LA LECCIA VISTA DA TRE CAMPIONI:

Antonini, Cascone, Paggini

L’autunno è un periodo stagionale fantastico per la pesca subacquea: l’acqua è ancora calda, le spiagge sono deserte, i pesci ritornano a frequentare il sottocosta. In questo contesto l’incontro con un predatore eccezionale quanto “misterioso”, la leccia, è in questi ultimi anni un evento possibile soprattutto in certe aree del mediterraneo. Il pelagico dal peso considerevole, dalla potenza di fuga nettamente superiore a quella posseduta dalla ricciola, dall’aspetto fiero e dall’occhio “cattivo” si avvicina alla costa per cacciare la minutaglia, i muggini intenti a riprodursi, e può presentarsi davanti alla tahitiana anche in pochissimi metri d’acqua. La leccia non è un pesce su cui programmare una battuta di pesca specifica, al contrario di altre prede come il dentice ad esempio, ma non bisogna farsi trovare impreparati nel caso la si incontrasse: un mulinello inserito in cintura o montato sotto il fucile è d’obbligo in questa stagione se non si vuole correre il rischio di una terribile delusione. Fabio Antonini, Beniamino Cascone, Marco Paggini sono tre campioni che vivono in regioni dove la leccia è presente con una buona frequenza periodica: ho raccolto i loro suggerimenti, le loro esperienze affinché si possa capire dove trovarla, come sparargli, come combatterla.

 

La parola a Fabio Antonini.

Qual è il periodo più adatto per pescare la leccia nella tua regione, il litorale laziale?

Qui da noi, davanti a Civitavecchia, è l’estate piena il momento clou, i mesi di luglio e agosto, perché l’acqua è molto calda, entrano parecchi muggini e la leccia li insegue per cibarsene. In questo periodo, sino a settembre, ottobre si scatena tutta la catena alimentare, e i predatori compaiono con maggiore frequenza. Tra ottobre e dicembre, in particolare, arrivano anche molte ricciole. Pescando dalle mie parti non disdegno neppure gennaio e febbraio perché ci sono due centrali termiche, una a Civitavecchia e l’altra a Montaldo, che scaricano acqua calda a mare: in queste zone la temperatura più alta sembra attirare le lecce e così anche in pieno inverno puoi trovarti davanti bestioni di 20 o 30 chili. La leccia non ama l’acqua fredda: caccia quasi sempre negli strati più caldi del mare. Credo anche che questi due mesi, al pari del pesce bianco, coincidano con il loro periodo riproduttivo.  

 

C’è un orario particolarmente favorevole per incontrarle?

La leccia è un pesce di passo, non è un pesce stanziale, quindi è sempre piuttosto occasionale incontrarla. Non si può impostare un’intera battuta esclusivamente alla leccia. La puoi trovare di mattina presto, all’alba, come al tramonto, oppure nelle ore centrali della giornata: ripeto è un pesce occasionale. Però può capitare che stai cercando saraghi nel grotto con un Tempest 50 e la fiocina, guardi sotto un sasso, alzi la testa e te lo trovi davanti. Stessa scena mentre cerchi spigole o muggini in bassofondo, nella schiuma: ti giri e lei è lì dietro che ti guarda!

Quindi non si può verificare se è maggiormente presente con particolari condizioni di luna o di marea?

È un predone talmente sporadico che non si possono fare dei calcoli. Qui da noi la luna influisce molto soltanto sui dentici. Ho costatato che con la luna piena i dentici sono più avvicinabili, vengono di più all’aspetto, al contrario degli altri pesci. Con la luna scura ne vedi molti meno, non vedi i branchi, vedi qualche pesce isolato e sono molto più diffidenti. Per la leccia bisognerebbe raccogliere più dati per ricavarne una statistica attendibile.  

Le condizioni meteo marine più adatte per incontrare la leccia?

Nella mia esperienza ho constatato che la leccia si trova o con un mare calmo, un mare “olio” , oppure una situazione tipicamente autunnale con mare di scaduta ricco di mangianza che “balla” nella risacca. Qui da noi è un problema pescare con mare mosso perché l’acqua è torbidissima: capita di vederla “bucare il fango all’improvviso, quando meno te l’aspetti. Più è torbida l’acqua e più è facile che incontri la leccia: rispetto a condizioni di mare calmo e acqua chiara risulta più calma e tranquilla nell’approccio con il pescatore.

La leccia fornisce dei segnali premonitori sulla sua presenza?

Io me ne accorgo se nella zona in cui sto pescando ci sono branchi di cefali. Ad un certo punto i muggini che la percepiscono arrivare sembrano impazziti di paura, schizzano da tutte le parti. E’ un atteggiamento difensivo che mettono in campo anche quando nei paraggi girano le ricciole ma nel caso della leccia la reazione è ancora più rapida, “schizzata”, rabbiosa. La leccia però, al contrario della ricciola, fa una passata e se ne va: siccome nel Lazio l’acqua è quasi sempre torbida la prendi se stai nella posizione giusta, altrimenti non ti da un’altra occasione.  

Il tipo di fondale più adatto?

Davanti a Civitavecchia c’è grotto e il fondale più adatto è conseguentemente sempre il bassofondo di questo substrato. Non c’è una batimetrica di riferimento precisa: la puoi incontrare su qualche sommo profondo ma la maggior parte delle catture sono state fatte sempre in poca acqua, anche pesci veramente grossi. Statisticamente il maggior numero di lecce si vedono durante l’esecuzione di tecniche come l’aspetto o l’agguato sotto costa.  

 

C’è un posto nel mediterraneo dov’è più facile catturare grosse lecce?

Dalle mie parti se ne prendono parecchie, ultimamente: non mi è mai capitato di vedere altri posti dove ce ne così tante. Rimane il fatto che non si può dedicare un’intera battuta alla leccia ma vale la considerazione di aspettarsela sempre!

Qual è la tecnica d’elezione per catturarla?

L’aspetto classico è il metodo migliore per la leccia. Il pelagico non ti da molte occasioni per sparagli: una passata e via. Si spaventa quando ti avvicini, il contrario della ricciola. È come il pesce serra: ti da quel momento favorevole poi scompare.

Che tipo di equipaggiamento consigli per affrontare la cattura di una leccia?

L’attrezzo più importante è il fucile corredato di un buon mulinello. Io per l’aspetto uso un arbalete da 100, 110 cm con asta tahitiana da 6.5 mm a doppia aletta contrapposta. Gli elastici sono i Power 18 con cui mi trovo benissimo su tutti i pesci di grosse dimensioni: sono progressivi, non duri e legnosi, e conferiscono buona penetrazione a fine corsa.  

Curi la punta della tahitiana?

La leccia è un pesce piatto, non è particolarmente dura da bucare, però io le aste degli arbalete le preparo sempre affilatissime perché così mi garantisco una penetrazione sicura sul corpo del pesce anche su lunghe distanze.

Ipotizziamo che la leccia ti offra la possibilità di mirare tranquillamente: come spari?

Se mi arrivasse di muso cercherei di mirare all’occhio. Che ce l’ha bello grosso, cattivo, e se l’asta lo centra arriva al cervello fulminando la leccia all’istante. Potendo mirare col pesce che mi scorre di lato preferisco sempre sparare ai pelagici da metà corpo alla coda perché ho visto che offrono molta meno reazione. Si potrebbe addirittura immobilizzarla se prendi la colonna vertebrale (come tutti i pesci si blocca, trema e si ferma) però la spina dorsale di un pesce di 30 chili e passa è bella tosta da spezzare, bisogna metterlo in conto! La leccia ha una muscolatura molto potente e l’impatto con l’asta produce un rumore sordo. La reazione di fuga è impressionante, molto, molto più reattiva della ricciola. L’ultima che ho preso mi ha fatto l’asta a banana; da buttare.  

 

Come la combatti se non la fulmini?

Nel recupero dei grossi pelagici preferisco dare sagola progressivamente, farla  guadagnare al pesce a poco a poco. Non apro completamente la frizione perché se no la preda ferita parte e complica il recupero. La leccia, come la ricciola tende a dirigersi sul fondo, invece se sente una certa resistenza si mantiene alta e non si rischia di lesionare il filo.

Racconti un episodio curioso sulla pesca della leccia?

Ero andato a pescare con Massimo Baldassarre, stavamo tornando a casa con il gommone quando a qualche centinaio di metri dal porto abbiamo visto passarci sotto l’imbarcazione un branco di pescioni. Massimo ha urlato: “ Lecc...!” Ma non ha avuto neppure il tempo di terminare la parola che io mi ero già buttato in acqua. C’erano 5 metri di visibilità e le ho viste ritornare indietro non appena mi sono appoggiato al fondo. Ho sparato a quella più vicina ma non sono riuscita a fulminarla. Il pesce è partito verso l’imboccatura del porto ma il recupero è stato rocambolesco perché ci trovavamo sulla rotta d’ingresso delle navi! Ho dovuto risalire sul gommone perché stava passando un enorme mercantile! Sono stato fortunato perché la leccia è andata verso la banchina del porto, si è affiancata alla massicciata, (intanto la nave è passata) è risalita verso la superficie e lo tirata sul gommone. È la leccia più grossa che ho preso.

 

Sentiamo Beniamino Cascone

Qual è in Campania il periodo migliore per pescare la leccia?

D’estate, diciamo da maggio a ottobre. Penso che la leccia sia più abbondante in questo periodo perché è un pesce che ama sostanzialmente l’acqua calda, d'altronde la si trova occasionalmente anche d’inverno, in poca acqua. Qui da noi almeno, nel Salernitano, gli incontri invernali non sono frequenti, sono piuttosto rari.

C’è un orario favorevole per incontrarla?

In alcune zone si, però io credo che la sua presenza dipenda soprattutto dalla concentrazione di mangianza. Ci sono punti per esempio dove si incontrano con più facilità ad orari precisi, che non sono come si può immaginare l’alba o il tramonto ma magari il periodo a metà giornata: in quella determinata zona ci sono magari condizioni termiche e di corrente particolarmente favorevoli.

La luna e le maree hanno una certa rilevanza?

Non credo, o almeno non è facile rendersene conto perché non è un pesce che si incontra con una tale frequenza da poterne fare una casistica attendibile. L’incontro è in genere abbastanza saltuario, però ci sono punti dove l’incontro diventa probabile o addirittura sicuro, dipende appunto dalle zone. Per esempio nel Napoletano è molto raro pescare lecce mentre nel golfo di Salerno ce ne sono molte di più.  

Riguardo le condizioni meteo marine?

È facile trovarle con mare mosso, comunque è un incontro che qui da noi si ha quasi sempre in poca acqua e con risacca. La condizione più importante a mio avviso è la presenza di mangianza di piccole dimensioni ma anche di pesci più grandi, magari cefali. Una leccia di 20 chili si mangia di tutto: dalle acciughette al cefalone. Una volta la trovi in caccia in mezzo a branchi di pescetti altre volte viaggia in presenza di branchi di cefali e quasi sempre in poca acqua e in acqua torbida; secondo me è un pesce che ama particolarmente l’acqua torbida perché così riesce ad attuare meglio la sua strategia di caccia.

Si può catalogare un tipo di fondale adatto alla leccia?

La si può trovare in zone dove è tutto fango oppure dov’è tutta roccia. Credo che oltre l’acqua temperata, ami soprattutto anche l’acqua dolce, la presenza di acqua fluviale. È molto frequente infatti trovarla alla foce dei fiumi dove c’è molta mangianza, e non necessariamente muggini.

C’è nel Mediterraneo qualche zona particolarmente ricca di questi pesci?

Forse il posto dove ce ne sono di più è proprio il golfo di Salerno e in genere in concomitanza con qualche sbocco fluviale o addirittura lungo le spiagge.

Per un uscita alla leccia che attrezzatura si potrebbe utilizzare?

In genere non vai a fare la battuta di pesca “alla leccia”, tranne che in certi posti, comunque il mulinello è sicuramente l’elemento più importante se vuoi sperare di concludere positivamente l’incontro. Può succedere pure di sparare ad un pesce di 15 o 20 chili, che tira moltissimo, e senza una riserva di filo è praticamente impossibile recuperare un pelagico di questo peso. Come capita spesso i pesci schiacciati di lato hanno una grande capacità di trazione perché nuotano con tutto il corpo, credo sia questo il motivo dell’eccezionale potenza della leccia. Tira da morire una leccia, molto di più rispetto ad una ricciola di pari massa. Per quanto riguarda l’arma già con un buon arbalete 90 (con mulinello) e asta da 6.5 mm hai buone probabilità di catturarla.

Che tecnica si predilige?

La leccia ha un comportamento strano perché contrariamente alla ricciola è molto più facile da avvicinare: se passa e non viene a tiro, ci si può staccare dal fondo e andargli incontro, perché non scappa. Chiaramente se sei all’aspetto nell’acqua torbida, con mare formato e passa una leccia fuori tiro, non ce la fai ad andarle dietro nell’acqua sporca: sparisce prima che tu riesca a muoverti. Con le condizioni giuste, invece, potresti inseguirla e colpirla.

C’è un punto del corpo preciso per fulminarla?

Valgono le solite regole: se ti arriva di muso si spara in testa. Io in genere sparo sempre all’attacco della linea laterale cioè al ganglio. È un sistema che funziona con tutti i pesci. Certo che in mare spesso non fai tanti ragionamenti, non hai il tempo, e allora capita anche di sparare in coda così la leccia non riesce più a esprimere tutta la potenza. Mi è capitato un recente episodio in cui stavo pescando saraghi all’aspetto, in 13/14 metri di fondo, con condizioni di acqua torbida; impugnavo un 90 senza mulinello. Mentre ero a galla e stavo respirando, mi preparavo al tuffo, mi sono comparse davanti due lecce grosse: ho avuto giusto il tempo di raddrizzare il fucile in avanti e sparare a una che era di 17 chili. L’ho colpita all’attaccatura della linea laterale è l’ho fulminata. Ed è stata chiaramente una fortuna perché una leccia di 17 chili colpita senza il mulinello, poteva fuggire senza possibilità di trattenerla.

C’è una tecnica per combatterla con il mulinello se la prendi male?

Cerchi di non mettere in tensione il filo, cerchi di recuperarla con dolcezza, senza strappi, altrimenti la perdi di sicuro.

Hai vissuto un’esperienza particolare nella cattura di qualche leccia?

La leccia che rimpiango di più l’ho sparata a mezz’acqua con la fiocina durante una gara, un pesce di 8/9 chili, e l’ho strappata. Ancora me la ricordo bene perché invece di arrivare in terza posizione avrei sicuramente vinto! Era una competizione a nuoto sulla costa laziale e anche in queste zone ce ne sono molte di lecce. Durante le prime ore di gara avevo pescato con un fucile lungo fino a pochi istanti prima dell’incontro fatidico perché ero in ricerca, stavo esplorando il fondale. Avevo trovato una zona spaccata, il tempo di tirare a me il pallone e di cambiare il fucile, quando ho fatto il primo tuffo con il fucile corto e mi è passata sotto la leccia a mezz’acqua. Gli ho sparato, ma il fucile con la fiocina raramente a un buon impatto su pesci del genere quando li prendi di lato. Se avessi potuto sparargli di testa allora si che avrei potuto inchiodarla, avrei avuto almeno una possibilità, altrimenti è praticamente impossibile prenderla.

 

I suggerimenti di Marco Paggini

Quando si pescano le lecce in Toscana?

A Livorno il periodo migliore per le leccie è settembre/ottobre, perché è il momento in cui le lecce si avvicinano alle zone portuali. È il periodo di frega dei muggini e quindi i pelagici accostano per mangiare. Vedere una leccia in caccia è uno spettacolo poiché è in grado di inseguire i muggini fin sulla battigia! Ultimamente c’è stato una maggiore frequenza di incontri di lecce e di pesci serra forse per i cambiamenti climatici e l’innalzamento della temperatura del mare.

C’è un orario favorevole per incontrarle?

I pesci in mare si incontrano un po in tutte le ore, dipende da una serie di circostanze perché se sei in un posto dove è concentrato molto cibo la leccia ci gira a qualsiasi ora del giorno. Io le ho prese al mattino molto presto, al calasole, ma anche a mezzogiorno con il sole alto. I pesci predatori come la leccia comunque preferiscono mangiare alle prime luci dell’alba, e la sera, prima del tramonto.  

La luna e la marea possono incidere nelle sue abitudini?

Nella mia esperienza non ho notato differenze anche se la leccia è un pesce che storicamente caccia anche in acqua bassissima quindi potrebbe essere influenzata dalla mangianza che si muove con le fasi di marea.

Le condizioni meteo marine?  

È più facile trovarla in poca acqua con il mare formato. Certamente la costante, la caratteristica particolare della leccia è la difficoltà nell’incontrarla, nella certezza di trovarla in un punto preciso ma con il mare mosso si apre uno spiraglio che rende la sua cattura un po più probabile. Se si va a cercare appositamente è quasi impossibile trovarla: non è come il dentice, la ricciola, la cernia, o come il sarago che sai presenti sulla secca o in determinate tane. La leccia è difficile, è un pesce molto solitario che io ho sempre visto da solo o al massimo due esemplari, che puoi incontrare veramente in tutte le situazioni. A me è capitato di catturale in un metro d’acqua, come in dieci; in mezzo ad un branco di ricciole o dietro a uno sciame di cefali; e con tutti i tipi di mare.

Il tipo di fondale?

La leccia è presente in tutti i tipi di fondale. A settembre, ottobre qui a Livorno le incontri in poca acqua a ridosso di una massicciata o di un ciottolato perché sono in caccia, però come pesci solitari li puoi trovare anche sulle secche profonde mentre nuotano nel blu. La caratteristica principale della leccia rispetto alla ricciola è che risulta più facile trovarla in acqua bassa che profonda.

C’è un zona in Italia in cui sono maggiormente presenti?

Dalle mie parti, a Livorno, a partire da metà settembre in poi è facile incontrarne in buon numero. Anche in Corsica ne ho prese ma si è trattato d’incontri sporadici su qualche banco a molte miglia dalla costa.

Che tipo di attrezzatura richiede la leccia?

I grandi pesci predatori come la leccia e la ricciola sono pesci tutto sommato molto tranquilli nell’incontro con il subacqueo per cui se non ci sono particolari problemi nell’arrivarci a tiro. La leccia è un pesce che ti viene a guardare, e come tutti i pelagici è curiosa, sicura di se. Io pesco con fucili ad elastico di almeno 90 o 100 cm di lunghezza sempre muniti di mulinello perché la mole della leccia può superare i 30 chili e una volta colpita sviluppa una reazione di fuga impressionante. Ci vuole un attrezzatura ben curata nei dettagli con un’asta a doppia aletta perché la carne della leccia si spacca molto, la muscolatura si lacera, e gomme di qualità per poter scagliare l’asta con sufficiente potenza.

E la tecnica d’elezione?

Per prendere la leccia direi che si può pescare applicando sia la tecnica della caduta sia l’aspetto. La caduta si attua nei confronti di pesci avvistati dall’alto, condizione piuttosto rara come incidenza, ma possibile non solo sui cappelli delle secche al largo. Magari si sta sommozzando su un fondale di una decina di metri e la leccia si staglia a mezz’acqua dando la possibilità di cadergli sopra ed effettuare l’approccio diretto. A volte è cosi spavalda che può arrivare in superficie a guardarvi da vicino ma se c’è il fucile pronto è l’ultima cosa che potrà fare! All’aspetto, invece, è frequente vederla comparire davanti magari mentre si sta attendendo qualche muggine, o altre specie ittiche: è una bella emozione vedere comparire all’improvviso un pelagico argento di qualche decina di chili!

Come è meglio sparare alla leccia?

Generalmente io cerco di sparare questi pesci pelagici grossi per fulminarli, per cui se gli arrivo sopra in caduta cerco sempre la testa. Se sono all’aspetto e mi passa la leccia davanti non la sparo mai sul capo, a meno che mi punti di muso a distanza ravvicinata, ma cerco di mirarla a tre quarti di corpo, nella parte di muscolatura alta, sperando di spaccargli la lisca, un bersaglio ottimale.

Nel combattimento eventuale come ti comporti?

Per capirci: la leccia ha una reazione iniziale più forte e intensa rispetto a quella della ricciola però scema prima. Io la lavoro sempre a galla, difficilmente risalgo sul gommone per salparla perché mi piace guardarla mentre la recupero. Tengo il pesce costantemente in tensione ma è difficile che la contrasti con violenza: preferisco lavorarla di fino per cinque minuti in più che rischiare di forzarla e strappare. Il tempo tecnico per mettere a pagliolo un pesce di 20/25 chili è di un quarto d’ora, venti minuti, al massimo mezz’ora.

Hai un’avventura da raccontare?

La storia più recente che ricordo è la leccia che ho preso l’anno scorso, il 1 giugno dello scorso anno: non è tanto per il pesce in se e per se, ma per il modo in cui è stata presa, per la fase seguente di combattimento che ne è derivata: è stata protratta per circa 20/25 minuti prima di issare il pesce sul gommone. Sono uscito in compagnia di Stefano Bellani e Maurizio Ramacciotti e come facciamo spesso siamo andati a Capo Corso, fuori dall’isola della Giraglia. Alle sette eravamo già in acqua, sulla secca omonima. Stefano era sul gommone a fare da barcaiolo e vide della mangianza in superficie segnalata da uno stormo di gabbiani. Ci chiamò e ci fece rimontare sul battello per andare sul posto. I gabbiani sembravano impazziti e in acqua saltavano da tutte le parti centinaia di latterini. Lo spettacolo che si aprii sotto i nostri occhi appena immersi era incredibile: la palla di mangianza si dilatava ad ogni attacco proveniente dall’alto ma allo stesso tempo si comprimeva da sotto e di lato per le sfuriate di  tombarelli e ricciole. Tra l’altro in zona sono arrivati dei corsi e su un’altra barca c’era Gabriele Del Bene che stava pescando. Gabriele passò dalla sua imbarcazione al nostro gommone e ci fece da barcaiolo. Così anche Stefano, che non ce la faceva più a stare fuori, si buttò in mare. Maurizio prese una ricciola di 25 chili, Stefano un pesce analogo, io presi una leccia di una trentina di chili. E’ stata una cattura appassionante perché fatta in un contesto particolare: tra tutti quei pesci che infierivano sulla pallonata di mangianza ho visto materializzarsi dal fondo due sagome argentee. Una era una ricciola, l’altra la leccia a cui ho sparato. Erano due pesci analoghi di peso ma io scelsi la leccia perché di ricciole ne ho prese tante nella mia carriera mentre una leccia così grossa in mare aperto…

 

Testo raccolto e ordinato da Emanuele Zara