Le modifiche e le Elaborazioni artigianali

 

Un ricco catalogo di accessori 

è a vostra disposizione 

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Materiali occorrenti: lime, cutter, cartavetro, un rotolo di teflon in pellicola, barretta di tecnopolimero, tondino di acciaio inossidabile da tempera, un trapano, delle punte sottili, una morsa, una pinza “grip”, indirizzi di officine meccaniche.

Gli interventi sulle aste dei fucili ad aria sono una strada da percorrere necessariamente se si vuole entrare in una nuova dimensione di tiro. La tahitiana oggetto delle nostre cure dovrà sostanzialmente essere il più “nuda” possibile. Per prima cosa cercate di eliminare la molla che è solo un freno idrodinamico. Una morsa con le ganasce protette da una lastrina di piombo bloccherà la freccia e voi, con una pinza grip, sviterete il fondello. Accederete con questa metodica anche per sfilare lo scorrisagola; ricercate la massima forma idrodinamica con l’adozione di un ricambio specifico, o con la modifica, per quello che vi è possibile, di quello posseduto. 

Se non ci fosse lui la freccia quasi quasi decollerebbe. La lima e il cutter saranno i compagni di lavoro e la riduzione delle dimensioni non deve intaccare assolutamente la zona dei forellini passa filo. Una lucidatura con della cartavetro completerà l’attività intrapresa. Un sistema furbo funziona: inserendo un tondino con il diametro posseduto dalla freccia, o uno spezzone di una vecchia asta, sul trapano di casa mantenuto in orizzontale, montargli  sopra lo scorrisagola e scartavetrarlo mentre questi ruota sul proprio asse, come se possedessimo un tornio. La radicale sostituzione dello scorrisagola con un componente nuovo, è un passo nel quale si comprende che.... incominciamo a far sul serio. Va tornito da una barretta in tecnopolimero autolubrificante o in altri materiali che preferite, nelle dimensioni più piccine che potrete immaginare. 

Disegnatelo di una linea snella e filante e praticate i buchetti passafilo mantenendoli aderentissimi alla struttura centrale. Chiedete al tornitore solo una sgrossatura a grandi linee del manufatto e l’esecuzione del foro di scorrimento, e poi rifinite manualmente voi l’oggetto: risparmierete sui costi. Il codolo sarebbe opportuno fosse bloccato alla filettatura o con un’interposizione di una strisciolina di teflon da idraulico o con una goccia di blocca filetti, perché esiste il rischio che si sviti improvvisamente. Un lavoro pesantuccio in termini economici ma di grande consistenza tecnica si ottiene con la riduzione e la filettatura del puntale, mediante tornitura, e l’avvitatura finale di una nuova punta, un po più larga di diametro, affilata e fatta successivamente temprare. Così facendo si “copre” l’aletta, o la coppia d’alette, idrodinamicamente e si rinforza incredibilmente la cuspide micidiale del dardo. Ideale per le prede importanti. Sulla stessa dirittura dispendiosa vi è la rettifica integrale di un asta, eseguibile in un’apposita officina, per creare diametri bizzarri: 6.7 mm, 7.3 mm, 7.5 mm, 7,8 mm, ecc. Le alette, dovranno essere molto sottili ma al contempo robuste. Ci sono alcune ditte artigianali che ne forniscono di sublimi e la sostituzione con le originali, sempre che si riesca a ridurre la sezione d’ingombro frontale, è consigliabile.

Testo di Emanuele Zara