LA CORVINA VISTA DA BRUNO DE SILVESTRI

 

Bruno De Silvestri è sicuramente uno degli esponenti più forti della nostra vittoriosa nazionale. Per avere un’esperienza tutto sommato limitata in campo internazionale ha disputato un campionato del mondo eccellente che lo pone tra gli atleti più promettenti per le competizioni che si svolgeranno in futuro. Ho avuto la possibilità di conoscerlo durante una battuta di pesca nella mia zona di residenza, l’Oristanese, e mentre si concludeva la giornata ho assistito alla cattura di una bellissima corvina. De Silvestri ha chiamato il barcaiolo per passargli il pesce, che oltrepassava i due chili buoni di peso, successivamente si è issato sul gommone, ha commentato la dinamica della cattura poi è restato in contemplazione dell’elegante pinnuto per qualche attimo. La scena mi è rimasta impressa perché Bruno non è uno di quei pescatori che si emoziona particolarmente dopo aver fiocinato un pesce (vederlo in azione lascia stupiti tanta è la determinazione e la concentrazione che è capace di mantenere per ore e ore di caccia). In quel preciso istante ho compreso che la corvina è una preda che lo affascina quindi l’ho contattato, ci siamo rivisti, ed ho avuto l’occasione di raccogliere le sue considerazioni in merito, valutare il metodo e l’attrezzatura che adopera nella caccia di questo raffinato animale.

Che cos’ha la corvina da piacerti così tanto?

Intanto la corvina mi piace perché è una preda appartenente quasi esclusivamente alla sfera del pescatore subacqueo: difficilmente si vedono pescate di corvine fatte con un palamito o con una rete. Quindi se devo pensare ad una preda “nostra” penso alla corvina. E’ un pesce che raggiunge grosse dimensioni e che si trova ancora abbondante nei nostri mari. Tra tutti i pesci bianchi è quella che ti permette di fare le più belle catture: capita di prendere una corvina di due chili, mentre ad esempio un sarago grosso così è impossibile da trovare. Poi ci sono tanti altri aspetti che mi coinvolgono. La corvina è un pesce gregario che frequentemente condivide l’habitath con la cernia per cui quando si scova un posto con un branco di corvine è facile che insieme alle corvine o immediatamente nei pressi si trovi un bel cernione, un gruppo di saraghi e qualche altro bel pesce. Secondo me costituiscono una sorta di elemento aggregativo nel confronto di altre specie ittiche care ai pescatori in apnea. Tante volte mi è capitato di trovare le corvine “in vela” che poi si infilano in un taglio dove c’era l’astice, il branco di saraghi o il cernione intanati. Ma la corvina è affascinante anche dal punto di vista puramente estetico perché spesso si mostra radunata in folti branchi che “veleggiano” fuori dalla tana così da permetterti di valutarne le dimensioni imponenti già dalla superficie. Le corvine comunicano tra di loro dandosi il famoso segnale caratteristico di ticchettio: questa cosa mi incuriosisce tantissimo. E come trascurare il fatto che tante volte passi su una zona di frana o di alghe senza vederle ma poi senti i classici rumorini? A quel punto si accende il “campanello”...

La ritieni una cattura difficile tecnicamente?

Il corvo non è un pesce difficile da prendere ma oserei dire che è una preda intrigante perché quando si butta tra le alghe o si intana in uno spacco è facile perderla di vista: a volte ti sembra letteralmente scomparsa e ti impegna ad acutizzare ancor di più i tuoi sensi per riuscire a rintracciarla in qualche angolo della crepa. Quando esploro una tana e individuo un misto di pesci, i primi pezzi a cui sparo sono proprio le corvine perché sono quelle che spariscono in anticipo, hanno la capacità di andarsi a mettere nelle fenditure più nascoste della tana e rendersi imprendibili. Se per caso trovi insieme saraghi e corvine conviene sparare prima sempre alle prime se desideri prenderne qualcuna altrimenti resti a bocca asciutta. Poi è un pesce che puoi trovare tranquillo anche in pochissima acqua, non è un pesce legato esclusivamente alla profondità come può essere la grossa cernia. In inverno, ad esempio, puoi sorprendere dalla superficie il corvinone di due chili in 5/6 metri d’acqua, in mezzo alle posidonie rade.

Qual è il mese o il periodo stagionale migliore per insidiare la corvina?

In teoria sono due: gennaio e febbraio, e in piena estate. Qui in Sardegna, d’inverno, le corvine si avvicinano a terra con i saraghi per la riproduzione. Le trovi in tana però non sono pesci mediamente grandi, ce ne sono tante ma generalmente di piccole dimensioni a parte qualche grosso esemplare. Invece in piena estate, in luglio e agosto, trovi con maggior frequenza i branchi e tanti pesci più grossi. C’è l’acqua pulita e calda, sei allenato, puoi andare fondo quindi sei nella condizione ideale che ti permette di trovare ancora questi posti poco sfruttati dove si trovano ancora molte corvine. Gli spettacoli più belli li vivi quando trovi la buca con cinquanta corvine fuori di una tana, tutte in vela, con magari il cernione in mezzo, n candela, e ti assicuro che scenari così capitano  ancora in Sardegna!  

C’è un orario più favorevole per incontrarle?

Io sono un amante del tramonto, sempre e comunque, forse perché sono pigro ed è molto raro, per non dire impossibile, che mi alzi presto la mattina per andare a pesca: la sera le trovo raggruppate mentre stanno uscendo dalla tana. Siccome la corvina è un pesce che si muove di notte gli anticipo un po la sveglia serale. Capita ad esempio di appoggiarmi a fondo per far l’aspetto ai dentici e di scorgere poco distante dalla mia buca un bel volo di corvi disposti a vela, in corrente. Uno spettacolo unico da gustarsi. La corvina è un pesce che si infastidisce facilmente quindi credo che chi giunge per primo sul posto giusto le veda e abbia l’occasione di prenderle . Vicino a Cagliari c’è una rimonta, la Secca delle Stelle, dove tutti catturano corvine. C’è un pezzo di frana molto interessante dove costantemente si prendono corvine grosse, pesci di un chilo, un chilo e mezzo. Lì bisogna arrivarci per primi: a prescindere dall’orario, possono essere anche le 11 del mattino, perché chi le visita senza che siano state disturbate precedentemente, ne cattura qualcuna.

Le condizioni meteo, le fasi lunari influiscono sulla presenza delle corvine?

Quando sta giungendo una perturbazione, e ciò vale un po per tutti i pesci qui in Sardegna,  le corvine di solito spariscono. La corvina non ha le abitudini di un sarago, di un orata, che quando muove il mare vanno a mangiare in costa. La corvina non grufola nell’onda e probabilmente quando marca brutto tempo si infastidisce e scompare. Quando una zona è battuta dalla mareggiata e c’è molto movimento di fondo non si trovano corvine intanate. Con tutta probabilità escono dai buchi, si allontanano e scompaiono nei banchi di alghe per poi ritornare alla base non appena si calmano le acque. Con la luna piena è un dato di fatto che molti pesci si spostano più a fondo, forse perché la luminosità permette alle corvine, e anche ai saraghi, di trovare cibo più in profondità; in assenza di luna il pesce risale a quote minori.

Secondo la tua esperienza internazionale quale è la zona più ricca di corvine che tu abbia mai trovato?

L’itinerario che conosco meglio è rappresentato dalla costa della Sardegna, l’isola in cui vivo! Il posto che però ricordo più ricco di corvine è l’isola di Cipro. Qualche hanno fa durante la preparazione di un trofeo avevo trovato una tana in venti metri d’acqua dove c’era un enorme branco di corvine e di ombrine da sabbia, insieme. C’erano centinaia di pesci e ne ho catturati diversi poi ci sono ritornato una seconda volta trovandone altrettanti. Un'altra zona che mi è rimasta in mente sono le isole di S.Pietro e di S.Antioco nella parte Sud ovest della Sardegna. Durante la preparazione del campionato italiano di prima categoria a Calasetta nel 2003, che ho poi vinto, ho trovato delle zone di corvine incredibilmente ricche. L’hanno scorso ne ho scoperta una nuova, profondissima, sul filo dei quaranta metri, con un volo di oltre cento corvine e un paio di cernioni in mezzo, fermi in candela. Ho preso un paio di pesci poi il pesce si è dileguato tra i lastroni passanti dell’area.  

Dal punto di vista morfologico qual è l’ambiente migliore per le corvine?

La franata è l’habitath in cui la corvina trova rifugi inespugnabili quindi le trovi sempre, non riuscirai mai a prenderle tutte. Se non sono disturbate l’ambiente che sicuramente preferiscono sono le lastre isolate in mezzo ai banchi di posidonia, la corvina è un pesce che ama stare tra le alghe. In Corsica sono abbastanza frequenti posti del genere ma l’aspetto singolare è che magari trovi un sasso isolato nell’alga e pensi di aver trovato una zona vergine poi scopri che nel buco c’è già un’asta piantata! La corvina ha una capacità di eclissarsi nelle posidonie fantastica e quasi sempre capita di trovare la distesa verde nelle immediate vicinanze delle tane rocciose.

Qual è la quota operativa che ritieni migliore per cacciare la corvina?

Io pesco alla quota in cui reputo possa trovare, in quel momento, i pesci. Se c’è da prendere corvine a trenta metri le pesco a trenta metri, se trovo una zona a venti le cerco a questa quota. In inverno insidio corvine a una profondità ridotta, in una condizione in cui riesco a vedere i pesci dalla superficie perché il contatto visivo con in pesci e con la tana è fondamentale al fine di gestire il branco e le dinamiche di prelievo. Non è il caso di pescare con il pedagno, di perdere il riferimento visivo ad ogni risalta, non sai se i pesci sono ancora intanati o se sono usciti, se hanno occupato un’altra pietra, eccetera. Il parametro che quindi valuto con maggior attenzione è la visibilità.

 

Quale tecnica di caccia adoperi?

La prima cosa che faccio è cercare di prendere i pesci in caduta, da lontano, poi faccio aspetti davanti alla tana in modo da catturare gli esemplari che nuotano fuori dagli ingressi e non disturbare gli altri pezzi del branco. Cerco di essere meno intrusivo possibile. Quando non ci sono più pesci all’esterno passo a cercarli nei buchi sempre evitando di creare panico tra i vari membri del gruppo. Seleziono le prede e i tiri accuratamente, cerco di essere chirurgico nell’azione. Sparo con la fiocina per non fare sbattere la preda e per non sporcare l’acqua. Certo che se t’infili due metri nello spacco e sposti le corvine con il fucile per sparare all’ultima riduci al lumicino la possibilità di fare due tiri nello stesso branco!  

Se trovi le corvine nell’alga hai qualche trucco per catturarle?

In estate quando si nascondono tra le alghe è un’impresa riuscire ad individuarle. Si può stare immobili a squadrare centimetro per centimetro ma è veramente difficile scorgerne la sagoma. 

La corvina si sente sicura, è mimetizzata alla perfezione e non si sposta. Io cerco di muovere le alghe con il fucile o con le pinne e qualche volta capita di vederla ferma tra gli steli ma mi è capitato anche di perdere un sacco di tempo per un’area di posidonie grande come una poltrona e non riuscire assolutamente a scoprirle. Se la disturbi, qualche volta, si muove ed esce allo scoperto dandoti la possibilità di prenderla. In inverno, quando la posidonia è rada ci sono maggiori chanches perché la corvina fa uno scatto a L poi si immobilizza. La rarefazione della posidonia non la protegge a sufficienza consentendo di sparargli.  

Nella tua attrezzatura quali componenti sono selezionati per efficacia sulla corvina?

Se mi capita di individuare la vela di corvine dall’alto impugno un Comanche da 90 con gomme da 16 mm, un po nervose, e asta tahitiana da 6 mm: è un arma lunga adatta per i tiri in caduta ma al contempo ancora versatile e maneggevole in quanto mi consente di accennare qualche colpo anche all’imboccatura della tana. Solitamente ho il mulinello montato perché se lavori a una quota considerevole, cioè oltre i 25, 27 metri ti serve per recuperare il pesce. Se ad esempio spari a un pesce di un chilo e mezzo, due e cerchi di tirarlo su di forza questo si mette di piatto durante la risalita e tu rischi moltissimo nel delicato momento della riemersione. Per evitare questo, una volta che hai colpito la corvina, srotoli la bobina del mulinello tenendo la sagola in tensione poi recuperi il pesce in tranquillità, dalla superficie. Quando invece pesco in tana uso un Comanche 75, modificato solo nella lunghezza dell’affusto che porto a 68 centimetri; è montato con le gomme da 20 mm del 75 e un’asta pesante da 7 mm filettata, con fiocina terminale. La massa dell’asta da 7 mm mi consente di bucare il pesce senza però tagliarlo a metà. Trovo la fiocina utilissima in questo tipo di pesca perché sei sicuro di immobilizzare il pesce, di non incagliare l’asta, di lavorare con rapidità nella maggioranza delle situazioni. Su questo arbalete corto non monto il mulinello (tengo però sempre un pedagno in cintura) perché una volta sparato afferro la corvina e me la stringo al petto. Dal momento che la tieni aderente al corpo, in risalita, anche se la porti su da trenta metri, annulli l’attrito. Se invece la tieni staccata, la recuperi di piatto tirando il sagolino, rischi la sincope. I miei fucili sono caricati, comunque, quasi esclusivamente sulla prima tacca, al minimo, una posizione che mi consente un tiro soddisfacente senza danneggiare l’asta nel caso tocchi la parete e senza rischiare di spezzare il pesce con la fiocina. Solo nella condizione di sparare molto lontano, al limite, o su pesci molto grossi sposto l’archetto sulla seconda tacca oppure mi faccio passare l’arbalete allestito per le occasioni speciali: un Comanche 100 con asta da 6.5 e gomme Cressi da 20 mm.

 

Usi la torcia nella pesca alla corvina?

Indipendentemente dal tipo di pesca che faccio mi porto sempre appresso la pila. Sono un tanista, è più forte di me: anche quando faccio l’aspetto e non vedo pesci la uso magari per guardare sotto la pietra su cui mi sono appoggiato! Ci sono due modi per usare bene la torcia. Ormai i pesci hanno imparato, e la corvina che ama stare al buio a maggior ragione di altre specie ittiche, che appena vedono il fascio di luce artificiale lo associano allo sparo. La torcetta è equivalente al rumore di un petardo fatto scoppiare in tana! Allora io uso questo metodo: faccio un lampo brevissimo tanto da localizzare i pesci poi la spengo e la riaccendo solo quando mi sono preparato al tiro; un'altra tecnica comporta che illumino la volta della tana e sfrutto la luce riflessa poi aggiusto leggermente il fuoco solo per sparare. Una potenza esuberante in termini di watt luminosi, a mio giudizio, è utile solo quando c’è sospensione o quando i pesci sono lontani ma se il pesce è a un metro e mezzo di distanza appena accendi la torcia questo “si cuoce”! Conviene, quindi, non illuminare direttamente l’interno della tana ma cercare di proiettare il fascio concentrato su una parete o ancor meglio sul soffitto in modo da non spaventare eccessivamente i pesci intanati. Un grande campione mi raccontava che posizionava due dita davanti alla parabola e regolava il fascio di luce come un dimmer elettronico a seconda delle situazioni. Io non ci riesco e preferisco illuminare il soffitto della tana.

Come spari e recuperi la corvina?

In caduta naturalmente, come credo facciano tutti i pescatori, cerco di sorprendere la corvina più grossa del branco, e se posso miro la testa anche se è molto difficile riuscire a fulminarla. In questi tiri sei spesso situato in posizione verticale per cui non è facile sparare con precisione. In tana lavori da una posizione più favorevole, anche qui ci sono delle eccezioni, e cerco di prendere i pesci in un punto vitale in maniera da immobilizzarli e non sporcare il buco. In caduta, invece, magari ti trovi il pesce “impigiamato” tra le alghe oppure che ti scorre sotto per cui sei di fronte a un bersaglio di dimensioni ridotte che è difficile da colpire. La mia discesa cerco di orientarla lateralmente alla corvina, al branco, in modo da avere un’angolazione migliore per il tiro, una superficie di mira più ampia sui pesci che si presentano un po meglio. Diciamo che l’importante è prenderle in una parte del corpo resistente, non nella pancia, ad esempio. La corvina scatena una reazione intensa e si può strappare facilmente se trafitta bassa.. Nella fuga capita spessissimo che puntino il fondo e girino intorno a un ciuffo d’alga impigliando la sagola. Quindi si cerca di salpare il pesce ma in realtà si tirano alghe e pesce con il risultato di perdere la preda ferita. Se ho una buona autonomia residua al termine dell’azione cerco di afferrare direttamente con le mani la corvina colpita malamente strappando insieme all’asta qualche posidonia, poi risalgo con il fucile che segue.

Hai qualche segreto per prevenire il momento del proverbiale scatto?

No. Magari! La corvina ha uno scatto veramente impressionante che mi frega un sacco di volte. Sparo convinto di vederla morta e invece l’asta è piantata sullo scoglio. Credo che questo metodo di difesa sia un bel corredo per la corvina altrimenti ce ne sarebbero di meno in circolazione... Ti rendi comunque conto se sono allarmate, lo avverti da quanto martellano, da quanto rumore fanno, vedi il branco nervoso. Quando sono in vela, fuori tana, difficilmente le sbaglio mentre quando sono isolate all’imboccatura della tana capita di effettuare delle padelle.

Anche se la punti a mezzo metro dal fucile?

No. Così è morta.

Qual è la corvina più grossa che hai preso?

Un pesce di tre chili e cinquecento grammi ma tra i due chili e i tre ne ho prese parecchie.

Un episodio di pesca alle corvine che ti è rimasto impresso nella tua carriera?

Ricordo un corvinone di oltre tre chili lavorato per ore all’interno di uno stretto budello quasi fosse stata una cernia ma l’episodio che non dimenticherò mai è avvenuto durante lo svolgimento di una gara delle prime mie selettive, circa 15 anni fa. Si gareggiava intorno all’isolotto del Corno, nell’ 88, e si era giunti al termine delle ore regolamentari. Faccio gli ultimi tuffi su alcuni pietroni e guardando sotto un sasso trovo una tana con un bel branco di corvine. Miro alla più grossa ma nella concitazione la colpisco male, nel ventre. Forzo il recupero strattonandola ma questa sbatte e si libera dell’asta. Arrabbiatissimo cerco di recuperarla ma il pesce scompare. Mentre risalgo mi metto a piangere. Immagina la delusione: le mie prime gare di qualificazione… all’ultimo… perdere un pesce così... Faccio ancora qualche tuffo ma ad un certo punto il barcaiolo mi chiama e mi dice che c’è una grossa corvina che galleggia. Era il pesce che avevo strappato. L’abbiamo recuperato e ho vinto la selettiva. Questo episodio che subito avevo inquadrato come colpo di fortuna in realtà mi è capitato più volte pescando corvine a fondo: strappavo i pesci e certe volte le ho viste uscire dalla tana girare in tondo e avvitarsi fino alla superficie. Mi sono confidato con Stefano Bellani e anche a lui sono capitati episodi analoghi. Probabilmente le corvine ferite gonfiano la vescica natatoria particolarmente sviluppata o perdono l’orientamento per poi abbandonare gli altri elementi del gruppo e affiorare.

Testo raccolto da Emanuele Zara