LA PESCA DELLA SALPA
VISTA DA TRE CAMPIONI
La salpa è un pesce molto comune lungo le nostre coste: spesso si vedono branchi immensi e bellissimi che sciamano scintillanti nel bassofondo che appena visto il subacqueo si allontanano all’unisono. Nel vissuto di quasi tutti i pescatori in apnea la salpa ha costituito la preda ostica per eccellenza, il pesce difficile da prendere e, anche se al primo contatto superfluo si potrebbe supporre il contrario, questo sparide è in grado di impegnare qualsiasi apneista. Basta che le “sentinelle” del branco avvertano il pericolo per osservare tutti gli altri esemplari che si staccano dal pascolo e cambiano immediatamente zona. La rincorsa dura all’infinito e se non si attua un ragionamento tattico si resta sempre con un palmo dal naso. In questi ultimi anni la salpa non è diminuita di numero e si può insidiare tranquillamente e sportivamente per affinare le tecniche di avvicinamento, la mira, il tiro. Riuscire a fare un carniere con diversi pezzi grossi non è comunque impresa scontata, anche ascoltando il punto di vista dei tre campioni intervistati. Davide Petrini, ligure, fresco vincitore del campionato italiano di Seconda Categoria ha risolto alcune selettive proprio con le salpe. Maurizio Ramacciotti, toscano, uomo della nazionale, ha vinto il suo primo campionato italiano con un incredibile carniere di grosse salpe. Sandro Mancia, siciliano, il campione specialista dell’agguato, le cerca sempre perché possono cambiare il corso di una gara. Solo una raccomandazione culinaria universalmente riconosciuta da tutti e foriera di un ottimo sugo per la pasta: una volta catturata bisogna immediatamente procedere all’eviscerazione del contenuto addominale in modo che le delicate e saporite carni bianche non vengano contaminate da un retrogusto poco gradevole al palato.
Davide Petrini.
Qual è, in Liguria, il periodo più favorevole per
l’incontro con le salpe?
Nel mese di ottobre, primi di novembre ho catturato le salpe più grosse, pesci di un chilo, un chilo e duecento grammi; qui in Liguria è il periodo in cui si avvicinano i grandi branchi per la frega. Le pesco soprattutto durante le gare: salpe di questa stazza, di questo peso, fanno sempre comodo nel computo del calcolo finale! Anche in primavera si cerca all’interno dei branchi che possono sembrare essere composti in maggioranza da elementi piccoli, ad esempio intorno ai due etti di peso, quei rari esemplari di quattro etti, mezzo chilo. Di solito ci sono solo due, tre pesci più grandi degli altri e si tratta di localizzarli con pazienza in mezzo a centinaia di salpette.
|
C’è un orario favorevole per incontrarle? Si, direi la mattina presto. Dalle mie parti alle prime ore di luce i pesci non sono ancora disturbati: le puoi trovare a mangiare tranquille. E riguardo le condizioni meteo marine? Il tipo di mare adatto per pescare le salpe è, secondo la mia esperienza, la scaduta di mare. Una bella scaduta di scirocco, quando il mare “trita” la posidonia e si raccoglie in sospensione nel sottocosta: è facilissimo trovare grandi esemplari che mangiano i residui vegetali a mezz’acqua. Con queste condizioni marine le salpe diventano “stupide” da avvicinare ed è più semplice portale a tiro. Hai notato un’influenza della marea? Sì. L’alta marea, per quello che riguarda i pesci che vanno a mangiare nel sottocosta, ha sicuramente un riscontro positivo. L’alta marea coniugata con l’alba è il momento che da più frutti, il connubio migliore per pescare in poca acqua. Il movimento dell’alta marea stacca delle parti di vegetazione, dei microrganismi che costituiscono il bagaglio alimentare principale della salpa. |
![]() |
Il tipo di fondale più adatto per incontrare la
salpa?
L’habitat costituito dalla pianura di posidonie che poi muore a terra con dei massoni enormi è un fondale ottimo per incontrare i branchi di salpe. Tra le rocce si può fare l’agguato o l’attesa con buone chance di cattura.
Quale itinerario mediterraneo sceglieresti per
incontrare le salpe più corpulente?
Sicuramente in Francia e precisamente in Costa Azzurra. A Cap Ferrat ho avvistato branchi composti da diverse tonnellate di salpe. Mi sono trovato in mezzo a così tanti pesci, tutti molto grossi, da assistere a una sfilata di dieci minuti senza vedere la fine del gruppo. All’interno di questi branchi nuotano con una certa frequenza anche delle orate, pesci di sette, otto etti massimo un chilo di peso. Bisogna stare attenti pure alla presenza di saraghi pizzuti che si accompagnano volentieri alle salpe così come piccoli esemplari di ricciola, i cosiddetti limoncini.
Dal punto di vista culinario com’è la salpa?
La salpa è un pesce generalmente snobbato dal pubblico, ritenuto poco commestibile ma se sfilettata a dovere e preparata come condimento per la pasta è molto gustosa. Bisogna solo avere la precauzione di sventrarla dopo la cattura e pulirla direttamente in acqua: è quello che mangia e che fermenta che può renderne la carne acida. Gli esemplari più buoni sono quelli che nuotano sopra la posidonia.
Come ti equipaggi per pescare salpe?
Pesco solo con arbalete, e per la salpa prediligo fucili con misure da 90 a 100, asta da 6 mm di diametro e gomme da 20 mm. Con mute della Top Sub invernali, ad esempio giacca da 7 mm e pantaloni da 5 mm, adopero piombature piuttosto massicce, sovrabbondanti composte da schienalino di 4 chili, cintura con 9 chili, cavigliere da 500 grammi.
La tecnica migliore?
La tecnica per eccellenza sulla salpa è l’agguato. Io lo uso addirittura in gara quando vedo le specchiate dei pesci magari a trenta, quaranta metri dalla mia posizione. Mi studio precedentemente il percorso, l’itinerario e poi le porto a tiro sapendo già dove il branco è localizzato.
Si possono emettere richiami per avvicinare le salpe?
No, per la salpa non ci sono richiami da fare! Anzi, quando sono in branco bisogna avere l’accortezza di procedere in maniera molto cauta in modo da non allarmare gli esemplari di inizio raggruppamento altrimenti provocheremo l’allontanamento di tutti gli altri esemplari.
Tra i tuoi ricordi c’è n’è uno speciale relegato
alla pesca della salpa?
Una delle ultime gare per la qualificazione ai campionati di seconda, una selettiva, l’ho vinta proprio grazie alle salpe. Negli ultimi minuti di competizione ho trovato una baietta con l’acqua torbida, ricca di sospensione e alghette morte. Ci nuotava un branchetto di salpe, tutti esemplari di buon peso e sono riuscito a prenderne tre che mi hanno permesso così di qualificarmi per il mio primo campionato italiano. Poi capita spesso di sparare ad un pesce nel branco e inanellarne più d’un esemplare: a me è capitata una tripletta.
Mancia Sandro.
Qual è in Sicilia il mese migliore per pescare le
salpe?
|
Secondo me non esiste un mese più ricco di salpe rispetto ad un altro perché nel Mediterraneo le puoi trovare durante tutto l’anno, e quasi dappertutto. Certo, ci sono zone migliori di altre; ad esempio nel palermitano, a differenza di cosa c’era 20 anni fa, nuotano branchi con esemplari piccoli intorno ai cento, duecento grammi mentre salpe di peso maggiore sono assai più rare da osservare. In pratica più sono disturbate e più si allontanano da riva. Ricordo che in gioventù, intorno a Terrasini, all’Isola delle Femmine si osservavano branchi di salpe enormi mentre ora non ci sono più, si sono spostate. Credo che sia il fastidio provocato dal traffico umano che le abbia allontanate, l’azione di disturbo verso questa specie è stata abbastanza visibile. Se invece vado a pescare nel versante orientale, nel trapanese, nei pressi di Marsala trovi branchi sterminati, composti da grosse salpe di settecento, ottocento grammi di peso. Qui si pescano nel bassofondo sino all’inizio dell’estate poi si spostano più lontane da riva perché non amano essere troppo disturbate. C’è un orario più valido di un altro per trovare
salpe? Il pensiero comune per tutti i tipi di pesci dice che i periodi migliori sono il mattino presto e l’alba e anche per la salpa questa regola universale si adatta ma io direi che per questo tipo di pesce il problema non è l’orario ma le condizioni meteo che devono essere particolari. Quindi anche la luna e le maree hanno poca rilevanza? Con l’alta marea ci sono molte specie ittiche che mangiano attaccate a riva, e la salpa è certamente una di queste. Ma dal punto di vista di un pescatore in apnea il fatto non assume così tanta importanza perché anche se mi butto con l’alta marea e vedo i salponi che mangiano le alghe in un palmo di fondo, se c’è acqua limpida sarà difficilissimo portale a tiro a causa dell’innata diffidenza di questi pesci. Anche la luna che interagisce soprattutto sulle correnti marine è ininfluente ai fini perseguiti dal pescatore subacqueo. Come devono essere le condizioni meteo marine? La salpa si pesca al meglio con condizioni di mare particolare cioè un pochino agitato, mosso. Non c’è bisogno che lo stato di mare brutto sia causato da particolari tipi di vento come il maestrale, il grecale: basta che sotto costa ci siano onde che muovano il fondo, che mettano allo scoperto sostanza da mangiare, che intorbidiscano l’ambiente. |
![]() |
Il tipo di habitat più favorevole alla salpa?
La salpa mangia quasi sempre alghette di colore verde chiaro e in Sicilia viene appunto chiamata “mangia racina” (che in dialetto significa uva). Dove ci sono esclusivamente spiagge e fondali di sabbia non ne troviamo. Se invece ci sono rocce e alghe di colore verde chiaro, bassifondi movimentati, possiamo vedere i branchi di salpe al pascolo. Riguardo alle dimensioni delle salpe da pescare ho notato che se il fondale roccioso forma sbalzi evidenti, anfratti, canaloni è più facile che nuotino grossi esemplari mentre se si tratta di un ciottolato o di un fondo ghiaioso le dimensioni dei pesci sono più piccole.
Che tecniche di pesca impieghi nella pesca alla salpa?
Quando il mare è piatto, sia che sia alba sia che sia tramonto, è difficile prendere le salpe, sono pesci molto diffidenti: basta che ne scappi una per vederle scappare tutte. Io le pesco principalmente con la tecnica dell’aspetto e dell’agguato, naturalmente adattata al tipo di ambiente che trovo. Quando c’è l’acqua abbastanza torbida preferisco l’aspetto mentre con mare più limpido pesco all’agguato. Occorrono condizioni costituite da mare leggermente mosso e che i pesci siano intontiti dalle onde e dalla risacca così non si accorgono facilmente del subacqueo appostato a fondo o che “corre” tra gli scogli. Se c’è una visibilità di cinque, sei metri riesco ad eseguire dei buoni aspetti; quando appare un po più pulita, ma sempre con condizioni di mare che si muove, pratico l’agguato. Mi è capitato anche di prenderle in caduta e in tana ma sono da considerarsi casi abbastanza rari. In Sicilia le trovi anche a 20 metri di profondità; sulle secche capita di trovare dei montoni incredibili di grosse salpe che risalgono le pareti, non capisco cosa ci stiano a fare a quelle quote, e così mi capita di trovarle anche in caduta, non sono spaventate e si lasciano fiocinare tranquillamente. Imprevedibili.
Quale attrezzatura impieghi?
Adopero arbalete Sporasub da 90 e da 100, a seconda della limpidezza del mare, equipaggiati da una velocissima tahitiana da 6 mm e da gomme Dessault da 16 mm. Io amo la muta in liscio/spaccato ma se devo impostare un battuta esclusivamente nel bassofondo all’aspetto o all’agguato sulle salpe preferisco una muta completamente foderata esternamente e con lo spaccato interno, robusta e non troppo delicata. Come zavorra trovo ottimo lo schienalino da sette chili della Spora se caccio in schiuma ma se scendo più in profondità lo elimino e tengo solo i piombi in cintura.
Mi racconti un episodio particolare?
Conosco una tana nel trapanese in cui ci sono sempre saraghi enormi. Si tratta di tre sassi isolati e distaccati dal fondo di una ventina di centimetri. Solo pochi giorni fa ci sono andato con un mio caro amico, sempre un prima categoria, Vincenzo Lolli. C’era la superficie del mare un po mossa, l’acqua appena torbida. Abbiamo trovato una corrente strana, che proveniva da una direzione opposta a quella che troviamo solitamente in quella zona. La tana è posta in 14/15 metri d’acqua e da sopra abbiamo notato movimento davanti ai sassi, un movimento di grosse sagome. Erano pesci che uscivano ed entravano dai buchi e subito abbiamo pensato ai soliti saragoni ma dopo essere discesi di qualche metro, a mezz’acqua, ci siamo resi conto che al posto dei saraghi c’erano una ventina di salponi da chilo. Un fatto stranissimo. Abbiamo controllato tutte le aperture poi dopo aver fatto un paio di doppiette a testa ce ne siamo andati.
Come trovi la salpa dal punto di vista gastronomico?
Dalle mie parti si dice che la salpa ha un sapore “selvaggio” cioè un po strano, ma è anche vero che quando si tratta di pesce fresco, appena pescato, è tutto buono! Personalmente ne ho mangiate, e fatte mangiare, tantissime quando facevo il militare ad Augusta: ne pescavo molte quando ero in libera uscita e poi, la sera, le facevamo sulla griglia. L’unica accortezza da fare è che appena presa bisogna pulirla subito, se no prende un gusto ancora più “selvaggio”.
Maurizio Ramacciotti.
C’è una stagione propizia per la cattura delle
salpe?
|
Il mio ricordo relativo a questo pesce è relegato esclusivamente al mondo delle gare, e grazie a questi pesci ho ottenuto importanti vittorie e piazzamenti; nelle mie uscite settimanali generalmente non le pesco: non mi piacciono da mangiare. Dalla mia esperienza agonistica credo che non esista un periodo migliore di altri, esistono invece delle condizioni marine molto vantaggiose per pescare le salpe. Le gare si svolgo quasi sempre negli stessi mesi, da fine primavera inizio estate, e da fine estate inizio autunno: se c’è mare forte mi butto direttamente in schiuma, nell’acqua bassa, e mi è capitato di trovarle quasi sempre, in ogni regione italiana. La salpa è un pesce onnipresente, è poco cacciato, è numeroso lungo tutte le coste. L’orario, le fasi lunari, le escursioni di marea
incidono nella tua programmazione di pesca? Quando vado a pescare per conto mio, in inverno e in acqua bassa, scelgo il mattino presto e la sera tardi, i due momenti della giornata sicuramente più ricchi di tutte le specie di pesce. A differenza di altre prede più smaliziate però è facile incontrare la salpa in tutti gli orari del giorno basta che ci siano le condizioni marine giuste. Per gli altri fattori che hai elencato non credo esistano delle influenze così forti da incidere pesantemente sul comportamento dei pesci del mediterraneo. |
![]() |
Come devono essere le condizioni meteo marine?
Le condizioni migliori si trovano sicuramente con mare formato. Questa è la prerogativa più importante nella programmazione di una pescata alla salpa. La scaduta di scirocco è un momento particolarmente buono e, soprattutto i grossi esemplari, sono attirati sotto costa. Anche con il libeccio si hanno condizioni favorevoli di schiuma nel basso fondo, ma non deve essere troppo intenso; l’ideale è quando il mare sta appena montando.
E il tipo di fondale più adatto?
La zona che frequento io è caratterizzata da uno scalino
piuttosto pronunciato, subito dopo la battigia, e chiaramente vedo molte salpe
che pascolano alla base di questo sbalzo però non ti nascondo che questo
sparide predilige soprattutto le praterie di posidonie dove trova il suo
nutrimento principale. Anche nella vicinanza di sbocchi d’acqua dolce si trova
in buon numero, insieme a cefali e a spigole, ma in particolare deve sempre
esserci un po di alga nelle vicinanze.
Quale zona del mediterraneo consiglieresti per pescare
grosse salpe nel sottocosta?
Legando il discorso esclusivamente alla realtà agonistica mi viene subito in mente la Puglia, dove molti anni fa ho vinto la mia prima gara importante con un cospicuo carniere di grosse salpe. Forse ora le cose sono cambiate però analizzando il pescato delle competizioni locali constato che le salpe continuano sempre ad avere una certa valenza. C’è un motivo: con acqua molto pulita tipo Sardegna, Sicilia diventa difficile avvicinare i branchi di salpe, ti vedono da lontano e fuggono; invece dove esistono condizioni di visibilità precaria quando muove mare, come peraltro si verifica nelle zone di S. Maria di Leuca, S. Giovanni, Otranto, eccetera, è più facile incontrarla.
Che tecniche di pesca impieghi nella pesca alla salpa?
La tattica di pesca è legata quasi esclusivamente al tipo di mare che trovo. La tecnica più immediata per avvicinarla, a mio giudizio, è la pesca in acqua bassa, nella schiuma, con poca visibilità. La salpa è intenta a brucare ed è più semplice portarla a tiro. E’ una classica preda da agguato. Quando pascola sulle zone ricoperte dalle alghe, dalla posidonia, invece, ne vedi molte ma sono molto più difficili e furbe da prendere, perché fare l’agguato in acqua libera sulla posidonia non è la tecnica che “gratifica” di più. Con l’acqua molto pulita scendo in caduta sul branco e cerco di sparare a quelle che talvolta si fermano nella classica posizione della coda in su e muso piantato nella vegetazione, prima che fuggano tutte insieme. Rispetto ad altri pesci più scaltri la presenza del branco fa si che la salpa, in certe occasioni, si senta al sicuro, sia vulnerabile, non particolarmente difficile da sorprendere.
Quale attrezzatura?
Sicuramente si deve partire da un buon fucile ad elastico perché è un’arma che si esprime al meglio con questi pesci, e in generale su tiri al volo in acqua libera. Pesco con arbalete Monoscocca C4 che trovo molto maneggevoli e soprattutto dotati di ottima precisione: con visibilità di sei, sette metri impugno un 90; con condizioni di mare torbido e meno pulito passo al Monoscocca 75. Monto su tutti aste tahitiane Seatec da 6.3 con aletta a scomparsa, e gomme non oltre il diametro di 17 mm. Le mute che indosso sono della Rofos: in inverno un modello foderato robusto con giacca da 6.5 mm e pantaloni da 5. In acqua bassa mi piombo con uno schienalino da 3 chili e in cintura ne metto altri 5 ma siccome parto spesso da riva, e mi sposto a pinne, può succedere che senta il bisogno di caricarmi di più in certi punti del fondale: allora raccolgo una pietra tonda del peso di un paio di chili e la sistemo sotto la coda di castoro della giacca.
Mi racconti un episodio particolare.
Naturalmente ti descriverò la vittoria nel mio primo campionato italiano di seconda categoria, svoltosi a Otranto nel 1989, vinto proprio grazie a una collana di grosse salpe. Nei giorni di preparazione avevo visto molto pesce nella schiuma e siccome era un periodo che a Livorno pescavo tantissimo nel bassofondo, ero allenatissimo, ho deciso d’impostare così tutta la mia gara. La prima giornata fu caratterizzata da mare calmissimo e conseguentemente ebbi la sfortuna di prendere solo due o tre pesci. Ero 18° e si classificavano per la prima categoria i primi 15. Passai la notte in un dormiveglia agitato perché sentivo le persiane delle finestre che sbattevano: era il vento. In cuor mio pregavo perché continuasse a soffiare e salisse mare. La mattina dopo, fortunatamente, era in corso una bella mareggiata e prima di decidere l’inizio della seconda giornata aspettammo addirittura un’oretta e mezza. Alla partenza mi sono buttato subito nella schiuma e il caso ha voluto che il vincitore della prima giornata, Silvano Agostini, che conduceva il campionato con una larghissima differenza di punti rispetto agli altri concorrenti, avesse scelto la stessa soluzione. Silvano era il mio maestro, colui che mi aveva insegnato l’agguato nella schiuma, il non plus ultra in questo tipo di pesca; si trovava a non più di dieci metri da me! Poi, non so se per cavalleria signorile o per una scelta strategica, dopo alcuni tuffi condotti quasi gomito a gomito, decise di spostarsi. In effetti non girava molto pesce, fin a quel momento, ma io decisi ugualmente di insistere in quel tratto di costa. Sicché, per farla breve, con il mio Copino 75 iniziai a “ingranare” in maniera impressionante, e a prendere grosse salpe nella schiuma, una dietro l’altra, a raffica. L’unico problema era portare il pesce sul gommone perché il mio barcaiolo non riusciva ad accostare per il mare sempre più grosso. Riuscii a pescare per un paio d’ore con un ritmo molto alto poi la gara fu sospesa: se avessi potuto continuare avrei fatto un disastro! Salendo sul gommoncino di tre metri e ottanta vidi una ventina di salpe gettate sul pagliolo e dissi al barcaiolo: “madonna quante ne ho prese!” Mi sentii tranquillo riguardo alla promozione in prima categoria ma il bello doveva ancora venire. Arrivammo nei pressi del porto dove c’erano anche gli altri gommoni e trovammo Silvano Agostini, e il suo barcaiolo, Gabriele Del Bene, che festeggiavano contenti: erano riusciti a prendere un pizzuto mentre gli altri diretti antagonisti non avevano portato tanto pesce da intaccare il risultato della loro prima giornata. Ci dissero: “Allora ragazzi, pescato?” Io risposi che era andata bene, ma mai e poi mai ipotizzavo che quei pesci fossero sufficienti per strappare il titolo iridato. Silvano buttò gli occhi dentro la nostra imbarcazione: “Caspita, ragazzo! Quanti ne hai! Che bella pescata! E’ andata bene, eh?” Continuò a farmi i complimenti come se niente fosse, in cuor suo si sentiva tranquillo, ma il suo secondo, Del Bene, stava contando i pezzi e alla fine si rivolse verso Silvano mormorando: “La vedo male con questo qua…”
Aveva visto giusto: vinsi la gara con oltre 9 chili di pesce, 17 grossi salponi, 18510 punti! Agostini arrivò secondo con 16560 punti. Da quel giorno mi fu affibbiata la nomea di “pescatore della schiuma”!
Testi raccolti da Emanuele Zara