LA FIOCINA PER I PESCATORI IN APNEA
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Le aste con il terminale filettato fornite di corredo nella maggioranza dei fucili pneumatici corti e medi, negli arbalete sotto i 70 centimetri di fusto, si possono equipaggiare con un arpione o assai più frequentemente con una fiocina.
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Su questo accessorio marinaro le cui origini si perdono nei tempi antichi (nato con tutta probabilità dalla mente ingegnosa di qualche pescatore che voleva incrementare la redditività del proprio lavoro: sviluppò l’estremità del suo semplice bastone acuminato legando una serie di rametti appuntiti all’elemento centrale) c’è un discreto interesse (alcune aziende hanno commercializzato da poco una nuova fiocina a quattro punte) ma al contempo si sono aperte delle discussioni sul suo uso in chiave “di compatibilità ambientale” visto che in certe federazioni, come quella Francese, e nel dettaglio sui regolamenti della pesca subacquea in Corsica, l’impiego della fiocina è severamente normato. Tralasciando il mondo dei neofiti (spesso il primo equipaggiamento comprende proprio un’arma corta con asta e tre punte ideale per catturare cefalopodi e pescetti) in Italia l’impiego della fiocina è comune in tutte le gare, sia di selezione regionale sia d’interesse nazionale. Seguendo da vicino i campionati italiani di prima e seconda categoria, ad esempio, ho notato che gli atleti hanno sempre stipato nella borsa apposita, o appoggiato sul pagliolato del gommone un fuciletto da cinquanta, sessanta centimetri con asta terminata con fiocina a quattro o cinque punte . I vantaggi nell’uso pratico sono facilmente deducibili e nell’economia di una gara possono determinare una netta prevalenza di conclusioni positive anche e soprattutto, nei confronti di prede mobili e conformazioni rocciose particolarmente complesse. Tra i pescatori che praticano la pesca al libero nel sottocosta la fiocina raccoglie un buon numero di estimatori in tutti quei luoghi dove il torbido regna sovrano per gran parte dell’anno. |
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La
fiocina nella pesca in tana.
Probabilmente se si dovesse stilare un’ipotetica classifica riguardo l’efficacia nella pesca in tana la fiocina vincerebbe la sfida con la punta unica, arpione o tahitiana. Osservando l’azione di un apneista che esplora una serie di anfratti si nota, infatti, che una delle qualità maggiormente ricercate è la velocità di conclusione: sempre più spesso la preda è lesta a dileguarsi, lascia intravedere appena una piccola porzione del corpo, sfila da un masso all’altro con estrema rapidità.
Nell’ultimo Campionato Italiano di Prima Categoria disputatosi in Sardegna così come quello di seconda svoltosi recentemente in Puglia i carnieri di pesce bianco dei primi classificati portavano tutti il segno inconfondibile della fiocina.
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Il fucile corto armato con asta e cinque punte permette di sparare con un’immediatezza fantastica e dal puntamento istintivo al momento in cui si raggiunge il bersaglio passa un battito di ciglia. Nello specifico la fiocina si esalta nei corridoi del grotto, nei passaggi tra le lastrine di arenaria, nei tagli stretti e passanti: si scorre il fondale da sopra o si passano al setaccio tutti i pertugi con una buona percentuale di saraghi e corvine fiocinate. Si infila la testa contemporaneamente alla punta del fucile davanti all’imboccatura di una tana e non appena si nota la sagoma del pinnuto si è pronti a premere il grilletto sicuri che l’impatto e la tenuta sul corpo garantirà il recupero del pesce. I laziali come Antonini, Praiola pescano spesso con questo terminale lungo i fondali della loro regione e sono degli autentici maestri. Rob erto Praiola, a Bosa, ha stupito tutti razzolando in non più di sette, otto metri d’acqua: con un Excalibur Cave, l’arbalete Omer nella misura da 65 cm e fiocina a 4 punte di serie, ha perlustrato ogni massone, ogni sassetto inanellando una collana di pesci notevole che gli è valsa la vittoria nella seconda giornata Fabio Antonini quando scorre il grotto è capace d’impostare un ritmo micidiale e la fiocina gli da il vantaggio di colpire i saraghi di taglio, da sopra, bersagli difficilissimi da centrare con una punta singola. |
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La fiocina raggiunge la preda e la blocca grazie alle diverse punte con ardiglione che fermano l’animale nonostante sia vicino alla parete di fondo (è raro che un cinque punte rimbalzi o che s’incastri) oppure che lasci intravedere solo un tratto del corpo.
Nel caso si trovino parecchi pesci infilati sotto uno spacco l’arma con la fiocina permette di effettuare più di una cattura confidando nel fatto che il pesce colpito non può muoversi molto, non sbatte alzando il polverino a differenza di una preda raggiunta da una punta singola, e gli altri elementi del gruppo, conseguentemente, si spaventano meno.
Naturalmente i detrattori della fiocina fanno leva sulla possibilità di risultare micidiali in questo ambito ma come in tutte le questioni, secondo me, è importante agire senza eccessiva bramosia di predazione e prelevare lo stretto necessario; le carneficine si possono perpetuare anche con la tahitiana!
L’impiego
della fiocina al libero
. Se ripercorro la mia storia personale ricordo che i primi pesci all’aspetto li presi con un pneumatico da 70 centimetri e un classico cinque punte in ferro zincato.
Ho iniziato a immergermi in Liguria, nel Ponente, e l’acqua molto spesso torbida creava l’ambiente ideale per quest’arma.
Mi avevano spiegato di appostarmi sul fondo e di nascondermi tra le rocce delle dighe frangiflutti: i cefali, le salpe mi passavano davanti e con la fiocina era difficile sbagliare il tiro
Non erano pesci grandi ma un bel giorno di maggio la fortuna volle che una spigola di oltre quattro chili si avvicinò al mio cinque punte e rimase stecchita perché tutte le cinque punte penetrarono nel testone.
Non fu un caso isolato, non appena presi dimestichezza con l’attrezzatura seguirono altre catture via via sempre più frequenti e selezionate.
I pregi del sistema si potevano concentrare soprattutto nella sicurezza del tiro nel senso che se qualche pesce transitava entro il paio di metri poteva considerarsi morto.
A volte sparavo al branzino che sbucava dalla sospensione senza neppure mirare con precisione: la fiocina era sulla sagoma, premevi il grilletto, lo vedevi precipitare sul fondo!
Con i cefali andava ancora meglio nel senso che era raro fare padelle!
Il difetti si concentravano sulla scarsa precisione oltre il metro e mezzo dalla volata dell’arma (l’asta sbandava di lato) e sulla tranciatura di qualche pesce se la potenza del fucile era mantenuta eccessiva o se la fiocina impattava solo con qualche dente.
La critica di pensiero, e di riflessione, sorse non appena provai un’asta con arpione: la velocità, la precisione e soprattutto lo strattone a fine corsa di tale accoppiata era sbalorditiva.
Qualche padella ogni tanto scappava ma vuoi mettere la soddisfazione di fare centro con l’asta a punta singola? Passai per qualche tempo alla punta unica, acquistai il mio primo arbalete ma i pregi della fiocina in condizioni di visibilità scarsa furono sempre l’asso nella manica.
La situazione attuale vede una predominanza assoluta dell’arbalete con tahitiana anche nella pesca nel bassofondo ma esistono varie realtà lungo le coste mediterranee e oceaniche dove l’impiego di una fiocina è ancora la scelta migliore che si possa fare.
Penso soprattutto a quei modelli a tre punte lungo (la Merou ne costruisce un modello assai performante) in voga nella pesca in laguna, lungo i litorali portoghesi e spagnoli, nella Francia del nord, eccetera.
Tre,
quattro e cinque punte.
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Le tipologie di fiocina comunemente usate dai pescatori subacquei appartengono a queste tre categorie. Il tre punte è disponibile sia completamente in acciaio (inossidabile o non inossidabile e trattato con zincatura a caldo) oppure con base in nylon e punte in metallo . E’ un accessorio poco usato in versione “leggera” e perlopiù lo acquistano i principianti. In versione “pesante” con le punte lunghe e relative alettine di trattenuta è molto in voga in oceano ma ultimamente sta prendendo piede anche in Adriatico: è micidiale al libero, sufficientemente direzionale sulle distanze medie, concepita per spigole o pesci serra di peso cospicuo. Personalmente sul mio cinquantacinque per diversi stagioni avevo montato una Mustad a 3 punte trovandola ottima nel brandeggio, veloce sul bersaglio, abbastanza precisa, conservativa riguardo i risultati all’impatto. Per la presa sul pesce è preferibile il doppio ardiglione centrale (discorso applicabile a tutte le fiocine) ma la garanzia di trattenuta era certa solo se colpivo la preda in punti del corpo compatti (compreso il duro peduncolo caudale dei saragoni) |
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Il quattropunte e in particolare il modello che si avvita sulla punta di una speciale tahitiana è nato dall’esperienza e dall’inventiva di Nicola Riolo e qualche tempo dopo anche la Omer ne ha presentata un’interessante versione, sempre con base in plastica e punte in inox.
Ci sono vari atleti che usano il quattropunte: i pregi rientrano nel discorso della manovrabilità nel senso che è più stretta quindi si può pescare meglio nei buchetti di grotto o nelle tane complicate architettonicamente; inoltre sembra che conservi buone prestazioni in termini di precisione e gittata anche al libero. Riolo l’adopera molto nel torbido per i cefali.
La fiocina cinquepunte è la più impiegata ed è quella che va per la maggiore. Tutti gli agonisti ne conservano una da rispolverare all’occorrenza.
I vantaggi si apprezzano soprattutto in tana perché quando un cinquepunte penetra completamente e integralmente sul corpo di una corvina, di un’orata, di un saragone questi resta “secco”!
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E se nella tana si trova un branco di pesci l’estrazione della preda non procurerà scompiglio tra gli altri membri poiché non ci saranno polverino o alghette morte in sospensione, movimento dell’elemento prelevato in conflitto con il resto del branco. Con il cinquepunte sono stati catturati anche pesci di grande stazza tipo lecce di 20 chili, cernioni di 15, oratone di 4/5 chili, gronghi e murene giganti, eccetera. |
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Come
estrarre il pesce colpito dalla fiocina.
Quando i denti di una fiocina penetrano per intero nel corpo dell’animale sorge il problema della rimozione. Bisogna stare attenti, innanzitutto, a non farsi male e calzare sempre un paio di guanti. La fiocina infilzata su un sarago, ad esempio, si estrae con un colpo preciso e non sono pochi coloro che utilizzano i talloni delle scarpette: uno strattone deciso e il pesce è liberato.
Con la mano il rischio che si corre è quello di ferirsi con uno degli ardiglioni: se la preda non si toglie con facilità perché ha squame robuste o la carne fibrosa è preferibile smuovere un po la fiocina affinché i fori si allarghino un po.
La questione si fa ardua nel caso la fiocina sia conficcata nella testa di una cernia o di un grosso grongo: se le punte sono riuscite a perforare l’osso bisogna lavorare con il coltello altrimenti si svita dall’asta e si estrae l’accessorio una volta giunti a terra perché è praticamente inamovibile con una semplice trazione.
Il tre punte lungo, “alla francese”, ha delle alette corte e degli anellini che servono proprio a chiudere le alette quando si cerca di togliere dal pesce. Per concludere quando la fiocina centra bene un pesce fa una tenuta superlativa e a secondo della tipologia di pesce si farà più o meno fatica nel tentativo di estrarla.
I
trucchi per impedire che si sviti dall’asta, per impedire che il pesce venga
tranciato.
Capita a tutti gli utilizzatori di fiocina che in qualche pescata si siano ritrovati con il cinquepunte svitato dall’asta.
Nel dettaglio c’è stato un periodo che le fiocine con base in nylon non avevano la filettatura in metallo quindi una volta serrate sull’asta non si potevano svitare. Attualmente ci sono fiocine che tengono bene la chiusura perché sono progettate appositamente.
Se si vuole essere sicuri nei riguardi di fiocine tradizionali basta interporre tra l’accessorio e la filettatura maschio dell’asta del nastro di teflon da idraulici oppure un semplice rettangolino di plastica ricavato da un sacchetto di nylon o dal rotolo di pellicola trasparente usato in cucina.
Un difetto della fiocina, specificatamente del cinquepunte, consiste nel fatto che se il fucile è molto potente si rischia che all’impatto con il bersaglio il pesce sia tranciato. Ciò succede soprattutto con prede di peso medio piccolo e nel caso la fiocina non prenda bene e con tutte le punte il corpo del pinnuto.
Per ovviare allo spiacevole inconveniente è sufficiente montare un elastico non troppo potente sul proprio arbalete mentre sul corto pneumatico basta non eccedere con la precarica d’aria e usare il riduttore di potenza. Antonio Toschi per non rovinare le prede ha escogitato un intelligente sistema di “ammortizzo”: tra i denti del cinquepunte è intrecciato un sagolino che impedisce la completa penetrazione della fiocina.
Dove
trasportarla.
Alcuni fucili escono dalla fabbrica già equipaggiati di asta filettata e fiocina e gli utenti non sentono il bisogno di cambiare tale settaggio.
Ma ci sono molti pescatori che acquistano in seguito l’accessorio e anche nel corso della battuta vogliono avere la possibilità di intercambiare la fiocina con un arpione.
La soluzione più geniale l’ha brevettata la Sdive: Nicola Riolo fornisce un quattropunte che si può montare, all’occorrenza, su una tahitiana speciale
. Come fare per trasportare la fiocina?
Sul gommone non ci sono problemi ma quando si parte da terra o si pesca a una certa distanza dall’imbarcazione può capitare che ci sia immediatamente bisogno della fiocina.
La soluzione adottata da qualche sub esperto consiste nel posizionarla sotto la giacca o sotto il bermuda. In questo modo è sempre a disposizione. Un altro metodo potrebbe essere quello di usare un bermuda con le tasche: la fiocina sta sull’esterno della gamba e non c’è il rischio di bucarsi.
Per il pallone o la boa segna sub si potrebbe allestire un moschettoncino e uno spezzone di sagolino da inserire nei fori del corpo fiocina in plastica.
Negli altri casi è sufficiente prendere una bacchetta inox, farla filettare alle due estremità, piegarla creando un occhiello: su questo supporto si avvitano due fiocine e si appendono sotto il galleggiante.
Il
parere dei campioni.
Fabio Antonini non poteva mancare in questo articolo perché proprio lui è famoso per l’accoppiata Tempest 50 fiocina a cinquepunte. Il campione di Civitavecchia mi ha confidato che l’unione di questi due elementi per lui è insostituibile.
Riesce a sparare nel grotto più fessurato tenendo sempre un ritmo altissimo. La fiocina che usa è un cinquepunte Omer, ha provato anche la nuova quattropunte ma la sua preferenza va alla prima.
Il dente centrale ha il doppio ardiglione e questa caratteristica è per lui fondamentale nel discorso della trattenuta sulla preda. Apprezza il fatto che quando scorre il fondo e vede i saraghi che passano da un canale all’altro riesce a catturare pesci cosiddetti “impossibili”.
Per non tagliare il pesce spara molto con la minima potenza e comunque su saraghi da chilo il problema non si pone. Il pesce più grosso che ha preso con la fiocina è stata una cernia di oltre 15 chili.
Sergio Pacenti è lo specialista dell’acqua torbida visto che l’Adriatico ha spesso condizioni di visibilità pessime.
Quando ha iniziato a pescare montava una fiocina e la percentuale di catture, spigole e cefali ma anche grosse mormore, era molto alta. Poi per una precisa scelta è passato all’asta da 8 mm con arpione perché la fiocina non gli dava sicurezza sulle grosse spigole.
Non l’ha abbandonata invece per la pesca della corvina e in quest’ambito la ritiene indispensabile soprattutto perché riesce a immobilizzare la preda e non alzare ulteriore sospensione tra le lamiere del relitto, per esempio
. Generalmente non spara al pesce da dietro o a metà corpo ma cerca sempre di “disegnare” la branchia. Per togliere il pesce rapidamente usa una fiocina con gli ardiglioni un po' consumati (o schiacciati con una robusta pinza).
La situazione attuale dell’Adriatico, di molti ragazzi suoi abituali compagni di pesca, è che si affrontano le dighe frangiflutti con cortissimi pneumatici e a tre punte lunghi, micidiali anche con spigole di otto o nove chili.
Interessante
tutta la produzione prodotta dalla ditta SIGALSUB
TESTO
DI EMANUELE ZARA