili sono moltissime, ma curiose per comprendere l’importanza del peso della freccia (il nostro proiettile) in rapporto alla velocità con cui viene espulsa dal fucile subacqueo. Per uno strato di pelle ricoperta da folta pelliccia occorre che la pallottola sparata conservi approssimativamente un’energia di circa 3 Kgm/cm²; per perforare ossa spesse ci vogliono circa 16 Kgm/cm², valori intermedi per strati di grasso, organi, muscoli, eccetera. Le domande che mi sono sorte spontaneamente sono le seguenti: quanta energia ci vuole, in campo subacqueo, per passare da parte a parte il corpo di un pesce di una certa caratura? A che distanza dalla testata dell’arma l’asta montata sul mio fucile è in grado di assestare un colpo decisivo alla preda di cospicue dimensioni? Che asta scegliere quindi se devo andare a pescare su una rimonta meta abituale di passaggio di grandi pelagici?

Nella pratica quotidiana di un pescatore in apnea capita di sparare a un cefalone e vedere l’asta della propria arma impattare sul corpo del pinnuto senza trapassarlo. Le squame dei muggini sono notoriamente un ostacolo durissimo da perforare ma l’esempio appena fatto calza a pennello per un tiro a 4 metri dalla testata portato a un dentice con il testone largo un palmo; alla sagoma spessa e massiccia di una ricciola da 30 chilogrammi che sfila lunga; al generoso osso cranico di un grosso serranide seminascosto davanti all’imboccatura della sua tana. I campioni appena riportati rappresentano classici esempi di prede che richiedono parecchia energia cinetica per essere trapassati agevolmente. La classica formula con cui si ricava il dato dell’energia cinetica, quella che possiede approssimativamente anche la nostra asta in movimento (il dato più utile e interessante sarebbe quello calcolabile non all’uscita dalla volata ma a fine gittata per fare una verifica più attinente possibile…), è rilevabile in Kgm o in Joule: Ec (Kgm o Joule) = ½ M x V². Secondo i principi e le leggi della balistica terminale il dato ricavato andrebbe di nuovo diviso con la misura della sezione frontale del proiettile (in cm²) per scoprire la reale efficienza dell’urto. Per calcolare il valore di massa (M) è sufficiente dividere il peso dell’asta in chilogrammi per la gravità, 9.81 m/s ². Il dato della velocità (V) raggiunta dalla nostra asta, in acqua, cioè in condizioni reali, è solo ipotizzabile a grandi linee perché non ci sono pubblicazioni ufficiali e certificate di test scientifici eseguiti su un ampio campione di armi subacquee a propulsione elastica o pneumatica. In questi ultimi anni ci sono degli appassionati che hanno provato a misurare dei dati balistici, uno di questi è il mio amico ingegnere, Filippo Anglani, un pescatore in apnea che ha avuto la costanza, e la pazienza, di sparare a dei bersagli fissi con molti fucili e diverse aste e rilevare le misure di queste velocità tramite calcoli e misure comprovate da filmati subacquei. Filippo mi ha fatto leggere un suo “trattato di balistica”, ne rielaboro alcuni passaggi perché sono deduzioni interessanti per addentrarci in modo semplice e pratico nella delicata questione.

- Penetrazione dell’asta nei tessuti del pesce. Uno dei fenomeni che meglio si presta ad uno studio scientifico è quello della penetrazione dell’asta nei vari tessuti biologici, pur considerando che la diversità dei materiali e la diversità di comportamento delle singole aste, a seconda della loro struttura, della velocità, dell’angolo di incidenza al momento dell'impatto, non consentono il ricorso ad un modello matematico generale, ma soltanto a formule empiriche. Accade, infatti, che aste molto veloci non facciano a tempo, in alcuni specifici casi, a trasferire tutta la  loro energia al bersaglio.

Influenza dell’angolo di impatto sul bersaglio. Le formule proposte sono state elaborate per aste tahitiane con punta conica e presuppongono un impatto sul bersaglio ad angolo retto (a tale proposito sono molto interessanti e in un certo senso sbalorditivi, prossimi a svilupparsi con dei test approfonditi, i risultati balistici osservati con le nuove aste a punta tricuspide con microtaglienti affilati della Sigalsub). Se l’asta, invece, colpisce il pesce con un angolo minore, il che può accadere per effetto dei movimenti dell’animale o per la sua posizione rispetto a quella del tiratore, la capacità di penetrazione sarà naturalmente più bassa fino a giungere, oltre un certo angolo, addirittura al rimbalzo. Nell'attraversare i tessuti in più strati (squame, epidermide, muscoli) può infatti accadere che l’asta, che inizia a penetrare già inclinata, sia ulteriormente deviata nell'attraversamento del primo strato, così da non essere più in grado di perforare il secondo su cui scivola semplicemente (è all'incirca il fenomeno per cui un raggio di luce viene rifratto quando dall’aria penetra in acqua).

Perdite di velocità nell’attraversamento dei tessuti. Nelle formule che seguono i simboli sono usati, salvo diversa indicazione, con il seguente significato:

 

P: penetrazione in cm riferita alla punta dell’asta

V: velocità di impatto  [m/s]

M: massa dell’asta [gr]

d: diametro dell’asta [mm]

S: sezione dell’asta [cm2 ].

 

Penetrazione nell’osso.

La formula che fornisce i migliori risultati è:

Dalla velocità stimata al momento dell'impatto vengono detratti 8 m/s che rappresentano la perdita di velocità per effetto del solo impatto. Ciò significa, in altre parole, che un’asta con velocità inferiore a 8 m/s produce sull'osso solo un effetto contusivo, ma non non riesce a penetrare nel tessuto (spina dorsale o teca cranica di pesce di dimensioni medie). Se l’asta attraversa altri tessuti (squame, epidermide, muscolo), bisognerà ovviamente tenerne conto.

Penetrazione nelle squame.

Il limite di velocità a cui un’asta è ancora in grado di bucare le squame di un grosso pesce come ad esempio un grande esemplare di dentice o di muggine, risulta dato dalla formula:  V lim = ( 125 * 1 / Ds ) + 4 ,  in cui Ds rappresenta la Densità sezionale. Questa è data dal rapporto M/S (massa/sezione). Dalla formula si ricava, ad esempio, che un’asta da 6.5 mm di diametro non riesce a perforare le squame, ma procura solo una contusione, se non raggiunge la velocità di almeno 6.5 m/s.

Penetrazione nei tessuti molli. Per evitare complicazioni dovute al calcolo di diverse formule valide ognuna per un determinato tipo di tessuto, sulla base di studi militari compiuti sulla gelatina balistica dal Sellier sono pervenuto ad una formula valida per le armi subacquee che tenga conto di tutti e tre i fattori e che vale:

P = 0,0085 * M 1,3 / d * (( v –10) / 25).

La formula fornisce un risultato valido nel campo di tolleranza della gittata utile, non è cioè precisa per distanze superiori.

Risultati pratici. Le formule riportate non sono solamente delle curiosità matematiche, ma possono orientare nella soluzione di problemi di balistica subacquea, di cui si riportano alcuni esempi.

·        Una ricciola di 25 kg è stata colpita da un’asta da circa 4 metri di distanza che ha forato la testa da parte a parte per complessivi cm. 1 di osso; è possibile che sia stata usato un fucile ad aria compressa? A quanti [kg/cm2] minimo doveva essere caricato? Se ipotizziamo un pneumatico da 110 cm con canna da 11 mm precaricato a 35 atm [kg/cm2] un’asta da 7 mm ha velocità iniziale di circa 36 m/s, a 4 metri dalla punta del fucile conserva ancora una velocità di circa 26 m/s. Le perdite di velocità che subisce all'impatto sono di 3 m/s per impatto ed attraversamento di pelle e muscolo e di 6 m/s per l’impatto sull’osso; 1 m/s li perde nella perforazione dei primi 5 mm di osso ed entra quindi nel cervello alla velocità di 16 m/s; a questa velocità perfora 10 cm di tessuti molli perdendo altri 3 m/s; ulteriori 6 m/s li perde all'impatto con la parete opposta della testa ed altri 1 m/s per la sua perforazione. Residuano quindi circa 6 m/s, sufficienti per una completa perforazione del capo della preda.

·        Una grossa cernia viene colpita in caduta da un’asta da 6,5 mm da circa 3 metri di distanza, sulla schiena, con perforazione della spina dorsale e fuoriuscita dell’asta dalla parte opposta. In questo caso è stato più efficace il tiro effettuato da un arbalete monogomma da 90 cm (V= 22 m/s stimata a tre metri dalla testata) o quello inferto da un pneumatico (V= 30 m/s stimato a tre metri dalla volata)? Calcoliamo le perdite di velocità che sono di circa 3 m/s per impatto e attraversamento squame, pelle e tessuti;  6 + 4 m/s per impatto e completa perforazione dell'osso spesso 2 cm; rimangono nel caso dell’arbalete 9 m/s che non sono sufficienti per perforare tutta la pancia e i tessuti della parte sottostante (cioè il pesce non viene trapassato da parte a parte). Si può quindi ipotizzare che il colpo sia stato sparato con un pneumatico o con un arbalete a doppio elastico. Sì perché le aste montate sulle armi a più elastici sono lunghe e pesantissime e sulla preda colpita hanno capacità di penetrazione e shock bestiali. Filippo ha fatto i test con un 105 e un 120 a doppia gomma da 17.5 mm traendone risultati balistici impressionanti. Ponendo che un grosso pelagico transiti a 4 metri dalla testata la tahitiana da 7 mm per 160 cm di lunghezza di un 120, pesante oltre i 535 grammi, conserva un potere d’offesa altissimo, un’energia cinetica residua (V= 23.51 m/s stimata a 4 metri dalla testata) in grado di perforare a  questa notevole distanza oltre 237 mm di tessuto animale!

Penetrazione nel legno. La penetrazione nel legno di abete è adottata comunemente, nella balistica terrestre, come indice dell'efficacia di un proiettile. Nei miei test risulta di grande importanza per le prove sperimentali in piscina, utilizzando bersagli di questo materiale. Essa può essere calcolata con la formula di Weigel, opportunamente modificata: P = 0,001 * M 1,8 * (v 1,3 / (d * 100))

Energia letale minima. Come regola generale, la vulnerabilità del pesce ai danni causati dall’asta in moto dipende dall’energia cinetica residua posseduta dall’asta stessa. Mediante la legge della “die away curve” è possibile calcolare questa energia residua. Quando ad esempio la velocità è diventata 1/3 di quella iniziale, l’energia cinetica residua è solo l’11% del suo valore originario. Sulla base di numerose prove balistiche, l’energia cinetica letale minima per una persona è stata calcolata essere pari a 100 [J]. Tale valore è basato sui parametri di penetrazione dei proiettili nei tessuti del corpo, dalla distanza degli organi interni e dal loro grado di protezione. Siccome non è intenzione del pescatore subacqueo uccidere un uomo ma solo avere dei riferimenti calati nella realtà di una battuta, sulla base di opportune similitudini per i pesci a seconda della dimensione (peso maggiore o uguale a 10 kg) si può ritenere che tale valore oscilli fra  30 e 50 J [Joule], per cui pesci di medie-grandi dimensioni si possono ancora teoricamente “fermare” ad una distanza di 4-5 metri dal terminale di un fucile ben settato e soprattutto con un’asta di massa congrua. Si noti che la legge non è proporzionale direttamente al peso. Pesci con grosse squame o pelle spessa e dura possono richiedere valori di Ec superiori.

Detto ciò è chiaro ribadire che il tiro deve essere diretto possibilmente sempre in un punto vitale, soluzione che premia anche aste non esageratmente efficienti in termini puramente balistici. -

La cuspide e la sezione d’ingombro degli eventuali accessori. E’ risaputo che le aste montate sui fucili subacquei, visto che non raggiungono la velocità e conseguentemente l’energia cinetica di una pallottola terrestre, devono avere una cuspide acuminata in grado di perforare agevolmente il corpo del pesce. Ci sono molti atleti che dedicano una dedizione maniacale a questo dettaglio altri che non se ne curano affatto. Generalmente la differenza si riscontra nel diverso campo d’impiego che l’apneista svolge: chi pesca frequentemente in tana pesce bianco, escluso il terminale a più punte come le fiocine, monta aste tahitiane “normali” che dopo qualche tiro, sovente, hanno la punta completamente stondata a causa degli urti contro le pareti delle tane. Per bucare saraghi, corvine, labridi, orate, cefali da brevissima distanza anche una cuspide che al tatto risulta quasi “piatta” va bene. Io ho visto campioni di livello internazionale inanellare pesci su pesci con aste completamente spuntate, tutti i fucili medi e corti tenuti sul pagliolo del gommone rivelavano cuspidi del genere! 

Qualcuno mi ha addirittura detto che con la punta arrotondata non c’era il rischio di rovinarla ulteriormente e si poteva sparare più tranquilli e rapidi!

Cambia radicalmente la situazione quando ci sono ambienti in cui è probabile sparare a grosse cernie, oppure in tutti quei casi dove l’incontro delle prede si effettua in acqua libera. In questo ambito usare aste spuntate, danneggiate pesantemente per l’urto contro gli scogli possono comportare un grande rischio ai fini dell’esito positivo di una bella cattura, bisogna esserne consapevoli! Trapassare da parte a parte una bella orata, un dentice, un saragone, una ricciola, un dotto, un grosso muggine che scapolano a tre, quattro metri dalla nostra posizione richiede un’asta perfettamente curata, sia per quanto riguarda lo stato della cuspide sia per l’ingombro dell’aletta o delle coppie di alette. Noi subacquei non disponiamo di frecce in grado di trasferire una quantità di energia cinetica altissima sul bersaglio, spariamo in un ambiente sfavorevole a causa della densità dell’acqua; le nostre armi caricabili con la sola forza muscolare devono per forza espellere dardi con un grado di efficienza, di  basso attrito il più alto possibile. Forse non tutti sanno che la migliore cuspide, la punta in grado di lacerare e penetrare all’interno dei tessuti con grande facilità non è il puntale semplicemente a cono estremizzato. Potete limare o molare la cuspide dell’asta sino a farla diventare appuntita come uno spillo ma se aveste la possibilità di analizzare a forte ingrandimento l’area di impatto vi accorgereste che l’asta “sfonda” il tessuto, non lo trapassa così agevolmente come ipotizzato, perde energia preziosa nell’attimo di “pressione” sulla squama. Io sono esigentissimo in questo campo, sin da giovane ho avuto la possibilità di osservare strumenti chirurgici, aghi speciali in ambiente ospedaliero. Lo sapete che punta hanno questi presidi medici? La cuspide è composta da due o tre lati microtaglienti, l’ago non “sfonda” la cute quando si fa un’iniezione intramuscolare o endovenosa, la taglia. Questo è il segreto per farsi un’asta con una cuspide davvero strepitosa per trapassare i pesci: una punta a taglienti affilati. Nella mia esperienza con i dentici mi sono accorto che troppo spesso l’asta non aveva la forza di passare da parte a parte i pesci più grossi sparati lunghi, anche sostituendole aste con modelli di peso maggiore e incrementando di conseguenza la forza di propulsione non ottenevo risultati che mi soddisfavano pienamente. E’ nata così negli anni 80 la punta speciale, l’asta con tre cuspidi affilate scaricata nella sezione frontale. Alla versione definitiva ci sono giunto per gradi; i primi esprimenti sono stati eclatanti, ho insagolato dentici di 7/8 chili come burro, diversi riccioloni oltre i 30 chili ma analizzando attentamente il tipo di lesione, soprattutto il foro d’uscita, mi sono accorto che la lacerazione dei tessuti era esagerata: i tre lati affilati come rasoi squarciavano tutto al loro passaggio, osso compreso, in maniera eccessiva. Riducendo la lunghezza di affilatura, lasciando solo un paio di millimetri iniziali, sono giunto a un risultato incredibile nel riguardo di tutte le prede pur sparando con aste di sezione e peso non esuberante.

Un altro accessorio fondamentale per l’asta è l’aletta. Sparando su bersaglio fisso con frecce “nude” si apprezza una velocità, una linearità, una gittata, una penetrazione ottime. Se si ripete il tiro con un’aletta montata si noteranno variazioni più o meno significative di queste variabili. Il pescatore in apnea deve sparare aste con singola o doppia aletta altrimenti il pesce colpito si libera  e fugge se non colpito mortalmente. In commercio ci sono molti tipi di asta, qualcuna è particolarmente curata dal punto di vista dell’accoppiamento meccanico, qualcun’altra meno. Se si intende raggiungere il migliore risultato è bene che l’aletta di ritenuta sia il più aderente possibile al corpo del tondino metallico, e possibilmente scaricato nella sezione deputata a ospitarla. L’asta più performante attualmente in vendita è la Torsion 2 della ditta Salvimar, una freccia che misura al massimo 7.5 mm di diametro complessivo, un record in questo settore! Se prendete un calibro meccanico e vi mettete a misurare l’ingombro massimo delle varie aste in circolazione, e vi soffermate sulla misura d’ingombro massimo causato dall’aletta, scoprirete delle differenze sostenute tra una versione e l’altra. E’ al momento di colpire il pesce che ci si accorge che il “gradino” tra aletta e diametro minore della punta fa perdere in capacità di penetrazione. 

Io, per esempio, ho perso diversi dentici a causa di alette di serie che fungevano da cuneo sul bersaglio: spesso ho trovato grosse squame spiattellate all’attaccatura delle alette, una sorta di rondella che non ha permesso all’asta di avanzare nel corpo degli sparidi! Da qualche tempo c’è qualche produttore che pone un conetto in acciaio o in bronzo atto a ridurre questo problema. Dal mio punto di vista è una buona soluzione ma il cono non deve “coprire” i difetti strutturali di accoppiature meccaniche esageratamente sporgenti altrimenti l’ingombro idrodinamico costituisce un supplemento di attrito di cui tenere conto.

La posizione dell’aletta è un’altra variabile su cui soffermarsi. Nelle aste tahitiane degli arbalete la sistemazione della singola aletta o della doppia aletta è fissa: sopra o sotto il puntale, in verticale. Nel pneumatico, invece, la posizione delle alette è variabile a piacimento poiché l’asta ha un codolo che si innesta sul pistone casualmente o con una potenziale rotazione di 360°. L’esperienza di vari tester riporta che sui tiri lunghi l’aletta montata inferiormente comporta una gittata più estesa e lineare perché l’ardiglione svolge il ruolo di portanza idrodinamica, come un flap aeronautico, per intenderci. Persino il codolo dell’aletta leggermente rialzato comporta una diminuzione della velocità e della precisione sui tiri a lunga distanza! Da media e breve distanza la posizione dell’aletta è preferibile sia applicata in posizione superiore. Per la doppia aletta sull’asta del pneumatico io riesco a mantenerle in orizzontale, una posizione che compensa bene la direzionalità (è sufficiente marcare con un pennarello indelebile la posizione desiderata e poi durante il caricamento dell’arma conservare la direzione impostata in volata). Sull’arbalete, al momento, la doppia aletta è montata sempre in verticale, ma la Sigalsub, la sua produzione è molto accorta in questo delicato campo, sta per distribuire una tahitiana a doppia aletta incassata orizzontalmente che dovrebbe migliorare le qualità del tiro anche degli arbalete che montano aste a doppia aletta contrapposta.

Relativamente alle aste da montare sui pneumatici c’è da dire che la rondella terminale, la molla di ammortizzo, lo scorrisagola comportano un attrito significativo in acqua. Se fate la prova di tiro con una tahitiana “nuda” resterete letteralmente sbalorditi per le prestazioni balistiche che osserverete. Va da se che bisogna cercare di ridurre al massimo questi attriti. Ci sono artigiani come la Devoto Sub che hanno creato scorrisagola idrodinamici universali, ricambi sia in polimero che in acciaio molto validi. La Omer ha montato sulle aste che equipaggiano il nuovo pneumatico AirBalete uno scorrisagola in acciaio inox di piccolissime dimensioni, il Microspeed, e ha scelto di eliminare molla e rondella di battuta. I test in mare hanno confermato che l’opzione si è rivelata vincente.

Infine prestate attenzione al tramite di collegamento che vincola l’asta al fucile subacqueo. C’è una grossa differenza in prestazioni, ad esempio, se legate la freccia con una sagola trecciata di 2.5 mm di spessore e un sottile monofilo di nylon da 1 mm di sezione! Se potete riducete il diametro del cordino il più possibile e compatibilmente con le vostre esigenze pratiche. Provate il solito test in mare: un tiro con la sagola e un tiro con un calamento a sezione fine: la differenza in termini di gittata ha dell’incredibile. Ciò significa che anche la sagola incide nelle prestazioni e crea attrito. Diminuire il freno idrodinamico aumenta l’efficacia del tiro, anche in questo caso. Ultimamente sul mercato sono presenti fili di straordinaria resistenza in rapporto alla sezione. Multifibre ad altissima tenacità di 0.70, 0.90 millimetri, dalla superficie cerata, anti abrasione: probabilmente fili del genere rappresenteranno il futuro prossimo per i pescatori desiderosi delle massime prestazioni balistiche per le loro aste.

Alla fine la scelta si può orizzontare sull'ampissima scelta di aste della sigal in quanto dopo prove su prove sono quelle che  meno si spuntano quando si flettono ritornano sempre perfettamente dritte grazie all'acciaio che usano .

In acciaio Sandvik trattato termicamente.
Durezza: 52/53hrc,circa il 10% in più della precedente produzione.
Ritorno elastico: fino al 30% più rapido.
Rigidezza: fino a 15/20% in più rispetto alle precedenti.
In versione PRO, con nuova punta tricuspide ad alta penetrazione (opzionale) studiata al CAD 3D insieme ai tecnici di Bluworld.
Alette modificate a mano per far si che non si richiudano dopo aver passato il pesce. Limatura e lucidatura della parte inferiore dei perni dopo il piantaggio.

"Scivolo" su tutte le fresature(alette,codolo) per evitare spigoli vivi e punti taglienti. Rifinitura manuale a lima di tutte le parti con "bave". Lavorazione con punte speciali per lasciare smussati e lucidati a specchio tutti i fori.
Disponibili con: Tacche e due tipi di perni, uno ribassato e' piu idrodinamico, l'altro studiato appositamente per non tagliare il dyneema, adatto anche a agganciare due elastici sullo stesso perno. Fucili ad aria compressa.
Nuova serie di alette, differenziate per aste da 6/6.25/6.5 e da 7/7.5, in maniera da aumentare la fresatura dell'alloggiamento mantenendole il più aderenti possibile su tutti i diametri.
Alette mono maggiorate da 1/1.2mm. Differenziazione anche dei conetti uno per 6/6.25/6.5, uno per il 7 ed uno per il 7.5 in maniera da tenere sempre la tornitura per alloggiarlo ridotta al minimo, in modo da non indebolire la punta. Per la prossima stagione aste da 8.
Versione con testa filettata da 6.5/7(con tacche), da 7.5(con perni).

 

Testo Emanuele Zara e Willy the Kidd