TUTTO SULLA PESCA DELL’ORATA

 DI DAVIDE PETRINI

Nella seconda giornata del Campionato Italiano di Prima Categoria 2005, disputatosi a Torre S.Giovanni Marina di Ugento, l’atleta ligure Davide Petrini stupì tutti i presenti portando al peso uno stupendo e nobile carniere di orate. Addirittura i pescatori subacquei locali si domandavano dove le avesse prese visto che in quella marina le orate erano un tipo di preda piuttosto rara. Davide spiegò tranquillamente che controllando ad una ad una la serie di lastre poggiate su sabbia, seminascoste dalla posidonia, le aveva sorprese tutte in tana con il suo Comanche 60 e la fiocina. Nel dopo gara ho avvicinato il concorrente per complimentarmi del pescato e nel corso del colloquio ho scoperto che Davide Petrini di orate ne prende con una certa regolarità nella sua Liguria. Devo ammettere che la cosa mi ha incuriosito parecchio perché l’orata è una preda che stuzzica ogni pescatore subacqueo e non sono molti quelli specializzati su questo bersaglio pregiato. Mia moglie e mio figlio vanno matti per la carne di questo pesce, una bontà culinaria costituita da un mix di delicatezza e di sapore sopraffino che ne fanno un piatto davvero strepitoso in qualsiasi modo lo si prepari! Ma l’orata è innanzitutto un pesce non facile da prendere, ad esclusione di quando si rifugia in tana, e quando se ne arpiona una magari nel corso di un agguato o di un lungo aspetto si prova una grande soddisfazione venatoria. Davide mi ha raccontato che nonostante ne abbia all’attivo un discreto numero prova sempre una bella emozione quando vede profilarsi all’orizzonte il testone inconfondibile di un oratone, quella sagoma massiccia contrassegnata dalla fascia d’oro proprio sopra gli occhi, quel paio di labbroni biancastri che ti fanno sussultare di passione man mano che la distanza diminuisce e la consapevolezza della cattura si fa certa! Il campione ligure le insidia principalmente in Liguria e in Francia, in costa Azzurra, ma ha esperienza di belle catture in Sardegna, in Corsica, in Puglia, in Spagna, eccetera. La sua specialità è la pesca nel mare mosso e torbidissimo, talvolta al limite della praticabilità ed è in questi frangenti che ne cattura di più. E’ il personaggio perfetto per svelarci tutti i segreti di questo sparide affascinante.  

Davide perché l’orata esercita un fascino così intenso tra tutti i pescatori subacquei?

L’orata è un pesce che fino a qualche anno fa era tutto sommato abbastanza raro. In Liguria, ad esempio, sino agli anni 90, 92 se ne vedevano pochissime poi, successivamente, il loro numero si è incrementato progressivamente. In altre regioni la situazione era più rosea ma in generale è solo nell’ultimo decennio che c’è stata una specie d’esplosione demografica un po' dappertutto. Questa difficoltà d’avvistamento ha creato i presupposti per ritenerla una preda da “sogno” e se a ciò aggiungiamo la questione che in varie situazioni bisogna sfoderare tutta la propria abilità tecnica per arpionarla ecco che l’orata si classifica come una cattura prestigiosa quindi ambita da tutti. Penso che ogni pescatore di fronte alla visione di un grosso esemplare che sbuca dietro una parete di roccia o che si materializza nel torbido della risacca provi grandi emozioni. Per ultimo aggiungo che l’orata, parlo di quella doc, di mare, è una squisitezza dal punto di vista organolettico. Nel mio ristorante non servo quelle d’allevamento e la clientela è soddisfatissima quando presento sul tavolo una bella orata al sale, il modo più semplice, e a mio avviso più consono e rispettoso alla classe del pesce, per cucinarla!  

Relativamente al maggior numero di orate che compaiono lungo le nostre coste in questi ultimi anni pensi abbia avuto un ruolo la pescicoltura intensiva?

La discussione in merito è una faccenda assai controversa. Si accusano le rotture delle vasche con conseguente liberazione delle orate in mare, la diffusione di mangime, l’azione di “richiamo” esercitata da una concentrazione elevata di pesce: è davvero difficile motivare l’incremento di una specie ittica. Secondo me tutti i pesci sono assoggettati a dei periodi ciclici e conseguentemente se ne possono osservare di più o di meno. Il discorso vale per le acciughe, per i dentici, per le cernie, eccetera. Io qualche orata d’allevamento l’ho catturata e devo ammettere sinceramente che non so quanti pesci fuggiti dalle gabbie sopravvivano nell’ambiente marino! Sono animali pieni d’antibiotici, di medicine necessarie alla loro sopravvivenza quindi, tutto sommato, pesci deboli, facile preda dei predatori, ad esempio. Una spiegazione logica, invece, potrebbe derivare dalla constatazione dell’innalzamento della temperatura del Mediterraneo: assistiamo a delle follie che non si erano mai viste sin d’ora come ad esempio gli sbalzi di termoclino o il mare che oltrepassa i 30 gradi centigradi.

Il periodo autunno invernale si presta particolarmente alla pesca dell’orata: quali sono le motivazioni principali?

In effetti questo è il periodo stagionale migliore. Le più belle catture di orate le ho fatte proprio nei mesi di ottobre, novembre. In autunno l’orata si riunisce per il montone che nelle mia regione, ma mi hanno riferito che lo stesso fenomeno capita in quasi tutto il Mediterraneo, si verifica nel mese di novembre. Compaiono sottocosta esemplari di grande taglia, anche in pochissima acqua, pesci con svariati anni d’età. Con l’avvento della bassa pressione e delle classiche mareggiate di fine estate si crea una serie di presupposti ideali per insidiare l’orata. Dalle mie parti sfrutto un paio di zonette nell’immediato sottocosta, un paio di sassi, dove puntualmente bazzicano oratoni. La sua diffidenza proverbiale cala sia perché sta entrando nel periodo di frega sia perché il torbido, i frangenti, la risacca mettono a disposizione grandi quantità di cibo e soprattutto danno la possibilità al pescatore in apnea di occultarsi e insidiarla al meglio. Orate di peso inferiore, diciamo dal mezzo chilo ai settecento, ottocento grammi, invece, si osservano in buon numero alla fine delle primavera, in Liguria nei mesi di maggio, giugno.  

Quali sono i luoghi migliori nel Mediterraneo per pescare orate?

Io mi sono tolto grandi soddisfazioni, oltrechè nella mia Liguria, in Sardegna, nel Lazio, in Puglia, in Corsica, in costa Azzurra, nel sud della Spagna, eccetera. L’orata è un pesce come il branzino, sono due pesci che spesso e volentieri vivono in posti molto “anonimi”. Per anonimi intendo luoghi assolutamente semplici dal punto di vista morfologico, se vogliamo poveri, come distese di posidonia o di sabbia magari intervallati da due sassetti. Io vicino a Savona vado a pescare in posti così, dove non ho mai visto nessuno calare le reti e tanto meno immergersi per pescare con il fucile: nel periodo giusto ogni sera catturo quasi sempre la mia orata. Dal punto di vista teorico la commistione tra sabbia e scoglio è la più valida. Il golfetto, l’insenatura con sabbia e roccia, e magari qualche macchietta d’alga, piace parecchio all’orata. E’ un pesce tipicamente grufolatore, è al di là delle cozze e dei bivalvi frantumati con la sua dentatura specifica, cerca sul fondo i granchi da sabbia, uno dei suoi alimenti preferiti. Una conferma deriva dall’osservazione che molte orate si catturano in quegli ambiti costieri caratterizzati da pietra poggiata su sabbia a elevata granulometria, il cosiddetto sabbione detritico costituito in parte da miliardi di conchigliette e gusci tritati.

 Il cosiddetto grotto è un altro posto molto interessante: è un tipo di substrato dove si annidano molte forme di vita di cui gli sparidi, tra cui l’orata, vanno ghiotti. Tutti sanno poi, che in prossimità dei porti dove generalmente si trovano gli allevamenti di mitili, si veda per esempio il golfo di La Spezia, di Olbia ci sono le orate. Pescando dove non è interdetto, nelle coste limitrofe, capita di effettuare belle catture. Stesso discorso in prossimità di sbocchi d’acqua dolce o di stagni e lagune: l’orata tollera bene un tasso di salinità bassa ben sapendo che in questo ambiente l’offerta di cibo è notevole. Nel sud della Spagna mi hanno raccontato di catture eccezionali, pesci di oltre dieci chili di peso: l’unico problema è che l’acqua giunge a livelli di torbidità assoluta quindi se uno non è un residente deve attendere la giornata in cui la sospensione cala e permette di vedere almeno la punta del fucile.

Il termoclino, la marea, lo stato del mare incidono nella presenza e nelle tecniche di prelievo?

L’orata è sensibile agli effetti della marea. Essendo un pesce che mangia prevalentemente cozze, molluschi bivalvi, anellidi, gasteropodi, crostacei, echinodermi eccetera, tutti esseri animali che colonizzano l’immediato sottocosta ho notato che nella fase della marea alta c’è una maggiore attività di tutti i pesci, in generale. Il pesce approfitta di quella lieve escursione, pochi centimetri dalle nostre parti, per staccare dalle pareti o dalle palizzate di un allevamento intensivo quelle conchiglie, quegli animaletti che colonizzano la zona sabbiosa o rocciosa ciclicamente in bilico tra parte emersa, e immersa, tra il mediolitorale e l’infralitorale. Secondo la mia esperienza risultano molto buone per le orate le giornate con luna piena: anche in questo caso la luce favorisce lo spostamento dei molluschi, dei granchi sulla sabbia. Il tramonto e l’alba nelle notti di plenilunio sono due momenti assai interessanti mentre durante il giorno, sempre secondo il mio vissuto, è più frequente scoprire orate in tana. Lo stato del mare ricalca questo quadro ma causando profondi mutazioni dell’ambiente costiero mette in moto il miglior scenario che un pescatore bravo a muoversi nel sottocosta riesce a reperire. In Liguria si creano scenari eccellenti con vento e mare di Scirocco, che porta correnti temperate. Al contrario in Costa Azzurra dove con il Maestrale, si trova l’acqua fredda, s’incontrano più orate. La mole di nutrienti che un mare smontante o montante, un’azione di risacca intensa causa in tutto l’ambiente costiero pone l’orata e molte specie ittiche in condizioni di trovare cibo in quantità. Oltre a questo fattore oggettivo il pescatore in apnea sfrutta il rumore del mare, delle onde che frangono e dei sassi che rotolano per coprire i suoi e avvicinare le prede. Il termoclino, il taglio di acqua fredda non incidono più di tanto nel bassofondo ligure ma in altri posti come la Costa Azzurra, la Sardegna dove la scogliera si estende molto al largo dando la possibilità alle orate di spostarsi, di migrare sia in senso verticale sia in senso orizzontale questo fenomeno termico assume una notevole rilevanza. L’orata ama l’acqua calda e preferisce stare in questa fascia. Un fatto curioso e tipico si verifica quando si è appostati all’aspetto e la stratificazione calda si trova sopra la nostra posizione: l’orata nuota e giunge dall’alto, senza mostrare troppo interesse per il sub, molto circospetta, e lo squadra roteando appena gli occhi verso il basso!

C’è qualche segreto per capire dove ci sono orate, che ambiente frequentano o privilegiano in un determinato periodo?

Io faccio il ristoratore e nel mio locale serviamo pesce fresco. Quindi capita di sventrare decine e decine di pesci al giorno. Bene, dall’osservazione del loro contenuto gastrico capisco dove è meglio fare il tuffo. Mi spiego: l’orata non segue un’alimentazione costante per tutto l’anno, per tutti i periodi. E’una buongustaia. Nei mesi caldi l’orata trova le cozze “piene” mentre in quelli freddi cambia vitto. C’è il mese in cui si nutre soprattutto di ricci e nello stomaco si osservano brandelli di guscio con relative spine, oppure granchietti e ci trovo pezzi di chele e carapace; quando fa abbuffata di cozze mastica e inghiotte i mitili sbriciolando valve e interno con la sua dentatura (comprende anche le placche ossee sul palato) eccezionalmente potente, con il mare mosso mi è capitato sovente di estrarre moltissime piccole vongole bianche probabilmente messe allo scoperto dall’erosione del fondo sabbioso.  

Quali sono i metodi più efficaci per catturare le orate?

Aspetto e agguato sono le tecniche di pesca più idonee ma anche quelle più divertenti per prendere le orate. Io ho una predilezione per il mare mosso e bassofondo, trovo che con condizioni perturbate, acqua sporca e batimetrica d’azione ridotta ci siano vantaggi indiscutibili per il pescatore. Mi preme solo fare una precisazione: in generale il neofita ha soggezione del mare grosso, penso sia una sensazione di paura normale ma procedendo per gradi ci si abitua e si ottengono dei risultati notevoli in termini di soddisfazione venatoria. Il pesce in generale ma l’orata nel dettaglio, quando si ciba, quando è in frenesia alimentare è più vulnerabile. Con tutto il rumore che fanno le onde mentre si rompono sulla linea di battigia o sulla scogliera, o quello indotto dal rotolamento dei sassi o del ghiaione smosso dalla corrente l’orata non sente quelli che inevitabilmente emette il sub, non si spaventa anche se resta in allerta continua. Il mare torbido invece nasconde il pescatore alla vista del pesce e se l’apneista sa muoversi sul fondo giunge sul bersaglio che questi neppure se ne accorge. Nello specifico io adotto un mix tra agguato e aspetto: la mia regola è che più è chiara l’acqua più allungo il tempo di attesa; con acqua maggiormente sporca riduco il tempo in cui sto fermo alla posta privilegiando la strategia dell’agguato. Quando si trova un livello di acqua al limite dell’impraticabilità pesco quasi esclusivamente all’aspetto con una arma cortissima. In queste condizioni, ma l’assioma vale per tutte le volte che si fa l’attesa, è preferibile restare perfettamente fermi, immobili poiché basta ruotare il capo perché l’orata s’insospettisca e non si avvicini più. In certi tipi di fondali dove c’è il cosiddetto “marciapiede”, la zoccolo roccioso che delimita il livello del mare lungo una falesia o un capo, le coste che si sviluppano con pareti a piombo e successione di insenature o serie di guglie funziona egregiamente l’agguato classico: solitamente l’orata viene intercettata mentre sta mangiando lungo la scogliera, all’interno delle pieghe costiere o dietro agli speroni rocciosi. Anche la “passata” intorno ai massoni di frana o agli scogli isolati, spesso all’alba, permette l’incontro con l’orata che si sposta per mangiare. Riguardo la pesca in tana c’è ben poco da dire: quando s’incontra al fondo di uno spacco, ma capita anche che metta il testone in una piccola crepa e resti con il corpo all’esterno, diviene una delle prede più facile da prendere perché non si muove e sembra attendere passiva la fucilata. In gara capita talvolta di scoprire parecchi esemplari intanati: probabilmente si spaventano per il traffico o la presenza di numerosi pescatori e cercano un rifugio. L’ultimo Campionato Italiano di Prima Categoria a Bosa insegna…  

Quando l’orata non viene a tiro metti in atto degli stratagemmi?

Solitamente non faccio dei richiami, non uso trucchi strani. L’unica manovra, solo se il pesce sta mangiando è non mi ha avvertito, è il digrignare i denti emettendo un debole rumore che la distolga dalla sua attività senza spaventarla eccessivamente. Quando si volta gli tiro.

Ci sono differenze tra estate e inverno riguardo le abitudini e l’incontro con l’orata?

Certamente. La sua alimentazione la costringe a cercare cibo raso fondo in autunno e in inverno mentre nei mesi caldi sprofonda. Non è infrequente, infatti, vederla comparire inframmezzata ai dentici.

Nella scelta di un ipotetica attrezzatura dedicata esclusivamente all’orata che elemento privilegeresti? 

L’assetto in acqua è fondamentale soprattutto nel caso si scelga come territorio di battuta il bassofondo. Su sabbia o in posti dove ci sono pochissimi elementi in cui aggrapparsi per non essere scalzati dal fondo dalla risacca occorre piombarsi per bene. Io mi tengo sempre un po' negativo e distribuisco i pesi su più parti del corpo. Come capo protettivo adopero una muta mimetica Cressi con cui mi trovo a mio agio: in certe situazioni offre dei vantaggi tangibili.

Qual è l’arma più indicata per l’orata nelle varie situazioni?

Come ho accennato poc’anzi il fucile ad elastici che ha risolto tantissime situazioni impossibili è un di gomme da 18 mm: è fantastico. In condizioni di acqua media e pulita passo direttamente ad un 75 e ad un 110, a seconda della visibilità. Non amo altre misure intermedie.

E’ difficile sparare ad un orata? C’è un punto del corpo che assicura una buona tenuta? 

Al libero cerco di colpire l’orata dietro la branchia, all’altezza della pinnetta laterale, un punto che mi ha sempre assicurato un’ottima percentuale di pesci recuperati. Non c’è bisogno di aste con massa elevata perché l’orata si perfora facilmente, ha la carne morbida e delle squame non troppo rigide. Non mi è mai capitato di tirare dritto sul muso all’orata in avvicinamento a parte la situazione agonistica: qui, in tana, se non si vuole far sbattere la preda bisogna immobilizzarla. In questo caso sparo con un’asta dotata di fiocinino direttamente sopra gli occhi, aspetto che riposizioni bene e gli tiro sulla fronte.

Occorre il mulinello quando si pescano le orate?

In teoria non serve ma è meglio tenersi appresso una scorta di filo perché il pesce soprattutto quando è di grosse dimensioni oppone una reazione veemente e scomposta che unita al fatto che la carne tende a lacerarsi, se non colpita bene, potrebbe determinare la perdita dell’orata ferita malamente.

Hai da raccontare un episodio particolare sulla pesca dell’orata?

In Liguria conosco un posticino davvero fantastico, magico, è davvero un fazzoletto di mare che non diresti mai che fa pesce tanto è insignificante. E’ il posto dell’orata sulla via del ritorno, l’orata prima di andare a casa! Un tuffo e la soddisfazione si trasforma in un pesce che dai 6/700 grammi ai 5 chili di peso! Si tratta di un angolo di costa con due pietre, due sassi appoggiati su un fondo di appena 3 metri. In mezzo c’è un canale e al termine di questi una sorta di antro, di caverna, una camera chiusa. Striscio per un breve percorso all’agguato e quasi sempre, in fondo, c’è l’orata o dei grossi saraghi. Un paio di volte, sempre con mare impossibile, mi sono trovato nella situazione di vedermi passare l’orata a due dita dall’orecchio: il pesce sentendomi in anticipo scappava, percorreva il canalone facendo il mio stesso percorso… ma a ritroso!

 

Testo raccolto da Emanuele Zara