TUTTO SUL MIMETISMO DELL’ATTREZZATURA

 

Con il sopraggiungere della brutta stagione i pescatori scelgono come campo d’azione privilegiato il medio e il basso fondo marino. In questo ambiente l’azione delle onde che si abbattono lungo i litorali è frequente, le perturbazioni si succedono con un ritmo serrato, il rimescolamento dei fondali alza la sospensione e intorbidisce l’acqua. Capita allora di osservare copie di subacquei, gruppetti di amici che con la loro attrezzatura si organizzano per partire da riva e colpisce il fatto che sempre più apneisti indossano capi e componenti mimetici. Mute, pinne, fucili, maschere e boccagli coperti da una finitura colorata che ricorda il caratteristico tessuto militare oppure tinte, macchie cromatiche alternate a disegni arzigogolati che cercano di assomigliare il più possibile al panorama sottomarino, e si propongono di facilitare il prelievo ittico da parte dei pescatori in apnea. Le ditte del settore hanno rilevato la tendenza e prima quelle artigianali poi le industrie hanno immesso sul mercato una serie di componenti mimetici sempre più performanti. In questo articolo cerco di analizzare varie tematiche relative al tema fermo restando che per conseguire una bella cattura bisogna prima di tutto applicare al meglio la strategia di pesca.

Le strategie di pesca congegnali al mimetismo. La passione per un abbigliamento subacqueo mimetico ha ragione d’essere nell’applicazione delle tecniche al libero, l’aspetto e l’agguato o una miscellanea tra le due.

Nell’aspetto il pescatore in apnea cerca di nascondersi tra i massi e le rocce del fondo in punti di passaggio dei pesci ma allo stesso tempo di conquistare la loro “fiducia”, il loro “interesse” per poterli avvicinare a distanza di tiro. In fin dei conti si tratta di un gioco: l’apneista stuzzica l’attenzione del branco di muggini, della spigola, del dentice, dell’orata, del sarago che o per una questione di territorialità, per fame o per “curiosità” nuotano in direzione di quell’oggetto strano che, prima è stato avvertito cadere a fondo poi s’intravede appena tra due sassi e un ciuffo d’alghe. L’uomo ha sicuramente preso spunto dalla natura e chiunque può verificare che la maggioranza dei pesci ha una livrea mimetica creata sia per nascondersi agli aggressori sia per risultare il meno visibili durante le strategie d’attacco. Tra gli esemplari con mimetismo più evidente ci sono tutti i cefalopodi, gli scorfani, le rane pescatrici, i pesci da sabbia; tra i predatori d’acqua libera si evidenziano le schiene scure e i fianchi striati delle palamite, la tigratura dei barracuda, i colori cangianti del dentice, eccetera. Quasi tutte le specie ittiche dimostrano un’innata diffidenza, l’istinto della difesa da un potenziale predatore quale appare la silouette dell’uomo immerso è sempre più sviluppata, quindi si cerca in tutte le maniere di ridurre l’impatto visivo della figura umana sotto la superficie del mare. L’applicazione a regola d’arte di una posta si realizza anche con un’attrezzatura non mimetica, ci sono fior di campioni che non credono affatto al discorso del mimetismo, ma coloro che indossano una muta mimetica, e alcuni accessori visibili in tinta, possono incrementare le chance di cattura. Capita infatti di notare pesci meno reticenti all’approccio o situazioni in cui sembra davvero che il pescatore sia integrato così bene nel fondale da sembrar far parte di esso e non “spaventare” in nessun modo il pinnuto che transita nei paraggi.

L’agguato è un metodo di caccia meno statico, il pescatore si sposta sul fondo e sorprende le prede nel loro territorio vitale. Una tecnica di pesca sopraffina e difficile da metabolizzare completamente ma quando si applica correttamente è in grado di risultare davvero micidiale in vari settori dei fondali marini. Muovendosi all’attacco ci si trasforma in cacciatori, in mammiferi predatori. Ultimamente ho visto un documentario naturalista sulla foca leopardo è sono rimasto basito dinanzi alla leggiadria e alle micidiali azioni di questo grande animale con la pelle caratterizzata da chiazze mimetiche che nonostante la mole si mimetizza sotto i chiaro scuri della banchina di ghiaccio del polo con una “leggerezza” ed un’efficacia di predazione strabilianti. Gli agguatisti più in gamba sono come murene che si muovono nel più silenzioso dei modi possibile, che cercano le prede scivolando con esperienza tra pareti e massoni fino ad anticipare i pinnuti intenti a mangiare o a stazionare dinanzi alla loro tana. L’equipaggiamento mimetico, a detta dei più esperti, favorisce l’approccio perché aiuta a integrarsi il più possibile con l’ambiente circostante e in una tecnica che prevede di pescare in movimento ponderato una copertura mimetizzante è senza dubbio un’arma suppletiva. Il pesce deve essere ingannato sia sulla reale distanza che l’uomo immerso sta guadagnando decimetro dopo decimetro sia sull’esatta identificazione di quella massa strana che si muove goffamente dietro alla lama di roccia.

Il fondale ideale per l’equipaggiamento mimetico.

Sicuramente l’eccellenza dei risultati si ottiene nei fondali rocciosi movimentati, misti, non eccessivamente profondi e in condizioni di luce radente. Il pescatore in apnea cerca di risultare il meno visibile sott’acqua al fine di rendere più concreta la sua azione di caccia e per attuare ciò deve attentamente valutare il tipo di ambiente subacqueo che frequenta di solito. Dove i massi granitici cadono mantenendo grosse dimensioni poi rotolano in pietre più piccole, dove c’è alternanza di macchie di posidonia e balconate di grotto, di sabbia detritica e lastre di arenaria, dove le pareti si alternano a franate e pliche contorte un pescatore in apnea opportunamente equipaggiato con elementi mimetici riesce a integrarsi al meglio. Sfruttando le zone d’ombra tra un sasso e l’altro, il tappeto di alghette o di mucillagine che ricopre la scogliera, le spugne che incrostano i sassi, e adottando la colorazione della muta scelta più vicina possibile all’habitat naturale, si garantisce sicuramente un’ottima integrazione cromatica. In seconda battuta le macchie, i disegni, i ghirigori che seguono il progetto del capo neoprenico concorrono a spezzare l’immagine, a renderne difficile la localizzazione integrale del subacqueo quindi se il fondale è “mosso” con una successione di pietre è assai più facile mimetizzarsi sfruttando i tanti elementi del luogo.

Ben diversa è la situazione di prevalenza di sabbia, di grandi distese di alghe, di fanghiglia, di roccia piatta: la figura dell’uomo immerso pur coperta da una muta che “fotografa” il fondo sarà assai più rilevabile e identificabile. Un altro fattore fondamentale nelle dinamiche del mimetismo riguarda la gradazione luminosa. Il sole allo zenit, una luminosità ambientale alta non favoriscono una perfetta mimetizzazione nel contesto sottomarino. Il rischio, infatti è quello di riflettere la luce con la superficie esterna della muta non nera sia essa costituita da fodera tessile che dalla pelle del neoprene liscio colorato. Ci sono prodotti realizzati con fodere opache e non riflettenti ma nonostante ciò conviene prestare attenzione a questo fenomeno e scegliere appostamenti o percorsi maggiormente defilati.

Le tipologie di mimetismo. Le scuole di pensiero sono essenzialmente due. La prima che definirei classica si basa sull’adozione di macchie e colori tratti dal repertorio tradizionale e moderno militare o di caccia terrestre. Molti tessuti di mute mimetiche ricordano le tute da combattimento dei soldati che si nascondono nei boschi, nelle campagne, nel deserto. Hanno varianti cromatiche sul marrone e beige, sul verde alga e verde muschio, sul sabbia e sul crema, eccetera. Le occhiellature sono strisce e bande di forma allungata contigue, generalmente, e si alternano ritmicamente e ugualmente su tutto il campione. Le più sofisticate, invece, giocano su cromatismi sovrapposti, su tonalità multiple e anche le chiazze s’intersecano in una miscellanea che ricorda più da vicino le alghe e i chiaroscuri visibili sott’acqua. Le mute realizzate con questo metodo sono capi mono o bifoderati in quanto il tessuto che protegge l’espanso è prodotto in serie o, in casi rari, su specifica dalla casa madre asiatica.

Diverso è il discorso della produzione artigianale in grado di proporre una gamma di mute ampissima e cosa che più conta personalizzate come composizione strutturale e colori. Ci sono dei capi lisci esternamente che sono stati verniciati con speciali procedimenti elastici in grado di copiare quasi alla perfezione qualsiasi ambiente subacqueo.

 Mute morbidissime e al contempo mimetizzate secondo la linea della scomposizione d’immagine a grandi chiazze alternate, spugnate, striate a pennellate caotiche, tamponate o coperte da un velo multicolore che copia alla pari un determinato tipo di fondo.

 Esiste anche la possibilità di farsi comporre una muta mono o bifoderata utilizzando dei fogli neoprenici, o parte di essi, coperti da tessuto speciale richiesto specificatamente alla casa madre e quindi diverso dai mimetici standard.

I costruttori. Tra le ditte che credono e hanno investito maggiormente nel mimetico c’è senza dubbio la Omersub. Nel catalogo della ditta lombarda, indiscussa leader in questo settore, si possono trovare addirittura tre linee di attrezzatura mimetica completa, di tre colorazioni differenti, vale a dire non solo mute in neoprene, ma maschere, tubi aeratori, accessori, fusti degli arbalete, elastici, cinture di zavorra, pale di pinne, eccetera. Colpisce soprattutto lo stampaggio di maschere con il facciale in silicone colorato.

Tra le grandi anche la Cressi Sub e la Seac Sub propongono una muta in versione mimetica e qualche accessorio ma la loro ricerca sul tema è continua, si aspettano novità nell’immediato futuro. Diversa la situazione tra le realtà artigianali che nel nostro paese ha raggiunto un livello propositivo e qualitativo molto elevato. La Picasso distribuisce mute mimetiche sia lisce che foderate; Seatec commercializza un capo mimetico monofoderato; la Rofos ha in catalogo diverse mute a scomposizione d’immagine studiate in collaborazione con Maurizio Ramacciotti. La Biavati, la Ellesub, la Elios, la Marea, la Merou, la Neos, la Parisi Sub, la PoloSub, la Subart, la Sdive, la System Sub, la Top Sub, la Tecnoblu confezionano su misura, e in taglia standard, la muta mimetica con fodera esterna o in liscio completamente personalizzata e richiedibile nei colori desiderati. Il meglio che si possa vestire.

La Saplast, si differenzia da tutte le altre case perché presenta una gamma di accessori particolari tra cui una varietà di piombi di varia grammatura coperti con una speciale pellicola elastomerica, antirumore, naturalmente mimetica!

Le prede con cui funziona meglio. I pareri degli amici, degli agonisti che ho interpellato concordano sull’affermare che tra i pesci più sensibili ad un corretto approccio “mimetico” ci sono le orate e i saraghi. Sparidi che talvolta sembrano aver smarrito la loro proverbiale diffidenza…Ci sono episodi in cui la superiorità di un completo mimetico è evidente, altri in cui lo è un po meno, resta il fatto che se usato secondo i crismi dovuti un capo mimetizzato permette di fare dei tiri altrimenti assai improbabili. Magari si pesca con il mare un po torbidino, un po di risacca e la figura del sub s’inserisce in quell’ambiente in modo eccezionale, tanto bene che il compagno di pesca che occasionalmente ci osserva fa fatica a identificarci nella nicchia d’appostamento! Secondo la mia esperienza è opportuno mimetizzare tutto ciò che il pesce vede, fucile, asta, guanti allora possono verificarsi situazioni “imbarazzanti”: orate che si staccano dalla parete e vengono a squadrarvi a pochi centimetri dalla volata, saraghi che si avvicinano molto rapidamente e non compiono le classiche giravolta a sei sette metri di distanza, muggini che vi sorvolano senza neppure degnarvi di uno sguardo… Per la spigola bisogna stare attenti al tipo di abbigliamento mimetico che si usa perché cacciando in pochissima acqua si può risultare addirittura troppo evidenti perché qualsiasi colore che non sia il nero riflette luce.

Man mano che si scende in profondità ci sono tinte che spariscono non più rese evidenti dai raggi solari. Io da decenni ormai amo visceralmente il rosso per l’aspetto ai dentici, ai dotti, alle orate fonde. Una muta a scomposizione d’immagine dove le chiazze rosse sono intervallate da ampi spazi neri così da assomigliare alle macchie di spugne che incrostano le rocce del fondo. Il fusto del pneumatico è rosso, i guanti pure. In poca acqua la tenuta color vermiglio non funziona bene, addirittura ho notato situazioni in cui il pesce mi nota da lontano e non si avvicina ma oltrepassati i 12/13 metri diviene un’arma micidiale.

Certe volte ho ruotato il fucile di 180 gradi e il branco di dentici ha continuato a puntarmi; ho catturato pesci difficili in branchi spaventati e conosciuti da parecchi subacquei. Ma le soddisfazioni più grosse me le sono tolte con i dotti.

L’ultimo l’ho arpionato nemmeno due mesi fa, un pesce che mi ha fatto sudare per la sua diffidenza ma che mi ha regalato un appagamento enorme appena l’ho insagolato. Ho fatto un percorso all’agguato, ho scapolato una serie di grossi pietroni e mi sono immobilizzato in un cono d’ombra. Ho ruotato lentamente il capo da un lato, poi dall’altro ma non ho visto nulla. Il dotto, nella mezz’ora prima, continuava a mantenere distanze abissali, imprendibile, credevo di essere vicino al suo rifugio. Dove era finito? Alzo gli occhi e vedo il dotto a un metro, sopra la mia posizione! Non mi ha percepito e non mi ha identificato. Ho spostato piano piano il 120 rosso fiammante e …

 

Testo di Emanuele Zara