Le qualità dell’elastico
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Nell’apposito riquadro è stata presentata la storia industriale dell’elastico e, come accennato, risulta che la mescola potrà avere varie caratteristiche date proprio dal processo di lavorazione del caucciù. I vari additivi miscelati al lattice naturale modificano il comportamento meccanico del prodotto finale e ogni partita di tubo di gomma ha delle proprietà uniche.
| Addirittura la stessa ditta che li commercializza distribuisce elastici lievemente differenti come caratteristiche tecniche seppure presentati dello stesso colore, della stessa lunghezza, dello stesso diametro. Non ci sono naturalmente discrepanze abissali tra gli elastici di una casa ma bisogna considerare che esistono: ad ogni partita corrisponde una qualità di gomma diversa. Ho fatto questo accenno non per dire che se si compra un elastico nuovo stravolgeremo di brutto l’assetto prestazionale del nostro arbalete, in fondo sono variazioni impercettibili ai più, ma semplicemente per introdurre il discorso sulla qualità della mescola. Nella dotazione di elastici per il nostro arbalete cerchiamo sempre una mescola qualitativamente elevata perché la scelta in merito è fondamentale. Se un motore da competizione è alimentato con un carburante pessimo certamente non disporremo di tutte le potenzialità che quel motore è stato in grado di esprimere in fase di progetto. Un fucile armato con elastici di mescola scadente non offrirà mai buone prestazioni balistiche neppure se l’oggetto d’offesa è il meglio della produzione mondiale in fatto di meccanica, affusto, geometrie di forma avveniristiche. A volte ci si concentra solo nel diametro e sulla lunghezza dell’elastico, poco sulla sostanza con cui è fatto. Ogni elastomero possiede caratteristiche fisiche e meccaniche differenti: ci sono elastici rigidi, durissimi da tendere, pastosi, legnosi e altri, quelli buoni, dotati di un eccellente grado di deformazione progressiva, di un allungamento delle fibre costante e mai “aspro” sino al massimo della loro estensione. Siccome non sono diffusi certificati tecnici che descrivano le caratteristiche meccaniche delle gomme vendute, e neppure test comprovati da un ente, bisogna per forza di cose affidarsi alla propria sensibilità o al consiglio spassionato di un commesso competente. Per sapere quanti chili di carico “esprime” l’elastico in nostro possesso è sufficiente adottare un sistema empirico, sebbene un po spartano: basta appendere all’archetto dell’elastico dei pesi di piombo o di ghisa numerati in progressione tramite uno spezzone di sagola e un contenitore capiente (magari sostenendo le gomme ad una vecchia testata o nel caso di un circolare impiegando il supporto di un anello) sino a che, allungandosi, raggiunge la stessa distanza che intercorre normalmente tra testata e tacche. Provando, invece, a simulare l’armamento di un arbalete (senza asta) potremo già renderci conto della fatica che dovremo applicare ma soprattutto baderemo come il lattice si stira, come si comporta man mano che l’allungamento raggiunge il livello delle tacche. Solitamente armando un elastico molto progressivo (test eseguibile in sicurezza rimuovendo preventivamente l’asta dall’arbalete anche in un negozio disponibile alla prova) ci si renderà conto che, seppure lo sforzo richiederà un certo impegno iniziale a causa delle specifiche proprietà di carico in chili, non lo sentiremo mai irrigidirsi, mai cedere a strappi, la trazione sarà fluida e proporzionale alla deformazione elastica, sino alla fine. | ![]() ![]() |
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Poi, provando a rilasciarlo, godremo delle stesse sensazioni della prima fase: avvertiremo nei primi centimetri un richiamo forte, imperioso ma dovremmo opporre una resistenza molto vicina allo sforzo fatto in fase di allungamento per contrastarlo adeguatamente. L’elastico in prova sarà come una sorta di “mollone” nel rilascio, rivelerà un’azione di recupero rapida ma al contempo non rabbiosa, quasi “dolce”. Questo ciclo d’isteresi molto spartano potrà fornire un primo strumento di valutazione, svelarci di che “pasta” è fatto il lattice in oggetto e soprattutto darci l’idea di come l’arbalete eseguirà il tiro. Le gomme dure, eccessivamente rigide come mescola solitamente spingono fortissimo l’asta nei primi metri ma poi questa non arriva alla stessa velocità sul bersaglio: l’elastico non la ha accompagnata progressivamente smarrendo gran parte dell’energia cinetica nei primi decimetri di scarico. Una mescola più costante nelle dinamiche di allungamento, più elastica e meno “esasperata” come durezza si comporterà diversamente: la tahitiana manterrà un tiro teso, preciso con velocità abbastanza uniforme per tutto l’arco della gittata utile.
Testo di Emanuele Zara