LA CIGLIATA
raccontata da RENZO MAZZARRI
I
fondali rocciosi sono prevalentemente il territorio teatro delle nostre pescate,
il luogo dove applicare le strategie di pesca. Chi meglio di Renzo Mazzarri può
svelarci il fascino di un ambiente magico come le cigliate? Il gradino con cui
dei fondali subacquei improvvisamente cadono, le balconate che si spaccano, si
crepano attirando sui bordi pallonate di mangianza e conseguentemente di
pelagici riserva sempre qualcosa di speciale. Per il grande campione che
continuata a essere amato da migliaia di appassionati, non ci sono grandi
segreti da scoprire, strategie da mettere in atto: è importante invece agire
con metodo e intelligenza, dimostrare astuzia in modo da porsi in condizione di
effettuare delle belle catture che sugli orli non lasciano mai troppo tempo per
agire. Sentiamo cosa ha da dirci.
Che
tipo di fondale è la cigliata?
Il
nome cigliata è abbastanza in uso tra molti pescatori in apnea ma ritengo
abbastanza improprio l’uso di questo termine. Ciò che forse rende bene
l’idea, anche a chi non è del mestiere, è l’orlo. Tutti capiscono che
l’orlo è la delimitazione di una piattaforma, una superficie che si mantiene
regolare e che a un certo punto s’interrompe, qualcosa che termina con una
differenza più o meno netta di profondità. L’orlo di una spianata, di un
bassofondo che poi sprofonda, rende chiaro il concetto. Il dislivello forma
quasi sempre una zona frastagliata, un confine fra posidonia e rocce, ad
esempio; dove il fondo si interrompe bruscamente e crea questa divario di
profondità, si trova molto spesso pietra, franata. E’ una zona di pesca
interessantissima per i tipi di pesci che ci abitano stabilmente o per quelli
che vi transitano di passaggio.
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Ci
sono profondità più o meno certe in cui si sviluppa maggiormente la vita
marina? Qui
ti do una notizia che forse non si conosce. La cigliata può originare in
bassissimo fondo perché si può osservare una distesa di roccia in dieci metri
d’acqua che poi, all’improvviso, cade bruscamente oltre i 20/25 creando
l’orlo; oppure può essere situata a molti metri più giù. Non c’è limite,
si trovano a tutte le batimetriche. Ultimamente mi sono anche appassionato alla
pesca con bolentino di profondità dove mi diverto molto. Nella ricerca con l’ecoscandaglio
di sbalzi del fondo interessanti ho trovato delle cigliate, meglio degli orli,
intorno ai 600 - 700 metri di profondità: in queste cadute nette ci sono
occhioni, cernie di fondale, eccetera. Come vedi l’orlo non ha limiti di
batimetrica. Di
questi orli c’è ne sono di tante conformazioni?
Si. L’orlo è il bordo di una zona pianeggiante, o comunque anche mossa morfologicamente, che cambia repentinamente di profondità esibendo poi vari tipi di fondale, quasi sempre roccioso. Il Banco di Mezzo Canale, fra l’Elba e Pianosa, è un bassofondo intorno ai 20/22 metri di andamento costante, di posidonia e sabbia, che ad un certo punto cade tutto intorno, bruscamente: la sabbia scompare mettendo a nudo il fondale roccioso sottostante. Non trovi più sabbia e posidonia ma la roccia fessurata che vi è sotto. Un fondale molto difficile su cui pescare perché spesso l’orlo precipita aprendosi in spacchi verticali o orizzontali. In queste zone non ci sono massi dove potersi nascondere e il pesce non ti concede molte possibilità di cattura. Molto spesso come la preda gira dietro l’angolo della spaccatura non la prendi più. Possono esserci cadute protratte per un lungo tratto sottomarino e allora il pesce ha la possibilità di diluirsi, di muoversi sulla distanza. Ma in altri
casi l’orlo è brevissimo, un saltino dalla distesa di posidonia, un orletto
basso, basso che fa tana, magari c’è solo quello nei paraggi quindi potrebbe
convogliare tanto pesce. |
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Nella
tua esperienza internazionale conosci qualche orlo particolare, hai avuto modo
di pescare su qualche caduta mitica, da ricordare?
Si,
sicuramente, il primo posto che mi viene in mente con queste caratteristiche fu
nel lontano 1988, in Algeria. Dovevamo disputare una gara di coppa Europa Africa
a Tipaza, settanta km ad ovest di Algeri, (vinta da Riolo e il sottoscritto si
classificò secondo) e preparammo una zona con un fondale costituito
prevalentemente da orli perché si trattava di una piattaforma di roccia e
sabbia che si interrompeva e cadeva verso il largo. L’orlo correva a
delimitarla per un lungo tratto. Trovammo questa cigliata con la squadra
capitanata da Gianfranco Giannini, insieme a Cottu, Riolo e Bardi. L’orlo
algerino che poi si rivelò essere fuori campo gara, era una sorta di acquario.
C’era talmente tanto pesce che non ti so dire che cosa mancasse. Abbiamo
visto: cernie, corvine, saraghi, orate, dentici, ricciole, di tutto. Uno
scenario che ancora oggi mi fa brillare gli occhi!
Quale
specie di animali vi risiedono stabilmente e quali di passaggio?
Ovviamente,
in prevalenza, pesce stanziale, come saraghi corvine e cernie, e tutti gli altri
pesci classici da tana. Naturalmente le orlate, i cigli sono frequentate da
pesce pelagico per il fatto che questa tipologia di fondale delimita per lunghi
tratti isole, rimonte, piattaforme lunghe. Il pesce pelagico come la ricciola li
percorre come se fossero il bordo di un autostrada. Segue tutto l’orlo finché
transita nella zona più interessante, il punto dove c’è la mangianza e si
ferma. Una presenza assidua è costituita dai branchi di dentici: sugli orli più
belli i dentici ci sono quasi sempre.
È
preferibile uno stato di acqua particolare o di stagione per pescare su un orlo?
No,
si puoi trovare sempre pesce, sia nella stagione invernale che in quella estiva,
non ci sono grandi distinzioni.
Naturalmente ci sarà il periodo migliore di altri per l’incontro con i
dentici o le ricciole.
Che
tecnica di pesca si può attuare con più successo?
Tengo
a precisare due cose: su una cigliata è sempre difficile pescare perché se
sulla caduta del bordo ci sono spacchi verticali o orizzontali il pesce
stanziale si nasconde spesso in “angoli bui”, zone che non hai la possibilità
di esplorare al meglio, perché le spaccature spesso non ti consentono di andare
a vedere cosa c’è dall’altro lato. Di contro hai un vantaggio, perché il
pesce può stazionare fuori tana, in candela, lungo la caduta; in questi casi si
può scendere sulla piattaforma superiore, strisciare sul fondo, affacciarsi
leggermente dall’orlo e sorprenderlo. Una tecnica che non puoi mettere in
atto, ad esempio, in zone dove sei troppo visibile, come pescando tra i massoni.
Quindi scendendo a monte oppure sopra l’orlo hai la possibilità di strisciare
per qualche metro e affacciarti dall’eventuale terrazzino dove puoi scoprire
il pesce che sta lì, fuori dalla spacca. Una cosa importantissima, di cui sono
molto convinto è la postura da tenere nel caso si voglia praticare l’aspetto.
Se ci si posiziona sull’orlo esterno nel tentativo di intercettare il pesce
che viaggia nel blu raramente si potrà sorprenderlo o portarlo a tiro. Questa
è la mia convinzione; credo che il pesce come ad esempio il dentice, ami avere
il fondo sotto la pancia, tenersi a stretto contatto con il terreno. Il
pescatore si deve nascondere a 10/15 metri prima del gradino e aspettare il
pesce. Il dentice verrà dal blu, percorrerà un pezzetto di orlo strisciando il
fondo o comunque sospeso di qualche metro, e arriverà più facilmente a tiro.
Se invece il sub si colloca proprio sull’estremità del bordo e attende la
preda, si troverà ad esempio il branco di dentici o l’esemplare solitario che
arriverà a 6/7 metri di distanza
poi se ne ritornerà nel blu. Ho sperimentata migliaia di volte questa
situazione spiacevole a tal punto che ne è nata una convinzione: sul bordo
rarissime volte ho sorpreso pesci all’aspetto.
Hai
da suggerire accorgimenti sull’attrezzatura?
Io
direi di scorrere l’orlo sempre impugnando un fucile lungo. Supponiamo che la
cigliata non si conosca. La cerco a vista o con l’ecoscandaglio, individuata
la zona mi butto e percorro il ciglio con un fucile ad elastici da 100 cm o
addirittura con un 110. Generalmente l’orlo lo affronti con una serie di
aspetti e cadute. Solo al momento di intercettare saraghi o corvine che si
intanano si cambia il fucile altrimenti conviene sempre pescare con un fucile
sicuramente lungo.
Hai
un episodio speciale da raccontare sulla pesca in cigliata?
Il
ricordo piacevolissimo è legato al campionato Europeo del 1988 svoltosi in
Sicilia, a Marsala. Durante la seconda giornata di gara avevo trovato un orlo
fuori Marsala, in direzione di Mazzara del Vallo. Probabilmente sconosciuto o
quasi vergine, perché in
preparazione lo percorsi per un centinaio di metri, non di più, segnando oltre
20 cernie. Era una caduta su una macchia di sabbia, di una decina di metri di
diametro, a circa venti metri di profondità. Avevo contato undici serranidi di
peso stimato tra gli 8 e i 20 chili. Purtroppo in gara, siccome giochi in casa e
hai un etichetta di campione del mondo sulle spalle, fui tallonato da José
Amengual e dallo jugoslavo Zancki, che mi costrinsero a passare quasi metà
gara, due ore a spasso, senza buttarmi mai in questa zona particolare e in altri
tre sassi segnati in precedenza. Dovevo cercare a tutti i costi di non
portarmi dietro gli avversari più temibili. Quando sono riuscito
finalmente a seminarli sono andato in questa zona, in questa macchia di sabbia,
e al primo tuffo ho sparato una cernia che ho recuperato subito. C’erano tutte
le cernie, uno spettacolo. Ne ho colpita una seconda fulminandola al primo
colpo, poi una terza, che ha fatto la stessa fine.
La quarta cernia l’ho incastrata e non sono riuscito a prenderla perché
era finito il tempo. In questa cigliata eccezionale sono ritornato nel 95, dopo
l’ultimo campionato che ho disputato a Trapani. Andai a vedere se c’era
ancora pesce, ero curioso, e trovai almeno 7/8 cernie, tutte grosse. Ne presi
una di 18 chili.
Testo
raccolto e ordinato da Lucia & Emanuele Zara.