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LA
MUTA PERFETTA
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Il
corpo umano è una macchina biologica straordinaria ma entra in crisi se lo
sottoponiamo a particolari stress termici.
Quando
ci si immerge per un tempo prolungato in acqua dolce o salata con temperatura
molto inferiore a 37 gradi centigradi i meccanismi di termoregolazione non
riescono a compensare l’eccessivo divario calorico cosicché la copertura
aderente della superficie cutanea con un materiale coibente è l’unico mezzo
per consentire il nuoto, l’immersione sportiva, la pesca in apnea.
La
muta subacquea è l’indumento protettivo per eccellenza: vediamo con quale
meccanismo fisico riesce a proteggerci, quale versione scegliere, che modello si
addice meglio alle nostre uscite in mare e al tipo di attività che si intende
praticare.
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Perché
la muta permette di stare in acqua per molte ore?
Per
capire come una muta subacquea isoli dal freddo l’apneista basta esaminare un
ritaglio di neoprene e dedurne il semplice principio di funzionamento. Questo
elastomero spugnoso, impermeabile, a bassa conduttività termica è in pratica
un concentrato di bollicine d’aria molto piccole inglobate in un foglio di
pochi millimetri di sezione. Il
gas in questione è un fantastico isolante. Per
esempio, in ambiente terrestre, è sufficiente analizzare la funzione di un
caldo giaccone imbottito di piume: risulta leggerissimo, ma al contempo è
capace di donare un confort eccellente per il fatto che i piumini inglobano
all’interno delle loro microscopiche strutture interstiziali un grosso volume
d’aria. L’espanso
neoprenico racchiude al suo interno tantissime microcellule e il gas
intrappolato in questa trama dona al supporto alveolare un eccellente potere
isotermico. La
muta è fabbricata con fogli di neoprene più o meno spessi, più o meno densi
quindi contenenti diverse percentuali di aria: maggiore sarà la sezione
dell’espanso (per un uso apneistico si usano tagli di neoprene variabili tra
1.5 mm sino a 8/9 mm) più alto risulterà il potere coibente. |
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Perché
deve rivestire fedelmente il fisico di chi la indossa?
È
la via maestra per ottenere il massimo dal prodotto. Partendo
da un materiale con caratteristiche chimico-fisiche garantite si ha in mano la
stoffa migliore per confezionare una muta. Ma
ciò non basta, non è sufficiente. Il neoprene seppur morbidissimo, di buona
densità e comportamento idrostatico, assai cedevole come deformazione plastica
dovrà coprire come una seconda pelle l’atleta che s’immerge perché bisogna
limitare al massimo gli spazi liberi tra cute e indumento protettivo. La
muta per gli apneisti, infatti, non è concepita come un modello stagno bensì
è denominata umida perché permette l’insinuazione di un sottile velo
d’acqua tra il suo interno e il corpo che riveste. Troppo
liquido a contatto con il corpo significa disperdere eccessivo calore, diminuire
rapidamente lo stato iniziale di benessere, precipitare presto in una sequenza
di brividi incoercibili. Inoltre il progetto sartoriale deve tenere conto delle
esigenze sportive cioè deve assicurare libertà di movimento alle
articolazioni, all’espansione della gabbia toracica. |
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Un
capo dedicato a un pescatore subacqueo avrà i connotati di una tuta ginnica
aderentissima ma al contempo andrà scelta con un taglio accurato perché nei
movimenti con le gambe, con le braccia, con la testa e con il torace non si dovrà
accusare la sensazione di costrizione ne tanto meno di eccessiva lassità.
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Perché
c’è chi sceglie modelli foderati e chi le versioni lisce?
Dipende
sia dall’uso della muta che s’intende fare sia dal budget che si ha a
disposizione. In commercio sono proposti, principalmente, tre tipi di capi in
neoprene. Il
bifoderato è un materiale che si presenta con una fodera tessile esterna
elasticizzata nera o multicolore, uno strato intimo di neoprene, un’altra
foglio di tessuto a rivestire la porzione sottostante. Questo
espanso ha caratteristiche di robustezza eccellenti, non teme maltrattamenti di
sorta durante la vestizione, non si danneggia se esposto ai raggi solari, ha un
costo basso. I
sub che adottano mute bifoderate sono coloro che desiderano acquistare una muta
che duri nel tempo; che vogliono vestirsi rapidamente; che partono sovente da
riva e non si curano della fodera che tende ad asciugarsi lentamente; che non
badano a livelli di confort strabilianti a quote importanti. |
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Il monofoderato
possiede solo una parte rivestita da nylon e questa peculiarità rafforza il
delicato neoprene di base. L’espanso, poi, può avere caratteristiche
meccaniche e isotermiche assai pregiate magari messe in risalto da una copertura
in tessuto super elastico. Ci
sono molti subacquei che amano le mute monofoderate perché sono dei buoni
compromessi tra robustezza generale, durata temporale, prestazioni. La parte che
sta a contatto con la pelle può essere la stessa fodera elastica oppure,
direttamente la superficie “nuda” dell’espanso: nel primo caso si
apprezzerà un tempo di vestizione
ridotta, nel secondo un contatto diretto con il neoprene, liscio o a cellula
aperta, assai intimo e caldo. Il
neoprene senza fodere è detto liscio/spaccato poiché si presenta allo
stato originale. Conserva
peculiarità di elasticità e di morbidezza notevoli, veste in maniera aderente,
il grado di confort è il massimo, si asciuga all’aria in tempi rapidissimi. Tra
gli agonisti e i pescatori esperti la muta liscia è quella più in voga e
apprezzata. Purtroppo è il capo in espanso più costoso, il più delicato
durante la vestizione, bisogna stare attenti a rocce appuntite o taglienti,
patisce i raggi del sole, ha una vita limitata ad alcune stagioni. |
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Perché
le mute senza fodera o spalmatura interna devono essere indossate con miscele
lubrificanti idrosolubili?
Per
rendere possibile l’atto stesso della vestizione e consentire la massima
complicità con il piano cutaneo. Se si prende in mano un capo in neoprene
monofoderato o liscio si constata che la porzione deputata al contatto con la
pelle dell’apneista ha solitamente una finitura “ruvida” non perfettamente
liscia allo sfioramento del polpastrello. Ciò
è imputabile alla sequenza delle microcellule spaccate sezionate durante le
fasi di fabbricazione del neoprene. In certi modelli è applicata sopra questa
superficie una spalmatura in vernice autolubrificante, di vari colori, che
livella la superficie e ne abbatte significatamene il livello di attrito. Per
indossare una muta priva di fodera sarà necessario quindi rendere scivoloso il
neoprene tramite l’impiego di una miscela lubrificante ipoallergenica. |
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Solitamente
si utilizza una bottiglia con acqua e shampoo diluito (sono in voga anche
miscele con olio o gel per neonati) ma è importante che la quantità di sapone
(il massimo sarebbe la lubrificazione di sola acqua tiepida) non sia eccessiva e
soprattutto che sia rapidamente eliminabile. Troppa
schiuma oltre a creare i presupposti per problemi allergici non consente che il
neoprene resti stabile sulla superficie del corpo quindi la muta si sentirà
“scivolare” da tutte le parti. Con
i capi dall’interno in spalmato, invece, l’operazione di vestizione sarà
agevolata a patto che la pelle sia asciutta. Conviene,
soprattutto d’inverno, lubrificare questo tipo di mute con un velo di polvere
di talco. |
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Perché
è importante la manutenzione? Per
assicurare la massima durata ed efficienza alla muta. Il
neoprene liscio/spaccato patisce i raggi solari, tende a screpolarsi e a perdere
progressivamente le sue caratteristiche coibenti, può presentare punti scollati
nel corso della sua vita operativa. Se
si usa un capo del genere per lunghi periodi in estate non ci sono molti
stratagemmi per evitarne un progressivo deterioramento soprattutto sulle parti
che restano esposte (sommità cappuccio, spalle, dorso) al sole ma se si
contribuisce al danno con l’incuria di una cattiva manutenzione… La
muta in neoprene liscio è bene sia lavata per immersione in acqua dolce al
termine di ogni pescata.
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Dopodiché
sarà stesa in un luogo ventilato, all’ombra, e riposta senza pieghe o
compressioni eccessive. Controllando
i punti di accostamento delle pezze neopreniche bisognerà poi intervenire con
l’apposito mastice neoprenico in tutti i punti che potrebbero risultare
lesionati. I
modelli con fodera, invece, sono maggiormente gestibili ma rivelano anche loro
precauzioni di manutenzione accorta. Le
fibre tessili, chi più chi meno, assorbono una percentuale di acqua,
nell’ordito penetrano micro particelle di sale, di detriti e a lungo andare la
fodera diviene rigida, perde l’elasticità originale. Il
primo intervento abituale sarà quello di sciacquare per immersione la giacca e
i pantaloni del completo per un tempo congruo, maggiore di quello usato per i
capi completamente privi di fodere, poi si procederà alla solita asciugatura bi
laterale in luogo ventilato. Al
termine della stagione converrà eseguire un ammollo in acqua tiepida e
ammorbidente per qualche ora, certi che alla ripresa la propria muta sarà
nuovamente confortevole. Testo
di Emanuele Zara.
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