LA PESCA DEL TONNO di Carlo Lo Vicario

 

Carlo Lo Vicario è un simpaticissimo atleta della squadra Cressi Sub che da qualche anno si dedica sempre più assiduamente a una pesca particolare, la pesca del tonno. Sono capitato nella sua zona di residenza, l’Ogliastra, quasi per caso, durante un’escursione in motocicletta in compagnia di mia moglie Lucia, e sempre per una situazione fortuita l’ho incontrato nel luogo di lavoro, il porticciolo turistico di Arbatax. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere e ben presto il discorso è caduto su un tipo di attività che Carlo pratica da qualche anno, la pesca in apnea al tonno. L’argomento mi ha immediatamente coinvolto (chi mi conosce sa che tentare di arpionare un pelagico gigante è costantemente il mio obiettivo prioritario…) così ci siamo fermati a chiacchierare sino a sera inoltrata. Sfogliando come di consuetudine l’album dei “santini” sono rimasto colpito dalla bellezza dei vari esemplari ritratti, pesci fino a un quintale di peso, tonni che Lo Vicario ha pescato nel mare dinanzi a casa con normalissimi fucili a propulsione elastica Cressi Sub e una serie di accessori autocostruiti concepiti per una tecnica di recupero molto astuta. A questo incontro ne è seguito un secondo e stavolta, a freddo, sono riuscito a porre domande precise nel tentativo di capire la tecnica e i segreti di una strategia che ha tutte le carte in regola per aprire nuovi capitoli subacquei, in grado di far vivere emozioni indecifrabili…

 

Perché la pesca del tonno ti affascina così profondamente?

Perché è un pesce straordinario, enorme; perché è una preda grande e al contempo forte, sicuramente più potente di noi in acqua, immensamente più combattiva. È un’emozione incredibile vederlo arrivare dal blu, scorgerlo passare sotto a una velocità pazzesca, osservarlo mentre attacca le pallonate di mangianza: uno spettacolo della natura, un fenomeno! E’ altamente improbabile fermarlo con un semplice tiro, ipotizzare di catturarlo con facilità. Qualcuno potrebbe essere indotto a pensare: “Un tiro e stop, fermato, bloccato. No! Siamo completamente fuori strada!” Il tonno va studiato attentamente prima di sparare, ci va l’equipaggiamento, la barca giusta, il metodo, prima di poter ritenere di catturarlo con una certa metodicità. Le prime volte si fanno molti errori, poi con l’esperienza si matura e si diventa un po più scientifici ma mai certi di prenderlo ogni volta che lo si incontra…

Oltre questa motivazione “filosofica” quale altro fattore ti ha spinto a dedicarti a questo tipo di pesca?

La molla principale è stata, purtroppo, il veder chiudere tutte le zone sottocosta in cui pescavo abitualmente (Carlo Lo Vicario abita in prossimità dell’area marina protetta di Capo Monte Santo) da parchi, riserve, che non mi permettono più di entrare in acqua liberamente. Nella mia zona è chiuso completamente capo Monte Santo, da Pietra Longa a Cala Luna, un posto che conoscevo come le mia tasche, che frequentavo sin da bambino. Dove vado in alternativa? Si può andare a sud, ma non troppe volte di seguito, devi variare le zone di pesca. Per trovare altri punti d’immersione buoni a nord devo “sgobbarmi” venti miglia di mare, devo arrivare dopo Cala Gonone. In certi periodi dell’anno, come l’autunno, l’inverno in cui pesco prevalentemente sotto costa, sempre se c’è risacca, faccio qualche aspetto, qualche agguato in cerca di spigole, orate, barracuda. Ma quando il mare è calmo, e sottocosta non prendi nulla, nelle poche zone dove puoi andare sono stato quasi “obbligato” a spingermi in fuori, a cercare nel blu una pesca alternativa.  

Qual è il periodo migliore per incontrare i tonni lungo il tuo tratto di costa?

Il periodo più favorevole parte da gennaio sino a tutto maggio: naturalmente parlo della costa dell’Ogliastra, la fascia di mare aperto che va da capo Comino a capo Sferracavallo. Non sono a conoscenza di altre realtà locali ma credo che in varie zone del mediterraneo i tonni passino, vanno solo cercati nei punti giusti.

Quali sono i segnali esterni che ti fanno presagire l’arrivo o la presenza di un branco di tonni?

La presenza dei tonni di solito è segnalata dai gabbiani, dai voli di uccelli marini che si gettano sull’acqua che ribolle. Dalle mie parti c’è un tipo di gabbiano particolare che “marca” i pelagici, un gabbiano di media corporatura con piumaggio scuro, quasi senza coda, che in Sardegna chiamiamo “gabbianello”. Quando ci sono tanti gabbianelli che si tuffano in una ristretta area di mare sotto ci sono quasi certamente i tonni. I pesci raggruppano e spingono la mangianza verso la superficie, gli uccelli la predano da sopra. Assistere a una scena simile è un’esperienza “mistica”!

Come fai a individuare questi segnali “esterni”?

Ho il cannocchiale e dalla banchina del porto, cioè davanti a casa, praticamente ho la visuale dell’orizzonte completamente libera. Mi aiutano molto anche dei pescatori miei amici che tornando da pesca o calando le reti o i palamiti mi tengono sempre super informato sui “movimenti” di mangianza e dei raggruppamenti di gabbiani. Comunque quando arrivano i mesi buoni esco molto in mare con mio figlio e mia moglie e parecchie catture le ho fatte grazie ai loro avvistamenti.

E se sei in acqua, se stai pescando, quali possono essere i segnali dell’arrivo di un tonno?

Quando ci sono i tonni in giro basta dare un’occhiata attorno per osservare che tutti i pesci in circolazione sono terrorizzati. Ma non parlo solo di mangianza perché se non è appallata è proprio scomparsa dalla circolazione, ma di branchi di cefali, corvine, saraghi, dentici stipati a terra, schiacciati sul fondo in preda al panico più puro. Per darti un esempio del clima che si instaura ti racconto un episodio accaduto in compagnia di mio figlio Antonio. Stavamo pescando davanti a capo Bellavista quando ho scorto vicino a una rimonta le ombre di due tonni; Antonio non se ne manco accorto, ha tranquillamente continua a sommozzare, e ha preso in sequenza due grossi barracuda, uno dietro l’altro, immobili nelle alghe. Quando ci siamo ricongiunti mi ha mostrato i trofei tutto orgoglioso ma io, che avevo visto in precedenza i pesci comportarsi in maniera stranissima, gli ho spiegato che aveva preso i barracuda unicamente perché erano fermi, spaventati a morte! Ho perso occasioni di pesca bellissime perché memore di esperienze simili, in cui per arpionare una spigola o un sarago ho perso l’incontro con un tonno in caccia, non ho sparato a niente. Se capisco che c’è il tonno nei paraggi e ho anche una sola opportunità di cattura può passarmi davanti il dentice, la spigola, il corvinone che io niente, non gli sparo. Resto come in trance, non capisco più nulla, aspetto davanti al fucile solamente il bestione. 

Qual è l’orario in cui il tonno è più vulnerabile?

Credo di avere una certa esperienza in merito, ormai, e di sapere che il momento in cui il tonno si fa avvicinare di più è l’imbrunire. Non è una questione legata esclusivamente all’alimentazione come capita per altre specie ittiche. Il tonno mangia sempre, punto, non ha un orario preciso. Il tonno ha bisogno di mangiare in continuazione, il tonno mangia tantissimo, quindi se trova la mangianza la assale e la divora a fauci spalancate. Giunge però il momento forzato in cui deve smettere di alimentarsi e incominciare a spostarsi su un determinato tipo di fondale: la notte. Prima che la notte si estenda in mare smette di cacciare, quindi cerca un fondale più tranquillo dove ci siano le condizioni ideali per poter scappare caso mai venisse attaccato da un predatore: sceglie il mare aperto dove ha lo spazio libero da tutti e quattro i lati. L’imbrunire, quindi, è il momento più concitato dalla frenesia alimentare, perché deve incamerare il più possibile cibo perché poi sopraggiungono otto/nove ore di buio in cui non può più mangiare.

Le fasi lunari o determinati fenomeni meteorologici influiscono sulla presenza dei branchi di tonni?

Le fasi lunari e le maree non influiscono significatamene sulla presenza o sul comportamento del tonno. Il tonno mangia, per ciò che ho potuto capire in questi ultimi anni, senza interferenza alcuna. Ci sono alcune situazioni meteorologiche che lo disturbano, soprattutto il mare da scirocco, il mare lungo anche in scaduta, ma non riesco ancora a capire perché. Esci fuori e non vedi un gabbiano, non vedi mangianza, nulla. Con la tramontana, invece, il tonno mangia anche con mare formato, anzi, direi proprio che gli piace. L’alta pressione atmosferica è il periodo che aiuta a programmare una giornata di pesca al tonno perché mantiene il mare calmo, la limpidezza dell’aria, il sole.

Qual è il fondale migliore per trovare i tonni?

Il discorso del fondale è molto semplice ovviamente in relazione alle mie osservazioni personali e la mia esperienza locale. Il tonno staziona prevalentemente dai cento metri in su; oltre i cento metri di fondo non ama molto trattenersi, preferisce la vita marina che trova nella fascia superiore. Diciamo che i sommi o le risalite repentine da un fondale di sessanta metri sono l’ideale per il tonno; addirittura se abbiamo un fondale adiacente di sessanta, settanta metri e poi una collina anche molto vasta che risale a quaranta s’instaura un habitat eccellente. Io passo in rassegna questi cigli e con il mio ecoscandaglio mi soffermo a guardare se su questi sbalzi c’è  la “palletta” di mangianza: ciò significa che molto probabilmente sono sopra un posto promettente. Ma se non scorgo nulla, se non c’è quel “pulviscolo” ecografico, la zona non mi ispira, non mi piace.

Per uscire a tonni serve un mezzo nautico speciale?

Devi avere un mezzo nautico sicuro, abbastanza grande, generoso negli spazi, con una motorizzazione che ti permetta di fuggire via se per caso il mare si fa grosso, perché il più delle volte capita che sei a tonni a quattro/cinque miglia fuori dalla costa. Se arriva un fortunale devi rientrare velocemente, devi avere un’imbarcazione che ti permetta di rientrare senza farti male. Un tonno lo puoi prendere anche con un canotto ma perché rischiare inutilmente? Io devo ringraziare William della BWA che mi ha proposto un gommone di cinque metri e mezzo ma gli ho fatto capire che avrei preferito qualcosa di più e allora mi è stato dato il sei metri e mezzo che trovo eccezionale. Oltre a una chiglia performante, una potenza motoristica adeguata, tutti gli accessori per combattere il pesce devi anche avere lo spazio per mettere a bordo il tonno.

Come strumentazione elettronica cosa serve?

Per fare questo tipo di pesca credo sia necessario avere un buon strumento di navigazione cartografico appaiato a un ecoscandaglio in grado di segnare bene le batimetriche che vanno dai centocinquanta metri in su: il cartografico ti serve per fare una mappatura accurata della zona esplorata, l’eco per cercare i gradini del fondale. Quando tu incontri un branco di tonni a cinque miglia dalla costa lo devi segnare: il cartografico tracciandoti tutta la rotta seguita e in grado di farti un’accurata mappa dei posti visitati (capisci dove sei, dove sei già passato, dove devi ancora cercare) quindi di ottimizzare al massimo la ricerca. Il GPS va anche bene ma il cartografico ti aiuta maggiormente in questo compito molto importante e vista la discesa dei prezzi in questo settore conviene orientarsi su un buon plotter cartografico.

E’importante il barcaiolo?

Non è importante: è indispensabile. Se non hai una persona fidata sul gommone che ti aiuta nella ricerca del branco, che ti porta sulla mangianza, che ti fornisce i mezzi per combattere il tonno è meglio non uscire neppure a pesca. Tutti i tonni che ho preso li ho catturati grazie alla persona che attendeva pazientemente in barca, che mi ha passato la sagola con i palloncini per combatterli, che mi ha incitato nelle delicati fasi del recupero.

Che fucili usi?

Forse sono la persona meno adatta per parlare di fucili subacquei adatti alla pesca del tonno perché io ho assunto questo ruolo come una sfida. Dopo varie catture posso affermare che molto probabilmente l’arma più idonea per sparare ad un pescione di un quintale o più potrebbe essere un bel centotrenta ad aria super pompato, ben preparato come mulinello, e dotato di un’asta pesante: con un fucile simile sparerei anche ai tonni lunghi, forse non ne perderei neanche uno; invece di catturare venti esemplari a stagione ne metterei a pagliolo cinquanta ma a questo punto termina il gioco, il divertimento. Perciò io uso solo attrezzatura rigorosamente di serie, gli arbalete lunghi della Cressi Sub, dal 90 al 110. I piccoli accorgimenti che faccio sono rivolti perlopiù a migliorare la robustezza dei collegamenti e dei particolari dell’asta tahitiana da 6.5 mm: limo la cuspide sino a renderla appuntita come un ago; riscaldo, arrovento poi stempero nell’olio il metallo incandescente della punta della freccia, della mono aletta, del perno che la tiene in sede, per conferire a tutti questi elementi maggiore resistenza alle sollecitazioni; posiziono un tubicino anti usura dentro il foro dell’asta in cui si passa normalmente il sagolino; monto su tutti gli Apache e i Comanche una coppia di gomme da 20 mm, le G 20, che trovo fantastiche ed estremamente durature. Su tutti i fucili colloco un mulinello al massimo delle proprie capacità di riempimento: io pesco abitualmente con un mulinello contenente 250 metri di sottilissimo Spectra da 130 libre. Questa prerogativa è importantissima perché può capitare, ad esempio in estate, che su una secca ci sia l’occasione di tirare ad un tonno. Il barcaiolo magari è lì mezzo addormentato che sta aspettando che gli tiri fuori almeno un pesce quando ti capita la grande occasione su un tonno solitario: che fai se non hai abbastanza filo?  

Come ti sei avvicinato alla pesca del tonno?

Ti spiego il mio percorso, come ci sono arrivato nel corso degli anni. Le prime volte ho visto molte volte i gabbiani che si tuffavano sulla mangianza ma non pensavo al tonno gigante bensì a branchi di tombarelli, quei tonnetti da 1,5/2 chili che nuotano a una velocità incredibile ma che dal punto di vista culinario e da quello sportivo (anche se per prenderli ci vuole una mira e un tempismo di sparo perfetti) non sono il massimo della soddisfazione. Quindi non mi ero mai avvicinato ai gabbiani con particolare curiosità. Un bel giorno, quello che mi ha aiutato a capire un sacco di cose, sono uscito in barca con un mio amico che pesca con un cianciolo, (mi vergogno di avere un amico che ha un cianciolo però si tratta di un amico...). Lui fa il pescatore di professione e con quella rete famigerata ci vive. Mi ha insegnato tanto, infatti il primo tonno che ho preso l’ho catturato insieme a lui: sparato nel mese di gennaio, alle 17.30, risparato una seconda volta alle 22.30, a 15 metri di profondità. Un giorno mi ha fatto avvicinare a un gruppo di gabbiani che attaccavano la mangianza appallata a galla e mi ha detto: ”Carlo guarda: lì sotto ci sono i tonni”. Non appena ci siamo avvicinati si sono viste le schiene scurissime dei primi tonni…ed è stata un’emozione irrefrenabile! Ho cominciato a caricare i fucili, ho armato tutti gli arbalete che avevamo portato in barca e con grande eccitazione sono entrato in acqua. I

l primo l’ho subito perso: gli ho tirato troppo da distante, la trasparenza del mare mi ha giocato un brutto scherzo: più è limpida l’acqua e meno riesci a capire quanto è vicino il pesce grosso e di conseguenza a valutare bene la distanza corretta per trapassarlo bene.

 Il secondo tiro che ho fatto, invece, l’ho effettuato con più calma. Numerosi esemplari mi giravano intorno e il primo che ha tagliato la traiettoria avvicinandosi a un paio di metri dalla punta del fucile è stato colpito all’altezza della pinnetta laterale. Appena preso ha vomitato ciò che aveva mangiato poi però è partito verso il blu, è li sono iniziati i problemi. Gli ho attaccato dietro la sagola con una serie di bidoncini che si sono rivelati non adatti allo scopo perché appena passata la soglia dei venti metri si schiacciavano e sparivano dietro al tonno in fuga. Per farla breve ho fatto un tira e molla per diverse ore finché, dopo un secondo colpo, l’ho recuperato.

Qual è la tecnica che hai affinato?

Appena individuata la mangianza, scendo in acqua e mi faccio trainare dal gommone. Si tratta di una manovra di avvicinamento cauto, prudente ma al contempo veloce. Se si arriva sulla mangianza a tutta manetta e ci si butta in acqua a capofitto si verifica un fuggi fuggi generale e può darsi che non si veda più niente. Il più delle volte a una cinquantina di metri dalla mangianza io mi fermo e poi mi accosto per controllarla attentamente perché solitamente il tonno mangiando gli fa fare un giro antiorario, la segue e la costringe a rigirasi nuovamente. Quindi aspetto, perché potrebbe condurla verso di me; vedo come mangia, come evolve la scena: non è semplice da descrivere a parole l’atteggiamento da tenere, bisogna trovarsi in pesca per capire. Io ho portato parecchia gente sul branco di tonni: io ho preso il tonno, loro non li hanno neanche visti. È un tipo di caccia molto impegnativa e psicologicamente molto pesante: sei nel blu, non hai punti di riferimento, ti vedi questi bestioni che arrivano all’improvviso, sai che queste pesci possono essere seguiti da altri predatori…Quando arrivo in mangianza vedo la palla di pesciolini fitta fitta e i tonni in frenesia che arrivano velocemente: è bellissimo. Da gennaio sino a fine marzo ci sono solo i tonni che la braccano, e la mangianza si rivela un ammasso di avannotti chiari, quasi trasparenti, mentre il periodo di aprile, maggio quando inizia a scaldarsi l’acqua, arrivano anche i tombarelli e i pesci che formano la bolla di mangianza sono più scuri. La sequenza vede i tombarelli che ammucchiano la mangianza e le fanno assumere il classico cono, ci girano introno vorticosamente e l’assalgono di fianco. La forma della mangianza con il tonno che caccia è uguale ma non dura così tanto: il tonno ammucchia e mangia, mangia e ammucchia, divora grandi quantità di pesce. Il tonno ti arriva addosso, ti sfiora ma non ti tocca mai. Li vedi che ti passano velocissimi, vicinissimi ma se tu non ti muovi ti ignorano totalmente. In quel caso io sto fermo cercando di non prestare attenzione a quelli troppo vicini, tanto vicini da non riuscire neppure a sparargli; cerco di assumere una posizione  che mi consenta di allungare il fucile e mirarne uno un po più lontano. Io sparo sempre ad una distanza di circa un metro e mezzo massimo due, per dare la possibilità all’asta di uscire tutta, e di portarsi via la sagola: una parrucca in questo momento significa esporsi a gravi rischi. Quando invece i tonni non sono vicini si possono fare i classici richiami che si fanno per le spigole, lo schiaffo sull’acqua, i rumori gutturali sempre considerando che si tratta di tonni e che qualche volta funzionano altre volte no. Ho riscontrato che quando ho i tonni che mi girano intorno e non si avvicinano a tiro può essere utile andargli incontro direttamente, pinneggiare verso di loro, ciò li incuriosisce. Altre volte scendo con due fucili, un corto pneumatico e il mio arbalete lungo: sparo a vuoto con il primo e ho notato che questo colpo secco talvolta li attira, fa tagliare la traiettoria a qualche esemplare dandomi la possibilità di sparare con la seconda arma.

Come spari al tonno?

Se ti è vicino, se sei sicuro che sia davvero a distanza giusta per il tuo fucile, ma devi avere un esperienza tale da poter capire immediatamente che puoi passarlo da parte a parte, spara cercando la linea laterale: se centri e spezzi la spina dorsale lo blocchi quasi subito (se l’asta resta incastrata sulla spina dorsale la si deve togliere con il martello), e nel giro di cinque minuti ce l’hai in gommone. Ma se non sei certo di farcela, di paralizzarlo o fulminarlo spara tranquillamente sulla parte più stretta da perforare che è in prossimità della coda. Per prima cosa gli impedisci di nuotare, gli togli motore, potenza; in seconda battuta passato da parte a parte, anche se hai un’asta dotata di un’aletta sola, lo tieni. E’ necessario che la punta della freccia sia acuminata in modo da bucare la pelle che è discretamente resistente e poi attraversare facilmente la muscolatura sottostante che è morbida ma compatta. Il tiro può risultare letale sotto la gola dove c’è il cuore, all’altezza delle placche di congiungimento dell’opercolo branchiale, ma se il tonno non ti passa sopra la testa… Un'altra zona ottima riguarda sempre il troncone di coda perché qui c’è il congiungimento dei fasci nervosi e vascolari quindi oltre a farlo impazzire di dolore si potrebbe dissanguare in brevissimo tempo. Solitamente il tonno lo si spara di fianco, ma per la pesca che faccio io e i fucili che adopero non mi fido mai troppo di tiragli sul capo: il cervello è piccolo e molto difficile da raggiungere. Mi è capitato di sparare ai tonni da dietro, quando salgono per attaccare la mangianza e poi incominciano a riscendere: il primo tratto di discesa è veloce poi vanno piano piano: se si pinneggia rapidamente lo si incuriosisce, non dimostra paura (è grande quanto un sub) e quindi non scappa. Se scendi veloce dietro di lui si ferma un attimo a guardarti, così riesci ad arrivargli vicino e scoccare la fucilata. La mia media statistica è di dieci tonni colpiti e solo due fulminati.

Com’ è si agisce durante la fase del combattimento?

Una volta sparato il tonno resta per un istante fermo, al contrario di quello che ho sentito da altri pescatori, lo colpisco e resta interdetto per tre, quattro secondi, poi scatta verso il basso per una ventina di metri. Se si riesce a non fargli sentire in questa fase iniziale la trazione molto forte dell’asta nel corpo allora nuota in quota per un paio di minuti. Appena colpito avviso il barcaiolo che ho sparato in qualsiasi maniera possibile: con parole convenzionali, con un urlo, un richiamo, un salto fuori dall’acqua. Apro una parentesi tecnica: naturalmente il mio secondo ha già disposto con ordine i galleggianti sulla cesta collegandoli tramite dei moschettoni e dei braccioli alla lenza madre da 8 mm di sezione: ogni venti bracciate, intorno ai 36/37 metri di cordino, ci sono boette incomprimibili e relativa grossa girella. All’inizio metto due boe singole, poi una coppia, infine tre sfere un po più grandi. La funicella madre deve essere robusta e deve impregnarsi d’acqua in modo da frenare la discesa del pesce colpito. In totale porto sul gommone mille metri di sagolino, ben ordinato nelle ceste; la cima deve essere sempre bagnata, mai asciutta, perché così si evitano gli imparruccamenti; quando la madre è umida, è morbida, scivola via liberamente: i vecchi pescatori usano mettere il cordino addirittura a bagno quando vanno a pesci spada. Il barcaiolo si avvicina e mi passa il grosso moschettone con cui assicuro direttamente l’elsa del fucile: come attacco la prima boa do lo strattone al tonno, così gli faccio sentire che ci sono, e allora lui parte. Devi essere pronto con la sagola perché si deve mollare in continuazione in modo che il pesce si sfianchi con una trazione progressiva e lenta. Deve essere una tensione delicata ma costante. Il contatto visivo con la serie di boette si perde: la prima, la seconda poi già dalla terza il tonno inizia a calmarsi, a sentire il peso. Il combattimento può durare parecchio in relazione al peso del tonno e al punto attraversato dall’asta ma con questo sistema ho raggiunto ottimi risultati, per ora,  su una trentina di tonni.

L’episodio che ti è rimasto maggiormente impresso?

Sono tre. Il mio primo tonno in assoluto perché ci sono volute quattro ore in pieno inverno, a gennaio, con il buio pesto, per tirarlo fuori. Sparato alle 17,15 e risparato alle 22,30 con gli amici e mio figlio che mi cantavano la musichetta dello squalo: pensa con che animo mi immergevo! Vedevo ogni tanto il bagliore del tonno sotto di me ed è stata un’esperienza comunque eccezionale. Un altro episodio è accaduto in compagnia di mia moglie che mi ha “depositato” sulla mangianza con una manovra da provetta marinaia: una volta sceso in acqua intercetto immediatamente un tonno e gli sparo. Il pescione raggiunto nel troncone di coda è impazzito dal dolore ed è partito a tutta velocità in superficie, dirigendosi verso il gommone, con l’asta che fuoriusciva dall’acqua. Mia moglie ha iniziato a urlare perché il tonno puntava l’imbarcazione ed io gli dicevo di alzare il motore perché dietro il tonno c’ero io al traino! Il tonno è arrivato al gommone si è abbassato e ha girato dietro al piede: ho fatto appena in tempo in tempo a prendere l’asta e a farla passare di sotto… che ho urtato la pinnetta del motore sollevato. Per fortuna l’urto non ha avuto conseguenze serie ma lo spavento è stato tantissimo! Un tonno di 115 chili è incontenibile, è impossibile da contrastare anche se pesi quasi come lui! Quando ho capito che girava in tondo senza una direzione di fuga precisa gli ho attaccato dietro due boe e mi sono fatto dare il secondo fucile. Ho caricato l’arbalete poi ho tagliato la traiettoria al tonno così da arrivargli vicino: ho visto l’occhio spento, evidentemente il primo colpo era stato serio, ma ho sparato nuovamente per finirlo. L’ho colpito dietro la testa, sulla spina dorsale, e si è bloccato. Nonostante il secondo colpo si muoveva ancora e quando, stupidamente, l’ho abbracciato si è dibattuto menando codate terribili: mi ha fatto venire lividi nel petto, nelle costole, nelle cosce, incredibile. Il terzo episodio è relativo a un tonno che non ho potuto recuperare. Pescavo con mio figlio fuori dall’isolotto dell’Ogliastra. “Babbo vieni c’è mangianza!” Arrivo lì e trovo mangianza a non finire, e subito sotto un branco di tonni. Riesco ad avvicinarne uno di una cinquantina di chili e gli sparo fulminandolo all’istante. Il pesce si è girato ed ha iniziato a scendere nel blu. L’avevo colpito da dietro spezzandogli probabilmente di netto la spina dorsale. Avevo fatto un apnea un po lunga è risalendo ho deciso di aprire il mulinello filando un po di sagola. In superficie chiamo mio figlio e gli dico: “vieni Antonio che l’ho preso! ” Il gommone giunge sulla mia posizione e mi faccio passare una boetta tanto per poter salire tranquillamente sul battello quando, improvvisamente, il filo si tende e inizia a strattonare in modo anomalo. Prima da una parte, poi dall’altra, una ventina di metri poi si fermava, altri venti in un'altra direzione e così via. Alla fine ho tirato su l’asta pulita, storta in almeno sei direzioni differenti. Un asta della Cressi da 6,5 mm in acciaio armonico non si piega in modo così strano. Per fortuna che l’apnea era un po lunga e ho agganciato il mulinello perché se lo tiravo su a braccia oltre al tonno mordevano anche me...

Ci sono dei pericoli, dei rischi connessi a questa pesca?

Si: il principale è la voglia di strafare, bisogna pensare parecchio prima di agire. Quando uno inizia a fare questa pesca deve stare attentissimo, non come ho fatto io che ho fatto tanti sbagli ma mi è sempre andata benissimo, non mi è mai successo nulla di grave. Le quote operative sono sempre esigue, si lavora entro i quindici metri, e non sono queste il vero problema. Si tratta di una pesca pericolosa perché sei in mezzo al mare, perché stai seguendo delle bestie che non sono delle ricciole; un tonno di soli cinquanta, sessanta chili ha una forza immane, non ce la fai a trattenerlo, ti porta giù. Si può tentare di contrastarlo il più possibile ma se la sagola s’imparrucca ad un piede sei perduto, muori. Di conseguenza devi stare attento a tutti gli aspetti: innanzitutto avere sempre a disposizione un coltello tagliente, meglio collocato sia in un braccio che nell’altro, e in grado di raggiungere sia con la mano destra sia con la sinistra. Io ne ho anche un paio attaccati alla consolle del gommone: si tratta di lame generose e affilatissime in grado cioè di recidere istantaneamente anche cime grosse. Poi la cosa migliore è uscire a tonni in più persone, non andare in acqua da soli, se possibile; io vado a tonni spesso con mio figlio allora sono tranquillo. Da soli ti può succedere qualsiasi cosa, un tonno ti “cuce” in un attimo, non te ne accorgi neanche, o se te ne rendi conto rischi di non avere il tempo per liberarti. E’il pesce più veloce in assoluto, non bisogna mai sottovalutarlo: stai ancora vedendo l’ombra davanti dopo avergli sparato che lui ha già fatto due o tre giri intorno a te...

 

Testo e foto di Emanuele Zara & Lucia Notarangelo