LA RICCIOLA DI RICCARDO MOLTENI

 

 

Qual è il mese migliore o il periodo per insidiare la ricciola?

Dipende ovviamente dalla latitudine e dalle aree in cui operi; ciò che posso dire è che nell’Italia meridionale, Sicilia, canale di Sicilia e Tunisia i periodi migliori, o meglio il periodo migliore che è relativamente breve, è collocato nel mese di luglio. Dai primi alla metà, o dalla metà alla fine di luglio, ci sono 15/20 giorni davvero magici; può capitare uno scostamento di qualche giorno, qualche settimana ma quando le trovi nei posti giusti… vivi degli spettacoli assolutamente unici. In Sardegna, nella costa a nord, nelle Bocche di Bonifacio, per esempio, ho trovato tantissime ricciole a settembre, da fine agosto primi di settembre fino a metà ottobre. Poi capita di trovare ricciole anche in inverno però un conto è l’evento, l’occasione, un altro la sicurezza di incontrarle con una certa frequenza. A me è capitato di prendere una ricciola di 38 chili con un arbalete da 55 in febbraio, un fatto completamente anomalo.

L’orario più favorevole?

In ogni caso il tramonto, l’alba. Capita anche di trovare ricciole in acqua calda in pieno sole nel pomeriggio. Se proprio dovessi scegliere l’orario, anche se è scomodissimo, io opterei per l’alba.

Hai notato l’influenza della luna, della marea, delle condizioni meteo marine?

Si, in concomitanza dei cambi di marea e delle fasi lunari delle differenze di comportamento nei pesci ci sono, però ho l’impressione che siano, soprattutto nel Mediterraneo, poco influenti. Una differenza significativa che ho riscontrato è invece relativa alle condizioni del mare. Ovvero, io mi sono trovato in situazioni nelle quali nello stesso posto, con le stesse condizioni di luna, di marea ho trovato differenze clamorose legate allo stato del mare: riuscire ad andare su sommi, o su secche, su punte estese al largo, che sono posti dove normalmente trovi ricciole, con il mare formato, intendo dire mare forza 3, forza 4, aumenta in maniera esponenziale la probabilità di incontro con i pelagici. Negli stessi posti con mare calmo, con venti di terra, questa probabilità scende moltissimo. Mare mosso probabilità alte, mare calmo probabilità meno certe.

Secondo te qual è la zona migliore come fondale per incontrarla, in tutto il Mediterraneo?

Sono stato in Tunisia, nel canale di Sicilia, in Algeria, in Grecia, in Spagna, in tutta Italia. Non conosco però tutto il mediterraneo: ci possono essere posti pazzeschi che non mi è mai capitato di frequentare.  Se dovessi proprio citare un posto fra quelli che ho memorizzato direi sicuramente l’isola di Ustica, un luogo magico, in particolare la caduta di tramontana-maestrale della secca Colombaia, e il Sicchitello, all’alba, nel famoso tempo mitico dei 15 giorni di luglio… sono due posti incredibili anche per la suggestione del posto, per la limpidezza dell’acqua, per l’arditezza dei fondali. Mi è capitato di trovarmi in mezzo a spettacoli assolutamente unici.

 

Dal punto di vista morfologico qual è la zona migliore: la cigliata, la secca, la franata, un capo, un promontorio?  

Per la mia esperienza direi sicuramente il sommo, cioè la risalita da fondali impegnativi, meglio se la risalita è articolata con salti repentini, voglio dire una secca con la caduta ripida da una parte e meno ripida dall’altra. Nella caduta ripida si concentrano, nella situazione di correnti incrociate, grandi quantità di mangianza, quindi sono punti che attirano in maniera magnetica questi grandi predatori. Poi ci sono anche le punte protese nel blu però dovessi scegliere un luogo sicuro opterei sicuramente per il sommo.

 

Che tecnica applichi per catturare la ricciola in condizioni classiche?

La ricciola è uno di quei pesci che può essere o facilissimo o difficilissimo, indifferentemente, perché decide lei quello che vuole fare. Esistono dei richiami, delle tecniche del rumore, come il verso del colombo fatto con la glottide: in qualche circostanza hanno effetto ma fondamentalmente è la ricciola che deve decidere di avvicinarsi a te. Se sei in una zona dove c’è il fondale alto, impegnativo, l’acqua decorosamente limpida, e non è molto disturbata, ti capita di riuscire ad individuare le ricciole dall’alto, ma non intendo dire da galla. Anche nelle franate nel blu le puoi vedere nuotare 15/20 metri sotto di te. Se riesci ad individuarle in queste condizioni allora si cerca di planare sopra la ricciola cercando di intercettarla lungo la sua traiettoria. Non è un pesce che ha scarti violenti, è un pesce che magari accelera ma mantiene la sua traiettoria lineare; in questo caso la fucilata dall’alto è in assoluto la più letale. La ricciola ha un cervello grande ma in sezione basso quindi è difficilissimo fulminarla sparandogli di lato. Dall’alto proprio perché il cervello è largo, offre un bersaglio abbastanza ampio da colpire. Sospesi nel blu, è tutto più difficile perché se la ricciola arriva di fianco, bisogna aspettare che si avvicini spontaneamente altrimenti è problematico indurla a ridurre spontaneamente le distanze. Devi star fermo mantenendo in qualche modo la visione del pesce, anche mentre assumi posture strane, perché non è detto che riesci sempre a stare in posizione neutra. In questo contesto capita che la curiosità della preda in qualche modo si esalti altrimenti questa è una fase abbastanza critica. Viceversa all’aspetto mi è successo di prendere ricciole in condizioni anche difficili, di taglio freddo: parlo di Ustica negli anni in cui era possibile pescare.

Dal punto di vista attrezzatura quale componente ha importanza?

È fondamentale l’assetto se nel posto che frequenti ti aspetti di incontrare ricciole a mezz’acqua; bisogna capire durante la pescata qual è la batimetrica in cui è più alta la probabilità di incontro e a quel punto è fondamentale essere a quella quota appena negativi, non certamente positivi perché questo ti costringerebbe a dover pinneggiare o a muoverti per mantenere il livello. Una cosa che invece mi pare fondamentale nell’attrezzatura, indirettamente legato al fucile, è il tipo di cordame da utilizzare per il mulinello, perché la ricciola è un  pesce che soprattutto se viene colpito in un fondale non molto alto, tende a buttarsi sul fondo. A questo punto il nylon da 140/170 è fragile, i cordini da palamito pure: io da qualche anno, monto in bobina del Dyneema da 1 mm, 1.5 mm o addirittura delle fibre in Kevlar che hanno una resistenza allo strappo di 600 libbre, quindi rilevantissimo ma soprattutto una strepitosa resistenza all’abrasione. Perché una ricciola di 20/30/40 chili che scorre sul fondo, che gira l’angolo della secca porta il cordino a strisciare su spigoli, sul coralligeno: se il filo non è quello giusto inevitabilmente perdi il pesce.

L’arma?

Fino a qualche anno fa non avrei avuto nessuna esitazione sulla risposta da dare. Usavo i 110 in verità i 112 pneumatici, dei SuperSten attrezzati in modo coerente al tipo di pesca: testate modificate, grilletti modificati, fucili di grandissima potenza, brandeggiabili, con asta da 8 e arpioni Mares limati in punta. Da qualche anno e intendo da 6/7 anni a questa parte, in maniera prima diffidente, poi sempre meno, ora oserei dire entusiastica, sono passato agli arbalete: un 115 e un 130 con cui mi sono tolto divertentissime soddisfazioni. Su questi pesci devo ammettere che l’arbalete un po di corda la mostra, o meglio: la differenza è che un pneumatico anche se non è settato alla perfezione ha comunque uno standard di rendimento legato alla sua potenza per cui se incontri il pescione lo castighi. L’arbalete è un fucile enormemente più godibile del pneumatico ma ha bisogno di un set up molto più delicato di un pneumatico. L’aletta, la punta, il perno che regge l’aletta, il fissaggio della sagola, la gomma, i giunti che chiudono la sagola, quale forellino sull’asta scegliere, eccetera. Ecco, se ogni singolo elemento è perfettamente messo a punto l’arbalete è un fucile performante anche su grandi pesci. Se uno di questi fattori non è settato alla perfezione allora sono fucilate da cardiopalma: il sistema si può collassare da un momento all’altro. Però io sono un pescatore maniacale quindi…

Ricordi un episodio sulla pesca alla ricciola?

La perdita di un ricciolone davvero gigante forse il più grande a cui io abbia mai sparato. Ho preso un pesce di 52 chili ma questo penso fosse di oltre 60 chili, davvero un record. Gli ho sparato bene, presa. Combattimento, il mulinello, cerco di tirarla un po su. Gira un angolo, si butta sotto a uno scoglio. Sento i colpi da galla. Tento di raggiungere il fondo per recuperarla visto che non tira più verso il mare aperto. Il filo è in bando, l’ho persa. Tiro su l’asta per vedere cosa è successo. L’arpione non ha più le alette. Una era slabbrata, girata al contrario, l’altra non c’era più.

 

Un’altra volta, un altro episodio strano. Pescavo in Sardegna con uno Sten senza mulinello e non avevo neppure il pallone perché il gommone mi seguiva. Mentre risalgo da un sommo noto due ricciole che mi puntano, e una mi viene a tiro. Sparo con lo Sten privo di mulinello. La tengo, la tengo, la tengo… non riesco a tenerla. In quel periodo usavo in modo sistematico il pedagnino alla cintura. In tre secondi netti riesco a fissare il pedagno sul cappio di sagola del calcio e lascio tutto, a momenti affogo. Arrivo a galla e con il gommone mi metto a cercare il pedagno a cerchi concentrici sempre più larghi. Chissà dove era finito il pedagnino. A circa 300 metri di distanza dalla secca scorgo il galleggiante, mi ributto in acqua e con mia grande sorpresa ci trovo ancora attaccato fucile e ricciola. Un episodio quasi miracoloso. Il pedagno che tengo abitualmente in cintura con 80 metri di sagola, mi ha salvato perché il fondo intorno a questa secca era di 60/70 metri per cui la ricciola più di tanto non riuscì ad andare a fondo. Era un pesce di poco più di 30 chili.

Testo di Emanuele Zara