LA PESCA DELLA CERNIA
VISTA DA TRE CAMPIONI
La
pesca della cernia è un’attività che impegna particolarmente il pescatore in
apnea perché i serranidi di peso, diciamo abbondantemente oltre i cinque chili,
abitano a profondità notevoli. Parlo appositamente di quelli sopra i cinque
chili perché, a mio avviso, insidiare quelli sotto questa taglia (le cernie
piccole sono, ultimamente ricomparse abbastanza numerose nel sottocosta in
parecchie regioni italiane) non è il massimo della sportività. Qualche
decennio fa era abbastanza facile trovare grosse cernie in pochi metri d’acqua
mentre ora per catturare un esemplare discreto bisogna andare a cercarlo il più
delle volte sotto la quota batimetrica dei 20 metri. I serranidi sono pesci
dotati di grande potenza fisica ma al contempo sono capaci di scivolare nei
dedali delle franate o all’interno di tane con una delicatezza e una
leggiadria che lascia quasi di stucco: la cattura può diventare un caso
difficile e talvolta insolubile. Occorrono capacità fisiche e conoscenza dei
propri limiti, attrezzatura collaudata, intelligenza tattica, esperienza. I
campioni che ci raccontano le modalità di approccio e la tecnica più adatta
per assicurarsene un esemplare sono tre atleti preparatissimi sulla questione
nonostante la cernia sia stata eliminata dalle competizioni (scatenando
polemiche a cui non è mai stata data una risposta esauriente): Calcagno e De
Silvestri, con alle spalle recenti vittorie in un Campionato Italiano, vivono in
regioni famose per la quantità di cernie e per la bellezza dei fondali in cui
insediarle mentre Pedro Carbonell, tre volte campione del Mondo, è forse uno
degli specialisti più affermati e preparati sulla materia in campo
internazionale.
Aldo
Calcagno
Qual
è, in Sicilia, il periodo più favorevole per l’incontro con la cernia?
Nella
mia zona, la Sicilia orientale, a cavallo tra metà maggio e inizio giugno
iniziano ad “entrare” stabilmente le cernie, e più precisamente le cernie
bianche, un tipo di serranide abbastanza comune nel Sud Italia. Il periodo buono
dura per un mesetto circa poi, a secondo di come si riscalda l’acqua e
s’instaurano condizioni di alta pressione, s’iniziano a pescare le grosse
cernie brune. Sino a settembre, ottobre e anche novembre qui in Sicilia le
probabilità di incontrare cernie e di pescarle resta alta. In inverno
spariscono e inizia il momento del pesce bianco.
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C’è
un orario favorevole per vedere cernie? No,
non ho mai notato grosse differenze. Ho preso cernie in tutti gli orari della
giornata senza distinzioni significative: mattino, pomeriggio, all’imbrunire.
Penso che l’avvistamento del pesce aumenti quando la cernia ha fame e si muove
fuori dalla tana per cacciare. E’ quindi un discorso legato principalmente
alla necessità di procurarsi il cibo. Hai
notato l’influenza della luna per quanto riguarda la presenza dei serranidi? No.
Non credo che la luna o le maree possano determinare grossi cambiamenti nelle
abitudini delle cernie. Per i pescatori professionisti che calano reti o
palamiti di notte invece la cosa cambia, ma per altri tipi di pesci, non per le
cernie. Nella pesca subacquea, almeno io, non ho mai notato variazioni:
sia con la luna piena che con la l’assenza di luna ho sempre visto e pescato
cernie. E
riguardo le condizioni meteo marine? Assenza
di corrente e acqua cristallina sono gli aspetti marini che preferisco. Riesco a
battere meglio i fondali, a vedere dove c’è più pesce, le zone che mi
sembrano migliori di altre. Sono convinto che anche la cernia ami l’acqua
pulita, la limpidezza. Con acqua sporca e vari tipi di corrente gira meno pesce
e infatti se in queste condizioni trovo un angolo più tranquillo e fondo pulito
ho maggiori possibilità di trovarci la cernia. Il
tipo di fondale più adatto per incontrare la cernia? A
me non piacciono i fondali che fanno tane enormi, caverne, cunicoli a labirinto
perché la cernia riesce a nascondersi bene ed è difficile sorprenderla. Cerco
sempre di trovare pietre isolate, sassi, lastroni, cigli con conformazione
rocciosa semplice, non troppo complessa come presenza di rifugi. Non c’è, di
regola, un ambiente sottomarino dove ce ne sono di più o di meno: la cernia la
trovi in franata, intorno a massi isolati nella sabbia, sulle secche, sulle
cadute. Cambia la difficoltà nel prenderla in ambienti morfologicamente troppo
difficili. |
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Quale
itinerario mediterraneo sceglieresti per incontrare il maggior numero di cernie?
Il
canale di Sicilia, i sommi di mezzo canale, i vari banchi di Pantelleria, Talbot,
Skerki. Sono posti incredibili che non hanno nulla da vedere rispetto alle zone
costiere. Sono difficili da raggiungere quindi la popolazione di pesce è ancora
molto numerosa nonostante delle azioni di bracconaggio con le bombole che si
esercitano in alcuni settori di queste rimonte.
Come
ti equipaggi per pescare cernie?
E’
un tipo di pesca impegnativo quindi bisogna controllare tutto. Pescando
d’estate indosso una muta leggera Effesub che in base alla temperatura
dell’acqua può essere una giacca da 5 mm e un pantalone da 3 mm oppure, se
come l’anno scorso c’erano più di 30 gradi, sostituisco la giacca da 5 con
una da 3.5 mm. Mi zavorro poco, circa 3,5 chili o al massimo 4 e non ho un peso
mobile: in vita mia ho sganciato la cintura pochissime volte. Le pinne sono le X
Carbon con pala in carbonio che rispondono benissimo anche a quote molto
profonde. La lampada è sul gommone ma la uso prontamente se la cernia è
intanata. Come fucile adopero sia un pneumatico da 90 centimetri con asta da 7 o
da 8 mm quando sparo in tana, sia un arbalete da 100 cm con asta da 6.5, quando
scorro il fondale e ho la possibilità di sorprendere i serranidi in acqua
libera. Passo da un’impugnatura all’altra con facilità, non ho problemi con
diverse tipologie di armi. Mi piacciono comunque i grilletti sensibili e
l’ultimo arbalete Effesub che sto provando, il Black Blaze, è eccezionale in
merito. Il mulinello lo monto esclusivamente sotto i fucili, non lo amo tenere
in cintura. Sull’imbarcazione ho anche il raffio, un particolare modello che
con le apposite prolunghe a vite parte da mezzo metro e può arrivare sino a
quattro metri di lunghezza.
Come
pesca le cernie Aldo Calcagno?
Io
amo pescare le cernie principalmente in caduta e mi spingo sino a profondità
massime di circa 30/32 metri; la quota media comunque si assesta normalmente
oltre i 25 metri. Sopra questa quota trovi cernie quasi sempre piccole: io parlo
di pesci sopra gli otto, dieci chili di peso, pesci belli. Naturalmente esistono
eccezioni, ma sono molto rare. Mi piace sorprendere il pesce all’imboccatura
della tana, avvicinare la cernia senza spaventarla e per fare questo tipo di
pesca bisogna sfoderare una buona esperienza. Quando vedo la cernia dalla
superficie o mentre effettuo una lenta planata a mezz’acqua cerco di tenerla
sottocchio senza dare l’impressione di essermi accorto della sua presenza,
senza cioè puntarla direttamente. Faccio una serie di manovre di avvicinamento
strane, circospette, e spesso capita che riesca a sparare alla cernia che sino
all’ultimo non si sente osservata. Se invece s’intana faccio una serie di
tentativi a distanza, cioè rilevo il punto e poi ci ritorno dopo un po e magari
la ritrovo fuori, più tranquilla. In caso contrario, con il pesce nel buco,
faccio immediatamente il cambio di fucile, prendo la torcia e ci provo. Non mi
piace perdere tempo, cerco di essere veloce nell’azione.
Come
spari alla cernia?
E’
fondamentale colpirla in testa. Bisogna sempre cercare di colpirle il cervello
altrimenti è meglio rinunciare al pesce in condizioni di pescate sportive. Io,
anche se mi capita di sparare quasi sempre in caduta, evito di tirare sulla
schiena o sulla pancia: cerco sempre di fulminarla sul testone. Di lato il punto
letale è situato pochi centimetri sotto l’occhio, sulla proiezione della
seconda piega branchiale.
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Come
la lavori se capita di ferirla? Se
la colpisco male, intanto, comincio a piangere! Poi aspetto che si diradi il
polverone che la cernia ha fatto sbattendo la coda. Bisogna comunque partire
dalla regola che una cernia di grosse dimensioni incastrata va lavorata con
l’intelligenza e non con la forza. Una volta che l’acqua ritorna pulita
impugno il pneumatico, la torcia e vado a controllare se riesco a fulminarla con
un secondo tiro. Finché e viva si passano guai! Prima di portarle il colpo di
grazia controllo tutti i buchetti da cui si può vedere e scelgo la posizione
migliore. Ho sempre uno spaccaossa a disposizione e nei casi difficili sparo con
questo tipo di terminale così recupero sempre il fucile e non complico
l’eventuale recupero. Una volta uccisa tento di girarla di muso con le mani,
con l’asta o con il raffio, e di portarla fuori senza fare troppa fatica. Hai
un episodio curioso da raccontarci sulla pesca della cernia? Io
sono un pescatore professionista e ne avrei tantissime da raccontare. Ho
assistito a visioni paradisiache, sulle secche di mezzo canale, orli con una
decina di grossi cernioni in candela. Ci sono cernie che individui per dieci
giorni di seguito ma che non riesci assolutamente a prendere, poi un giorno, ci
ripassi sopra e riesci a fulminarne una scoprendo che nella pancia ha un polpo
enorme che sta digerendo. Riguardo a recuperi difficili ne ho vissuti alcuni
particolarmente duri tra cui uno che ricordo in maniera speciale: una cernia
sparata alle 8 di mattina e lavorata sino alle 2 di pomeriggio, un tuffo dopo
l’altro, sul filo dei 30 metri; infine tirata fuori da una piccolissima
apertura con l’aiuto della cima dell’ancora e del fuoribordo
dell’imbarcazione. La
cernia più grossa che tu abbia mai preso? Non
ho mai preso pesci superiori ai 20 chili: nella mia zona questa taglia è
considerata una taglia eccezionale perché la media dei pesci pescati anche
dalle barche con i palamiti si attesta sui 15/17 chili.
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De
Silvestri Bruno.
Qual
è, in Sardegna, il periodo migliore per prendere cernie?
La
cernia è notoriamente un pesce che si pesca a quote medio fonde per cui il
periodo migliore è quando l’acqua è calda e limpida quindi in piena estate,
direi da Giugno ad Ottobre.
C’è
un orario favorevole per catturare cernie?
Premetto
che io sono un pigro per natura quindi vado a pescare tardi e preferisco la
sera. Però l’alba, per le cernie, è sicuramente il periodo migliore; ad
esempio, sulle secche, al mattino prestissimo le trovi fuori tana, sono ancora a
caccia. Ci sono anche sommi poco frequentati e allora l’area resta buona sino
a mezzogiorno. Se la secca è frequentata da pescatori, dai diving, la cernia la
vede il primo che arriva perché i serranidi se non sono disturbati restano
fuori tana.
Hai
notato se l’influenza della luna e delle maree interferisce sulla presenza dei
serranidi?
Sulla
cernia no, non me ne sono mai accorto. Mi sono invece reso conto che cambiano
comportamento se hanno lo stomaco pieno. Se la cernia ha ingerito un polpo ed è
in fase digestiva la trovo molto più “addormentata” lenta di riflessi, più
facile da prendere. Naturalmente è quasi impossibile accorgersene dalla
superficie (l’unico dato che potrebbe rivelarti qualcosa è, eventualmente, la
pancia un po più gonfia) ma ti rendi conto non appena riesci a sparargli.
E
riguardo le condizioni meteo marine?
Le
condizioni del mare o del cielo sono importanti per il pescatore, non tanto per
le cernie. Con il sole forte, l’acqua limpida si ha una migliore visibilità,
un miglior contrasto e si riesce ad osservare meglio il fondale, i dettagli di
una data zona. Per questo motivo è più facile avvistarle.
Il
tipo di fondale più adatto per incontrare la cernia?
A
mio giudizio il fondale più bello e più adatto per prendere le cernie è
quello composto da massoni di granito perché solitamente formano zone
abbastanza isolate. Se invece trovi la cernia nel grotto ha molte più vie di
fughe, cammina da un passaggio all’altro, si sposta, si muove: è una cernia
“itinerante”, un pesce da caccia. Nel granito si trova la sua tana e ritorna
sempre lì. Se prendi una cernia nel suo buco è facile che l’anno dopo ce ne
sia un’altra di identiche dimensioni. “La tana fa l’abitudine della
cernia”. Con l’esperienza mi sono accorto che tutte le cernie catturate
nello stesso anfratto si trovano messe nella stessa posizione delle precedenti,
si appostano sotto la medesima tettoia, possiedono la stessa via di fuga.
Quale
è la zona più ricca di cernie che tu abbia mai visto?
Come
numero ne ho viste tantissime a Cipro. La taglia media però era piccolissima,
pesci di due, tre chili, forse perché in maggioranza erano dotti e cernie
dorate. Arrivavi in un posto e attorno a tre sassetti trovavi una concentrazione
di quindici, venti cerniottine. Per dimensioni direi la Sardegna. A me è
capitato di vedere su alcune secche, 4 o 5 cernie di grosse dimensioni, tutte
assieme. Villasimius (ora parco marino), capo Testa (prossimo a diventarlo),
Orosei: tutte zone di granito ricchissime di cernie.
Che
attrezzatura impieghi per pescare cernie?
Partirei
dal fucile che in percentuale adopero di più, un Comanche 75. Se però il
fondale è particolarmente impegnativo come quote d’esercizio passo alla
misura 90 che è ancora una lunghezza versatile, cioè ti permette di pescare in
tana. Il problema infatti è il seguente: la cernia non sempre riesci a spararla
in caduta, desidereresti un arma molto lunga, ma poi se la usi ti ritrovi un
fucile ingombrante in tana e non riesci a manovrarlo. Ci vuole un buon
compromesso, e il Comanche 90 lo è. Esiste anche la possibilità di usare
ugualmente fucili lunghi come il 110 o il 120 magari perché le quote di
esercizio sono troppo profonde e allora si fa la scelta di sparare alle cernie
solo fuori tana, in caduta, a pesci sicuri. Il mulinello è applicato
rigorosamente su tutti i miei fucili, è indispensabile. Se non riesci a
fulminare la cernia col primo tiro devi risalire mettendola in costante trazione
e portandoti appresso l’arbalete tramite la sagola raccolta in bobina. Non
bisogna lasciargli la possibilità di infilarsi più a fondo, concedergli libertà
di movimento. Come aste io preferisco non scendere sotto il diametro del 6.5 mm
poiché le cernie sono pesci potenti, robusti e ci vuole massa, penetrazione.
Per un lungo periodo ho montato sui miei fucili le aste da 7 mm poi sono tornato
alle 6.5 mm, ugualmente adatte. Con le cernie preferisco montare gomme da 20 mm
di diametro. La lampada mi segue sempre, la porto sempre appresso, e nella pesca
alla cernia, come il mulinello, è un accessorio indispensabile. La muta che
adopero d’estate è un modello monofoderato perché è un po più resistente e
poi sfrutto il minor potere termico dato dalla fodera che assorbe acqua per
trovare un po di refrigerio negli spostamenti in superficie.
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Usi
il piombo mobile? Sì.
Un tuffo singolo, due tuffi su una tana a trenta metri si possono anche fare ma
se c’è da pescare in tana o lavorare una cernia sempre sullo stesso sasso
trovo insensato non adoperare un sistema di zavorra mobile. Io adopero un piombo
mobile da cinque chili collegato a una sagola che regolo affinché il peso non
tocchi mai il fondo: così sono libero nei movimenti, non c’è il rischio che
il piombo s’incastri o faccia rumore. Qual
è la tecnica che usi per le cernie? Quando affronto un fondale interessante per la possibile presenza di cernie, come una secca, non tralascio mai l’opzione di catturare anche altre prede quindi inizio con qualche aspetto di studio e verifico se ci sono dentici o ricciole, poi passo a un po d’agguato sul fondo, e magari incontro il serranide. Per la cernia comunque la tecnica migliore è la planata perché da la possibilità di battere ampi tratti di fondale e di avvistare i pesci da lontano. |
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Difficilmente
mi capita però di effettuare il tiro alla cernia durante la fase esplorativa
perché giungo sempre a vederla quando sono a fine apnea. Preferisco
interrompere il tuffo a mezz’acqua, risalire sulla verticale della cernia,
ventilarmi e prepararmi per bene. In questo caso so già dov’è la cernia,
come è messa, che direzione ha eventualmente preso, eccetera. Scendo con
tranquillità, sono molto più lucido e così concretizzo meglio l’azione.
Naturalmente nei casi in cui avvisto il pesce a inizio planata è ovvio che
tento la cattura diretta.
Come
spari alla cernia?
L’ideale
sarebbe sempre tiragli quando è in candela, quando ti guarda! Ma la cernia non
collabora sempre attivamente! Se è in tana non c’è fretta e conviene
studiare bene il posto, guardare se c’è un apertura da cui si vede meglio,
valutare se è il caso di sparagli subito o se invece è messa male ed è meglio
passare dopo un po di tempo quando magari si è girata diversamente. A me capita
di fargli cambiare posizione stuzzicandola, pungendola con la punta della
tahitiana fino a che riesco a individuare una porzione di testa.
Come
la lavori se la colpisci male?
Cerco
subito di staccarla dal fondo nel tentativo di non farla intanare poi raggiungo
la superficie cedendogli filo con il mulinello ma senza dargli la possibilità
di toccare il fondo. Se invece è in tana la tengo ugualmente in tiro e arrivato
a galla collego il fucile ad una boetta da trazione da due o tre litri: il
metodo che uso è accorciare il filo facendo un collo attorno alla bobina del
mulinello finché il fucile è completamente immerso poi aggancio l’ogiva
degli elastici al moschettone legato al palloncino. La cernia intanata per prima
cosa sporca l’acqua quindi rende pessima la visibilità. Attendo qualche
minuto che la sabbia in sospensione decanti poi vado a controllare come è
messa. Per esperienza personale, anche se la cernia sembra morta, conviene
sempre doppiarla con un secondo colpo. Perché nella malaugurata ipotesi che la
prima asta si tolga, si spezzi il filo o l’aletta, si ha la sicurezza della
seconda freccia conficcata nel corpo della cernia. Nei casi disperati con cernie
prese di coda, arroccate in maniera incredibile, uso un’asta senza alette, una
sorta di spaccaossa, con cui cerco di uccidere in più riprese l’animale.
Hai
un episodio curioso da raccontare sulla pesca della cernia?
Conoscevo
una bella cernia in una frana di granito, neanche troppo profonda, ma ogni volta
che cercavo di prenderla si infilava in una specie di conca la cui base era un
tappeto di alghe morte e fango. Non appena cercavo di sorprenderla nel suo buco
questa intorbidiva l’acqua con un colpo di coda e scompariva in una specie di
cortina fumogena, come se fosse stato un polpo. Non c’era verso di catturarla.
Mi sono impuntato e dopo varie idee ho studiato uno stratagemma che si è
rivelato risolutivo. Appena sceso per l’ennesima volta il cernione mi aveva
visto e si era imbucato sollevando una coltre di torbido impenetrabile. Ma io
avevo con me uno scooter subacqueo e l’ho collocato dentro la tana fissandolo
con una cimetta. L’ho poi accesso in modo che l’elica veicolasse
all’interno l’acqua pulita ed espellesse dalle varie aperture del granito le
alghe morte e la fanghiglia, come una turbo soffiatrice, e mi sono allontanato.
Dopo circa un quarto d’ora sono ridisceso, ho trovato la tana cristallo e la
cernia era lì, mimetizzata in un angolo, “sotto shock” perché
probabilmente non aveva mai avuto la casetta così pulita! Pesava 18 chili.
Il
tuo record personale?
Una
cernia di 33 chili presa a Tavolara prima che diventasse parte del parco.
Pedro
Carbonell
Qual
è, in Spagna o nelle Baleari, il periodo migliore per pescare cernie?
Secondo
la mia esperienza la concentrazione di cernie più elevata dalle mie parti si
riscontra da Aprile a Luglio nelle franate di massoni oppure nelle scogliere a
picco. Invece in altri fondali più selettivi, e profondi, come gli scogli
isolati nella sabbia o nelle praterie di alghe, il periodo più favorevole è
compreso tra i mesi di Luglio e Novembre.
C'è
un orario buono per incontrare e catturare cernie?
In
primavera gli orari favorevoli all’avvistamento e alla cattura di cernie sono
simili a quelli per la pesca al dentice. Al mattino, le prime ore della giornata
sono sicuramente le più produttive così come la sera, al tramonto perché i
serranidi sono a caccia e si spostano fuori dalle tane; però bisogna
semplicemente considerare che la cernia si pesca in profondità per cui nelle
ore centrali della giornata, come a mezzogiorno, il sole alto sullo zenit,
permette di godere di una visibilità in acqua migliore che facilita
l’avvistamento e lo studio del territorio.
Hai
notato che la marea o le fasi lunari possono comportare variazioni sul
comportamento o il numero delle cernie?
Non
l’ho mai osservato nei particolari ma ho potuto incontrare alcuni gruppi di
cernie comprendenti vari esemplari in corrispondenza della luna nuova di Luglio
che coincide con il periodo di deposizione delle uova di questa specie.
Le
condizioni meteo marine migliori per impostare una battuta alla cernia?
Preferisco
condizioni di mare calmo, tempo bello e stabile, poca corrente. Con questi
presupposti mi preparo in maniera eccellente già dalla superficie riuscendo a
mantenere meglio la concentrazione e a migliorare l’esplorazione dei fondali.
Notoriamente le quote d’esercizio sono quasi sempre impegnative, inoltre con
l’avvento della stagione turistica e l’aumento del traffico dei traghetti,
le cernie si sentono disturbate e preferiscono scendere ancora più in basso. Se
poi la situazione meteo marina è perturbata o addirittura pessima, risulta
difficile pescare in tranquillità e sicurezza.
Qual
è il tipo e la morfologia di fondale migliore per la pesca della cernia?
In
primavera ho notato che le cernie preferiscono abitare in depressioni del fondo
con molta roccia, molta frana in cui nascondersi; in piena estate si spostano in
zone a prevalenza sabbiosa e algosa con rocce isolate di piccole dimensioni.
Qual
è, nel mondo, la zona più ricca di cernie che tu abbia mai conosciuto?
In
mediterraneo ci sono molte zone ricche di cernie. Io non li ho mai frequentati
ma da cosa mi dicono dei miei amici ci sono posti eccezionali nel Nord Africa:
Libia, Tunisia, Algeria.
Che
attrezzatura usi?
Come
muta estiva uso una Beuchat composta da giacca da 5 mm e pantaloni a salopette
da 4 mm: oltre i 20 metri l’acqua è molto più fredda che in superficie e la
protezione termica è fondamentale per pescare con tranquillità. Il neoprene è
spaccato internamente e liscio esterno perché la trovo una soluzione
confortevole e al contempo molto idrodinamica: mi sono accorto che scendendo in
profondità per tutta la giornata si ottimizzano le prestazioni apneistiche. Per
lo stesso motivo calzo delle pinne con la pala in fibra di carbonio molto
reattive che mi consentono di scendere e soprattutto salire con maggiore
sicurezza. Pesco sempre impugnando una torcia di piccole dimensioni ma dotata di
un potente fascio luminoso perché nella pesca in tana alla cernia bisogna
illuminare spesso fenditure lunghe, buie e talvolta rese torbide dal movimento
del pesce. Riguardo ai fucili adopero solo fucili ad elastico della serie
Mundial, con tubi in carbonio o alluminio da 90, 100 e 110 cm, a seconda delle
situazioni di caccia e delle profondità che batto. Le aste tahitiane hanno un
diametro di 7 mm: offrono buona massa d’urto e non si piegano con facilità.
Riguardo alla punta della freccia sono un maniaco perché la tengo sempre
appuntita e se per caso si spunta in pesca la sostituisco immediatamente. Monto
gomme Beuchat potenti, da 18 mm di sezione che non hanno problemi a scagliare
aste un po più pesanti. Il mulinello è indispensabile per mantenere sempre il
contatto con la cernia così come tengo in gommone sempre una piccola boetta che
serve per mettere in trazione la cernia ferita e arroccata direttamente dalla
superficie.
Adoperi
il peso mobile?
Oltre
la quota di 28 metri sempre, la trovo una elementare procedura di sicurezza. Mi
sono fatto una mattonella di piombo sul modello di quella usata da Amengual.
Che
tecnica di pesca usi per catturare cernie?
Per
prendere cernie si usano principalmente le tecniche della caduta e della pesca
in tana. Diciamo che ho maturato una discreta esperienza e che riesco a
individuare rapidamente la zona buona, le tane abitate. Scendo sulla verticale
della cernia in modo pulito, il più possibile silenzioso e meno minaccioso agli
occhi del pesce. Se la preda avvistata è un pesce tranquillo cerco di sparargli
prima che si intani, di muso. Quando invece incontro pesci smaliziati e la
caduta non si risolve con una cattura, la planata mi consente ugualmente di
facilitare l’azione perché capisco se la cernia si è infilata nella sua
tana, in una tana di passaggio o di caccia. All’interno del buco studio la
posizione della cernia e solo quando sono sicuro del bersaglio premo il
grilletto. La torcia mi serve per immobilizzare il serranide: mi capita che
resti abbagliato per un attimo, il tempo per una fucilata mortale.
Dove
preferisci colpire la cernia?
Sulla
testa quando è possibile. Se non ho il bersaglio corretto in posizione cerco di
valutare varie angolazioni di tiro, poi miro precisamente sempre con l’intento
di fulminare il pesce al primo colpo e di facilitare il recupero. Purtroppo non
sempre questo accade.
Come
la combatti se l'hai presa male?
Risalgo
con il filo in mano e la frizione del mulinello aperta. Giunto in superficie
chiamo il barcaiolo, mi faccio passare il palloncino da trazione e il secondo
fucile. Attendo qualche minuto che si depositi il polverino poi scendo cercando
di uccidere definitivamente la cernia. Tiro il secondo colpo e solo quando il
pesce è morto si procede all’estrazione facilitata dal suo rifugio.
Un
racconto speciale su una cernia che hai preso, o che hai perso?
Una
volta, con mio zio Amengual, abbiamo battuto lo stesso fondale per tutta una
giornata. Era una distesa infinita di alga dove però ogni tanto si nascondevano
grosse cernie. Verso la fine dell’esplorazione fummo premiati poiché trovammo
due cernie isolate che si nascosero in una depressione del terreno ma non
essendoci tane di roccia, né sassetti dietro ai quali ripararsi, erano ben
visibili. José ha tirato al pesce più grande di circa 25 chili ma il secondo
pesce si è nascosto, incredibilmente, sotto quello appena fulminato cosicché
solamente dopo la rimozione del primo serranide io ho potuto prendere anche
l’altro.
Il
tuo record personale, la cernia più grossa della tua carriera?
Ne
ho prese molte, ma non ho avuto molta fortuna in fatto di esemplari da record.
La cernia più grossa che abbia mai preso infatti, pesava “solo” 28 chili.
Testi
raccolti da Emanuele Zara