La lunghezza
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La dimensione che riveste
maggior importanza nella scelta dell’elastico, oltre la sezione, è senza
ombra di dubbio la lunghezza. Qualsiasi materiale se sottoposto alla massima
trazione possibile arriva a un punto critico, un livello oltre il quale si
verifica lo “strappo”. La mescola di caucciù ha il potere di allungarsi
moltissimo prima di lacerarsi (allungamento alla rottura intorno al 700/800%).
In
questo procedimento di deformazione progressiva la gomma rivela che più ci si
avvicina ai suoi limiti strutturali più tende a sfibrarsi, a perdere la
meravigliosa capacità di ritornare rapidamente alla lunghezza originale.
| E questa proprietà fisica è quella che maggiormente interessa al pescatore in apnea: la sola dimensione cinetica che trasferisce parte dell’energia accumulata sulla freccia. Abbiamo visto che un elastico di diametro generoso risulta spesso complicato da stirare a causa dei molti chilogrammi che esso sviluppa nell’azione di accumulo ma se sarà anche di lunghezza troppo ridotta corriamo il serio rischio di non sfruttare tutte le potenzialità appartenenti a quel determinato tipo di gomma perché la stresseremo esageratamente nel lavoro compiuto per agganciarla alla tacca. Cosa ce ne facciamo di un elastico non più in grado di restituirci i 30, 35 chili o più faticosamente armati? E poi siamo sicuri che all’impegno muscolare richiesto corrisponda una risposta di contrazione elastica paritetica? | ![]() |
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Il
segreto è quello di non avvicinarci ai limiti fisici dell’elastomero ma di
farlo lavorare ampiamente in range: ogni elastico possiede un campo di
tensione ottimale, una sezione in cui oltre a fornire i chili di pre carica
per cui è stato scelto sarà anche capace di trasmetterli efficacemente sul
proiettile. Fabrizio D’Agnano, l’artigiano romano che costruisce i famosi
fucili in legno, mi ha spiegato che nella scelta degli elastici per i suoi
fucili evita sempre di montare gomme troppo corte sia per motivi strettamente
balistici sia perché durano poco nel tempo. Il rapporto ideale, secondo lui,
resta un allungamento dell’elastico intorno al 300 % e più precisamente di
3.1 per il 19 mm, 3.2 per il 17 mm, 3.5 per il 16 mm. Chiunque analizzando la distanza intercorrente tra il punto d’attacco degli elastici (la testata) e le tacche dell’asta potrà misurare la percentuale d’allungamento e scoprirà che sul suo arbalete ci sono proporzioni molto simili a quelle appena citate. |
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| Quasi tutti i produttori di arbalete hanno
codificato la misura delle gomme in dotazione (si discostano l’un l’altro
al massimo di un centimetro o due) così il fucile classico con il fusto da 75
cm sarà armato con un paio di elastici da 19 cm (in opzione il 17-18 cm); il
tubo da 90 con gomme da 22 cm (opzioni 20-21-23 cm); il fusto da 100 cm con
elastici da 24/25 cm (opzioni 26-27cm); l’affusto da 115 cm con gomme
da 28 cm (opzioni 29-30 cm); l’affusto da 130 cm con elastici da
31-32 cm. I fucili che invece montano gomme circolari si affideranno per il 75
a un elastico lungo 42 cm, un 90 potrà optare tra i 48 e i 52 centimetri, il
100 tra i 54 e i 60 cm, il 115 tra i 65 e i 70 cm, il 130 tra i 75 e gli 80
centimetri. |
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Questa
panoramica vuole solo dare un’idea delle combinazioni offerte ma bisogna
considerare sempre il tipo di asta che si adotta perché la distanza delle
tacche è variabile tra una marca e l’altra.
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E
per cambiare volto al proprio arbalete, in bene o in peggio, talvolta bastano
proprio un paio di centimetri in più o in meno: l’elastico stirato potrebbe
risultare perfetto di misura (prestazioni balistiche ottimali); eccessivamente
molle perché troppo lungo (tiro poco efficace); o esageratamente accorciato
(problemi nell’azione di armamento, mancanza di precisione sul bersaglio,
stress marcato e usura precoce della gomma). Sperando di guadagnare gittata,
ricercando un’energia cinetica terminale
di alto profilo si è tentati a cambiare gli elastici in dotazione
specialmente negli arbalete usati per certi tipi di pesca e al cospetto di
potenziali prede pelagiche. Lavorare
solo nella direzione di accorciare la gomma è una manovra sbagliata in
origine perché le prestazioni dell’arma si devono analizzare nel contesto
generale: non serve a nulla, ad esempio, montare una gomma da 28 centimetri in
luogo di quella da 32 se il fucile ha un affusto flessibile, l’asta troppo
sottile, numerosi elementi di attrito. La
gomma esageratamente tirata oltre a rivelare un’alterazione della capacità
di ritorno elastica di base imprime all’asta una tensione anomala che magari
la fa incurvare di qualche decimo di millimetro già prima di premere il
grilletto. Al
momento dello sgancio la freccia gravata da un minimo di deformazione iniziale
innescherà delle fluttuazioni, delle ondulazioni che condizioneranno
l’immediata fase d’uscita, in seguito la corsa e la velocità del
proiettile a causa dell’attrito idrodinamico, per ultimo l’esito della
gittata perché non si garantirà più il moto rettilineo sino a distanza
utile per colpire e trapassare la preda. Alcuni
campioni di tiro al bersaglio subacqueo sono dei veri maniaci nella scelta
delle coppie di gomme per i loro arbalete. Privilegiando
su tutti i parametri balistici la precisione assoluta si rivolgono a gomme non
troppo corte, di calibro non eccessivo, poi sono soliti misurare l’esatta
lunghezza dei singoli elastici, al millimetro. Per
ultimo la chicca: immergono i fucili carichi in vasche con acqua calda affinché
gli elastici cedano un po e le microscopiche differenze di lunghezza si
pareggino! Il pescatore subacqueo che carica il proprio arbalete deve sapere
che la gomma tenuta in tensione a lungo, magari agganciata all’ultima tacca,
disperde progressivamente energia. |
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E’ bene, ogni tanto, trasferire
l’aggancio sulla prima tacca (oppure scaricare completamente il fucile) in
modo da detendere il lattice se si prevede un periodo lungo di inattività,
così al momento dell’atteso colpo si disporrà nuovamente di buone
prestazioni balistiche.
Testo di Emanuele Zara