LA CORVINA 

VISTA DA TRE CAMPIONI  

Tra le specie ittiche ricercate dai pescatori in apnea la corvina occupa senza ombra di dubbio una postazione di riguardo. Il comportamento schivo e riservato, l’eleganza nel nuoto, la livrea dalle tinte bellissime, l’alta qualità delle carni bianche e delicate l’hanno candidata ad essere un bersaglio ambito. Un tempo era molto frequente e la si poteva ammirare in fondali rocciosi alternati a distese di posidonie, riunita in famiglie numerose, mentre era intenta a volteggiare dinanzi al proprio rifugio. Al giorno d’oggi, l’eccezionale e indimenticabile spettacolo di un centinaio di corvi che veleggiano in una decina di metri d’acqua non è più visibile attorno alle nostre coste, ma è ugualmente possibile localizzare qualche bell’esemplare che scivola sinuosamente tra i cunicoli di una franata o tra le chiazze di grotto soprattutto nei mesi invernali primaverili. La cattura della corvina è abbastanza difficile, mai troppo facile e scontata per una serie di motivi: è in grado di schivare la freccia all’ultimo momento anche se scagliata da breve distanza; la tana in cui cerca rifugio spesso si dimostra un dedalo di accessi bui e inespugnabili; gli esemplari e i branchi più numerosi spesso stazionano a grandi profondità. Per avere un quadro della situazione vario e autorevole ho raccolto il parere del bravissimo Aldo Calcagno che in Sicilia fa ancora dei bei carnieri di corvine nei mesi invernali cercandole in fondali non superiori ai 20 metri composti da un’alternanza di rocce, sabbia e alghe. Il secondo campione innamorato di questo raffinato scienide è Marco Paggini, livornese, che prova un piacere sottile nel catturare corvi all’aspetto oppure in caduta profonda sui banchi della Corsica. Infine mi sono permesso di sentire l’opinione del mitico Renzo Mazzarri, l’atleta pluri titolato che ha scritto pagine straordinarie e indimenticabili del nostro sport: il campione elbano pesca corvine da decenni, l’esperienza di cui è dotato costituisce un bagaglio nozionistico incomparabile e solo l’emozione di ascoltare i suoi racconti di mare mette i brividi...

 

Aldo Calcagno.

 

Qual è il periodo che ritieni più favorevole per pescare corvine?

Dalle mie parti, in Sicilia, nel siracusano, le corvine si pescano durante tutto l’arco dell’anno. Ma se dovessi identificare i mesi più ricchi di catture ti direi senza esitare che sono dicembre, gennaio, e in certi anni anche i primi di febbraio, più precisamente i periodi di bonaccia che seguono le prime mareggiate invernali. Dopo le perturbazioni s’instaura l’alta pressione, il mare si calma, ed è possibile intercettare corvine che migrano in mezzo all’alga, intorno ai lastroni, ai sassetti isolati in non più di sedici, diciassette metri d’acqua. Sono pesci di dimensioni medie, intorno ai settecento, ottocento grammi con rare eccezioni di pesi maggiori. Nei mesi seguenti, primaverili, questi pesci scompaiono e diventano molto più rari da incontrare. All’arrivo dell’estate ritornano i branchi ma si trovano a profondità maggiori, quasi sempre rioccupano le stesse vecchie tane: ci sono pesci più grossi, oltre il chilo di peso.

C’è un orario favorevole rispetto ad un altro?

No. Non c’è un orario migliore di un altro. Le puoi trovare di mattina o all’imbrunire, senza sostanziali differenze. Io faccio il pescatore in apnea professionista ed esco tutti i giorni possibili. Direi che a volte si trovano più corvi rispetto ad altre giornate ma ciò capita a prescindere dall’orario.

Nella tua lunga esperienza di mare hai notato differenze in presenza di alta o bassa marea, o delle diverse fasi lunari?

Non ho mai notato grosse differenze relative al tipo di luna o di momento di marea però ho verificato che le corvine sono più o meno diffuse e presenti da un anno all’altro. Mi spiego: c’è un anno in cui incontri folti sciami di corvine, e l’anno dopo in cui ce ne sono pochissime. E’ un ciclo: un anno ricco e uno povero.

Le condizioni meteo marine che preferisci?

Per le corvine prediligo un acqua abbastanza pulita e cristallina che mi permette di avvistare le prede dalla superficie. Con acqua sporca è difficile impostare una battuta abbastanza selettiva sulle corvine. Certo, io conosco delle tane “madri”, cioè quelle che fanno sempre corvine da decenni, ma se trovo mare limpido riesco a visitarle meglio e anche a trovare i pesci più grossi. Con la corrente di Grecale o di Scirocco il mare di Siracusa si pulisce mentre con venti di Libeccio, o da sud, si intorbidisce e sparisce il pesce.

A che profondità cerchi le corvine?

In inverno a non più di diciotto, diciannove metri. In estate scendo anche oltre i 25 metri dove conosco delle tane “madri” dove vivono pesci di notevoli dimensioni. Nella stagione fredda queste caverne sono buie e disabitate ma in estate tornano ad essere dei piccoli paradisi.

Se dovessi ipotizzare l’itinerario migliore siciliano dove impostare una battuta alla corvina quale sceglieresti?

La Sicilia è un’isola ricca di corvine sia nel versante occidentale sia in quello orientale. In inverno ci sono queste migrazioni con molti pesci che nuotano in fondali “facili” composti da un’alternanza di posidonia e lastroncini. In estate si spostano su fondali più impegnativi, su cigli dove ci sono tane “secolari” sempre abitate.

La tecnica di pesca che pratichi con più successo?

Io pesco in tana, normalmente, razzolando, esplorando un ampio tratto di fondo. Talvolta scovato il sasso buono riesco a fare solo un tiro e poi le corvine spariscono nell’alga allora cambio strategia e tento la carta dell’aspetto sui bordi delle praterie. Ogni tanto escono dagli steli e ne prendo qualche esemplare. Cerco sempre di valutare la situazione e in base a ciò che vedo metto in campo la soluzione pratica. Ci sono giornate favorevoli in cui entri nel buco e il pesce si fa prendere senza difficoltà e altri momenti in cui le vedi scodare poi scompaiono definitivamente.

Che attrezzatura adoperi?

Sono un atleta Effesub e trovo che il materiale che mi forniscono di serie vada più che bene per tutti i tipi di pesca. Come muta indosso una Mimetic da sei mm in inverno sempre accompagnata da un comodissimo paio di bermuda Effesub con le tasche laterali. D’estate in base alle batimetriche o al taglio di acqua fredda scelgo una cinque o una tre millimetri. I fucili con cui sparo alle corvine si alternano tra un oleopneumatico Magnum 70 con variatore e asta con fiocina,  e un 75 ad elastici con asta da 6 mm o da 6,5 mm.  Se trovo una tana lunga passo ad un arbalete da 90. Tutti i miei fucili sono armati con gomme da 20 mm di sezione, morbide e progressive, non troppo corte.

C’è un ricordo di mare sulla pesca della corvina che ti è rimasto impresso?

Certo! Lo spettacolo a cui assistetti durante la preparazione del campionato italiano 1998 a Porto Palo è stato un evento eccezionale, unico, indimenticabile. Stavo preparando davanti “a casa” a circa due miglia da riva, quando in una distesa infinita di fango e sabbia, intorno alla batimetria dei 26/27 metri, scoprii un pietrone solitario, vergine. In vita mia non avevo mai visto un posto simile, così strapieno di pesce da farti venire le vertigini! Oltre a nuvole di saraghi e a decine di cernie bianche c’erano centinaia e centinaia di corvine che sfilavano e gironzolavano nelle varie aperture di questo mammellone isolato nel fango. La colonna di corvi iniziava già a cinque sei metri dal cappello per poi allargarsi verso la base in una girandola di corpi bronzei da farti impazzire! Per farla breve segnai il posto eccitato come non mai. La zona venne però esclusa dal campo gara ma alla fine della competizione ci tornai a pescare da solo. La tenni come riserva personale per anni e ricordo che quando sparavo a corvine di un paio di chili l’una spesso facevo doppietta senza volerlo!

Qual è la corvina più grossa che hai catturato?

Ho preso diversi pesci dai tre chili e mezzo, tre chili e ottocento grammi ai quattro. Corvine dal corpo sformato, non esageratamente lunghe, ma tozze e corpulente al pari di piccole cerniotte!

 

Marco Paggini

 

A tuo giudizio, qual è la stagione più propizia per trovare le corvine?

Il periodo della riproduzione coincide con la primavera, e da febbraio ad aprile, secondo la mia esperienza nell’alto tirreno, è il momento migliore per insidiarle nel bassofondo: si pescano nei meandri delle franate, nei catini di roccia, ai bordi delle distese di posidonia, nei tagli del grotto. D’estate, a parte la profondità, c’è acqua calda ed è più semplice trovarle riunite in branco.

Se dovessi identificare un itinerario dove ti sposteresti?

Io vado a pescare corvine soprattutto in Corsica, posti dove è ancora possibile vedere nutriti branchi di corvi che volteggiano davanti a un buco. Anche dalle mie parti, davanti a Livorno, in Meloria, oppure sul ciglio di Antignano pesco corvine ma si tratta di pesci sparpagliati in qualche catino, in qualche spacchetto ed è difficile metterne a pagliolo più d’un esemplare nella stessa area. La corvina è un pesce perlopiù stanziale cioè la ritrovi sempre negli stessi posti, nelle medesime tane; dove c’è alga mista a roccia è facile si sia insidiata. Una caratteristica che oserei dire peculiare è che la corvina vive a stretto contatto con la cernia, sempre.

 Quando vedo un volo di corvine controllo anche se nei paraggi vive una cernia o viceversa: avvistato un serranide verifico che nei pressi non coabiti anche qualche corvina. Le tane situate in profondità tipo la lastra isolata su sabbia, o la crepa nascosta in un mare di posidonia risultano abitate più frequentemente. Ma c’è da fare una precisazione: un prelievo massiccio nello stesso punto, sotto lo stesso sasso può determinare una rarefazione di corvi protratta nel tempo, e comunque una maggiore “prudenza” e vigilanza negli individui scampati alla strage come se le corvine mantenessero una sorta di “memoria” storica.

La corvina è pescabile in tutto l’arco della giornata?

Certamente. Ma nei miei ricordi ho delle pescate particolarmente ricche effettuate sia al mattino presto sia al tramonto, cioè quando sott’acqua era buio. Un anno, nel periodo di Pasqua, telefonai a Stefano Bellani e organizzammo una breve vacanza sul dito della Corsica; proprio in quell’occasione, in un’uscita all’alba, facemmo un carniere straordinario di grosse corvine sul banco di Centuri. Si tratta di un episodio che non conferma la regola generale però posso dirti che la corvina è un pesce che ama le caverne, i posti scuri, i coni d’ombra e al cala sole o alle primissime ore del giorno tende ad uscire allo scoperto favorita dalla scarsa luminosità ambientale.

Lo stato delle maree e le fasi lunari possono influenzare il comportamento delle corvine?

Io penso che il comportamento di tutte le specie ittiche siano influenzati parzialmente dalla luna e dalle maree ma in mare è praticamente impossibile trovare una situazione ferma e stazionaria per cui risulta difficile considerare l’apporto dei vari fattori naturali. Un giorno c’è un tipo di corrente, di vento, di marea, qualche ora dopo cambia, il giorno successivo si verifica un’altra variazione ancora. Qualche mese fa abbiamo disputato l’Europeo in Portogallo è lì sì che la marea giocava un ruolo fondamentale e ben visibile sul movimento e la presenza del pesce. Da noi non ci sono escursioni molto marcate e direi che probabilmente la luna è l’unica a creare delle interferenze con l’ambiente sottomarino.

Ci sono condizioni meteo marine favorevoli nella pesca alla corvina?

Dipende dove la insidi. Ovviamente se pesco fondo, la situazione che si verifica la maggior parte di volte che voglio prendere pesci di grandi dimensioni, preferisco uno stato di mare calmo, acqua calda, ottima visibilità e poca corrente. In acqua bassa è più facile trovare corvine se c’è un po’ di corrente, se c’è il mare che sbatte: magari ti trovi la corvina fuori tana mentre stai compiendo un agguato alla base di una franata.

Quali sono le tecniche d’elezione per catturarla?

Direi che sono quasi tutte. La corvina è un pesce che si lascia avvicinare con facilità e ad esempio una caduta ben fatta è una tecnica in grado di fruttare delle belle catture. Una ventina di giorni fa ho sparato a un corvo di oltre due chili e mezzo proprio in caduta, davanti all’imboccatura della tana. Ma il piacere più appagante, la soddisfazione più grande la provo pescando all’aspetto in quindici, sedici metri d’acqua. Quando ho localizzato la corvina, o il branco, mi apposto a cinque sei metri di distanza e attendo che il pesce mi punti. E’ uno spettacolo quando ti vedi arrivare le corvine a tiro, quando hai la possibilità di fartele sfilare davanti! Magari se fai il tuffo in caduta le prendi ugualmente ma nell’ottica della pescata sportiva, dell’appagamento personale non c’è paragone! Poi se ne catturi una all’aspetto è molto probabile che s’intanino successivamente quindi ti danno la possibilità di un secondo colpo. La corvina, anche se è un pesce facile nell’approccio non ti da mai garanzie, la certezza di cosa succederà al tuffo dopo: trovi una pietra con dieci corvine e supponi di riuscire a prenderle facilmente tutte dieci ma allo stesso tempo succede che non ne prendi nemmeno una. Sono pesci particolari e ad esempio rispetto al sarago “tengono” molto meno la tana; magari hanno già preso fucilate e nell’oscurità tendono a spostarsi. Se ti trovi davanti a un taglio classico fondo o ad una pietra isolata puoi avere qualche chance di cattura in più ma se sei in presenza di tane comunicanti o lastroni passanti stai tranquillo che se non spari subito alla prima che intercetti non le vedi più. Un’altra situazione appagante è la ricerca delle corvine nell’alga. Dopo che magari ho sparato in tana vedo il branco che si sparpaglia nella posidonia. Allora controllo se mi muove il ciuffetto d’alga, se  riesco a distinguerne il profilo del muso, il contorno del corpo. Se l’alga è rada è un’operazione più facile ma se è fitta… La corvina crede di essere nascosta invece tu l’hai vista… provo una grande soddisfazione!

Che attrezzatura adoperi?

Tutto equipaggiamento Sporasub. In primavera indosso una giacca in liscio spaccato Team Italia da 6 mm e pantaloni da 5. La maschera è una Samurai, le pinne Pure Carbon; in cintura tengo 5, 6 chili e l’immancabile mulinello. Come fucili mi trovo benissimo con il Viper 75 con gomme Dessault da 16 e asta da 6 mm mentre sullo Sniper 90 ho una tahitiana da 6.5 mm. Se mi organizzo per i tuffi in profondità ho anche un piombo mobile collegato alla cima del pallone.

Un aneddoto curioso, uno spettacolo indimenticabile?

Il primo fatto che mi viene in mente è la visione di una pallonata incredibile di corvine. Una decina d’anni fa mi trovavo sul Banco di Centuri con Maurizio Ramacciotti e avevamo trovato un fondale stupendo che faceva una caduta da 32 a 36 metri. Sulla cresta, c’era uno spacco, una cosa mostruosa. Un volo bestiale di grossi corvi, qualche centinaio probabilmente. Tutti pesci sopra i due chili di peso!

La corvina più grossa?

Ne ho preso di molto grosse in Corsica, soprattutto nei pressi di S. Florent. In mezzo all’alga ho trovato dei canaloni con fondo in sabbia e costoni di roccia. In una pescata memorabile c’era l’esemplare più grosso che sfiorava i tre chili di peso.

 

Renzo Mazzarri.

Qual è il periodo migliore per pescare corvine?

Differenzierei le zone perché dalle mie parti, all’Elba, la corvina è diventata rara durante tutta l’estate probabilmente per la pressione e il fastidio arrecato dai sub, dal traffico dei natanti, dal turismo. Il mese migliore per avvistarne qualche esemplare discreto è l’autunno, precisamente il mese di novembre. Prima di questo periodo trovi tane vecchie e un tempo riccamente abitate, completamente vuote, deserte. Non c’è un pesce. In Sardegna e in altre zone mediterranee è diverso. Ricordo un campionato, a Stintino (SS), dove presi una cernia di 18 chili, una mostella e ventisette enormi corvine nel mese di maggio. La fine della primavera coincide col periodo riproduttivo e in molte parti si iniziano a vedere. Purtroppo qui all’Elba in bassofondo trovi la corvinetta di due, tre etti ma se vuoi pescare corvi di peso o vedere qualche branco bisogna scendere a quote molto profonde, diciamo oltre i venticinque metri. All’Elba è matematico che in quindici, sedici metri di fondo non ci sia più una bella corvina. 

Esiste un orario favorevole?

Lo escluderei. La corvina è un pesce da tana ed io le ho pescate in tutte le ore della giornata a differenza di cosa capita, ad esempio, con altre specie ittiche, tipo i dentici, che sono maggiormente attivi all’alba o la tramonto con luce bassa.

La marea e la luna interferiscono nel comportamento delle corvine?

Non l’ho mai notato.

Le condizioni meteo marine migliori?

Le corvine si pescano in tutte le condizioni: acqua limpida calda, acqua fredda torbida; non  ho mai dato peso a queste considerazioni.

Qual è  il tipo di fondale migliore?

Il grotto è un habitat favorevole alle corvine, così come il granito, la roccia nell’alga. Il pesce è localizzato soprattutto nei tagli verticali. Una volta anche le spaccature orizzontali facevano pesce ma oggi sono meno frequentate a differenza di qualche taglio verticale magari stretto all’inizio e poi che si allarga di sotto. Alle secche di mezzo canale conosco dei tagli abitati conformati in questa maniera: si riesce a prendere qualche corvina all’imboccatura poi i pesci scompaiono all’interno.

La tua tecnica?

Io ho sempre impostato una battuta facendo dei voli di planata a foglia morta, delle discese lente a qualche metro dal fondo stando attentissimo a recepire qualsiasi movimento a scoprire una movenza sinuosa, un dettaglio. E' fondamentale il colpo d’occhio, la rilevazione di una scodata, di una corvina che scivola sotto un sasso al limite del campo visivo, fuori dal fuoco centrale della maschera. Poi la corvina si prende con la tecnica della pesca in tana classica, qualche volta direttamente in caduta. Nell’oscurità di una crepa si avvista facilmente grazie alle pinnette e alle labbra biancastre che contrastano con il resto del corpo bruno. Per questo motivo ho sempre usato raramente la torcia e solo quando non se ne può fare a meno. Il fascio luminoso può mettere in allarme il pesce. Se la corvina è nell’alga può risultare vincente fare qualche aspetto nel tentativo di farne uscire qualcuna ma la tecnica più redditizia è cercarla nei tagli verticali.

La tua attrezzatura?

Guarda, io non sono uno che patisce il freddo e in vita mia ho usato al massimo una muta da 5 mm anche quando ho gareggiato in acque molto fredde tipo Lussino. In estate alterno una giacca Cressi da 5 mm e un pantalone da 3. D’inverno tutto da 5 mm. Non metto nessun tipo di guanti, ho sempre pescato a mani nude. Come pinne calzo dei modelli in carbonio della C4 ma rispetto al passato sono passato a una pala morbida. In passato ho sempre adoperato delle “tavole” durissime ma ora, sarà la vecchiaia, il diverso grado di muscolatura, mi trovo meglio con modelli più leggeri e flessibili.

Che arma adoperi?

Solo esclusivamente arbalete Cressi, di serie. Sono anni che ho abbandonato gli oleopneumatici. Faccio qualche piccola personalizzazione ma nessun stravolgimento perché le armi di oggi sono ottime e funzionali. Pescando per divertirmi, non in gara, uso sempre è solo arbalete non inferiori alla misura 90 con gomme da 16 mm, ho sempre usato solo questo diametro, e tahitiana da 6,5 mm. L’unica eccezione è pescando nell’acqua torbida, all’aspetto le spigole, allora prendo un 75 se no non scendo sotto la misura 90. O prendo una preda discreta o non mi interessa sparare ai pescetti; in gara cambia strategia e allora usi qualsiasi arma per catturare un pesce. Alla Spearfishing Champions League di Ottobre in Grecia, la competizione divertentissima che mi ha ringiovanito di almeno dieci anni dal punto di vista mentale e che ha risvegliato le emozioni che avevo chiuso dentro un cassetto polveroso, con l’amico e compagno di tantissime gare, Riccardo Molteni, mi sono portato dietro un Sl 40 per eventuali buchetti ma non l’ho mai usato.

Nella tua lunghissima e prestigiosa carriera agonista hai qualche particolare ricordo in relazione alla pesca della corvina?

Mi vengono in mente tue carnieri completamente diversi. Il primo giorno del campionato del mondo svolto in Turchia, nel mar di Marmara, il mio personale esordio in campo mondiale, avevo trovato in preparazione tre pietre isolate nella sabbia, situate in un posto difficilissimo da localizzare riguardo alle mire e ai riferimenti a terra (un problema forse dettato dalla mia non eccessiva esperienza). Si trattava di una zona situata molto al largo, c’era acqua molto torbida, fatto sta che in gara non l’ho più ritrovata. Ho cercato i sassi per mezz’ora poi ho detto a me stesso: “Non posso perdere un mondiale, compromettere anche la squadra per due pietre che non riesco a trovare!” Sono andato via. Purtroppo il posto era conosciuto da Esclapez che dopo un’ora e passa di ricerca l’ha ritrovato. Bene, ci ha pescato sopra e credo abbia preso una settantina di corvine. Ce n’erano duecento, forse trecento di numero attorno alle tre pietre ma i sassetti erano così piccoli da contenerne al massimo una ventina di esemplari e così il resto del branco ci girava attorno. Uno spettacolo in cinque metri d’acqua. Purtroppo ho lasciato, nella prima giornata, al concorrente rivelatosi più pericoloso per il Mondiale, questo fantastico carniere. Però non mi sono dato per vinto e costretto a razzolare davanti alla diga del porto ho raccolto sei, sette, dieci tordi, non ricordo bene, altrettanti saraghi e circa sessantacinque corvine, così, al razzolo. Nella seconda giornata ho preso ancora qualche corvina e il resto solo grossi saraghi per un totale di sessantotto pesci validi, vincendo il mio primo campionato del mondo. Un altro episodio mi viene in mente durante la preparazione di questo mondiale. Il fondo era piatto e le tane erano scavate tra le cozze. C’era tutta una concrezione fitta di mitili enormi e le corvine sceglievano il proprio nascondiglio all’interno di questi raggruppamenti; si trattava di buchi piccolissimi, difficili. A secondo del fucile con cui sparavi si verificavano due situazioni ben distinte. Pescando con la tahitiana dell’arbalete facevi immancabilmente uno spiedino di cozze perché ne trafiggevi parecchie. Io avevo un grande vantaggio perché pescavo con l’SL 40 e la fiocina: riuscivo a evitare questo problema perché immobilizzavo le corvine senza portami dietro, ogni volta, un mucchio di cozze. Ricordo che in gara, addirittura, riuscii a prenderne qualcuna direttamente con le mani, senza sparare. Stavano pigiate in questi piccoli buchetti e sono riuscito ad afferrarne quattro cinque per le branchie!

 

Testo raccolto da Emanuele Zara.