Sull’incidente
da sincope si è già parlato molto, riassumerò solo le cose più importanti.
Ricordo
che per limitare l’incidente da sincope dobbiamo frequentare un corso
specifico di apnea ,
una
valida visita medica e cacciare in coppia,naturalmente a vista e ancor meglio
con un solo fucile alternandosi nei tuffi mentre uno riposa in superficie
l’altro sotto controllo pesca.
Generalmente
uno crede che il campanello d’allarme siano le contrazioni diaframmatiche
(lievi
sussulti sopra lo stomaco),invece non sempre accade specie a profondità più
elevate.
La
difficoltà nel capire o percepire quando è arrivato il momento dopo un aspetto
sul fondo marino per tornare in superficie è dettato molto
dall’esperienza,che inizia dalla superficie con una corretta respirazione
senza iperventilarsi e da un allenamento molto graduale.
Metro
dopo metro , con molta calma e tranquillità si affrontano le profondità marine
,qualunque esse
siano,concentrarsi
in superficie sui movimenti che dobbiamo fare fino al contatto sul fondo per non
sprecare energie, arrivare ad imparare
ascoltando il nostro corpo rilasciando le tensioni e, percependo appena la fame
d’aria avvertiamo che è ora di tornare in superficie, immediatamente; anche
quando abbiamo di
fronte
una stupenda preda magari il sogno della nostra vita;dobbiamo mettercelo in
testa è così la nostra
vita
vale più di qualsiasi pesce che comunque possiamo di nuovo incontrarlo.
In
quanto dobbiamo ancora risalire e avere ancora energie,nello stacco dal fondo
possiamo aiutarci con la mano libera dandoci una spinta ,le prime pinneggiate più
ampie per poi metterci più
idrodinamici
possibili
per raggiungere la superficie .
Nel
caso ci rendiamo conto che abbiamo difficoltà possiamo sempre sganciare la
cintura dei piombi dato
che
è collegata alla boa, la possiamo sempre recuperare oppure se la perdiamo non
vale certo la nostra vita.
Nel
caso contrario dove non abbiamo abbastanza aria per tornare in superficie il
primo sintomo in risalita
è
un irrigamento delle gambe in quanto il sangue periferico ancora ricco di
ossigeno corre verso il cervello per alimentarlo e salvarlo.
Secondo
sintomo è l’annebbiamento visivo,avremo gli occhi che alternativamente
tenderanno a chiudersi .
La
sincope anossica può essere
di due tipi quando non abbiamo l’entrata di acqua nei polmoni viene
definita
sincope asciutta dove
abbiamo parecchi minuti per salvare il compagno ,invece con ingresso nelle vie
respiratorie d’acqua la sincope
bagnata.
La
sincope ipossica o arresto respiratorio avviene con un blocco
respiratorio ma non quello cardiocircolatorio,infatti agendo tempestivamente
senza che ci sia allagamento delle vie respiratorie e il cuore ancora in
funzione,il soccorso rianimatorio non presenta difficoltà.
Questo
succede quando la vittima ha iniziato la risalita con un certo ritardo, in
quanto alcune volte la
perdita
di coscienza o svenimento avviene
anche poi in superficie ,quando non c’è stato atto respiratorio sufficiente..
Se
con la vittima in superficie ma inconscia non riceve immediato aiuto e ha ancora
la cintura dei piombi addosso di cui
non s’è riuscito a sganciarla, purtroppo inizierà la caduta sul fondo ,con
poi il rilassamento dell’epiglottide e l’entrata di acqua
nei polmoni e il conseguente sincope
bagnata e poi l’annegamento .
Nel
momento in cui avviene la sincope al momento in cui il cuore si ferma si può
arrivare anche a 7
minuti
dopo di che il cervello subirà danni irreversibili,di tempo per intervenire in
aiuto .
Passati
altri 3-4 minuti dopo l’arresto cardiaco sopraggiungerà la morte .
Nel
momento in cui possiamo controllare lo stato del nostro compagno esaminiamo per
prima le labbra, che se sono di colorito bluastro ,;poi esaminiamo le pupille
che se si presentano molto dilatate e insensibile alla luce abbiamo un avanzato
stato di ipossia; probabilmente siamo già in blocco cardiorespiratorio.
In
questo caso l’urgenza primaria è praticare la respirazione su tutto poi il
resto, compreso il togliere o tagliare la muta per perdita di tempo.
La
sincope da idrocuzione o colpo d’acqua invece
più pericolosa in quanto abbiamo un blocco sia respiratorio che
cardiocircolatorio ,avremo meno tempo per il salvamento in quanto il cervello
non riceve
più
ossigeno.
Le
cause possono essere lo stato emotivo ,digestivo ,gli sbalzi termici con
temperature molto più basse di quelle corporee e la stanchezza.
Come
abbiamo già detto può capitare quando uno molto accaldato si tuffa in acqua
molto più bassa di temperatura che il nostro corpo provocando uno scompenso
termico.
Praticamente
questa reazione provoca grosse scariche di adrenalina nel nostro organismo che
portano ad
una
vasocostrizione periferica molto accentuata da ridurre l’ossigenazione
cerebrale e conseguentemente porta al fenomeno sincopale.
Dopo
l’avvenuta sincope se l’infortunato inconscio
ridiscende sul fondo seguirà l’annegamento cioè l’ingresso nei
polmoni dell’acqua, provocando l’arresto cardiocircolatorio e poi la morte.
Ma
nel caso che venga ripescato ancora in tempo possiamo tentare di salvarlo anche
se ha un colorito non roseo .comunque l’infortunato
va portato o sul gommone o a riva comunque su una struttura rigida.
Per
prima cosa bisogna svuotargli lo stomaco e
i polmoni dall’acqua ingerita ,posto a pancia sotto
alzeremo
le gambe fino a metà torace ,il peso dei visceri spingerà l’acqua fuori
oppure ponendo il nostro ginocchio ad angolo retto e ponendo la vittima con la
pancia sopra .
Quindi
adagiando l’infortunato in posizione supina ,le vie aeree saranno
ostruite o da corpi estranei parti
di cibo (si toglieranno con le dita ) o dalla lingua in quanto rilassata blocca
l’aria d’entrata.

Sono
due le tecniche per permettere all’infortunato in posizione supina
(con il capo più in basso delle gambe per facilitare il flusso sanguigno
al cervello) ,di respirare
aprendogli le vie aeree cioè la bocca ,cerchiamo di mettere sotto il collo
qualunque cosa da favorire la distensione della trachea.
la
prima ponendo
la testa inclinata e il mento sollevato e la seconda con l’abbassamento
della mascella.
La
tecnica dell’inclinazione della testa e del sollevamento del mento si
esegue ponendo una mano sulla
fronte
dell’infortunato e l’altra con le dita che sollevano in avanti il mento e
iniziamo a inclinare la testa all’indietro dove il mento sollevandosi porta i
denti quasi a toccarsi senza però chiudere totalmente la
bocca.;e
senza spingere nella parte molle del mento .
La
tecnica dell’abbassamento della mascella
si esegue invece ponendo le nostre
dita alla base del mento
e
portandola in su ci
aiutiamo anche con i pollici
per abbassare le labbra e favorendo più entrata d’aria.
In
questi modi spostando la mascella portiamo la lingua in alto liberando le vie
aeree.
Se
ciò non dovesse accadere dovremmo ricorrere manualmente alla
rimozione della lingua ,nel famoso kit di emergenza troveremo anche la
pinza apposita che ci facilita il compito oltre al tubo di Safar.
Ricordiamo
che abbiamo sui 5 –7 minuti per liberare le vie aeree dopo incorriamo in danni
irreparabili nel caso anche di blocco cardiaco.
A
questo punto bisogna verificare almeno per 3-6 secondi se la vittima respira
ponendo il nostro orecchio quasi a
sfiorare la bocca e il naso ,per ascoltare se si sente la vittima respirare
mentre guardiamo se il suo petto si alza e si abbassa.

Se
ciò non dovesse accadere allora eseguiremo la tecnica di ventilazione o di
rianimazione.
La
terapia di insufficienza respiratoria segue due direttive fondamentali : la
respirazione artificiale,comprendente anche l’ossigenoterapia d’urgenza , e
la terapia farmacologia ; di cui queste ultime due terapie sono lasciate
svolgere da medici specializzati.