LA PESCA DELLA RICCIOLA VISTA DA TRE CAMPIONI
La ricciola è un pelagico che affascina tutti i pescatori subacquei non tanto per la difficoltà di portarla a tiro, perché la maggioranza delle volte è questa magnifica preda che decide o no di avvicinarsi al pescatore, quanto per la potente reazione di fuga in grado di scatenare appena si colpisce. L’altra soddisfazione mitica avviene quando il pescione è ormai in superficie, salpato dopo un lungo e appassionante combattimento, e si constatano le grandi dimensioni. Bellani, Molteni, e Paggini sono tre campioni che hanno una grande esperienza su questo pelagico: dai loro racconti si deduce che per poter pescare la ricciola bisogna avere qualche conoscenza ma soprattutto non sottovalutare i rischi che un pesce di cinquanta chili ferito può comportare se non si affronta con un minimo di perizia e di attrezzatura dedicata. Sentiamo cosa hanno da dirci.
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Stefano Bellani Qual
è la stagione giusta per trovare ricciole? Il periodo migliore è luglio, dai primi del mese sino ai primi di agosto, in assoluto, perché è il periodo della riproduzione, almeno nelle nostre zone; la ricciola gira in branchi ed è più facile prenderla quando è in gruppo piuttosto che tentarne l’avvicinamento quando è isolata. L’orario? Dipende
da tanti fattori, ma sicuramente l’alba è il momento migliore. Negli ultimi
anni mi sono reso conto che le ricciole, sulle varie secche che conosco, sono
sempre meno frequenti forse perché insidiate da troppe reti, cianciole, ecc.
Oramai questi animali hanno imparato a riprodursi in mezzo al mare non più
nelle zone classiche di passaggio. Capita di trovarle a molte miglia dalla
costa, all’alba, basta osservare dove ci sono i gabbiani che girano e si
tuffano per mangiare, in genere lì sotto c’è la mangianza di pesciolini; se
ti butti è probabile che trovi le ricciole in 15/20 metri d’acqua. Di solito
sono punti in prossimità di cigli o rimonte a 90/100 metri di profondità. |
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Hai
notato influenze con la luna, le maree o le condizioni meteo marine?
Io credo che la marea non abbia nessuna l’influenza sul comportamento delle ricciole perché il Mediterraneo è un mare chiuso con escursioni di 30/40 cm che non sono assolutamente da prendere in considerazione. La differenza c’è in Atlantico o in Cile, posti dove la marea è forte, con rialzi di due o tre metri: la mangianza si sposta in acqua bassa o in acqua alta con l’andamento della marea e quindi anche i pesci grandi la seguono. La ricciola è un pesce che sta soprattutto in profondità o vicino alle secche quindi non risente del fenomeno. Mentre la luna, come per tutti gli esseri viventi influisce sulla riproduzione, (ci sono animali che con la luna piena si aggregano maggiormente), credo che anche per le ricciole sia la stessa cosa. Per me è più facile individuarle con il mare calmo visto che le devo pescare al largo, anche perché riesco a vedere la mangianza quando c’è la superficie che ribolle e i gabbiani che ci girano sopra. Preferisco quindi il mare piatto.
La zona migliore ?
Prima la maggior parte delle ricciole le prendevo in Corsica, a Centuri, ultimamente la zona migliore è la Giraglia. Nel mese di luglio di 5/6 anni fa trovammo un’annata che ha detta dei vari pescatori locali, a memoria d’uomo, non era mai esistita. C’erano branchi di 200/300 ricciole che navigavano a pelo dell’acqua, una cosa incredibile. Ci buttavamo in mezzo a branchi di latterini, dei pesci azzurri fini e lunghi, una via di mezzo tra cefali e aguglie. Dentro queste nuvole di pesciolini che non avevano paura di noi aspettavamo le ricciole che arrivavano veloci a bocca aperta, quasi si infilavano da sole sull’asta!
Oltre a questa tecnica di discesa nel blu a
mezz’acqua quale altra tecnica conosci?
Ho sentito dire che i greci le prendono a paperino mantenendo dietro a se degli stracci bianchi per incuriosirle; praticamente le ricciole cominciavano a seguire il subacqueo attaccato dietro all’imbarcazione. A me è successo di fare paperino e girandomi ho visto un branco di sei, sette ricciole che mi seguivano come fossi un Rapala. Mi sono staccato, girato e ho aspettato che le ricciole mi giungessero a tiro: sono situazioni più uniche che rare. L’aspetto classico sulle secche è una buona tecnica di caccia alla ricciola, però non è quella che comporta più catture. Su dieci pesci che prendi dalle nostre parti, due le prendi con aspetto sul fondo; quattro o cinque in caduta perché magari le trovi ferme in corrente nelle ore calde, a ridosso dei cigli, immobili perché sono in riproduzione o intente ad aspettare i pesci piccoli che stanchi di nuotare diventano facile preda. Ne puoi catturare altre quattro o cinque scendendo a foglia morta: per me è la tecnica più bella perché vai sulla secca, non vedi niente, allora scendi e ti immobilizzi a 10 metri, cerchi di stare più tempo possibile a quella quota di neutralità, poi i pesci arrivano dal nulla. L’unica cosa importante è il tiro perché quando ti trovi a sparare a ricciole così, al libero, non hai la possibilità di valutare la distanza, non sei allenato a prede di grandi dimensioni, quindi è molto facile sparare a un pesce che stimi venti chili, magari è trenta, e non arrivi a colpirlo perché troppo lontano.
Quali parti dell’equipaggiamento bisogna curare?
La maggior difficoltà nella cattura della ricciola non è tanto sparargli ma lavorarla, perché è un pesce grosso e sfortunatamente per tutti i subacquei che solitamente cercano di colpire la testa non si riesce a fulminare al primo colpo. E’ molto difficile uccidere istantaneamente un preda del genere, e se la prendi nelle branchie o in punti non vitali è un pesce che conserva una vitalità impressionante, ha tutto il corpo sano dietro che “spinge”. Punta sul fondo e ti piega l’asta o la spezza restando molto impegnativa da lavorare. Il consiglio che suggerisco se il pesce è lontano è quello di prenderlo in una zona morbida, nella pancia, anche perché ha delle lische spessissime, che non si spezzano mai; oppure se è molto grossa spararle in coda cioè nella parte posteriore, non contro il muso ma nel senso di fuga del pesce, da dietro. Così fiacchi tantissimo il pesce perché lo prendi in una zona dove c’è tanto sangue, e in più l’asta, stando diritta tende a non piegarsi. Non è facile decidere e sparare in coda a una ricciola. Io, comunque, sono riuscito a prendere grosse ricciole in gara con un 75 sparandogli proprio nel posteriore. È fondamentale il secondo mulinello perché quello del fucile non basta, quasi mai; si parla di tuffi sulle secche con cappello magari a 23 metri e fondo a 40: arrivi in superficie che hai finito il filo. Il consiglio è avere sempre il secondo mulinello in cintura e abituarsi a usarlo, non averlo, e non sapere dov’è! Il mio vizio è quello di attaccare sempre il mulinello anche se catturo il dentice o la riccioletta da un chilo. Deve diventare un gesto meccanico perché il giorno che prendi un pesce grosso, l’emozione può giocarti brutti scherzi: non trovi subito il mulinello, prendi il moschettone e non sei abituato ad agganciarlo nel verso giusto, lo agganci alla rovescia perché è chiuso da quella parte. Invece provando e riprovando diventa un movimento automatico che ti serve nel momento del bisogno.
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Il fucile? Ho usato di tutto. Col passare del tempo sono tornato a usare armi “vecchie”. Prima usavo arbalete lunghi, poi lunghissimi, aste da 7 mm, doppia gomma, elastico circolare, eccetera. Alla fine sono ritornato al classico Comanche da 110 con doppia gomma da 20, un asta da 6,5 e neanche doppia aletta ma un aletta soltanto; le doppie alette ad esclusione di quelle a scomparsa, danno il problema della penetrazione visto che la ricciola ha tante parti in cartilagine e spesso mi ritrovavo parti di tessuto incastrate tra le alette che restavano chiuse. Anche passata da parte a parte ma con le alette incollate dalla cartilagine. Con una monoaletta e una bella punta mi sto trovando bene. Non bisogna avere fretta, ti metti lì, la lavori con calma, anche per goderti la soddisfazione di avere un bel pesce attaccato non bisogna avere fretta di recuperarla. Una racconto che ti è rimasto impresso? Attaccato a paperino al gommone vedo una ricciola ferma in corrente, mi stacco e mi trovo in mezzo a troppa corrente, l’ho anticipata poco. E’ a 15 metri dalla superficie, a mezz’acqua, con tre nodi di corrente, fondo a 30 metri. Faccio la capovolta ma la corrente mi sposta e non ce la faccio a raggiungerla. |
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Dopo un’altra discesa riesco a sparargli ma la sbaglio clamorosamente. La ricciola si sposta un po più avanti, una decina di metri, poi si immobilizza di nuovo.
Risalgo in superficie e ricarico, col pesce sempre ben in vista. Non chiamo il mio amico con il gommone perché ho timore che la spaventi. Ricarico contro corrente in un vero fiume, ci metto un quarto d’ora per raggiungere il pesce. Dopo un tentativo giungo 10 metri sopra il pesce ma sono troppo lontano. Riparto, scendo e la corrente mi risposta ma mi ritrovo alla pari della ricciola, di coda. Il pesce mi sente, allunga allora do un colpo di pinne e premo il grilletto. La prendo in pancia sotto le pinnette caudali, per lungo. Arrivo in superficie, e il pelagico parte: inizio a lavorarla, ma non avendo un secondo fucile per doppiarla, devo aspettare che si stanchi. Dopo un’ora la vedo arrivare in superficie, (la ricciola quando inizia a mancare l’ossigeno punta verso la superficie per poi ripartire nuovamente verso il fondo), e nel giro di qualche minuto riesco a ucciderla con il coltello. Un pesce di 34 chili che sbatte, arrivo in superficie e guardo l’asta che è infilata fra le due pinnette bianche: era entrata per solo 7/8 cm sotto pelle, la carne non l’avevo proprio toccata. Quando l’ho presa ho infilato il dito al posto dell’asta: era rimasto solo un lembo di pelle di appena due centimetri!
Riccardo Molteni
Qual
è il mese migliore o il periodo per insidiare la ricciola?
Dipende ovviamente dalla latitudine e dalle aree in cui operi; ciò che posso dire è che nell’Italia meridionale, Sicilia, canale di Sicilia e Tunisia i periodi migliori, o meglio il periodo migliore che è relativamente breve, è collocato nel mese di luglio. Dai primi alla metà, o dalla metà alla fine di luglio, ci sono 15/20 giorni davvero magici; può capitare uno scostamento di qualche giorno, qualche settimana ma quando le trovi nei posti giusti… vivi degli spettacoli assolutamente unici. In Sardegna, nella costa a nord, nelle Bocche di Bonifacio, per esempio, ho trovato tantissime ricciole a settembre, da fine agosto primi di settembre fino a metà ottobre. Poi capita di trovare ricciole anche in inverno però un conto è l’evento, l’occasione, un altro la sicurezza di incontrarle con una certa frequenza. A me è capitato di prendere una ricciola di 38 chili con un arbalete da 55 in febbraio, un fatto completamente anomalo.
L’orario
più favorevole?
In
ogni caso il tramonto, l’alba. Capita anche di trovare ricciole in acqua calda
in pieno sole, nel pomeriggio. Se proprio dovessi scegliere l’orario, anche se
è scomodissimo, io opterei per l’alba.
Hai
notato l’influenza della luna, della marea, delle condizioni meteo marine?
Si, in concomitanza dei cambi di marea e delle fasi lunari delle differenze di comportamento nei pesci ci sono, però ho l’impressione che siano, soprattutto nel Mediterraneo, poco influenti a pianificare un’uscita a pesca. Una differenza significativa che ho riscontrato è invece relativa alle condizioni del mare. Ovvero, io mi sono trovato in situazioni nelle quali nello stesso posto, con le stesse condizioni di luna, di marea ho trovato differenze clamorose legate allo stato del mare: riuscire ad andare su sommi, o su secche, su punte estese al largo, che sono posti dove normalmente trovi ricciole, con il mare formato, intendo dire mare forza 3, forza 4, aumenta in maniera esponenziale la probabilità di incontro con i pelagici. Negli stessi posti con mare calmo, con venti di terra, questo rapporto di causalità scende moltissimo. Mare mosso probabilità alte, mare calmo probabilità meno certe.
Secondo te qual è la zona migliore come fondale per
incontrarla, in tutto il Mediterraneo?
Sono stato in Tunisia, nel canale di Sicilia, in Algeria, in Grecia, in Spagna, in tutta Italia. Non conosco però tutto il Mediterraneo: ci possono essere posti pazzeschi che non mi è mai capitato di frequentare. Se dovessi proprio citare un posto fra quelli che ho memorizzato direi sicuramente l’isola di Ustica, un luogo magico, in particolare la caduta di tramontana - maestrale della secca Colombaia, e il Sicchitello, all’alba, nel famoso tempo mitico dei 15 giorni di luglio… sono due posti incredibili anche per la suggestione del posto, per la limpidezza dell’acqua, per l’arditezza dei fondali. Mi è capitato di trovarmi in mezzo a spettacoli assolutamente unici.
Dal punto di vista morfologico qual è la zona
migliore: la cigliata, la secca, la franata, il promontorio?
Per la mia esperienza direi sicuramente il sommo, cioè la risalita da fondali impegnativi, meglio se la risalita è articolata con salti repentini, voglio dire una secca con la caduta ripida da una parte e più dolce dall’altra. Nella caduta ripida si concentrano, nella situazione di correnti incrociate, grandi quantità di mangianza, quindi sono punti che attirano in maniera magnetica questi grandi predatori. Poi ci sono anche le punte protese nel blu però dovessi scegliere un luogo sicuro d’incontro opterei sicuramente per il sommo.
Che tecnica applichi per catturare la ricciola in
condizioni classiche?
La ricciola è uno di quei pesci che può essere facilissimo o difficilissimo, indifferentemente, perché decide lei quello che vuole fare. Esistono dei richiami, delle tecniche del rumore, come il verso del colombo fatto con la glottide: in qualche circostanza hanno effetto ma fondamentalmente è la ricciola che deve decidere di avvicinarsi al pescatore. Se sei in una zona dove c’è il fondale alto, impegnativo, l’acqua decorosamente limpida, e non è molto disturbata, ti capita di riuscire ad individuare le ricciole dall’alto, ma non intendo dire da galla. Anche nelle franate nel blu le puoi vedere nuotare 15/20 metri sotto di te. Se riesci ad individuarle in queste condizioni allora si cerca di planare sopra la ricciola cercando di intercettarla lungo la sua traiettoria. Non è un pesce che ha scarti violenti, è un pesce che magari accelera ma mantiene la sua traiettoria lineare; in questo caso la fucilata dall’alto è in assoluto la più letale. La ricciola ha un cervello grande ma in sezione basso quindi è difficilissimo fulminarla sparandogli di lato. Dall’alto proprio perché il cervello è largo, offre un bersaglio abbastanza ampio da colpire. Sospesi nel blu, è tutto più difficile perché se la ricciola arriva di fianco, bisogna aspettare che si avvicini spontaneamente altrimenti è problematico indurla a ridurre spontaneamente le distanze. Devi star fermo mantenendo in qualche modo la visione del pesce, anche mentre assumi posture strane, perché non è detto che riesci sempre a stare in posizione neutra. In questo contesto capita che la curiosità della preda in qualche modo si esalti altrimenti questa è una fase abbastanza critica. Viceversa all’aspetto mi è successo di prendere ricciole in condizioni anche difficili, di taglio freddo: parlo di Ustica negli anni in cui era possibile pescare.
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Dal punto di vista attrezzatura quale componente ha
importanza? È fondamentale l’assetto se nel posto che frequenti ti aspetti di incontrare ricciole a mezz’acqua; bisogna capire durante la pescata qual è la batimetrica in cui è più alta la probabilità di incontro e a quel punto è fondamentale essere a quella quota appena negativi, non certamente positivi perché questo ti costringerebbe a dover pinneggiare o a muoverti per mantenere il livello. Una cosa che invece mi pare fondamentale nell’attrezzatura, indirettamente legato al fucile, è il tipo di cordame da utilizzare per il mulinello, perché la ricciola è un pesce che soprattutto se viene colpito in un fondale non molto alto, tende a buttarsi sul fondo. A questo punto il nylon da 140/170 è fragile, i cordini da palamito pure: io da qualche anno, monto in bobina del Dyneema da 1 mm, 1.5 mm o addirittura del multifibre in Kevlar che ha una resistenza allo strappo di 600 libbre, quindi rilevantissimo ma soprattutto una strepitosa resistenza all’abrasione. Perché una ricciola di 20/30/40 chili che scorre sul fondo, che gira l’angolo della secca porta il cordino a strisciare su spigoli, sul coralligeno: se il filo non è quello giusto inevitabilmente perdi il pesce. |
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L’arma?
Fino a qualche anno fa non avrei avuto nessuna esitazione sulla risposta da dare. Usavo i 110 in verità i 112 pneumatici, dei Super Sten attrezzati in modo coerente al tipo di pesca: testate modificate, grilletti sensibilizzati, fucili di grandissima potenza, brandeggiabili, con asta da 8 e arpioni Mares limati in punta. Da qualche anno e intendo da 6/7 anni a questa parte, in maniera prima diffidente, poi sempre meno, ora oserei dire entusiastica, sono passato agli arbalete: un Monoscocca 115 e un Monoscocca 130 con cui mi sono tolto divertentissime soddisfazioni. Su questi pesci devo ammettere che l’arbalete un po di corda la mostra, o meglio: la differenza è che un pneumatico anche se non è settato alla perfezione ha comunque uno standard di rendimento legato alla sua potenza per cui se incontri il pescione lo castighi. L’arbalete è un fucile enormemente più godibile del pneumatico ma ha bisogno di un set-up molto più delicato di un pneumatico. L’aletta, la punta, il perno che regge l’aletta, il fissaggio della sagola, il tipo di gomma, i giunti che chiudono la sagola, quale forellino sull’asta scegliere, eccetera. Ecco, se ogni singolo elemento è perfettamente messo a punto l’arbalete è un fucile performante anche su grandi pesci. Se uno di questi fattori non è settato alla perfezione allora sono fucilate da cardiopalma: il sistema si può collassare da un momento all’altro. Però io sono un pescatore maniacale quindi…
Ricordi un episodio sulla pesca alla ricciola?
La perdita di un ricciolone davvero gigante forse il più grande a cui io abbia mai sparato. Ho preso un pesce di 52 chili ma questo penso fosse di oltre 60 chili, davvero un record. Gli ho sparato bene, presa in pieno. Combattimento, il mulinello, cerco di tirarla un po su. Gira un angolo, si butta sotto a uno scoglio. Sento i colpi da galla. Tento di raggiungere il fondo per recuperarla visto che non tira più verso il mare aperto. Il filo è in bando, realizzo che l’ho persa. Tiro su l’asta per vedere cosa è successo. L’arpione non ha più le alette. Una era slabbrata, girata al contrario, l’altra non c’era più.
Un’altra volta, un episodio strano. Pescavo in Sardegna con uno Sten senza mulinello e non avevo neppure il pallone perché il gommone mi seguiva. Mentre risalgo da un sommo noto due ricciole che mi puntano, e una mi viene a tiro. Sparo con lo Sten privo di mulinello. La tengo, la tengo… non riesco più a tenerla. In quel periodo usavo in modo sistematico il pedagnino alla cintura. In tre secondi netti riesco a fissare il pedagno sul cappio di sagola del calcio e lascio tutto, risalgo, a momenti affogo. Arrivo a galla e con il gommone mi metto a cercare il pedagno a cerchi concentrici sempre più larghi. Chissà dove è finito il pedagnino. A circa 300 metri di distanza dalla secca scorgo il galleggiante, mi ributto in acqua e con mia grande sorpresa ci trovo ancora attaccato fucile e ricciola. Un episodio quasi miracoloso. Il pedagno che tengo abitualmente in cintura con 80 metri di sagola, mi ha salvato perché il fondo intorno a questa secca era di 60/70 metri per cui la ricciola più di tanto non riuscì ad andare a fondo. Era un pesce di poco più di 30 chili.
Marco Paggini
Il mese migliore
per insidiarla?
Il
periodo migliore per incontrare le ricciole è la fine della primavera, maggio,
giugno e luglio. In sostanza sono i primi mesi dell’estate: perché a maggio i
pelagici sono in riproduzione e si avvicinano alla costa. Io frequento molto la
Corsica e a Capo Corso le reti per le ricciole le mettono a maggio perché in
quel periodo iniziano gli accoppiamenti, accostano e scorrono lungo la costa,
nell’acqua bassa. E infatti i pescatori locali mettono le reti, le terminano a
terra e poi chiudono. Quando una ricciola vede la rete la scorre tutta, piano
piano, poi quando arriva alla fine trova un ricciolo, una specie di camera della
morte, e quando vi entra dentro e si vede in trappola resta incastrata nelle
maglie. Anche a fine agosto si trovano ancora delle belle ricciole.
Qual
è l’orario più interessante?
Mi
è capitato di prendere ricciole in orari strani, certamente negli ultimi anni
si è verificata una serie di circostanze particolari per cui è meglio alla
mattina presto quando il sole sorge, verso le 6 o le 6 e mezzo. Dopo le 8 e
trenta non ce ne sono più. più. Nell’arcipelago Toscano capita di vedere
mangianza al largo e sotto ci sono ricciole che salgono dal blu per mangiare le
pallonate di pescetti raggruppati. All’alba c’è una quiete impressionante,
non c’è disturbo e si godono degli spettacoli indimenticabili. Ho fatto
uscite con Maurizio Ramacciotti e ci siamo trovati circondati da branchi
compattissimi di latterini con tombarelli, palamite che incuranti della nostra
presenza assaltavano gli ammassi di pescetti, sotto un mucchio di grosse
ricciole che risalivano dal blu. La ricciola in caccia non capisce più niente,
ti vede ma va dritta per la sua strada.
Hai riscontrato l’influenza di luna e maree?
Devo
dire di no, ho notato che ho preso molte ricciole nelle condizioni più
disparate, sia in poca acqua con mare mosso sia con mare calmo, in presenza di
corrente e in condizioni di bonaccia totale: secondo me non ci sono elementi
tali da trovare un nesso logico. ma
le ho prese neanche le condizioni meteo marine
Come
fondale cosa sceglieresti?
Sicuramente
la secca, i dislivelli di fondale, le rimonte che partono da profondità
notevoli. Posti ricchi di corrente e quindi di mangianza. Anche le bolle di
latterini in mare aperto si concentrano in prossimità di rialzi anche abissali.
Il 90% dei pesci grossi li ho presi sulle secche con il cappello fondo. Quasi
tutti posti con i sommi oltre i 25 metri. La ricciola ama starsene sotto il
cappello ferma in corrente. Al campionato di seconda categoria svolto all’Elba
chi ha conseguito i migliori piazzamenti ha pescato fuori dallo scoglio della
Triglia ricciolette e palamite, nel blu, sopra gruppi di mangianza.
Dove in Mediterraneo?
Io
ho avuto esperienze in diversi posti del Mediterraneo e gli spettacoli più
belli li ho visti in Capraia quando si poteva ancora pescare, più di dieci anni
fa. In Corsica a Capo Corso; la zona di Calvi; intorno all’isola del Toro e
della Vacca davanti a Porto vecchio; in Puglia un posto buono per le ricciole è
Santa Maria di Leuca, le secche fuori il capo. In Sardegna ricordo che in
preparazione al campionato di Pula c’era un pescatore che usciva sulla secca
del Giudeo, davanti a torre Chia, e tutti i giorni faceva grosse ricciole. Tutti
posti comunque dove il blu è il colore dominante e l’argenteo quello dei
pescetti a pallone. Tornando alla Corsica non posso dimenticarmi il banco di
Centuri, sommi e canaloni che fanno ricciole.
Quali
tecniche che si possono usare?
Tralascerei
l’incontro in superficie in presenza di mangianza perché non c’è storia: a
volte la ricciola in frenesia alimentare non si accorge del pericolo e si può
addirittura sparare senza fare la capovolta. Statisticamente ho preso molte
ricciole pescando in caduta, a foglia morta, in corrente, sotto il livello del
cappello: la ricciola è ferma e se si conserva un po di freddezza nello sparare
il pesce è quasi sempre fulminato. In altri episodi ho fatto un aspetto appena
appoggiato ed è una bella soddisfazione quando ti vedi arrivare la ricciola
lenta lenta, ti cura ma non ha la diffidenza che ad esempio mostra il dentice
per cui basta stare fermi per non spaventarla. Anche mentre stai scendendo puoi
incuriosire la ricciola e non sei ancora arrivato in quota che te la trovi già
in mira. In una preparazione di
campionato mi facevo trasportare dal gommone ed esploravo il fondale a
mezz’acqua quando girandomi su un fianco mi sono trovato al cospetto di una
bella ricciola: ho abbandonato il paperino e l’ho presa.
Che attrezzatura usi per una battuta alla ricciola?
L’attrezzatura
è la solita, l’unica differenza è preparare bene il fucile. Io mi porto
dietro un Viper 110 con asta da 6.5 mm e gomme nuove. L’asta da 6.5 non ha
problemi di penetrazione però bisogna che sia montata un’aletta lunga robusta
oppure un buon paio di alette appaiate senza gradini. Io ho preso ricciole in
tutti i modi ma la tranquillità che ti dà la doppia aletta è una vera
garanzia. Un accessorio che mi porto sempre appresso e il secondo mulinello che
tengo in cintura. La ricciola devi quasi sempre lavorarla. In bobina monto 50
metri di sagolino intrecciato e sotto il fucile altri 50 metri. La ricciola ha
sempre lo stesso atteggiamento: una volta colpita mantiene quegli istanti di
“non reattività” e in certi casi prosegue addirittura la sua corsa come se
non fosse successo nulla, solo dopo un po parte. E quando parte sono dolori.
Hai
qualche episodio particolare da raccontare sulla cattura di ricciole?
Sicuramente l’avventura in Grecia passata con Francesco Boni (il forte atleta torinese scomparso tragicamente in mare qualche anno fa). Avevamo un gommoncino piccino e lo ancorammo fuori da un promontorio a picco nei pressi dell’isola di Patmos. Era il calasole e durante una discesa lungo questa parete di roccia mi fermai all’aspetto sul un minuscolo gradino, un accenno di terrazzo. Dal blu vidi arrivare una cinquantina di ricciole enormi, uno spettacolo. Rimasi un po allibito a cospetto di pesci così grandi ma dopo un attimo sparai a una ricciola che si era avvicinata molto. Purtroppo non riuscii a fermarne la corsa e dovetti dare filo. Intanto Francesco scese per doppiarla ma mentre scendeva sul pesce ferito si trovò anche lui l’immenso branco di ricciole a tiro. Sparò e fulminò all’istante una ricciola di 44 chili. Per recuperare la mia preda sudammo sette camicie perché il filo si ingarbugliò a 35 metri in un palamito abbandonato. Dopo un’ora, era quasi buio totale, riuscimmo a recuperare anche il mio trofeo, la ricciola più grande che avessi mai preso, 49 chili!
Testo raccolto da Emanuele Zara & Lucia Notarangelo.