LA PESCA DEL SARAGO IN INVERNO
VISTA DA TRE CAMPIONI
I saraghi rappresentano statisticamente una delle prede che compaiono con maggiore frequenza nel cavetto portapesci di ogni pescatore in apnea, sia esso neofita che campione. Come è già successo per altre specie ittiche mediterranee si è notato che nel corso degli anni gli sparidi di buona dimensione, diciamo sopra i quattro, cinque ettogrammi di peso, sono divenuti sempre più scaltri e diffidenti, in molte zone costiere hanno cambiato addirittura comportamento e habitat di residenza: la loro cattura è spesso difficoltosa, impegnativa ma al contempo sempre fonte di grande soddisfazione venatoria. Ascoltando il parere di tre forti atleti, prodighi di tanti piccoli suggerimenti dettati da una lunga esperienza in merito, si apprende che nel periodo invernale esiste ancora la possibilità di fare dei buoni carnieri di sparidi senza sondare quote batimetriche impegnative né tantomeno esibire una tecnica di pesca particolarmente difficile.
Il parere di Fabio Antonini.
Secondo
te, quali sono i mesi invernali migliori per insidiare il sarago?
Qui da noi, nel Lazio, lungo il litorale di Civitavecchia, il periodo migliore rientra nei mesi di gennaio, febbraio e marzo; quest’ultimo mese è forse il più ricco di sparidi perché mentre nei primi due mesi dell’anno i pesci si trovano nella batimetrica di sette/otto metri, a marzo arrivano nell’immediato sottocosta, in soli due metri d’acqua e talvolta anche meno. Non ci sono invece nei tipici funghi di grotto, a differenza di cosa capita d’estate; bisogna cercarli appiccicati a riva, in non più di cinque metri di fondo.
E’
il periodo coincidente con la fase riproduttiva?
Sì. In gennaio, febbraio e marzo trovo qualche pesce con le uova, generalmente i più piccoli (i grandi invece hanno quasi sempre il “latte”) però, secondo me, in questi tre mesi si svolgono ancora i riti “amorosi” perché il momento della deposizione vera e propria, avviene, qui a Civitavecchia, ad aprile. Dico ciò perché i pescherecci nel mese di aprile li pescano con le reti a strascico, nel fango, e sono tutti saraghi pienissimi, strapieni e gonfi di uova. I pescatori professionisti conoscono il momento giusto e aspettano: quando i saraghi si spostano fuori dal grotto per deporre le uova in corrente ne fanno grandi mattanze.
Qual
è un tuo itinerario classico invernale di pesca al sarago?
Scendo a sud di Civitavecchia, da Santo Capolinaro a Ladispoli. C’è un basso fondale misto di arenaria e granito, che forma un’alternanza di lastre e crepe ricche di saraghi. Il grotto vero e proprio non c’è in pochissima acqua, si trova più in fuori e ritorna buono alla fine della primavera.
L’orario
più adatto?
Sempre nel Lazio, a gennaio e febbraio, direi il tardo pomeriggio: prendi saraghi nel calasole, al tramonto. A marzo, non ne conosco però i motivi, ci vuole sole alto e buona luce.
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Le
condizioni meteo marine più giuste? Personalmente mi trovo meglio con acqua pulita, i venti e il mare non devono essere troppo forti in maniera da lasciare limpida l’acqua nel sottocosta. Se c’è torbido e non riesci a vedere il fondo non pesco saraghi, è inutile. Con condizioni di visibilità verticale di quattro, cinque metri c’è la possibilità invece di fare dei buoni carnieri. Trovi
variazioni significative in certe condizioni di luna o di marea? Non ci presto molta attenzione e credo che valgano molto di più le condizioni luminose cioè nei due primi mesi dell’anno si pescano saraghi al tramonto, a marzo con il sole pieno, sia che ci sia bassa o alta marea. Che
tecnica utilizzi? Tana, esclusivamente tana. Il sarago in questi periodi si rifugia nei buchi e qui da noi, all’aspetto, non si muove nemmeno a “pagarlo oro”. Logicamente conosco una serie di tane buone che visito con una certa regolarità però occorre cercare anche altri posti buoni, razzolando per un’ampia zona di mare. In una giornata tipo, al novanta per cento, scorro il fondo e faccio buco per buco perché i saraghi si mostrano con estrema diffidenza e talvolta solo un allenato occhio riesce a scorgerne il passaggio o la tana abitata. In inverno, in certi giorni, pare un fondale morto, ti scoraggi, ma se inizi una serie di immersioni metodiche, guardando con estrema attenzione tutte le aperture, capitano bellissime catture. Bisogna mantenere alta la concentrazione e stare prontissimi a premere il grilletto. Io sono teso, attento e sparo non appena scorgo il profilo del sarago. La
tua attrezzatura? Il componente più importante è la torcia, la mia Moonlight ricaricabile. Poi porto sempre con me il fucile corto, un oleopneumatico Tempest 50 armato di fiocina a cinque punte, con cui ho effettuato tantissime catture. L’arbalete non lo uso mai in questa speciale tecnica di pesca. Come muta vesto una calda e robusta Mimetic Med, la maschera è l’Aries a larga visuale. La piombatura è affidata al gilet Omer e una cintura con un totale di cinque chili sullo schienalino e cinque chili in vita. |
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C’è
qualche episodio particolare che ti è rimasto impresso in tutti questi anni?
Un po di tempo fa, proprio in inverno, mi è capitato di affacciarmi a uno spacco e vedere in fondo tantissimi saraghi che scorrevano da una parte all’altra. Mentre cercavo l’angolo giusto per fiocinarne qualcuno mi sono visto arrivare dritto sul vetro della maschera un grosso esemplare, un pesce da un chilo e due, forse il sarago più vecchio e grosso del branco, che mi ha “sputato” addosso, incredibilmente, della ghiaietta, quasi cercasse di difendere la tana, di allontanarmi dagli altri pesci; peccato che è stata l’ultima cosa che ha fatto nella sua vita!
Il
sarago invernale più grosso che hai mai catturato?
Uno splendido maggiore di un chilo e settecento grammi!
Le esperienze di Stefano Bellani.
Qual
è il periodo migliore per catturare i saraghi invernali?
Il sarago è un pesce che in certi periodi d’inverno si fa catturare facilmente in non più di tre, quattro metri d’acqua ma si tratta comunque di pesci rari, che stanno quasi sempre in piccole tane, almeno nei luoghi che frequento abitualmente. In tutto l’inverno capita anche di prendere esemplari molto grossi, tutti “neri”, spesso isolati e sparpagliati lungo la costa. Ma esiste anche un momento particolare, l’inizio della riproduzione in cui li catturi con troppa facilità: preso il primo sarago capisci che ha le uova o il latte, che sono saraghi in frega, allora dipende da te se continuare a pescare e fare un carniere pesantissimo in termini di pezzi oppure decidere di cambiare zona e lasciarli tranquilli.
Quali
sono le tue abituali aree di pesca al sarago nei mesi freddi?
Quando sono a Livorno pesco spessissimo sulle secche della Meloria, la zona compresa tra la gabbia e la torre, detta “il canalone”. E’ una specie di catino vastissimo fuori dalla Meloria, a circa ottocento metri, verso ovest, dove c’è una serie di cigli comunicanti con la sabbia. I punti che prediligo sono gli intervalli tra la sabbia e la roccia. Nei punti più superficiali ci sono sei, sette metri d’acqua mentre la base è posta a tredici, quattordici metri. Le più belle pescate di saraghi le faccio qui. Se mi sposto a terra verso Livorno oppure quando mi immergo attorno al “dito” della Corsica cambia tutto.
In
che senso?
C’è il problema importantissimo della luce; nelle varie anse della Corsica, ad esempio, trovi baiette esposte a Sud e altre esposte a Nord in cui da dicembre a febbraio non gira pesce proprio perché vengono scarsamente, o per nulla, illuminate dal sole. Dalla mia esperienza ho potuto constatare che d’inverno dove non batte il sole girano pochi pesci, anche in tana. Se i saraghi non vedono la luce o la zona è illuminata solo al tramonto preferiscono spostarsi nel versante esposto al chiaro.
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Com’è
imposti dunque una battuta al sarago invernale? Pesco prevalente in tana e mi organizzo col barcaiolo al seguito saltando tutte le aree in ombra perché se scorri dieci pareti al buio raramente ci prendi dei pezzi. Invece se mi tuffo appena girata la punta che riceve in pieno i raggi del sole inizio a guardare sotto ai sassetti, in due metri d’acqua e a prendere saraghi. Si tratta di una pesca a lungo raggio nel senso che ci facciamo anche venti, trenta punte con spostamenti di dieci miglia: scorro un pezzetto di parete, la punta, la baietta poi salto alla successiva e così per tutte le ore di pesca. C’è
un orario che reputi migliore di altri? Purtroppo per me il periodo in cui sono costretto a pescare con maggiore frequenza è proprio l’inverno, senza distinzione d’orario, perché d’estate il lavoro mi condiziona a tal punto che ho solo due o tre ore libere al giorno, quando va bene. D’inverno con una buona muta sto in acqua sei, sette ore quindi esco alla mattina e torno alle quattro di pomeriggio. Non essendoci abbondanza di saraghi, e può capitare spessissimo che per due o tre ore non faccia un tiro, non veda nemmeno un fasciato, tutti i momenti sono buoni. Ti può prendere lo sconforto, la disperazione, ti chiedi dove siano finiti i pesci ma poi, girata l’ennesima punta, vedi lo spettacolo con i grossi saraghi che si buttano sul fondo. Hai
constatato giornate più o meno buone influenzate dalle fasi lunari o dalle
escursioni di marea? Per la marea non direi poiché dalle nostre parti è troppo moderata a differenza di quella presente in Spagna, in Portogallo, nell’Oceano Atlantico. In queste zone ci sono escursioni di un paio di metri e soprattutto i saraghi mangiano nei punti ricchi di cibo alternativamente coperti e scoperti dal mare. Per quanto riguarda la luna sì: ho notato che in Mediterraneo quando c’è la luna piena girano pochissimi saraghi. Il sarago tende a mangiare in profondità, naturalmente se la tipologia di fondale gli permette questa opportunità. In una notte luminosa il sarago riesce a vedere anche a quaranta metri di profondità quindi scende a cercarsi il cibo e tende a rimanere a quote limitrofe per qualche tempo. |
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Nella giornata successiva è raro che se gli sparidi si sono spostati, ad esempio in Corsica, su una quota batimetrica di quaranta metri risalgano in acqua bassa compiendo “una migrazione” di un miglio e mezzo nel giro di pochissime ore. Infatti se fai un tuffo invernale a venticinque metri magari trovi tutti i pesci che stazionano in quella batimetrica. Al contrario se di notte non c’è luna i saraghi mangiano sottocosta e al mattino seguente, e per tutto il giorno, li trovi in acqua bassa.
Quali
sono le condizioni meteo marine che preferisci?
D’inverno, in Corsica non ci sono mai meno di sei, sette metri di visibilità e per pescare in tana è una condizione più che sufficiente mentre sulla costa livornese quando c’è una mareggiata l’acqua diventa molto torbida rendendo difficile, se non impossibile pescare. Il vento di scirocco pulisce l’acqua, anche se non bisogna dimenticare che siamo sempre in inverno, e il pesce tende a uscire di più al libero; con il libeccio non si esce proprio poiché la torbidità è tale da non vedere neppure la punta dell’arbalete.
Che
attrezzatura usi?
Da dicembre in poi un completo Cressi Sub da 7 mm e calzari da 4 mm. Mi zavorro con una cintura in vita da cinque chili di piombo e tre chili sullo schienalino. Sulla cintura tengo sempre il mio mulinello con quaranta metri di sagola che anche se non serve per i saraghi mi ha già risolto moltissime situazioni difficili. Riguardo i guanti, quando c’è un po più di sole, cerco di calzare un modello leggero da 1,5 mm, con pelle sintetica sul palmo e neoprene sul dorso. Non riesco proprio a usare guanti spessi perché non ho sensibilità nelle mani. Il fucile classico e universale per l’inverno è un Comanche 75 che adopero anche per fare l’aspetto o qualche percorso all’agguato ma se trovo il golfetto con i pesci intanati cambio arma e passo a un Sioux 60 o addirittura al 50. Non adopero pneumatici.
Mi
racconti un episodio curioso sulla pesca invernale del sarago?
Me ne sono successi tanti ma quello che ricordo con più simpatia è capitata in una giornata invernale freddissima e la mia fidanzata, ora mia moglie, se la ricorda ancora meglio! Partimmo da Capraia con una bella mattinata di sole ma giunti in Corsica le condizioni meteo peggiorano di brutto: il vento e un’acqua gelidi ci accompagnarono per tutta la pescata. Angela era sul gommone completamente imbacuccata, incavolata nera, mentre io cercavo di prendere caparbiamente qualche sarago. Più passava il tempo più era arrabbiata e io continuavo a dirgli - “Ancora un sassetto poi andiamo via, vado solo fino a lì…” -. I sassetti da visitare erano molti, quasi tutti vuoti ma a un certo punto, fuori da uno scoglio affiorante dinanzi all’isoletta di Centuri, per me un posto insignificante, scorsi una pallonata di saraghi che s’imbucarono tutti in un taglio a pochi decimetri dalla superficie. Gridai: - “Ferma, ferma!” Il gommone fu ormeggiato di fianco alla roccia e mentre io prendevo i saraghi in una spanna d’acqua vidi la mia compagna scavalcare il tubolare, salire sul sasso a godersi la scena in diretta, e fare il tifo per il sottoscritto!
Il
sarago più grosso che hai preso?
Un bel saragone di un chilo e quattrocentocinquanta grammi.
La tecnica di Fabio Della Spora
Quali
sono a tuo giudizio i mesi invernali migliori per la cattura del sarago?
Sicuramente quelli che vanno da fine novembre agli inizi di marzo, il periodo della riproduzione degli sparidi. Gennaio e febbraio sono i mesi di maggior concentrazione, almeno qui in Toscana, e ho notato che da fine novembre in poi ogni mese che passa è sempre più ricco di saraghi.
Che
zona frequenti abitualmente?
La zona di Follonica è quella che mi ha dato maggiori soddisfazioni e uno degli habitat migliori che abbia mai trovato escludendo certe zone della Sardegna e soprattutto della Puglia, un vero paradiso per i saraghi; lì ho assistito a degli spettacoli che non ho mai visto da nessun altra parte con voli di oltre cento saraghi e tane in cui i pesci erano stipati all’inverosimile.
Come
è conformato morfologicamente il golfo di Follonica?
E’ un fondale piuttosto strano, nato dalle radici della posidonia. Ci sono costoni, cigli di tufo franati e il mare ha lavorato su queste zone create dall’apparato radicolare delle posidonie formando spaccature o anfratti strani, erosi internamente dalle correnti. Vengono chiamati “cervelli”, qui da noi, perché sono conformati come tettoie tutte bucherellate. Ultimamente i saraghi li stanno un po disdegnando, non so bene come mai.
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Hai
notato una rarefazione di saraghi nei tuoi itinerari invernali abituali? No, al contrario, qui nel golfo di Follonica sono aumentati. Se consideriamo i saraghi sopra il mezzo chilo ce ne sono in buon numero. Credo che il motivo sia da addebitare all’abbandono di un sistema di pesca professionale micidiale circa sei, sette anni fa che faceva uso di reti alte dieci, quindici metri (localmente definiti i famigerati “incastellati”) che impedivano il normale e naturale avvicendamento di pesci da terra al largo e viceversa. Venivano calate con acqua sporchissima e facevano delle pescate mostruose. Che
quote batimetriche analizzi? Prevalentemente basse ma non perché si trovino più pesci rispetto a fuori ma perché, secondo me, è inutile perdersi a cercare tane belle e isolate poste magari in quindici, diciotto metri d’acqua. Dai cinque ai dieci metri d’acqua c’è un fondo molto traforato e d’inverno non serve proprio spingersi a quote maggiori. Il golfo di Follonica si estende per una trentina di chilometri e il pesce è presente in buon numero già da queste profondità ridotte. |
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C’è
un orario, d’inverno, che preferisci?
Non ho mai trovato differenze in vari orari della giornata. Io entro in acqua la mattina per il semplice fatto che d’inverno le ore di luce sono limitate e il tempo utile per pescare necessariamente si riduce.
La
luna e le maree incidono in qualche maniera?
No. Sinceramente su pesci che vivono in tana non ho notato particolari influenze ne’ di luna ne’ di maree.
E
le condizioni meteo marine?
L’ideale è un campo di alta pressione atmosferica, che qui si traduce con venti di maestrale, brezza di terra alla mattina e brezza di mare durante il resto della giornata: insomma un tempo “estivo”. Da gennaio in poi è più facile che si trovino queste condizioni meteo. A Follonica più è chiara l’acqua d’inverno più pesci si prendono; con vento di Scirocco c’è onda lunga e dal fondo si alza un polverino che disturba e fa scomparire completamente il pesce.
Come
imposti una giornata di pesca invernale al sarago?
Innanzi tutto, sia che parta da terra sia esca a staffetta con il gommone, d’inverno non vado mai a segnale cioè non cerco punti predeterminati da battere. E’ la cosa più improduttiva che puoi fare perché i pesci d’inverno non sono nelle tane abituali a differenza di altri periodi e altre batimetriche più profonde dove le tane sono presenti in minor numero e il pesce si concentra in quei pochi rifugi. Tutto il sottocosta del golfo di Follonica è ricco di franate e allora lo scorri in ritmo a partire da trecento metri da riva. Trovi la prima tanetta con sette, otto saraghi dentro, ne prendi un paio poi ti sposti di altri cinquanta metri e ne scopri un’altra, da cui magari prendi un altro sarago: nell’arco di qualche ora porti a casa sempre un po di pesce.
Che
attrezzatura adoperi?
Ho una muta Cressi da 6 mm sia giacca che pantaloni perché nel golfo di Follonica, piuttosto “chiuso”, l’acqua è particolarmente fredda. Come zavorra sei, sette chili di piombo. Non uso le cavigliere: le ho provate ma mi danno fastidio e nella pesca in tana “sporchi” ancor di più. Mi porto sempre dietro la torcia Lucciola ma non la uso spesso.
L’arma
che usi abitualmente?
Io sono un vecchio appassionato di oleopneumatici, anche se siamo rimasti in pochi ad amarlo. D’inverno uso un SL 70 dotato di riduttore di potenza, asta da 8 filettata e una normalissima fiocina a cinque punte Mustad: dai cinquecento grammi al chilo e cento, chilo e due di sarago, è micidiale.
Hai
qualche episodio relativo alla pesca invernale del sarago da raccontarmi?
Ne avrei tanti ma quelli che non dimentico sono le stragi che ho fatto quando ero piccolo: tane singole stracolme di saraghi in cui mi sono intestardito a svuotarle completamente. Ho fatto degli errori in passato, ora sono profondamente cambiato e spero tanto che simili pescate nessuno ne faccia più. Sono state mattanze inutili, dannose perché una volta svuotata la tana i pesci non tornano più e poi, sinceramente, non c’è divertimento in questo tipo d’azione. Il lato divertente della pesca al sarago è prenderne sportivamente nell’arco di quattro, cinque ore visitando più tane possibili e ridurre il prelievo a pochissimi pezzi per buco.
Ti
ricordi il sarago più grande che hai mai pescato?
Sì, un pizzuto di due chili e mezzo. Renzo Mazzarri pochi giorni prima ne aveva preso uno davvero gigante: tre chili e mezzo.
Testo raccolto da Emanuele Zara.