Gli Accessori delle Aste

Un ricco catalogo di accessori 

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Un primo sguardo, di parte, va rivolto ai sistemi presenti sulle aste tahitiane (comuni ad altri accessori) che impediscono alla preda colpita di liberarsi: le alette di ritenzione. Vengono stampate con lamiera sottile, d’acciaio inossidabile, e rivestono come un guanto il dardo. Sono imperniate con l’apposito ribattino, sempre in inox e si articolano sull’asta con un angolo di circa 80 °; sono fissate a breve distanza dalla punta, perché possano aprirsi subito dopo che l’asta ha passato l’animale. 

Ci sono pesci che per un nonnulla si lacerano le carni o che si dibattono come ossessi, creandosi dei fori bestiali; per questo tipo di pinnuti occorrono alette lunghe almeno 6 o 7 cm, fissate a distanza dalla punta della freccia (sembra incredibile ma può accadere che il puntale fuoriesca di lato trascinandosi appresso l’aletta e poi tutta l’asta...). 

Il pneumatico, a differenza di altre tipologie propulsive, ha una tale potenza di perforazione che spesso si trovano le prede insagolate e cioè finite direttamente sul filo di collegamento; la freccia, dopo aver trapassato il bersaglio, fuoriesce completamente dal corpo dell’animale e resta penzolante nel vuoto. Perciò tanti pescatori si accontentano di una mono aletta, sicuri che è essa sia sufficiente ai loro scopi: per garantirsi sonni tranquillissimi sarebbe meglio, però, appaiarne una bella coppia, contrapposta oppure sfalsata, non si sa mai ...  

Con che cosa si adornano degnamente le aste filettate? La domanda ha due risposte che ripercorrono gli annali della subacquea e diecimila avventure passate: le fiocine e  gli arpioni.  

La fiocina è un oggetto quasi familiare alla popolazione mediterranea, nel senso che non siamo solo noi subacquei ad impiegarle ma è in uso anche tra i pescatori con le reti, ricorre nelle illustrazioni di antiche raffigurazioni marinare, ecc. E’ un oggetto dotato di più punte acuminate, nel particolare che ci interessa: tre o cinque. La lunghezza degli aculei, il numero, l’inossidabilità, gli ardiglioni di ritenuta, le rifiniture, sono variabili che differenziano la produzione ordinaria. La fiocina tradizionale è saldata ad un tratto tondo, forato e maschiato, che si avvita al dardo; si adopera principalmente per la pesca  in tana, con armi corte e cortissime, e in casi molto settoriali, come ad esempio per l’aspetto in acque torbidissime.

 L’immediatezza di mira, l’alta percentuale di successo di sparo, la superficie ampia di shock, la rapidità nel tiro su prede instabili e mobilissime, la possibilità di “fermare” pesci attaccati alle pareti: ecco i suoi pregi. I difetti rappresentano l’altra campana: insufficiente trattenuta su pesci larghi e di grossa stazza, freno idrodinamico marcato, gittata dell’asta ridotta significativamente, velocità rallentata. I tre punte conservano una superiorità per la manovrabilità ulteriore tra spazi microscopici, ma perdono in capacità di ritenzione. L’evoluzione tecnica, come si sa, trova le risposta a tutto, e così sono nati trepunte e cinquepunte speciali. 

Per l’ingegno di un progettista nostrano sono state create delle fiocine (alcuni decenni orsono) che hanno le punte temprate annegate direttamente in un telaio di nylon o tecnopolimero. Divenute ben presto “di tendenza” appaiono in quasi tutti i borsoni dei cacciatori tanisti. Che vantaggi comportano? 

Principalmente assorbono molto bene le botte che si determinano inevitabilmente quando si spara tra strette pareti rocciose, risparmiando le punte e poi che le due apposite aperture laterali, per l’inserimento delle dita, sono ottime per l’azione di armamento del sistema pneumatico. 

Per compensare i deficit di gittata (in parte) e soprattutto di sicurezza nella cattura di pesci grossi, è apparso in commercio un tre punte in acciaio inox particolare: ha le punte lunghissime, e su ognuna non c’è l’ardiglione di tenuta ma bensì una piccolissima aletta, una mini tahitiana. Il problema sentito si verifica quando si deve sfiocinare il pesce: non basta esercitare una trazione decisa e uniforme, come si fa con le fiocine normali (a volte, per i casi impossibili si agisce anche con i talloni dei piedi, tenuti di fianco all’asta, e poi si conclude con uno strappo secco) perché la presa è così salda e indissolubile che sembra tutto piantato: si dovrà lavorare di coltello o stiletto.  

L’arpione è un accessorio che  passa inosservato forse per la rarefazione di prede che ne invogliavano l’adozione o anche perché adoperando aste tahitiane non se ne avverte più l’esigenza spicciola; infatti, nel suo piccolo, riproduce fedelmente la medesima struttura: un corpo appuntito, avvitabile al dardo filettato, e due alette contrapposte applicate al di sotto. La differenza cospicua sta nel fatto che è molto meno idrodinamico. Ne esistono di tantissimi tipi, con alette corte e lunghe, con punte di svariati profili e forme, in inox temprato o in acciaio protetto da zincatura, fini o grandi di sezione, tozzi e filanti, pesanti e leggeri. Il vantaggio enorme, secondo noi, che conserva tuttora, è l’intercambiabilità rapida: può essere montato su un’asta che precedentemente aveva la fiocina, in pochi secondi. In alcuni campi, e nello specifico nella pesca in tana, questa dote si apprezzerà adeguatamente. 

Potremo disporre, quindi, di una punta unica al bisogno, con tutta la potenza e la precisione che ne consegue. Se il cinquedenti e tanto meno il tre, non offrivano garanzie sicurissime per l’uccisione di pesci superiori ai due o tre chili (esistono sempre le eccezioni relegate alla bravura e alla fortuna), l’arpione è in grado di fermare praticamente tutti i tipi di pesci, con un traumatismo d’impatto che non ha eguali. Un enorme grongo o un cernione da 20 chili devono ricevere una sorpresina con i fiocchi. Naturalmente con le fiocine resta il fatto che è facile colpire il pesce anche se è messo in posizioni difficilissime mentre con la punta unica diventa più difficile prendere velocemente la mira e centrare le prede. I luoghi dove si ripone in attesa d’impiego possono essere: l’interno polsino, il sotto bermuda, l’interno calciolo, la gibernetta in cintura, il contenitore sotto il pallone, ecc. Una volta trafitta la preda si svita dalla freccia per estrarla senza difficoltà. 

Consigliamo di interporre sempre un giro di teflon da idraulici tra la filettatura maschio dell’asta e la femmina degli accessori avvitabili: tutte le manovre di fissaggio e sbloccaggio ne beneficeranno e non ci sarà il rischio di perdere tutto. Considerando che molti paesi dell’area mediterranea hanno proibito l’utilizzo della fiocina, ritenendola poco sportiva e non sempre letale, affidiamo all’arpione i contenziosi in tana.  

Testo di Emanuele Zara