Lavare i capi di neoprene

La muta e gli indumenti accessori

 

 Mentre osservo la mia fedele giacca da 5 mm, e i pantaloni da 3 mm, mi sono accorto che sono abbastanza consunti, il neoprene non ha più lo stesso spessore d’inizio stagione, ci sono taglietti qua e là.

 E’ ora di preparare il letargo, riporli a riposo, e tirare fuori dall’armadio la giacca da sei e i pantaloni da 5 mm che mi consentiranno di pescare per lungo tempo sino a fine dicembre inizio gennaio sempre garantendomi un buon livello di coibentazione isotermica.  

Si potrebbe anche optare per un sottomuta, un sopramuta ma potendo scegliere preferisco rinnovare interamente la muta incrementando leggermente la sezione dell’espanso.

Tra i complementi mi sono sempre trovato a mio agio con i bermuda anche se devo ammettere che una buona sinergia tra giro vita liscio dei pantaloni e taglio lunga della giacca assicura un sigillo eccellente tra i due pezzi della muta.  

Inevitabile sostituire i guanti estivi con un paio di neoprene da 2.5 mm, mentre per i calzari continuo ad usare i modelli adoperati per tutta l’estate per poi sostituirli a fine dicembre con un paio da 5 mm.

 Per il “vecchio” completo neoprenico le strade da seguire possono essere due: o eliminarlo del tutto perché giunto al capolinea del servizio oppure, se proprio non è danneggiato irreparabilmente provvedere ad un accurata analisi interventistica.

 Quando si termina una battuta di pesca bisognerebbe sempre lavare tutto l’equipaggiamento ma d’estate c’è qualcuno che non lo fa considerando che si torna a casa la sera e poi, la mattina dopo si è di nuovo in acqua con l’attrezzatura che non ha neppure avuto il tempo di asciugarsi!

Tralasciando queste situazioni limite la nostra muta ha bisogno di un bell’ammollo in acqua dolce cioè una notte o un’intera giornata immersa in una bacinella magari tenuta sott’acqua da alcuni pesi.

 L’operazione risulta particolarmente benefica per i capi monofoderati e bifoderati che tra le fibre tessili ospitano e accumulano i microscopici cristalli di sale.

Ci si può mettere del sapone neutro, del detersivo delicato, dell’ammorbidente: l’aspetto saliente resta quello di eliminare ogni traccia di impurità e restituire l’elasticità al materiale espanso ricoperto da fodera tessile.

 Dopodiché si appende la muta su una gruccia e la si fa asciugare per bene in un luogo ventilato, rivoltandola da entrambi le parti.

 Una volta che ogni traccia di umido è rimossa si procede a riparare tutte le micro o macro lesioni tramite un tubetto di mastice neoprenico.

 In certi casi ho dovuto estrarre delle spine di ricco infisse nel neoprene a livello di gomiti e ginocchia con una pinzetta ma mi è capitato anche di spedire la muta ad un laboratorio artigianale per riparare degli strappi oppure per sostituire il velcro della coda di castoro che non “teneva” più.

 Quando l’abbiamo ristrutturata in ogni dettaglio sarebbe ideale nuovamente collocarla su un appendino in modo che l’interno, spaccato, non resti appiccicato e che l’espanso possa “riposare” disteso, non piegato o schiacciato.

 Per i capi bifoderati non c’è bisogno di altro mentre per le mute in liscio/spaccato c’è qualche soggetto che ne cosparge l’interno e l’esterno con della polvere di talco. Procedendo con ordine e seguendo un minimo di manutenzione potremo ritrovare il nostro completo così come l’abbiamo sistemato anche tra molti mesi.  

ARTICOLO DI EMANUELE ZARA