Tutto sulle fodere

 

 

L’inverno è una stagione che richiede un equipaggiamento subacqueo sostanzialmente diverso dal resto dell’anno.

 Il primo motivo di questo cambiamento è dettato dal brusco cambiamento delle condizioni meteo climatiche: il gradiente termico del mare, e dell’aria esterna, si abbassa per cui se un pescatore in apnea desidera battere un lungo itinerario deve necessariamente indossare una muta in neoprene di sezione adeguata che lo protegga dal freddo.

 Per questo si scelgono materiali espansi di sei, sette, otto millimetri che contenendo molta aria offrono un livello di coibenza eccellente anche con temperatura dell’acqua prossima, e in taluni casi, inferiore, ai 10 gradi centigradi.

Un buon capo da 6.5 / 7 mm, specialmente per quanto riguarda la giacca, confezionato con mescola morbida e soffice permette di esercitare tranquillamente l’attività apneistica sino a febbraio, marzo in quasi tutto il Mediterraneo.

 Solo in Adriatico e in condizioni stagionali particolari si opterà per un neoprene di maggiore spessore assemblato preferibilmente su misura per il massimo confort di portamento.

 Ma risolto il problema più importante per esercitare la pesca in apnea e l’immersione invernale, quello della conservazione della temperatura corporea in mare, ci sono alcune questioni tecniche che spingono a rinnovare il guardaroba subacqueo impiegato d’estate che prevedeva un meraviglioso completo in liscio/spaccato: quelle relative ai tempi rapidi nelle operazioni di vestizione/svestizione all’aria aperta, e le nuove quote di immersioni.

Riguardo al momento di vestirsi ma ancor di più quando c’è da levarsi la muta bagnata è indispensabile agire il più velocemente possibile.

 Un capo che fa tribolare perché non risulta abbastanza elastico e cedevole, una finitura liscia esterna che non scorre adeguatamente quando è asciutta (vuoi che ci sia un vento teso, vuoi perché il punto riservato alla svestizione è lontano dalla zona d’ingresso in mare) fa rischiare sia un arrabbiatura sia un potenziale e deleterio raffreddamento fisico.

 La terza istanza impone di osservare cosa capita sott’acqua.

Il pesce si è spostato in medio e basso fondo, per pescarlo si adottano nuove strategie che spingono l’atleta a stazionare incastonato tra i massi di una scogliera sballottato dalla risacca, a cercare sparidi nelle strettissime spaccature delle cale, a scorrere la franata appiccicato ai massi del frangiflutti posta a protezione della spiaggia.

Tutte manovre che stressano il capo indossato, azioni che pongono la muta a contatto più o meno cruento con le asperità rocciose.

 Ecco spiegati i motivi del perché tantissimi subacquei scelgono di procurarsi una muta protetta esternamente da una fodera tessile.

 Un capo monofoderato è per molti aspetti una delle scelte più oculate che possa fare il pescatore in apnea invernale anche perché l’evoluzione del settore è stata evidente. Oggi si trovano in commercio mute foderate eccezionalmente morbide, tessuti che non ostacolano l’elasticità dell’espanso a tutto vantaggio di un comfort elevato, capi mimetici robustissimi a tutti i possibili maltrattamenti. Analizziamo quindi, in maniera più particolareggiata, gli aspetti positivi poc’anzi evidenziati.

I pregi del moderno neoprene foderato  

 La ricerca delle aziende produttrici di neoprene nel campo delle fodere tessile ha conosciuto un costante sviluppo.

 Dalla prima muta con fodera interna color arancio (un tessuto misto cotone/nylon) apparsa sul mercato negli anni 60 si sono fatti passi da gigante.

In cinquant’anni di storia il tessuto applicato a caldo sopra il foglio di espanso è divenuto più sottile, leggero, robusto; il sintetico imputrescibile è stato elasticizzato, reso impermeabile all’acqua, studiato per non inficiare sul grado di deformazione presentato dalla mescola espansa di base.

Caratteristiche di questo genere aiutano il subacqueo a gestire meglio la sua immersione, a farlo sentire libero nelle varie manovre che esercita, nella respirazione, nella fase di piegamento del busto per attuare la capovolta.

 Ma c’è un momento in cui si apprezza particolarmente un capo monofoderato, una procedura che tanti atleti compiono in maniera assai più sicura e rilassata rispetto ad altre tipologie di capi: la vestizione e la svestizione al termine dell’esperienza sottomarina. Indossare una muta con l’interno non foderato, liscio e spalmato o a cellula aperta, in spaccato, è sempre un’operazione abbastanza delicata.

 Nonostante si lubrifichi bene l’interno della muta e che questa abbia trovato la capacità di scorrere agevolmente sulla pelle bisogna afferrarne l’esterno per concludere bene l’operazione tramite l’assestamento del pantalone e della giacca. Il tempo della svestizione appare ancora più precario, soprattutto nel periodo invernale, perché qui non basta che l’esterno della muta sia bagnato o cosparso di miscela lubrificante, deve essere per forza di cosa esercitata una serie di trazioni abbastanza decise per rimuovere ad esempio una giacca aderente senza cerniera e con cappuccio incorporato.

Le moderne mute monofoderate contribuisco a risolvere tutte le questioni descritte. La fodera è migliorata moltissimo nella qualità tessile, ci sono modelli in monofoderato che davvero non hanno nulla da invidiare a mute in liscio spaccato come possibilità di estensione multi assiale.

Mute con una copertura in filato elasticizzato che consente una dilatazione e una cedevolezza pari a quella dell’espanso su cui è incollata.

 Ciò significa che mettere un paio di calzoni da cinque o da sei millimetri ci si mette un attimo perché il tessuto non patisce l’affondo dei polpastrelli o delle unghie, il pantalone è tirato su, sistemato sulla cute sino a copiare ogni piega anatomica senza troppi complimenti. Per la giacca da sette millimetri si trarranno le conclusioni maggiormente favorevoli perché e a questo livello che, ad esempio, un capo in liscio spaccato richiede la massima cautela.

Con un modello di muta monofoderata si indosseranno prima le maniche della muta in monofoderato poi si infilerà il cappuccio e, senza timore, ci si aiuterà a srotolare il resto del busto con una serie di manovre manuali.

Con la buriana in corso, con raffiche di vento di Tramontana o di Grecale gelide se non si ha la fortuna di partire da casa, o da un posto riparato con la muta indossata, c’è da rischiare un bel malanno o ci si predispone a iniziare con il freddo la battuta di pesca se i tempi di vestizioni sono lunghi e disagevoli.

 Il capo monofoderato ci aiuta ad accelerare enormemente i tempi ma il vantaggio maggiore lo verificheremo al termine della pescata.

Non c’è neppure l’esigenza di procurarsi la miscela saponata, di rivoltare il bagagliaio dell’autovettura alla ricerca della mitica bottiglia di acqua e shampoo o di togliersi la muta in riva al mare (precauzione indispensabile se si veste una muta con l’esterno in neoprene tradizionale liscio perché la pelle neoprenica quando è asciutta fa attrito e non scorre se si accostano con un altro tratto di liscio) e poi raggiungere la sacca con l’accappatoio di spugna e gli abiti asciutti.

Un capo con l’esterno in fodera possiede la peculiarità di potere essere rimosso a secco, il tessuto scivola, non ci sono impuntamenti di nessun genere e così la svestizione oltre che ancor più rapida del momento iniziale della vestizione, potrà essere fatta nel punto, nella zona di costa o litorale che si ritiene più idonea.

 

La robustezza in fase di pesca

 

. Rispetto alla stagione estiva l’esercizio della pesca subacquea in inverno è assai più libera, nessun tratto di litorale ci è precluso.

Il mare assai più mosso, la temperatura dell’acqua scesa di una decina di gradi rispetto a qualche mese fa, la ciclicità dei ritmi biologici favorisce la comparsa di numerose prede nell’immediato sottocosta. La robustezza di una muta monofoderata anche in questo caso spezza numerose frecce al suo arco.

 A partire dall’ingresso in mare effettuato da terra, al bordo di uno scogliera, non ci si cura molto se il posteriore è appoggiato a una roccia irta di asperità, la fodera è tenace, non si sfibra l’ordito, si entra in acqua senza il timore di aver “sbocconcellato” il fondo di un pantalone liscio.

 Anche l’altra settimana siamo usciti in gommone e ho apprezzato una tenuta ottima seduto sul tubolare, non mai rischiato di scivolare e ricadere in acqua nonostante abbiamo visitato una decina di posto e il saliscendi dall’imbarcazione è stato cospicuo. Abbiamo indossato lo schienalino, le cinghie si poggiano sulle spalle, possiamo tranquillamente pescare certi che al termine non rileveremo il benché minimo segno di usura o abrasione sulla muta.

Mentre ci accingiamo a caricare l’arbalete con le mani ricoperte da pesanti guanti apprezziamo il fatto che il rinforzo sternale è cucito saldamente sul petto ma soprattutto, anche se non fosse presente la toppa imbottita e antisdrucciolo in Melcotape, non c’è il rischio temibile che il calcio del fucile scivoli sull’addome, s’impunti e apra uno squarcio nel neoprene.

 Evenienza che purtroppo si verifica su mute in liscio spaccato quando si arma il fucile con un po di approssimazione.

Con una muta monofoderata di concezione recente ci sentiamo a nostro agio, il petto si dilata senza impedimenti nella respirazione, il corpo è abbracciato in un morbido cuscinetto di espanso.

Verrebbe da pensare a un confortevolissimo completo in neoprene sfoderato invece stiamo sfoggiando una muta su misura in monofoderato mimetico di ultima generazione, una muta di qualità eccezionale.

L’artigiano che l’ha preparata ha orientato in maniera sapiente le pezze compositive, non c’è nessun tessuto che offra lo stesso gradiente di elasticità sia sul verso orizzontale sia su quello verticale, bisogna scegliere un senso di elasticità marcato per ogni zona anatomica. In poca acqua il tessuto mimetico non rifrange la luce, le occhiellature che spezzano l’immagine, i tratti più scuri alternati alle chiazze più tenui ci rendono quasi parte integrante dell’ambiente sottomarino.

Sfruttiamo questa prerogativa in modo intelligente, i movimenti sono lenti, quando serve immobilità dietro a un sasso la esibiamo da manuale.

 E’ indiscutibile che riusciamo a puntellarci meglio tra gli scogli: la mente è rivolta alla tecnica di prelievo non alla paura che un capo delicato e costoso possa rovinarsi, danneggiarsi.

Sul pantalone c’è un rinforzo sulle ginocchia in materiale antitaglio, la muta monofoderata si lavora bene in questo senso, esternamente si possono cucire rinforzi, toppe e il capo diventa davvero indistruttibile. Iniziamo a esplorare un paio di passaggi tra i blocchi di base, solitamente qui possono rintanarsi i cefali.

Il capo struscia contro il soffitto, l’avambraccio si poggia su una distesa di mitili taglienti. Procediamo senza intoppi, rilassati.

 Continuiamo nell’azione e approfittando di un bel mare in scaduta ci spingiamo quasi appiccicati a riva dove un invitante schiumetta ci fa subito pensare alla presenza della spigola.

 Mentre stiamo pensando come procedere un onda frange a poca distanza dal capo, non ce ne siamo accorti, le braccia urtano uno scoglio affiorante, la risacca ci sballottola come se fossimo inseriti nel cestello della lavatrice, strusciamo con il petto, con una spalla ma dopo un attimo di smarrimento le pale delle pinne prendono l’acqua e possiamo ritornare fuori dal flusso di corrente.

 Guardiamo la muta e a parte un po di fanghiglia penetrata tra le fibre tessili, qualche frammento di alga rossiccia non c’è segno di tagli e abrasioni. Una meraviglia, non c’è che dire!

 

I riguardi nei confronti di un capo liscio foderato.

 

 Una muta in neoprene monofoderato, parliamo della versione con il tessuto rivolto verso l’esterno ma non dimentichiamo che esiste anche una produzione che prevede il posizionamento della fodera all’interno, deve essere trattata bene al termine dell’impiego perché una buona manutenzione assicura grande longevità e caratteristiche tecniche invariate.

 Non mi stancherò mai di ribadire che l’attrezzatura subacquea non va risciacquata a spruzzo con una doccetta ma, se si ha la possibilità, si deve immergere completamente in un recipiente e lavata per immersione.

Processo che con la muta munita di fodera è indispensabile.

 Anche se si tratta di una fodera cosiddetta idrorepellente perché ordita con un filato che non assorbe acqua, o trattata successivamente con un prodotto chimico idrofugo, tra i micro spazi delle fibre tessili si soffermano impurità, residui di acqua di mare. Se non si lascia il capo immerso in maniera sufficiente, qualche decina di minuti in genere sono sufficienti, non si da il tempo ai residui salini di sciogliersi e così dopo qualche mese di trascuratezza la muta tende a irrigidirsi o meglio la fodera si indurisce.

 Un poco di cura assicura la stessa morbidezza per anni e anni di uso intenso.

 C’è chi al termine della stagione fa un ammollo con l’ammorbidente: se la manutenzione ordinaria è fatta scrupolosamente non si avverte la necessità di questa operazione. 

 

Testo di Emanuele Zara