GLI ELASTICI PER L’ARBALETE

 

   

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Il fucile a propulsione elastica ha conquistato nel novero di una ventina d’anni quasi tutto il mercato mediterraneo delle armi subacquee.

 Quest’arma è piaciuta subito per la leggerezza posseduta, per la spartanità di funzionamento, per il piacere di sparo, per l’insieme di qualità balistiche quali la rapidità di mira e puntamento, la precisione, la velocità.

L’arbalete, termine francofono che ne indica chiaramente l’origine primitiva, è un fucile di concezione semplicissima in quanto scaglia un lungo e sottile proiettile, l’asta, tramite l’ausilio di un elemento elastico.

 Se ci pensiamo un attimo questo tipo di trasmissione motoria ricalca per certi versi l’effetto della fionda, un’arma di origini  antichissime, oppure della più recente balestra.  

 

Del primo sistema d’offesa l’arbalete ha “sottratto” il principio fisico dell’energia accumulata, e successivamente resa, derivante da due strisce di caucciù; dal secondo il supporto rigido su cui si appoggia il dardo, la meccanica di sparo, la freccia acuminata. In un fucile ad elastici tutte le componenti sono importanti: l’impugnatura, il fusto, la testata ma c’è un particolare che incide, forse più di ogni altro, direttamente nelle dinamiche del tiro: l’elastico.

 Le prestazioni di un arbalete sono condizionate da un insieme di fattori quali la rigidezza dell’affusto, il tipo di meccanica di aggancio/sgancio, le geometrie di allineamento, la soluzione scelta per il supporto del dardo sul fucile, le caratteristiche dell’asta ma “l’essenza” propulsiva dell’arbalete resta esclusivamente la gomma

. La prima volta che provai un fucile a propulsione elastica, e suppongo sia stata un’esperienza comune per moltissimi appassionati, restai affascinato proprio dagli elastici montati sulla testata, da quegli esili tubicini in gomma.

 Ne afferrai timidamente le due estremità terminali collegate tra loro per mezzo di due boccoline e un archetto di acciaio poi, restando concentrato sulla presa iniziai a stirare la coppia di elastici sino ad agganciare l’elemento in filo metallico sino alla tacca inclinata presente sull’asta tahitiana.

 Devo ammettere che prima di completare l’operazione, un po macchinosa per la novità di funzionamento essendo avvezzo normalmente all’uso di armi a funzionamento oleopneumatico, restai a guardare l’insieme e mi sentivo eccitato quasi come, da bambino, familiarizzavo con arco e frecce di legno.

 La tensione di quei due elastici rossi di diametro 16 mm mi fecero provare nuovamente le emozioni vissute da giovinetto e sicuramente richiamarono nel profondo del mio essere i segnali ancestrali appartenenti al nostro patrimonio genetico di cacciatori primitivi.

Parlare di gomme dal punto di vista balistico non è affatto semplice poiché l’argomento coinvolge molti punti di difficile analisi scientifica.

 Inoltre sul mercato è complicato reperire notizie riguardanti i dati e le caratteristiche oggettive e certificate di un determinato tipo di elastomero.

 Quasi tutte le aziende, gli artigiani che propongono al pubblico arbalete li vendono già equipaggiati con coppie di elastici (o circolari) frutto di calcoli e proporzioni consolidate. Nel caso la ditta commercializzi elastici sciolti di diverso diametro e lunghezza è comunque in grado di suggerire e consigliare l’accoppiata migliore per l’arbalete e l’asta che si intende utilizzare.

 

Il tentativo di elaborare l’arma a propulsione elastica cambiando la gomma in dotazione è sempre da attuare con estrema cautela e con un minimo di conoscenze tecniche altrimenti si corre il rischio di stravolgere gli equilibri iniziali ma non nella direzione di migliorare il dato balistico, tutt’altro.  

 

 Per capirci qualcosina in più ho tentato di scomporre in vari capitoli le caratteristiche principali di un elastico in modo da decifrare parte della complessa questione propulsiva che sta alla base del sistema arbalete.

Testo di Emanuele Zara